Recensione Hotel New Hampshire di John Irving
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Ti ricordi? Si passava una giornata intera al mare: i giochi sulla spiaggia (la preparazione della pista per le palline di vetro, scavare il buco più profondo del litorale, i castelli di sabbia con le conchiglie), le partite di pallone fra le sdraio, bagni infiniti e "chi rimane più tempo sotto ha vinto". A metà pomeriggio correvi verso l'ombrellone dei grandi, e si tiravano fuori fette di pane alto un dito e il barattolo di Nutella, spalmata religiosamente in maniera del tutto uniforme. Ci si avventava su quella merenda come se ne dipendesse la propria sopravvivenza, la di-vo-ra-vi. Con "Hotel New Hampshire" ho vissuto la stessa, identica sensazione. Erano settimane, forse mesi, che non avvertivo quel bisogno fisico di andare avanti, che dopo un primo e timido assaggio non mi ritrovavo in apnea a godermi trecento pagine in un amen, occhiata di disprezzo all'orologio e alla notte che avanza incluse. "Hotel New Hampshire" è uno splendido piatto, cucinato con assoluta perizia dallo chef migliore del globo. Di più, è una cena luculliana ma mai troppo pesante, in cui portata dopo portata avverti il piacere di ogni delicatezza, il gusto un po' piccante del proibito, la dolce nostalgia per i sapori di una volta, e un po' di commozione. Senza poter essere sazi di questa famiglia squinternata e poeticissima, di una trama che ti trasporta - quasi fisicamente - dal profondo Maine alla Vienna del dopoguerra, tra cani impagliati, circhi di nani, orsi umani (giuro che non è una contraddizione), albergatori ciechi, prostitute e rivoluzionari, amori giovanili e legami per una vita. Finisce che i vassoi passano di mano in mano, e tu continui a riempirti il piatto, a pensare "ancora, ancora, ancora...", preoccupato soltanto dell'assottigliarsi delle scorte (e delle pagine). Rimpiangendo che a breve tutto avrà una conclusione. H0o adorato, lo si sarà capito, ogni singola pagina di questo romanzo, il primo di John Irving che ho avuto la fortuna di leggere. So già che mi accosterò al prossimo con la speranza di chi ha trovato una pepita e punta al filone d'oro, ed il timore che non sia così. Saprò dire. (P.S. La metafora culinaria è un omaggio al blog di Duck, e al meraviglioso tripudio di ricette e recensioni letterarie che lo anima)
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Conosco bene la sensazione di esaltazione e di euforia che il primo incontro con John Irving riesce a regalare. Io ho provato le tue stesse sensazioni leggendo The World According to Garp, un mattone di centinaia di pagine, trangugiate in inglese come se niente fosse e quando l'ho finito ho pensato 'Basta così? Ma io ne voglio ancora!'. Buffo che non abbia sentito ancora il bisogno di leggere un altro dei suoi romanzi, ma sono lì, ad attendermi e anche solo saperlo mi fa sentire bene.Grazie per l'omaggio, che mi fa piacere più di quanto possa dire.
Di
Duck
(inviato il 07/10/2009 @ 15:03:23)
E intanto mi hai dato una traccia per il prossimo Irving, anche se ieri mi sono portato a casa Preghiera per un amico... Sempre un piacere assoluto averti qui, Papera 
Di
Alf
(inviato il 07/10/2009 @ 22:35:06)
Oggi raccontiamo di filmpiù “classico”, più da c.d. Blockbuster Night per
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