Ottima notizia, il ritorno al registro "comico" del nuovo libro di Stefano Benni!
Lo confesso: "Grammatica di Dio" non mi aveva colpito in pieno, anche se un cambio deciso di registro linguistico e di significato è sempre una buona novella; con "Pane e tempesta" si ritorna al Benni che compri a scatola blindata (credo di non aver gettato neppure uno sguardo alla quarta di copertina), quello che porti a casa, posi gli occhi sulla prima pagina e finisci per essere accolto dalla tradizionale successione di giochi linguistici, splendidi neologismi, trame poetiche e insieme così reali, con un legame alla storia quella-di-tutti-i-giorni che non manca mai di stupire.
In questo senso, "Pane e tempesta" si inserisce nel glorioso solco già tracciato con "Elianto", "La compagnia dei Celestini", "Comici spaventati guerrieri"; a differenza di questi, che considero vicini al capolavoro assoluto - e che sono certo saranno oggetto di studio, magari fra un centinaio di anni - "Pane e tempesta" soffre un po', ma si avvicina comunque al Benni che era una gioia leggere.
La struttura narrativa, va detto, risulta inevitabilmente un po' "sincopata" dalla scelta di sviluppare la trama in una serie di racconti; mi manca un po', di conseguenza, quella meravigliosa capacità di Benni di creare personaggi, seguirli e poi abbandonarli per un po', inseguirli nel loro viaggio fino al grandioso finale in cui tutto si incastra magicamente come nel migliore dei puzzle. Qui siamo un po' più vicini al "Bar sotto il mare", per intendersi, e ancora di più a "Bar Sport", verso il quale sono presenti persino dei veri e propri omaggi (Il bar del paese si chiama Bar Sport, e gli affezionati non mancheranno di cogliere un richiamo della celebre Luisona).
Tra le tematiche affrontate, predominante quella ecologica: il paese teatro della storia è minacciato dalle ruspe, il bosco che lo circonda aggredito dalla cementificazione, il bar stesso - centro di vita sociale - deve scomparire, ultimo baluardo di una zona destinata ad ospitare un gigantesco centro commerciale. Non mancano, naturalmente, molti altri temi cari a Benni, compresa quella vena satirica a metà fra politica e cronaca. Nel racconto delle modifiche effettuate alla statua di Santo Inclinato, protettore di Montelfo, c'è tutta la storia italiana degli ultimi cinquanta anni...
Citazione:
"Cosi' si accinse ad alzarsi e a compiere le ventisette azioni che un umano adulto deve compiere per riprendere il proprio posto nel mondo. Riatteggiarsi a bipede, lavarsi, vestirsi, calzarsi, riempirsi le tasche di oggetti rituali, controllare che niente manchi eccetera. L’uomo primitivo, penso' il nonno, doveva fare solo tre cose. Alzarsi con cautela, per non dare una testata nella caverna, e pisciare. A volte le due azioni erano contemporanee. Non doveva togliersi il pigiama e vestirsi perche' il vestito notturno e quello da lavoro erano uguali: una pelle di scimmia o di altro donatore. La terza azione era grattarsi il cranio e constatare l’assenza di un dentifricio, di una caffettiera, di un tostapane e di altre future ideazioni. Cosi', deluso ma leggero, usciva dalla caverna per una nuova giornata. Il passaggio dalle tre azioni fondamentali del pitecantropo alle ventisette dell’umano medio si chiamava civilta'."
Da segnalare che il libro è stato preceduto da una sorta di "cartoon-trailer", pubblicato su Youtube e disegnato da Luca Ralli; un modo nuovo, ed artisticamente consapevole, di promuovere un libro, che non mi sembra affatto una cattiva idea.
Il tuo considerare un capolavoro "La Compagnia dei celestini" mi costringere a linkarti sul mio blog. Solo che io mi spacciavo come ragazza nelle chat, non mandavo avanti le mie amiche...