Recensione Io sono leggenda di Richard Matheson
Voti: 2 Media: 9.5
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Questa recensione comincia un bel po' di tempo fa, quando - al telefono con la mia consulente cinematografica di fiducia* - confessai che avevo appena concluso la visione di "Io sono leggenda". Nel mio incerto lessico da non-esperto, comunicai che "sì, Will Smith mi era piaciuto, ma la storia è leggerina e la sua interpretazione mi sembra l'unico aspetto sensato di tutta la pellicola".
La risposta mi sorprese: "Si, ma hai letto il libro?"
Confesso: allora ignoravo che fosse basato su un romanzo, e che l'opera di Matheson avesse ispirato almeno tre film. Avevo mentalmente linkato qualcosa di più prosaico: un bel fumetto di Dylan Dog in cui l'investigatore dell'Incubo si scopriva "Ultimo uomo sulla terra", in ambientazione londinese e con la stessa sensazione di solitudine, abbandono, angoscia.
"leggiti il libro. Anzi no, te lo regalo io appena trovo una edizione in cui non ci sia in copertina Will Smith".
E' passato un po' di tempo, e ci si è dovuti arrendere all'evidenza: l'unica copertina in circolazione è quella che apre questo post, ed è - piuttosto ironicamente - l'unico elemento che accomuni il libro e il film.
Non mi riferisco banalmente alle differenze fra i due plot, evidenti già nel protagonista. Biondiccio, "anglotedesco" e di occhi chiari nel libro, afroamericano nel film; semplice civile nel libro, inquadrato nelle Forze Armate nella pellicola; e - soprattutto - spesso ubriaco e fumatore nel romanzo, lucido ed in perfetta forma nella trasposizione cinematografica.
Il vero problema è che, a prescindere dalla trama, nel film viene persa del tutto quella sensazione di assoluta alienazione di cui il romanzo è intriso; sfuggono decisamente tutte le riflessioni sulla diversità e sui rapporti umani, e quella atmosfera cupa che sulla pellicola è resa da ambientazione e luci, nel romanzo è delegata completamente ai pensieri di Neville, ed è un gran bel leggere.
Matheson intinge la macchina da scrivere nella claustrofobia, nella totale aridità, in un acido mentale che attanaglia il lettore e lo trascina in un vortice di speranze subito represse e desolazione incipiente; ti accompagna verso un microcosmo personale fatto di tremenda routine e verso un finale memorabile, dopo brani di purissima e sorprendentemente moderna letteratura.
Ho letto l'ultima pagina, chiuso il libro, l'ho appoggiato sul comodino, ed mi sono sentito profondamente arrabbiato: sono convinto che raramente un film abbia fatto tanto male ad un libro.
* col cavolo che adesso mi guardo un film se non è transitato da un nostro msn
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Già. Io avevo letto il libro prima che uscisse il film, ed è inutile dire quanto avessi trovato pessimo il secondo. Cioè, non pensando a cosa si ispiri rimane un film "carino", di certo come dici te non ha NULLA a che vedere col libro, a partire dai mostri (nel film son pure scomparsi i vampiri) e da tutto ciò che ne consegue, finale compreso. L'ultima tua frase spiega tutto
Di
Pipkin
(inviato il 20/07/2011 @ 08:01:07)
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