Recensione Emmaus di Alessandro Baricco
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Ho allungato la mano sul comodino per prendere la mia copia di "Emmaus" e portarla vicino all'iBook. Ero senza occhiali (avessi ascoltato il prete da piccolo...) e le dita hanno afferrato soltanto l'aria. Ho inforcato le lenti, preso il libro, nel rincoglionimento mattutino mi è scivolato a terra. Non ha fatto alcun rumore Rewind. Un paio di mesi fa, in tempi non sospetti quindi, sono uscito dalla libreria con una copia di "Oceano Mare". Ho approfittato di un 30% di sconto su tutti i Feltrinelli - lo ammetto - per verificare se quel libro che in tarda adolescenza mi aveva colpito moltissimo avesse mantenuto almeno parte della sua magia, pur essendo cresciuto nel frattempo. C'è tutta: continuo a considerarlo un gran bel romanzo, con picchi verticali di vera poesia, un paio di trovate letterarie al limite della genialità ed una galleria di personaggi difficili da accantonare.Torniamo ai due gesti dell'Alfonso addormentato descritti poco sopra: recuperata la lucidità, li ho trovati in qualche misura due eventi illuminanti. "Emmaus" è difficile da afferrare (perchè inconsistente) e non se ne avverte alcun effetto (in quanto senza peso). Ho trovato Baricco coraggiosamente (...) abbarbicato sulla sua cifra stilistica, come un musicista costretto (o in grado?) di emettere soltanto le stesse note; con la non impercettibile differenza che il ricordo corre a note composte celestialmente, e qui siamo di fronte ad una strimpellatura. Personaggi drammaticamente privi di consistenza, trama destinata ad arenarsi come una balenottera asmatica, contenuti scarsi, poco coinvolgenti, decisamente forzati. A tratti irritante: pagine di declamazioni bibliche da parte di adolescenti, scene tentativamente scioccanti ma pericolosamente vicine alla volgarità, inutili retoriche. 139 pagine: si leggono in un paio d'ore, di dimenticano decisamente più in fretta. EDIT: devo, devo e devo aggiungere. Tratto direttamente - sua sponte - dalla Moleskine di V.: Ho sempre saputo di dover mantenere le distanze da certi autori, per motivi che vanno dalla banale mancanza di feeling con lo stile letterario, alla totale contrapposizione ideologica, al disinteresse nei confronti degli argomenti trattati sino ad arrivare alla semplice ed inspiegabile antipatia. Temo che quest’ultimo sia il nostro caso!Incipit buono, se e solo se intendiamo la prima facciata dato che ad essa seguono 3 lunghe ed estenuanti pagine di puro ed insensato delirio, tentativo pretenzioso di renderci più edotti (su cosa poi…). Grazie al cielo poi si calma e per la prima metà il racconto si limita ad essere una storia normale che non prenderà mai quota con sparse qua e la (pseudo)perle di saggezza.Durante la lettura di alcune delle molte (troppe) digressioni mi è sorto il dubbio che Baricco avesse un passato da seminarista che ho avuto paura d’approfondire. Fatto sta che mi ha dato noia il suo filosofeggiare di religione soprattutto perché ha spezzato la lettura troppe volte ed ha dato un senso di incompiuta all’opera. Il culmine del fastidio l’ho raggiunto quando ho realizzato che, in fin dei conti, delle frasi buone, da ricordare, c’erano e quindi mio malgrado ho preso la matita per sottolinearle.
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Fiero di averlo smesso di leggere dopo un apprezzato Castelli di rabbia ed Oceano mare seguimi ahimè da un insulso e narcisistico Seta.
Di
FPU
(inviato il 11/02/2010 @ 23:08:42)
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