Recensione Milano Criminale il romanzo, di Paolo Roversi
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Di Paolo Roversi mi ero intimamente goduto "PesceMangiaCane". E' una semplice e insieme comprensibile spiegazione del mio sobbalzo quando - e giuro che mi ero perso la notizia - ho visto sugli scaffali questo "Milano criminale il romanzo", edito dai tipi di Rizzoli. Roversi, ci tengo a sottolinearlo, a me piace, e trovo che anche questa sua nuova fatica non tradisca affatto le aspettative. In una Storia romanzata dove la maiuscola non è un errore tipografico, il lettore viene trasportato nella Milano degli anni '70 fra personaggi dal nome inventato ma palesemente ispirati a protagonisti reali di quegli anni sanguinosi: un escamotage perfettamente riuscito che finisce per accontentare sia gli appassionati di cronaca nera che il lettore alla ricerca di pura evasione letteraria. Impreziosiscono la trama i continui confronti, dialettici o meno, fra le "coppie" reali o forzate: se la contrapposizione fra il Buono e il Cattivo (poliziotto e criminale) può sembrare trita o poco originale, lo scontro ideologico fra il servitore dello Stato e la moglie affascinata dalle rivendicazioni studentesche od operaie costituisce una vera colonna portante dell'intero romanzo, e conduce ad interessanti riflessioni sulla natura dei rapporti personali in quella stagione tormentata. Una Milano affascinante e tremendamente pericolosa sullo sfondo, un linguaggio ottimamente adattato ai protagonisti (il gergo della mala meriterebbe una recensione a parte) e, in particolare, la posizione di una opinione pubblica orientata che rischia di trasformare il criminale in una figura eroica rendono, su piani differenti, ancora più intrigante la lettura di un romanzo che, accomunato al fortunato Romanzo Criminale di De Cataldo, ha il merito di addentrarsi con più cognizione nel tessuto sociale dell'epoca , perdendo forse solo un po' in umanità nel confronto con il Libanese e compagnia "bella". Inevitabile il finale semi-aperto, che lascia presagire una continuazione della narrazione storica nei decenni successivi. Il che, francamente, non mi dispiace proprio per niente!
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