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Di seguito gli articoli e le fotografie che contengono le parole richieste.
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Prima di tutto, ringraziamenti particolari al buon Chuck, che con un titolo come "gang bang" mi aiuterà ad incrementare sostanzialmente il volume di viste sul mio sito. Dimentichiamo il comprensibile imbarazzo che ti prende quando stai leggendo l'ultimo Palahniuk, ridi come un pazzo sulla 73 e la signora seduta di fronte a te apprende - come da copertina - che ti stai dedicando al "romanzo sulla pornografia che tutti ci vergognavamo di aspettare", e passiamo alla trama: Cassie Wright, attrice hard dal passato glorioso e dal presente un po' decadente, desidera chiudere la sua carriera girando un film in cui venga battuto battendo il record mondiale di Gang Bang. Per i non addetti (molti, mi devo augurare) mi affiderò a Wikipedia per descrivere la "gang bang" come quella particolare "situazione in cui un soggetto, di sesso maschile o femminile, svolge attività sessuali, di svariato tipo, con una moltitudine di partner, non necessariamente del sesso opposto. Si differenzia, in questo senso, dall'orgia ovvero dal sesso di gruppo, di cui costituisce una particolare specialità, perché in questo caso la relazione è uno-a-molti, ovvero il soggetto protagonista della gang bang è al centro dell'attenzione di tutti gli altri partecipanti" In questo caso specifico, è previsto "l'intervento" di 600 (600) baldi giovanotti, chiamati a gruppi di tre; il romanzo è in realtà interamente costruito sui dialoghi fra n. 72, n. 137 e n. 600, tre dei partecipanti di cui Palahniuk indaga passato, pensieri, preoccupazioni. Vorrei evitare di raccontare di più, per non esaurire il gusto della lettura e della scoperta; basti dire - mi auguro - che sono pagine che non muovono esclusivamente al riso. Al contrario, alcune delle rilevazioni saranno veri e proprio pugni nello stomaco, ed anche in un contesto cos' particolare Palahniuk dimostra - oltre ad una attenzione documentaristica che deve essere costata qualche occhiaia... - una sensibilità umana ed una cura del plot e della sua esposizione ormai tipiche dei suoi lavori. E poi, lettori mascolini, ammettiamolo: la continua successione di titolo di film celebri della protagonista richiama alla memoria risate soffocate al liceo analizzando la pagina degli spettacoli del CorSera, curiosi di scoprire il titolo più buffo ("La caricano in 101" fa ancora la sua bella figura, "Tutti i c...i per Mary" resta una pietra miliare nella cartellonistica di genere). Onore al merito dunque anche ai traduttori di questa versione italiana: non ho idea di quali fossero gli originali anglofoni, ma devo ammettere che su "Il codice Da Spingi", "Ai pompini della realtà" "Molto calore per Ulla" e "L'importanza di chiavarsi Ernesto" ho riso tanto. Grazie.
Prendi un bicchiere. Infilaci due misurini di un protagonista sopra le righe, capace di pensieri agghiaccianti ed altrettanti assolutamente ispirati. Aggiungi un goccio di sarcasmo, di quello bello forte invecchiato qualche anno in una botte di pino nero. Condisci con una spruzzata di ironia, che colpisce magari un po' meno ma fa ridere decisamente di più. Fai che la composizione di questo cocktail non te la racconti un barista infighettato dell'Harry's Bar, ma l'ultimo sopravvissuto di una setta religiosa votata al suicidio di massa, che registra la storia della sua vita nella scatola nera di un jet di linea destinato a schiantarsi nell'oceano. E fai che abbia aggiunto, nel piattino che accompagna il cocktail, due grammi di "tutto ciò che ci spaventa nella nostra esistenza", un piattino di sogni di vita normale in accompagnamento, ed due fettine di schifo ed indignazione con cui sciacquarsi la bocca. Hai ottenuto un romanzo quasi perfetto, e nel dettaglio "Survivor" Non so se si tratti, come racconta lo strillo in copertina, di una "critica impietosa ad una società americana disgregata ed alienante"; francamente, come definizione mi sembra un po' riduttiva, perchè in Tender Brenson, l'indimenticabile protagonista di questo romanzo, ritrovo molto di più, e qualcosa di decisamente più personale che colpisce qui sul petto, in alto a sinistra, e fa pensare.
Prendi "Diary" di chuck palahniuk. Avvicinalo all'orecchio e scuotilo un po', come faresti per scoprire il contenuto di un pacco regalo. Sentirai agitarsi dei piccoli pezzettini di cartone compresso e dipinto.
Insomma, esattamente lo stesso rumore che fa una scatola di puzzle, di quelli con il cielo tutto azzurro che diventi scemo a comporre, investendo ore e giornate a cercare un improbabile accoppiamento. Che tu rubano spazio in casa, perchè non sai mai dove metterlo e hai paura che precipiti al suolo, infrangendo quel minimo di equilibrio che sei riuscito a raggiungere, e salutando (per sempre?) incastri faticosamente raggiunti.
"Diary" farà esattamente quel rumore lì. Perchè Palahniuk - senza abbandonare lo stile avvolgente e tematiche un po' pulp ed un po' al limite del grottesco - ricostruisce una vita intera in un romanzo, e lo fa regalando pezzettini di puzzle ad ogni capitolo. Che fai fatica ad incrociare, non dico di no, ma che con un po' di fatica e di lavoro cominciano a comporre una immagine coerente, affascinante nei suoi continui flashback e nei dubbi che instillano pagina dopo pagina. Pezzi di puzzle nerissimi, altri più colorati, in un mosaico unico.
Tutto quello che facciamo è diario: le persone con cui parliamo, i gesti compiuti, quel mezzo sogno chiuso dentro una cassaforte di cui hai perso la combinazione, il ricordo del primo bacio. Diario.
Per la prima volta da mesi, ho fatto l'errore di leggere le recensioni presenti su Anobii prima di accingermi a scrivere la mia. Sono rimasto colpito. "La scimmia pensa, la scimmia fa" di chuck palahniuk raccoglie davvero pochi consensi: le prime cinque recensioni sono intrise di delusione e mi avrebbero probabilmente scoraggiato, non fosse stato per lo sconto del 30% sugli Oscar che Mondadori elargisce gradevolmente in questi giorni ed una certa fiducia nell'autore. Lo dico subito: a me è piaciuto. Si tratta di una raccolta di articoli, suddivisi in tre macro-argomenti ("Insieme", "Ritratti" e "Personale"), in cui la spietata capacità di osservazione di Palahniuk brilla di luce propria. Ma, soprattutto, è un modo davvero interessante per entrare nel mondo dell'autore, nella sua creatività, ed in particolare nella genesi dei suoi lavori letterari. Non è giusto aspettarsi un romanzo, da queste pagine, e neppure quella componente di genialità che pervade "Soffocare" o "Survivor"; è lecito invece che vi attendiate - e non ne sarete delusi - un viaggio in autostop nel processo di creazione degli stessi, un passaggio nel mondo di Palahniuk, un treno diretto fra la fermata del lettore e quella di chi ha prodotto del sano divertimento letterario.
Di Admin (del 04/10/2009 @ 18:55:09 in Blog, linkato 737 volte)
DLIN-DON. Notizie letterarie: è disponibile sul sito di Mondadori (segnatamente a questo indirizzo) una anteprima del nuovo, attesissimo romanzo di chuck palahniuk, "Pigmeo".
La curiosità per il nuovo arrivo ed il linguaggio da puro sperimentatore che viene dimostrato supera ampiamente la mia idiosincrasia per la lettura di testi a monitor ed in particolare per le interfacce simil-libro, con la paginetta che si arriccia e che va fatta scorrere con il trascinamento del mouse. Fortunatamente, i tipi di Mondadori hanno avuto la saggia idea di aggiungere due tradizionali freccette con cui perdersi all'interno del primo capitolo di "Pigmeo".
Non anticipo nulla, lasciandovi tutto il piacere della scoperta; io, se domani tutto va bene, me lo godo in carta, e odore di inchiostro.
Dunque (non si dovrebbe mai cominciare con dunque).
Partirò da una premessa essenziale: Fight Club è un gran bel libro, da non abbandonare sugli scaffali della libreria se non l'hai letto e di cui, probabilmente, si scriverà fra una cinquantina d'anni come di un romanzo che ha dato vita ad un nuovo stile narrativo. Ha persino la fortuna di aver prodotto un gran film, e chi legge sa quanto siano rari i casi di buone trasposizioni sul grande schermo delle emozioni, immagini, sensazioni che hanno accompagnato quella solitaria e splendida passione che è data dall'inseguire lettere e punteggiatura su un foglio di carta. Quello che volevo rappresentare con quel "dunque" iniziale, però, è che a me... A me, lo ammetto, e che piovano fischi e spernacchiamenti, piace il Palahniuk più recente, quello di "Soffocare" e "Survivor", per intendersi. Loda a Chuck, quindi, che mi regala l'impressione di essere ancora in ascesa, e salvo un paio di battute a vuoto, di non essere un autore che si fossilizza su una forma narrativa e prova a sperimentare. La citazione: "Avevo voglia di distruggere tutte le cose belle che non avrei mai avuto. Bruciare le foreste dell'Amazzonia. Pompare clorofluoroidrocarburi in cielo a mangiarsi l'ozono. Aprire le valvole nei serbatoi delle superpetroliere e svitare i tappi sulle piattaforme petrolifere. Volevo uccidere tutti i pesci che non potevo permettermi di comprare e annerire le spaggie della Costa Azzurra che non avrei mai visto. Volevo che il mondo intero toccasse il fondo."
Uno stile di narrazione originale e coinvolgente, basato esclusivamente sul racconto orale, con una successione di interventi di amici, nemici, fidanzata, genitori del protagonista, descritto esclusivamente attraverso le parole di chi lo ha incrociato. Aggiungici un pizzico della follia di Palahniuk, due foglie della capacità di spiazzarti, qualche goccia appena di uno che si diverte maledettamente a scrivere, ad inventare, a spiazzare. Che sembra perdersi un po', nei mille incroci narrativi di questo romanzo, ma che alla fine riannoda tutti i fili e te li propone lì. Con il sottofondo musicale dei tamponamenti da party crashing (che, ammettiamolo, ricordano un po' il Crash di Ballard) ed una digressione nello spazio tempo degna di Philip Dick, Palahniuk traccia una storia godibile, ti cattura con personaggi memorabili e - non è mai una brutta cosa - ti porta a riflettere un po' su alcuni aspetti della natura umana. Compreso, naturalmente, quello che regala il titolo al romanzo.
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