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Di Admin (del 08/02/2010 @ 23:25:45, in Blog, linkato 28 volte)
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Qualche settimana fa, ad una tavolata di soli maschietti si parlava - con un misto di ammirazione e pensieri filo-sociologici - del bonobo, una scimmia antropomorfa nota per un paio di aspetti di cui ha amabilmente resi edotti il Bori (a sua volta indottrinato, temo, da un documentario a tarda notte su Discovery): pare che il bonobo sia uno dei pochissimi animali in natura a fare sesso per scopi non esclusivamente riproduttivi.

Per citare Wikipedia, e non scivolare nelle triviali considerazioni che hanno macchiato la nostra riunione conviviale:

Le attività sessuali osservate in queste scimmie sia in cattività, sia nel loro ambiente naturale sono molto varie e includono sesso orale, rapporti omosessuali e sesso eterosessuale al di fuori del periodo fertile delle femmine. Si è dimostrato che l'attività sessuale è utilizzata da questi animali per "allentare la tensione" (per l'individuo o per il sociale, come nella circostanza di una disputa per un albero fruttifero da parte di due gruppi diversi) e secondo alcuni la loro società pacifica si deve proprio a questa pratica."

Il bonobo mi è tornato alla mente ieri, ma non nel contesto che stavate immaginando (maliziosi): un prezioso amico mi ha allungato un video (tratto da youtube, maliziosi!) in una mail che si intitolava "La natura, questa bastarda", ed il cui protagonista è un tenerissimo pappagallone verde muschio: il kakapo.

(ora, tra bonobo e kakapo ci sarebbe molto da dire sui nomi che siamo soliti assegnare alle specie animali, ma soprassediamo)

Ma perchè dare della maledetta bastarda a Madre Natura parlando del kakapo? Beh, il pappagallone verde è a rischio estinzione, e se ne contano meno di 100 esemplari (mentre scrivo, probabilmente 98). Ed in effetti, non è difficile da immaginare, considerando che:

- il kakapo è l'unico pappagallo dotato di ali ma NON volante, il che rende le probabilità di scampare ad una aggressione drammaticamente basse.

- come elemento aggiuntivo, il kakapo ha una curiosa abitudine: attaccato da una animale predatore, si IMMOBILIZZA. Una pratica difensiva che tenderebbe probabilmente a sconcertare l'aggressore, costringendolo ad elaborati pensieri tipo "sto per sgozzarlo con un artiglio e non si muove, quale sarà la sua temibile arma segreta?", ma che non pare - a giudicare dalla minacciata sopravvivenza della specie - particolarmente funzionante.

- il kakapo non si accoppia nei primi dieci anni di vita. Poi sì, ma con la frequenza di un monaco tibetano e soltanto durante gli anni in cui l’albero della frutta pesante, il Rimu, fornisce un’abbondante fruttificazione, cosa che avviene soltanto ogni 4-5 anni.

Insomma, per riassumere con efficacia e poca eleganza, non è che il kakapo abbia una serie infinita di cartucce da sparare. E che ne sprechi una come da video seguente, fa un po' sorridere e un po' scuotere la testa...




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Di Admin (del 05/02/2010 @ 22:45:36, in Libri - Recensioni, linkato 27 volte)
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Ci sono libri splendidi scritti in prima persona: una forma letteraria che certamente aiuta a rendere il lettore partecipe nella trama, a scatenare nello stesso emozioni e sensazioni solo minimamente filtrati dalla pagina stampata. A gettare, in due parole, un ponte fra il lettore e il protagonista, un ponte lastricato di parole e punteggiatura, frasi e lettere.

Ci sono ottimi libri scritti in seconda persona: l'autore sembra voler saltar fuori dal testo, e intrecciare con te una vera relazione. Un autore che parla, sussurra, coinvolge, con una sorta di impatto immediato nella tua storia di lettore. Si rivolge a te, in un dialogo che è per metà finzione e per metà magia narrativa. Un dialogo che accompagna pagina dopo pagina, e di cui senti orribilmente la mancanza, quando chiudi il libro e ci pensi un po' su.

Ci sono un sacco di libri, alcuni dei quali meravigliosi, scritti in terza persona: certo, sembrano creare qualche distanza in più fra protagonista e lettore, ma finiscono comunque per avvincere potentemente, nella volontà - a volte direi il  b i s o g n o - di seguire un personaggio a cui poco a poco ci si affeziona, in un surrogato letterario di una vera adozione.

Poi c'è un libro che usa la prima, la seconda, e la terza persona: "Invisibile" di Paul Auster è un libro formidabile.

 
Di Admin (del 01/02/2010 @ 23:01:00, in Libri - Recensioni, linkato 36 volte)
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A volte, lo sappiamo tutti, le quarte di copertina ingannano orribilmente: siamo stati tutti vittime, prima o poi, di una sinossi ben costruita, di qualche frase intrigante, di una indicazione che si e' rivelata piu' mendace di una moneta da tre euro. Rileggo quella de "La biblioteca di Luca" (probabilmente le pagine peggiori che ho letto nel 2009) e mi colpisco ripetutamente la nuca: comprendo bene che non ci si potesse attendere una indicazione tipo "Ottimo per accendere un falo' sulla spiaggia", ma, insomma - mi ha f r e g a t o.

Di tanto in tanto, pero', gli editori ci azzeccano. E partoriscono quarte di copertina felicemente aggrovigliate alla trama del romanzo, piccoli specchi di quel che ci accadra' nel corso della lettura, ricche intuizioni con qualche riferimento letterario (ma ho imparato a diffidare decisamente dalle indicazioni tipo "Il nuovo Montalban" o "L'autore che vi fara' dimenticare xyz" <-- aggiungere un grande vs. piacimento).

In qualche caso, infine, la quarta di copertina fa pensare, una volta terminata la lettura. Oggi ho ripreso in mano "Incubo a seimila metri", di Richard Matheson, e mi sono accorto di quanto campeggiava - appunto - nella quarta:

"Richard Matheson e' uno dei maestri indiscussi del genere" - la Repubblica

Ecco, questo mi ha fatto pensare. La tentazione di telefonare alla redazione del quotidiano e' stata fortissima: la domanda che avrei voluto porre - una volta raggiunto il redattore giusto - sarebbe stata: "Ma esattamente, a quale genere ti riferivi?"

Ho trovato questa raccolta di racconti di Matheson assolutamente splendida, e proprio per questa caratteristica: in queste godibilissime quasi-300-pagine, Matheson ci accompagna in temi, situazioni, emozioni e sensazioni che virano dal giallo quasi classico al noir piu' estremo, scatenando delle vere e proprie trappole emotive. Riducendolo all'osso e senza fargli granche' onore, Matheson viene spesso descritto come un maestro del "genere horror". Una definizione che, se non accompagnata da qualche frase esplicativa, rischia di essere immensamente riduttiva.

L'orrore in cui ci accompagna Matheson e' estremamente variegato, ma e' un vero e proprio "orrore dell'anima": leggi, e ti rendi conto che il tuo respiro si sta modificando, che ti stringi un po' sotto le coperte, e che ti stai facendo condurre per mano in mezzo a labirinti e vicoli bui, fino al sospiro finale dell'ultima riga. E cominci ad adorare questa sensazione, a ricercarla continuamente, quando ti rendi conto che - chiusa l'ultima pagina - sei come uscito da una apnea tesa e galvanizzante. All'ultimo respiro.

 
Di Admin (del 31/01/2010 @ 22:41:12, in Cinema - Recensioni di V., linkato 156 volte)
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Dopo un periodo di inattività in questi luoghi, ma non nelle sale cinematografiche (un giorno forse prenderò coraggio e vi racconterò quali e quante “perle” da dimenticare ho visionato in questi mesi…), ora mi sento pronta a condividere la mia ultima analisi ossia:

perché non dovremmo vedere Avatar e soprattutto perché ciò non accadrà mai : - )
 
Ho trovato almeno dieci buoni motivi:
    1.    perché è stato scritto oltre una decade fa (e si vede!), ma al momento della realizzazione erano tutti troppo presi dalla creazione di nuove fantasmagoriche macchine da presa per dedicarsi ad un allineamento di essa col mondo qui fuori che negli ultimi anni si è un bel po’ evoluto;

    2.    perché ci siamo tutti (di sicuro tutte) rotti di storie in cui il protagonista sia un “manzo” con mascellone e tratto somatico che faticheremo a riconoscere nella sua prossima prodezza cinematografica;

    3.    perché nonostante l’incontrovertibile tripudio di effetti speciali, i nostri occhi si stanno già abituando ai poco fashion ma necessari occhialini 3D, con la conseguenza che percepiamo solo pochi effetti come strabilianti e … beh … ci domandiamo se fosse proprio proprio necessario fare il film in 3D – dubbio, ma quando uscirà in formato per noleggio/ vendita dovremo cambiare il televisore oppure sarà banalmente in 2D? Ci accorgeremo della differenza?

    4.    come se non bastasse,  perchè con lo scoccare della seconda ora di visione gli occhi iniziano inesorabilmente a lacrimare rendendo l’immancabile scontro finale non avvincente bensì un interminabile supplizio!

    5.    Perché ci si domanda se sia Pandora ad aver dato i natali alla tecnologia LED - è un susseguirsi di arbusti, fiori, rami che si illuminano al passaggio dei nostri beniamini – oppure il main sponsor abbia fatto una gran bella pressione ;)

    6.     perché il ricordo dell’Era Glaciale 3 (in 3D!) è ancora vivido nella nostra memoria dato che è di pochi mesi fa e ci è piaciuto un sacco --> e questo mi porta al prossimo punto:

    7.    perché le opere di Quentin Tarantino sono veri omaggi ai suoi idoli che l’hanno e lo ispirano in continuazione, mentre in questa pellicola i tributi ai film che hanno contribuito a fare la storia del cinema sono un po’ troppi e si dubita che siano delle scopiazzate: per fare qualche esempio, l’incursione aerea di Apocalypse Now, il colonnello di Full Metal Jacket, i robot di Transformers e… la sigla finale di Titanic (e no … l’auto celebrazione no!)

    8.    perché ci siamo rotti di venir sempre rappresentati come degli insensibili, trogloditi, retrogradi, rozzoni che invadono gli altrui spazi/pianeti (intanto a chi frega del luogo, il concetto non cambia) per pura avidità trincerandoci dietro la presupposta violenza delle popolazioni locali che ai nostri ignoranti occhi paiono poco inclini ad assecondare le nostre esigenze. Ma poi ( e te pareva) tra noi ci sono pochi che comprendono e ci riscattano sposando la causa dei padroni di casa combattendo i propri simili – uffaaaa

    9.    perché quando si legge che le sale cinematografiche sono gremite esclusivamente di neo ventenni ci dovremmo porre delle domande

    10.    perché l’unico vero enorme merito di James Cameron è di aver creato nuovi strumenti per fare cinema che permettono agli attori di animare dei disegni ed al regista di vedere in tempo reale il lavoro finito – chapeau!
 
In definitiva, sono cosciente che la curiosità ci porterà tutti al cinema a vedere Avatar, ma sono contenta di poter stare tranquilla per almeno una decade - n.d.r. tempo medio che intercorre tra le opere di Cameron : - )










 
Di Admin (del 27/01/2010 @ 23:15:17, in Libri - Recensioni, linkato 95 volte)
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Ogni nuovo romanzo di Hornby è sempre un po' in bilico: c'è chi ha adorato "Alta fedeltà" (e come non capirlo...) e si aspetta  puntualmente un nuovo capolavoro, e chi finisce invece per apprezzare la capacità e il talento di un autore che tende ad evitare la pubblicazione di "libri fatti con lo stampino" sulla falsariga della già citata opera prima.

A me, personalmente parlando ed in generale, Hornby è sempre piaciuto, e non ho trovato nel suo percorso narrativo titoli che proprio non consiglierei a nessuno.

Di conseguenza, trovo che "Tutta un'altra musica" si inserisca perfettamente in questo percorso; con appena un richiamo al già citato "Alta fedeltà", di cui ritroviamo il background musicale ed una sorta di velata nostalgia per anni passati.

La trama è assolutamente accattivante, alcuni dei personaggi principali sono davvero ben disegnati e - francamente - se ne sente persino la mancanza una volta terminata la lettura; persiste, soprattutto, la capacità di mantenere un tono leggero ma insieme intrigante, fino all'ormai classico effervescente finale. Hornby finisce sempre per farmi divertire e pensare nello stesso momento, ed è molto di quello che si può chiedere ad una successione di pagine stampate e rilegate.

Una nota di merito ed una di demerito all'edizione: trovo la copertina assolutamente meravigliosa, nel tentativo riuscito di amalgamare elementi iconografici musicali e - post lettura dovrete ammetterlo - la fisicità espressiva di Annie, protagonista femminile del romanzo. Pessima scelta del titolo, se posso: l'originale inglese richiamava il titolo del nuovo album del musicista misterioso, con un sottile rimando ad un celebre album dei Beatles. La traduzione italiana perde del tutto questi aspetti non indifferenti, e si ricollega impropriamente a "Tutto per una ragazza", altro romanzo di Hornby edito nel 2008. Perchè?

 
Di Admin (del 25/01/2010 @ 21:52:59, in News, linkato 58 volte)
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... ho risposto con indicibile ritardo ad una serie di mail... mi è arrivata l'agenda 2010 della Nikon... sono riuscito, alla bella età di 33 anni, a cadere dal letto durante un incubo orribile... ho ripreso a bere caffè... ho letto l'ultimo di Nick Hornby... ho visto tre o quattro film splendidi grazie ad acuti suggerimenti... ho smesso definitivamente di bere caffè... ho comprato una stoffa speciale per pulire il mac, ma non funziona... ho ringraziato il ghiaccio per il rinvio di Triestina-Piacenza (equivale ad essere contenti di aver trovato il dentista chiuso: resta il mal di denti)...  mi sono sorpreso a fare discorsi da vecchio rincoglionito (tipo: ah, quando eravamo giovani noi)... ho accarezzato un cane in libreria... ho riletto un paio di romanzi davvero divertenti... ho scoperto cos'è un Harvester in FarmVille o FarmTown... ho fatto gli auguri a browserina... ho ripreso a scrivere sulla mia moleskine...
 
Di Admin (del 18/01/2010 @ 23:42:33, in Libri - Recensioni, linkato 192 volte)
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Ci sono autori di cui leggerei qualsiasi, qualunque, qualsivoglia cosa.

Uno come Carofiglio mi fa ringraziare il cielo di non abitare dalle sue parti: probabilmente lo seguirei al super per raccogliere la lista della spesa dal carrello, convinto di trarne comunque giovamento.

Da un punto di vista strettamente cronologico, è andata così: ho scoperto tardi i romaanzi con protagonista l'avvocata Guerrieri, e me li sono assicurati tutte e tre in una comoda raccolta meritoriamente pubblicata da Sellerio. Due giorni e circa 630 pagine dopo, ero già in piena crisi di astinenza.

Mi sono scofanato in rapida successione "Il passato è una terra straniera", ho soddisfatto la mia sete con "Ne qui nè altrove", ho festeggiato l'uscita de "L'arte del dubbio" e mi sono convinto di come Carofiglio sia un autore vero, capace di migrare da un genere all'altro, senza fossilizzarsi.

Riuscite a immaginare il salto che ho fatto venerdì sera, quando passeggiando in libreria mi sono trovato davanti "Le perfezioni provvisorie"? Un bambino alle giostre, un cane pronto alla pisciatina sul suo albero preferito, la prima boccata di aria fresca dopo una nuotata sotto acqua blu profondo.

Mi mancava, l'avvocato Guerrieri; mi mancava la sua umanità non priva di difetti, la sua capacità di scavare nel dubbio di aver intrapreso una strada giusta, persino le sue citazioni musicali. Guerrieri è veramente un personaggio "rotondo", tratteggiato nella sua quotidianità come un equilibrista, sempre a metà fra una solitudine quasi esistenziale e sofferta, e la sua attività di avvocato. Un avvocato che, nel quarto capitolo di questa serie, si trasforma ancora una volta quasi in un investigatore privato, con una leggerezza ed una fine ironia che fa star bene.

Della trama non dirò una parola che sia una: a voi il piacere di scoprirla riga dopo riga, pagina dopo pagina. Per arrivare ad un finale sorprendente, persino un po' disturbante. Vale la pena sospendere tutto, farsi accompagnare nella notte, e scoprire che è davvero tardi, ma che sei felice di (provare a) dormire con una bella, bella, bella lettura in più in saccoccia.

 
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2012: secondo voi chi era l’eroe della storia?

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