Quando ero piccolo tornavo a casa da scuola e guardavo "Forum". C'era Santo Licheri nel ruolo del giudice saggio e stupito, e due tizi che giravano tra il pubblico con dei piatti poco prima della sentenza. Ogni spettatore aveva un sasso e sceglieva in quale piatto inserirlo, e una volta posizionati sulla bilancia, il numero di voti e la legge di gravità sancivano la vittoria popolare di uno dei due contendenti.
Poi arrivava il giudice e regolarmente dava ragione all'altro; deve essere stato così che ho iniziato ad avere, alla tenera età di otto anni, qualche dubbio sulla magistratura.
Poi diventi grande, ti iscrivi ad Anobii, leggi un libro e devi assegnargli da una a quattro stelline. Fermi tutti. Così, senza sassi, bilancia, Rita Dalla Chiesa?
Allora facciamo che ho appena finito "Il principe della Nebbia" di Carlos Ruiz Zafon, e che devo posizionare i sassi. Vediamo un po'.
Sassolini nel piatto "Da leggere":
- (sasso da un chilo): sarà banale, ma Ruiz Zafon "sa scrivere", intendendo in questa definizione così generica la capacità di catturare il lettore, trascinarlo nelle spire di una storia, costringerlo a dimenticare una commissione incombente e legarlo alla sedie/divano/letto.
- (sasso da sette etti): il romanzo è ambientato in una cittadina marina, affrancando finalmente Zafon dall'impressione di essere uno scrittore eccessivamente legato ad una sola dimensione spaziale, cittadina e barcellonese in particolare.
- (sasso da due etti e mezzo): la definizione dei personaggi e la descrizione deii loro rapporti mi convince sempre un bel po'; non è immadiata, nemmeno in questo caso, l'identificazione del "protagonista", lo sono forse molto di più le dinamiche relazionali. E a me piace.
Sospiro, guardo il piatto della bilancia marcato "Evitare", e ci aggiungo:
- (sassolino da cinquanta grammi): posso condividere sommessamente l'impressione che le nostre case editrici si stiano scannando per dare alle stampe qualunque scritto di Ruiz Zafon? Questo racconto lungo è del 1993, evidentemente si cavalca l'onda di quel gran bel libro che è l'"Ombra del vento".
- (sasso da trecento grammi): è una mia deviazione, lo so. Ma la deriva fantascientifica-onirica non mi fa impazzire, e mi ha strappato uno sbuffo perchè mi auguravo che la trama di evolvesse in una direzione meno fragile.
Riassumo: il piatto più pesante consiglia comunque di dedicare qualche ora a questo testo. E di stelline ne piazzo due, e via così.
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