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Di Admin (del 20/06/2009 @ 23:57:42 in Blog, linkato 328 volte)
Ci sono delle sere adoro Wikiquote. Mi rendo conto di quanto possa sembrare sociopatico, ma se faccio fatica a dormire mi piazzo davanti al mac, entro in Wikiquote (la versione di Wikipedia che raccoglie aforismi e citazioni) e clicco su "Una voce a caso". A metà fra superstizione e una sorta di oroscopo personale, cerco di capire se la citazione che emerge con questa funzione randomica abbia senso nella mia giornata. Oggi mi preoccupavo per una piccola indisposizione fisica tipica dei miei w.e., ed è spuntato un significativo dialogo tratto da "Hannah e le sue sorelle"(che qualcuno che conosco porterebbe nell'isola deserta):
Segretaria: Due mesi fa eri sicuro di avere un melanoma maligno. Mickey Sachs: Naturale… io, io, capisci, con l'apparizione improvvisa di una macchia nera sulla schiena… Segretaria: Ma era sulla camicia! Mickey Sachs: E io che ne sapevo! Tutti indicavano qua dietro!".
(recensione del film Il grande sogno, di Michele Placido. Con Riccardo Scamarcio, Luca Argentero, Pierfrancesco Favino, Jasmine Trinca, Laura Morante, Silvio Orlando)Come sempre, i fastidiosissimi commenti in corsivo sono miei.Se non ricordo male la saggezza popolare (quella dei nostri nonni per intenderci) si basa sull’osservazione della natura e dei segni che essa ci manda. Bene, ieri avrei dovuto prestare più attenzione ai segnali incontrovertibili che il mondo mi inviava: 1. ricerca dei biglietti per casa (ne avevo smarriti 2, o meglio erano nel portafoglio, ma … chi se lo ricordava…) 2. durante il controllo dei cinema convenzionati ho inavvertitamente selezionato “il grande sonno” al posto de “il grande sogno” – tra l’altro, ma che film è ??? Nessuno ne sa nulla? Ansiosa di feedback! 3. e se il cielo è stato nero tutto il giorno, potevo pretendere di tornare a casa asciutta? Giammai! Quanto hai ragione, certi segnali vanno colti decisamente. Tipo che quando ho comprato "I libri di Luca" - una delle peggiori prove narrative degli ultimi anni, come ho già avuto occasione di raccontare su questo sito - già pronto a pagare sono dovuto tornare indietro perchè il libro era rovinato, e al secondo passaggio la copia non veniva recepita dal lettore della cassa.Io invece mi sono pure presa una pausa dal Milano Film Festival a favore delle novità appena sbarcate da Venezia e ovviamente mi sono schiantata! Il Grande Sogno. Film italiano, presentato da Placido pochi giorni fa e seguito da polemiche per le dichiarazioni del regista e non per i contenuti. Cosa che dapprima mi aveva stupita, ma da ieri sera tutto mi è chiaro: non c’è film, tutto qui. Tema (o forse sfondo?): gli albori della rivolta studentesca del ’68 all’università di Roma. Mi spiego: non pare un film di rivendicazione (anche perché correttamente molti si domanderebbero che necessità vi sia di fare l’ennesimo film sull’argomento dopo 40 anni) e la storia dell’epoca è troppo “rivisitata” ed edulcorata per esserne il fulcro. Non so, sembra più la storia del (discutibile) svezzamento dei pargoli di una famiglia benestante. Peraltro sorge il dubbio che l’aspirante attore pugliese sia un richiamo autobiografico e (ancor più agghiacciante) che conseguentemente la pellicola sia una sorta di omaggio al primo amore - soprattutto a proiezione terminata, quando si ha la certezza che il tanto (sperato) atto di coraggio non vi sia stato. Infatti, oltre a non proporre alcuna visione politica sulle vicende del’epoca, la pellicola non accenna neppure velatamente ad un dato incontrovertibile: molti dei figli di papà che giocavano a fare i rivoluzionari, sono oggi affermati amministratori delegati di note società. Insomma i messaggi forti e chiari avvertiti da me e dai miei accompagnatori – parentesi: ero al cinema con l’arco costituzionale al completo e correttamente posizionato - sono stati solo i seguenti: 1. con un budget si produce di tutto e 2. il main sponsor era uno solo, riconoscibile e probabilmente ha pure imposto gran parte del cast. TA-DA! Sorpresa! Io c'ero! E quale rappresentante di uno dei due rami dell'arco costituzionale - nessuno dei due rappresentato in Parlamento, ad occhio - temo di dover confessare che mi sono sfuggite dalle labbra nell'ordine: un sospiro di malcelata sopportazione al ventiquattresimo minuto di slogan, un semirutto, una risata incontrollata a metà del secondo tempo, mentre - avendo avuto comunicazione nell'intervallo della vicenza "grande sogno / grande sonno" di V. - componevo variazioni sul tema. Approdato a "Il grande tonno" con una inquadratura di Scamarcio a bocca aperta, mi sono scatenato in una infantile reazione ridarecchia. Mea culpa.Ammetto di essere prevenuta nei confronti del cinema italiano e di certi temi, far leva sul sentimentalismo mi irrita assai, però non in questo caso, nononono: scelta cosciente e piena di buoni propositi! Quindi ora mi ritrovo a pronunciare un sonoro "maccheccazzo" e a chiedervi di darmi un perché … ne ho veramente bisogno! Chiudo io con due notarelle musicali: la prima è una madeleine personale, scatenata dal ricordo della coloratissima e splendida copertina di Andrea Pazienza per l'album "Il grande sogno" di Vecchioni. Gran bell'album, tra l'altro.La seconda, più attinente al film, è che mi ha un po' sorpreso e un po' indisposto che nella colonna sonora di un film sul/del '68 non fosse presente neanche una strimpellata gucciniana. Maccheccazzo, direi. (didascalia a uso e consumo dei motori di ricerca e dedicata in gran parte ai frequenti visitatori di questo sito con keyword tipo "milly d'abbraccio sito ufficiale": il film vanta più di una scena in cui troneggia Jasmine Trina nuda)
A meno di ventiquattro ore dalla prima cinematografica - il che certifica definitivamente la proattività di V. ed il mio status di Editore rompipalle - eccoci a voi con la recensione di "The Expendables – I Mercenari". Una piccola nota introduttiva: quello che segue non è uno spoiler, ma qualche indicazione sulla trama è presente. A voi la scelta!
Infine la stagione cinematografica sta ripartendo, non se ne poteva più di cinema chiusi e/o di vedere sfilare in cartellone tutte le proiezioni dello scorso anno! Io ho aperto le danze in modo roboante in compagnia di Alf, FPU, ma soprattutto di un bel po’ di personaggi che mi hanno regalato due ore di puro delirio. Vediamo un po’… prima di tutto Sylvester Stallone ha fatto il burattinaio (produttore, sceneggiatore, regista e chi più ne ha più ne metta… probabilmente ha supervisionato pure i costumi!) di un film credo nato in seguito ad una gran rimpatriata dall’alto tasso alcolico in cui, in compagnia di amici/colleghi, ha ricordato i chilometri di pellicole d’azione che tutti quanti avevano in curriculum  Come spalla Stallone si è scelto Jason Statham, col quale si è dilettato per quasi due ore a dar vita ad un fracassonissimo e meravigliosamente fine a sé stesso film, che per noialtri è stato un viaggio nei mitici anni ’80, effetto quest’ultimo amplificato da un montaggio oserei dire vintage. In tutta onestà pure la regia sembrava tale, ma non abbiam capito se l’effetto fosse voluto oppure non siano riusciti ad ottenere di meglio, quindi facciamo finta di niente e passiamo oltre  Jet Li che ironizza sulla sua altezza, Mickey Rourke in compagnia di femmine scollacciate, Dolph Lundgren che si redime, Eric Roberts - il perenne corrotto, Arnold Schwarzenegger e Bruce Willis (solo per citarne alcuni), hanno di fatto interpretato i propri personaggi migliori (con tanto di citazioni ed autoironia – il momento in cui Schwarzenegger nel suo cameo conclude con “sono troppo impegnato” e la replica di Stallone sono imperdibili!) con in sottofondo una degna colonna sonora assolutamente da recuperare. Volete sapere cosa succede? Secondo voi se a meno di cinque minuti dall’inizio parte già un colpo che letteralmente polverizza il tronco del nemico, siamo di fronte ad una pellicola di grande concetto o ad una di pura evasione in cui il galateo dello scontro fisico regnerà sovrano? Esatto, buona la seconda! Quindi, ci dovremo solo rallegrare se non vedremo scene memorabili, non sentiremo nessun dialogo dal messaggio profondo - tranne un monologo di pochi minuti neanche troppo intensi in cui di fatto M. Rourke richiama il personaggio interpretato in The Wrestler - e le battute seppur banali saran tante e ben riuscite come pure le scene improbabili (degna di menzione quella in cui il sessantenne Sly pretende di rimanere aggrappato dall’esterno ad un idrovolante in fase di decollo)! Questi ipertatuati mercenari a bordo dei loro cavalli di ferro o delle auto d’epoca ribassate sono pur sempre uomini d’onore che in nome della giustizia faranno di tutto: non conosceranno paura e dolore sotto l’incessante pioggia di pallottole customizzate del diametro di una mela, cercheranno di contrastare il nemico in scontri a fuoco che ricorderanno i migliori videogiochi dei tempi andati e correndo contro il tempo faran brillare tonnellate di esplosivo che illuminerà a giorno una delle tante corrottissime isole del centro America sino ad avvilupparla in fiamme spettacolari – come nei migliori film asiatici (omaggio a John Woo?) - che peraltro non sembrano turbare più di tanto gli abitanti del luogo. C’erano quasi tutti e mi domando se Jean Claude Van Damme, Steven Segal e Kurt Russell mancassero all’appello solo perché impegnati su altri set. Speriamo di vederli nel sequel anche se la loro presenza allungherà una delle liste di stunt più interminabile che abbia mai letto in un cinema ;)
Di Admin (del 02/07/2009 @ 23:12:57 in Blog, linkato 292 volte)
Non sono un esperto traduttore nè un elemento in grado di regalare consigli e pensieri in ambito cinematografico (e non a caso questo sito si affida a qualcuno molto più adeguato di me per quelle recensioni). Stimolato da una osservazione di una delle recensioni che immeritatamente ospito, ho però deciso di farmi un giro sul web per scoprire se davvero le traduzioni dei titoli dei film affidate ai traduttori italiani siano così tremende come si mormora. Ammettiamolo, sono traduzioni orrende, a volte al limite della denuncia per danneggiamento di opera artistica. Il caso probabilmente più eclatante è quello di "Domicile conjugal", una pellicola di Truffaut che da noi fu distribuito con l'illuminate titolo "Non drammatizziamo... È solo questione di corna"... L'equivalente cinematografico di piazzare una etichetta con scritto "acqua sporca" su una bottiglia di Sassiccaia del 97. Farà forse meno impressione scoprire "City Slickers" sia diventato "Scappo dalla citta (La vita, I'amore e le vacche)", o che "Deuce Bigalow: European Gigolo" abbia avuto la fortuna di incappare in un elegante "Deuce Bigalow: puttano in saldo". E se "Falling down'" è stato storpiato fastidiosamente in "Un giorno di ordinaria follia", mantenendo almeno una certa logica in rapporto con la trama del film, incuriosisce sapere quale tipo di malattia mentale si sia accanita su chi ha tradotto "While you were sleeping" (pellicola in cui una splendida Sandra Bullock è innamorata di un ragazzo in coma) in "Un amore tutto suo", sganciando clamorosamente titolo e plot e rischiando di trasformare le aspettative in quelle di una commedia romanticona Harmony oriented. Il mio preferito? Su un forum di veri appassionati scopro che "Great expectations" (regista Alfonso Cuaròn, datato 1997) ed ispirato all'omonimo romanzo di Dickens è stato tradotto in "Paradiso perduto", come il poema di John Milton...
Infine il tanto atteso Milano Film Festival è arrivato! Quest’anno ce n’è per tutti: si può fare una vera indigestione di corti, documentari e lungometraggi. I numeri fanno impressione: stiamo parlando di 3639 film iscritti al festival (pari a 700 ore di programmazione) con integrale retrospettiva su Ermanno Olmi da capogiro, ma soprattutto da arrembaggio alla seggiola, posto che molti hanno il famoso Passi che consente il LIBERO accesso a tutte le location e proiezioni. Ecco l’incasinato diario del primo fine settimana di festival, con la speranza che i miei pensierini, andando oltre la sinossi (che è consultabile sul sito ufficiale) aiutino a scegliere. DAY 1 FUTOKOVenerdì sera inaugurazione del concorso lungometraggi in gremito (nonostante la pioggia) teatro Strehler con la proiezione di Futoko. Film giapponese comico e grottesco che narra la storia di un solitario pescatore che trova nell’armadio una donna ed un bambino. Lui buono, solo e decisamente goffo decide di accogliere i due “ospiti” inattesi. Premetto che non ho assolutamente conoscenza cinematografica nipponica e ritengo che la cultura orientale sia diametralmente opposta alla nostra. Condivido quindi la curiosità di noi europei nei riguardi di un mondo così lontano e ogni volta si presenti occasione ci accatastiamo (è il caso di dirlo) per assistere ad eventi che ci possano svelare qualcosa in più. Infatti, il primo lungo è stato preso d’assalto: certo, assai imbarazzante sentir ridere i giapponesi in sala direi 5 buoni secondi prima di noi, ma ehi, loro hanno il vantaggio di capire la lingua originale! In poche parole: fotografia che ricorda gli anni '70, pochissimi essenziali dialoghi, ottima mimica, inizio titubante, sviluppo della storia in maniera disomogenea, (un po’ schizofrenica ?) con 1° tempo molto teatrale ed una 2° parte giocata su dialoghi surreali quasi grotteschi che culminano in un finale drammatico ma rigoroso, decisamente composto a conferma della nostra idea che gli asiatici non siano strappalacrime (sarà vero o è solo una casualità?) Comunque è una storia di solitudine in cui però la disperazione è a tratti ridicola e scene come quella dell’acquisto dell’abito fashion sono talmente surreali da far dimenticare il retroscena di desolazione. Buon tentativo, regia che può crescere. DAY 2DEVIL’S BARGAINIl sito di Alf si contraddistingue per non toccare (e a maggior ragione NON schierarsi) temi politici, decisione che condivido totalmente, soprattutto in casi come questo. Sabato si è aperta la quinta edizione di Colpe di Stato, rassegna di documentari rivendicazione di situazioni agghiaccianti che perdurano da tanto (troppo) tempo e che proprio per la loro costante presenza ci dimentichiamo che esistano. Queste vogliono essere solo poche righe di supporto ad un buon prodotto, canadese (e si vede!), decisamente non low budget, che coinvolge professionisti di vari continenti, sobrio nella durata – oserei dire estremamente calcolata - un'ora scarsa, ossia il tempo necessario a dare una completa panoramica della situazione del traffico d’armi in Somalia senza iniziare a diventare stucchevole. Tentativo ottimamente riuscito di riordinare in modo semplice ed organico tante informazioni già di dominio pubblico. Mi ha ricordato molto la ricomposizione di un puzzle le cui tessere erano gettate si alla rinfusa ma a faccia in su sul pavimento. Ottimo modo per rendere il pubblico consapevole della presenza di una situazione senza dover far leva sul senso di colpa. 
CENTOCHIODIMedesimo luogo diverso genere, la proiezione serale: ossia l’ultimo film di finzione di Ermanno Olmi, che mantenendo fede a quanto dichiarato due anni fa, non fa più lungometraggi di fantasia, ma si dedica ai documentari. Data l’assenza del regista, il film è stato introdotto sobriamente dal primo attore, che sembra a tutt’oggi ancora toccato dall’esperienza. Sono fermamente convinta di non avere la forma mentis ed il background necessari a commentare questo film, riporto quindi fedelmente le parole del mio “assistente” durante questa maratona, perché ritengo siano quelle giuste che però dalla mia penna non sarebbero mai sortite: Cento chiodi sono quelli con cui un (forse troppo) giovane e bello (ma così somigliante all’immagine del Cristo arrivata a noi per il tramite della Sindone) inchioda al pavimento della biblioteca della dotta Bologna il gravame del suo sapere per cercare una vita semplice e priva di sovrastrutture tra le golene del grande fiume italiano.Olmi, forse troppo spesso enfaticamente chiamato Maestro, ci regala uno spaccato di una vita che comunemente ed erroneamente diciamo non esistere più e che invece siamo solo noi “cittadini” a non vedere (o a vedere solo al cinema), per colpa di uno sguardo recluso da palazzi troppo alti e barriere spesso autoimposte. Ed è in questo bucolico contesto tanto caro al nostro cinema (Avati da sempre, Bisio da poco) che l’anelito delle anime semplici rinviene nel nostro bel Raz Degan il Salvatore tanto atteso da sempre, in virtù peraltro della sua maestria nell’uso del Verbo conferitogli dalla sua formazione.cinema per palati semplici e di formazione preferibilmente cattolica ci racconta che l’anelito alla spiritualità di ognuno di noi può/deve estrinsecarsi nella quotidianità o sta forse solo insinuando che in fondo l’attesa messianica può trovare risposta in un uomo qualunque in fuga da se stesso?(ndr: il meraviglioso corsivo in blu qui sopra non è mio. Nè potrebbe esserlo, mi inchino. Alf) DAY 3 MENTEURA meno che sabato prossimo arrivi Noè con la sua Arca (qui la pioggia sta diventando fastidiosetta), i milanesi e gli abitanti delle zone circostanti devono andare al teatro Strehler: standing ovation per il film belga Menteur, primo lungometraggio (in concorso!!!) di un regista già noto agli abituali frequentatori del festival per i suoi corti. Da vedere questi intensi 78 minuti che ti fanno perdere la cognizione del tempo e ti regalano un customizzato calcio nello stomaco (si è proprio il caso di dirlo). Soggetto non originale (Nicole Garcia già nel 2002 affrontò tema simile ne L’Avversario*), ma decisamente attuale: la disoccupazione e la ricerca di ricollocazione nel mercato del lavoro. Ovviamente qui viene rappresentata in forma estrema: protagonista non brillante, privo di carriera universitaria, senza ambizioni, bugiardo e soffocato in famiglia dal continuo paragone col fratello di successo (aspetto questo efficacemente definito da altri come “Ritratto claustrofobico della famiglia come luogo in cui avvengono le crudeltà più efferate, catalizzatore delle frustrazioni dei padri”). Incredibile come ognuno di noi nonostante abbia retaggio differente possa immedesimarsi nel protagonista, chi per il rapporto con la famiglia, chi per lo svilimento da colloquio di lavoro con mandrie di altri candidati e selezionatori distratti che recitano sempre il medesimo copione, chi per i piccoli o grandi ritocchini del proprio curriculum vitae. Ce n’è per tutti e decisamente non si rimane indifferenti. Elogio alla fotografia glaciale che in prima battuta lascia un po’ interdetti, la cui freddezza rende ancora più intenso il film. Grande l’attore principale che nei suoi momenti di schizofrenia ha reso molto bene il dramma dell’impotenza. Buona (anche se non nuova) l’idea di trasporre in immagine i pensieri del protagonista – ammettiamolo, tutti noi almeno una volta nella vita avremmo voluto dare una ben assestata testata al nostro interlocutore. Io almeno un paio di occasioni me le ricordo bene. Finale con rivelazione che completa un’opera che ha tutte le carte in regola per dare visibilità a questo regista. (*) ndr: sull'argomento, ricordavo di aver letto un romanzo (cronaca?) davvero ben scritto, di quelli che attacchi a leggere e non riesci a smettere neppure di fronte a quelli che nella giurisdizione americana sono definiti "Act of God". Il titolo è, parimenti, "L'avversario", l'autore Emmanuel Carrère. Alf. 

(due immagini splendide, tratte dal blog cinementeur.blogspot.com) UNMADE BEDSIl fine settimana si conclude dove/come è iniziato: in un gremito Teatro Strehler con proiezione di lungometraggio di sapiente regista argentino, con buona fotografia e con buon ritmo, ma… è un costante dejà vu. Insomma se avete altro che bolle in pentola, ecco… fatelo! E’ incredibile come un film seppur ritmato e ben confezionato possa non comunicare e lasciare semplicemente senza parole. Mi rassereno: pellicola talmente insipida che, nonostante tra i vari eccessi mostri un mènage à trois, alcune persone in sala si sono addormentate. D’altra parte mi era andata troppo bene nel pomeriggio…
Un paio di settimane fa chiacchieravo con una amica, e - non mi ricordo più se parlando di calcio o letteratura - venne fuori una domanda a cui ci affannammo a trovare risposta: "che cosa è il talento"?Questa sera ho una risposta da offrire: talento è trascinare un lettore davanti allo schermo, suscitare emozione con una recensione, indurre a riflessioni e far avvertire - direttamente sulla pelle - tutte le sensazioni che un'opera cinematografica può offrire.Sono felice, felicissimo di poter ospitare ancora una Recensione di V.
A voi. In riva al mare il cielo è plumbeo, la pioggia quasi sempre battente, il vento costante e graffiante e l’unica casa presente è in ruvido cemento armato alleggerito solo da tanto freddo vetro che rende decisamente non accoglienti gli ambienti ed amplifica, come una lente, al di fuori l’impietosa stagione invernale ed all’interno la sofferenza che aleggia indisturbata. È il regno di dubbi, angoscianti segreti, sogni mai realizzati, disillusioni, passioni sbagliate, persone sfuggenti, colpi bassi, confidenze incomprensibili o truffaldine, di visite inattese o scoperte che era meglio non avvenissero. Così il dubbio cresce le incongruenze aumentano sino a rendere impossibile non improvvisarsi investigatori soprattutto quando il proprio istinto ci allerta dell’imminente pericolo in cui versiamo. E così assurdamente ci ritroviamo ad inseguire quei guai che ci perseguitavano ed ignoravamo fingendo non ci riguardassero sino ad un attimo prima. Questo e molto di più nel film scritto e diretto da Roman Polanski che sta riempiendo le sale cinematografiche italiane, spero non per morbosa curiosità di vedere cosa abbia prodotto un regista che nell’ultimo anno è stato spesso in prima pagina sui quotidiani per vicende che esulavano dalle sue abilità di cineasta - In questa epoca definita “del Grande Fratello” il dubbio sorge ahimè spontaneo… Sarebbe però un peccato perché non si godrebbe sino in fondo di quella glaciale fotografia che incornicia quell’atmosfera di Frantic che invece nostalgicamente, o forse dovrei dire magistralmente, rivive grazie ad una regia molto europea e tanto matura che ci valorizza pure un (parrebbe) sempre più poliedrico Ewan Mc Gregor. Volendo si potrebbe definire un thriller vecchio stampo, sicuramente è un costante crescendo di tensione che culmina in un colorato ed inaspettato quanto ironico finale che forse solo gli appassionati di antichi codici e miniature riusciranno a prevedere. In poche parole, BELLO e basta! P.S. per incuriosirvi un po’: secondo voi cosa accade al protagonista nell’ultima scena?
Il pezzo di A. di oggi si apre con un film di animazione, tra l'altro non diffuso in Italia. Questo ha richiamato alla mia mente buffa conversazione avuta ieri con un collega, che ha trascorso la serata a convincere i suoi due bimbi ad andare al cinema a vedere Toy Story 3. Inutile sottolineare che l'unico scopo era la visione del film da parte della coppia di genitori... 9Può un film d’animazione, ma pure ogni altro tipo di film, essere bello anche se non tecnicamente perfetto? Anche se non sfavillante, preciso in ogni dettaglio e all’avanguardia sotto ogni aspetto estetico? In una pellicola la cosa importante è il messaggio che vuole trasmettere in qualunque modo lo faccia? Di questi tempi sembra che un film debba necessariamente essere bello esteticamente, ma povero di contenuti. Vi prego di non perdervi questo piccolo gioiello dell’animazione che dimostra come si possa parlare di argomenti profondi, seri e lanciare un messaggio senza retorica seppur senza budget a livelli di Pixar o DreamWorks. Questo è un esempio di come il talento di un regista possa attirare l’attenzione di due grossi nomi (Tim Burton e Timur Bekmambetov) e grazie al loro supporto riuscire a fare qualcosa di diverso. Il tono dell’opera è crepuscolare, a tinte forti, con un atmosfera cupa e terrosa, le scene d’azione sono di grande impatto e l’animazione anche se digitale ricorda molto la stop-motion tanto bella ma ormai quasi dimenticata. I personaggi sono quasi horror, inquietanti e poco adatti a un pubblico giovanile. Tutto questo crea una tipica fiaba nera per adulti ma, secondo me, anche per bambini che hanno voglia di scoprire qualcosa di un po’ diverso dal solito.Nota: sembra che il film esca anche in Italia, direttamente in home video senza passare per i cinema. Ad agosto sarà disponibile a noleggio ed a fine settembre in vendita e se a qualcuno può interessare appena avrò notizie più precise ve lo farò sapere
Ed ora concludiamo con una risata grazie ad altro film non conosciuto Lesbian vampire killersun titolo che è tutto un programma, non vi pare? Questa pellicola è bellissima nel suo essere rudimentale!!! Due ragazzi si ritrovano in un villaggio colpito da un'antica maledizione, legata ad una terribile vampira. Nel loro cammino incontrano delle ragazze con cui far festa a suon di birra e spinelli e altre che vorrebbero “fargli la festa” con sangue e sacrifici. Il film ha nella sua trama tutto il suo potenziale che purtroppo si perde più o meno per strada. La comicità sottile in stile inglese, le battute a sfondo sessuale e quel ridicolizzare certi stereotipi del genere non vengono proprio sfruttati al pieno delle possibilità ed è un peccato vista l’abbondanza delle premesse. Il film, risulta tutto sommato, piacevole da vedere e strappa qualche risata. Purtroppo chi si aspetta di vedere altri tipi di strappi rimarrà deluso…
Ci si può ancora sorprendere per le recensioni di V.? Si, quando leggi l'ultima arrivata in mailbox, e sai già che avrà una formattazione curiosa, e sobbalzi uguale. Questo corsivo, come gli altri, è mio.
Toccasana dopo 10 giorni di stordimento da Milano Film Festival che, diciamocelo, è stato faticoso sia per gli occhi (ho toccato picchi di 6 ore quasi consecutive di proiezioni) sia per la mente (tutte le pellicole erano impegnate, o per lo meno tentavano di esserlo!). Ora cambiamo genere. Come al mio solito ho evitato di guardare trailer o leggere critiche per non crearmi aspettative, quindi ora ho bisogno del vostro aiuto per colmare le lacune della mia finta wiki-guida al film Domanda: voi sapevate che vuol dire il titolo? IO NO! Allora cos’è??? Una super segretissima e fichissima squadra che possiamo scordarci esista nella realtà. Chi sono i componenti? Sotto il comando del generalissimo D. Quaid (secondo me in certi tratti del film gli veniva da ridere…) ci sono solo gnocche da urlo che combattono meglio di Nina e muscolosissimi macho men che hanno oltre ai muscoli un cuoricino che batte e (grazie al cielo) tanto umorismo. In perfetta linea coi tempi, ovviamente i ragazzi sono il meglio del meglio del pianeta, meltin pot di culture, tutti perfettamente integrati, comprensivi e collaborativi - alla faccia del razzismo! Alt, alt, fermi tutti! Qui era pieno di gnocca, e io dove cippola ero? Ah, aspetta, rileggo e vedo che c'era anche abbondanza di masse muscolari mascoline perfettamente scolpite... Cosa fanno? Proteggono e all’occorrenza salvano il mondo dal pazzo di turno che vorrebbe farne coriandoli, ovvio! Come? Mediante inseguimenti rocamboleschi, sotto una pioggia di pallottole di Dio sa quali e quanti materiali, con frequenti corpo a corpo (i belloni sono inguainati in tecnologicissime tutine – ne voglio unaaa), danneggiando chilometri di asfalto, saltellando su file e file di veicoli, trapassando mezzi pubblici in corsa e frantumando dozzine di vetrine dei negozi più in delle città più cool del pianeta, ma pure prendendo “in prestito” velivoli parcheggiati nelle grotte tra i ghiacci del Polo e facendo diversi giretti nel sottosuolo (ma solo quando necessario ;)) a cavalcioni di razzo-trivelle. Ah eccccccco. Ora ricordo: sparatorie, pallottole, combattimenti a mani nude e a mani inguainate. Ci arriverò, eh, un giorno. Confesso che questa modalità di recensione in domanda e risposta mi prende assai. Chissà che non la si riproduca in un prossimo futuro... Ma il plot? E’ un classico dei classici: apertura con furto di arma segretissima della Difesa mediante super-fanta-tecnologica incursione dei cattivoni. I buoni sotto attacco (poveri tapini) vengono salvati dai nostri eroi e il film prende il volo (eh eh eh). Finale con prevedibile (a me ha ricordato X- Men) scoperta e relativa “incarcerazione” del cattivo, redenzione di coloro che erano soggiogati dal male e con accenno al fatto che se tutto va bene questo era solo il primo capitolo. Ovviamente effetti speciali da urlo e ritmo adrenalinico. Che dire se non che è un perfetto prodotto all’americana: un trionfo dei buoni sentimenti. Ah, ovviamente il mondo è stato salvato dall’ennesima minaccia! Mi è rimasto un dubbio, però! Dopo la fase ammazza-il-nazista, l'era dei russi-cattivoni, e la ricerca di un nuovo nemico negli alieni-bastardissi... qui i cattivoni di che provenienza erano? DEVO saperlo E voi? Ora è il vostro turno (!) anche perché a me è parso di vivere in uno dei migliori videogiochi, quindi il dubbio è: il film è prodotto da una casa di videogames, ma il gioco è precedente o successivo (cosa che oramai accade spesso)? Aspetto il vostro contributo.
Dopo un periodo di inattività in questi luoghi, ma non nelle sale cinematografiche (un giorno forse prenderò coraggio e vi racconterò quali e quante “perle” da dimenticare ho visionato in questi mesi…), ora mi sento pronta a condividere la mia ultima analisi ossia: perché non dovremmo vedere Avatar e soprattutto perché ciò non accadrà mai Ho trovato almeno dieci buoni motivi: 1. perché è stato scritto oltre una decade fa (e si vede!), ma al momento della realizzazione erano tutti troppo presi dalla creazione di nuove fantasmagoriche macchine da presa per dedicarsi ad un allineamento di essa col mondo qui fuori che negli ultimi anni si è un bel po’ evoluto; 2. perché ci siamo tutti (di sicuro tutte) rotti di storie in cui il protagonista sia un “manzo” con mascellone e tratto somatico che faticheremo a riconoscere nella sua prossima prodezza cinematografica; 3. perché nonostante l’incontrovertibile tripudio di effetti speciali, i nostri occhi si stanno già abituando ai poco fashion ma necessari occhialini 3D, con la conseguenza che percepiamo solo pochi effetti come strabilianti e … beh … ci domandiamo se fosse proprio proprio necessario fare il film in 3D – dubbio, ma quando uscirà in formato per noleggio/ vendita dovremo cambiare il televisore oppure sarà banalmente in 2D? Ci accorgeremo della differenza? 4. come se non bastasse, perchè con lo scoccare della seconda ora di visione gli occhi iniziano inesorabilmente a lacrimare rendendo l’immancabile scontro finale non avvincente bensì un interminabile supplizio! 5. Perché ci si domanda se sia Pandora ad aver dato i natali alla tecnologia LED - è un susseguirsi di arbusti, fiori, rami che si illuminano al passaggio dei nostri beniamini – oppure il main sponsor abbia fatto una gran bella pressione ;) 6. perché il ricordo dell’Era Glaciale 3 (in 3D!) è ancora vivido nella nostra memoria dato che è di pochi mesi fa e ci è piaciuto un sacco --> e questo mi porta al prossimo punto: 7. perché le opere di Quentin Tarantino sono veri omaggi ai suoi idoli che l’hanno e lo ispirano in continuazione, mentre in questa pellicola i tributi ai film che hanno contribuito a fare la storia del cinema sono un po’ troppi e si dubita che siano delle scopiazzate: per fare qualche esempio, l’incursione aerea di Apocalypse Now, il colonnello di Full Metal Jacket, i robot di Transformers e… la sigla finale di Titanic (e no … l’auto celebrazione no!) 8. perché ci siamo rotti di venir sempre rappresentati come degli insensibili, trogloditi, retrogradi, rozzoni che invadono gli altrui spazi/pianeti (intanto a chi frega del luogo, il concetto non cambia) per pura avidità trincerandoci dietro la presupposta violenza delle popolazioni locali che ai nostri ignoranti occhi paiono poco inclini ad assecondare le nostre esigenze. Ma poi ( e te pareva) tra noi ci sono pochi che comprendono e ci riscattano sposando la causa dei padroni di casa combattendo i propri simili – uffaaaa 9. perché quando si legge che le sale cinematografiche sono gremite esclusivamente di neo ventenni ci dovremmo porre delle domande 10. perché l’unico vero enorme merito di James Cameron è di aver creato nuovi strumenti per fare cinema che permettono agli attori di animare dei disegni ed al regista di vedere in tempo reale il lavoro finito – chapeau! In definitiva, sono cosciente che la curiosità ci porterà tutti al cinema a vedere Avatar, ma sono contenta di poter stare tranquilla per almeno una decade - n.d.r. tempo medio che intercorre tra le opere di Cameron 
A. oramai può camminare con le sue gambe e non ha più bisogno di grandi introduzioni. Questa settimana ha deciso di segnalarci novità in noleggio che casualmente sembrano tutte legate dal non farsi aspettative, quindi ecco i primi due suggerimenti - si si non finiscono qui V.Legion se ci si avvicina a questo film in tono serioso o aspettandosi chissà quale capolavoro epico, la delusione sarà cocente, niente di più diverso si presenterà ai vostri occhi e, se avrete voglia di terminarlo, vi mangerete le mani maledicendovi per la “boiata” che avete appena preso. Ma se, cosa molto più furba, mettendovi comodi sul divano vi libererete di tutte le aspettative e di tutti i pregiudizi e affronterete il film con occhio rilassato, cercando di percepire nel migliore dei modi quello che la pellicola ha da offrirvi, beh... continuerete a mangiarvi le mani per la “boiata” che avete preso (!) ma, come piccola differenza, avrete la sensazione di aver visto qualcosa di piacevole, che vi ha regalato qualche risata e un’oretta e mezza di tranquillità. Un film quindi, tutto sommato, simpatico e divertente.
Chloepellicola passata completamente inosservata sia in patria che da noi, al cinema è rimasta pochissimo e se pensate di vedere una torbida e scandalosa storia di intrighi amorosi stile “attrazione fatale” oppure di vedere un paio di belle donne (una molto giovane e appena lanciata nel firmamento delle star e un’altra già molto “navigata” ma che rimane pur sempre una gran bella donna) rimarrete molto delusi. Il film non è né “quel torbido intrigo scandaloso” né un soft-porno pieno di scene di sesso a non finire. Si avrà davanti una storia che scorre in maniera tranquilla, “senza infamia e senza lode”, che non ha nulla di particolare da dire ma in cui, probabilmente, ognuno trova qualcosa di personale per trarne una propria conclusione. Non lo conoscete? Volete sapere chi sono queste attrici che vi ho citato prima? Recuperatevi il film!!!
Poi dici che non sono spettacolari, questi due.
Dici "Di chi parli?", ti dico "Di V. e FPU".
Che sono andati insieme al cine, e hanno visto "Vendicami", di Johnnie To. Si son guardati e han capito che era il caso di farci sopra una doppia recensione, in cui ciascuno dei due - all'insaputa dell'altro - scrivesse le proprie impressioni sulla pellicola.
E me le hanno mandate nello stesso preciso istante, senza sapere ancora cosa ne avesse scritto l'altro. Escludendo gli sguardi di FPU, che V. ha dimostrato di saper interpretare efficacemente, prevedendo i toni positivi della sua recensione.
L'unico modo per presentarle così affiancate - perchè non sarebbe stato giusto piazzarle una sotto l'altra, se capite cosa intendo - era questo. Mi ha fatto perdere un paio di diottrie e tre cazzotti a fotosciiiop, ma ne valeva - decisamente - la pena. Andiamo: FPU a sinistra, V. a destra.
Per me, che sono un inguaribile romantico, Robin Hood è soltanto uno: la volpe del cartone animato Disney, accompagnato da una meravigliosa volpettina-Marian, dagli occhi penetranti e coda fulva.Little John? Uno spettacolare orso bruno. Lady Cocca? La dama di compagnia di Marian è una gallina, misteriosamente non concupita dai volpastri. Fra Tuck? Un pio tasso in saio. Aspettavo quindi con ansia la recensione di V., che si è immolata per la visione in totale anteprima del film che aprirà il prossimo Festival di Cannes. E, come sempre, non ne sono rimasto deluso...P.S. Abbiamo preparato anche un piccolo sondaggio, che trovate sulla spalla destra del blog. V O T A T E !!! Ho preso una decisione, d’ora in avanti farò la commentatrice: non è possibile che tutti i film che ho visto recentemente si commentino in poco più di un paragrafo! Prevedibili? Banali? Oppure sono io in balia di uno stato confusionale senza rimedio? Fatto sta che qualcosa non torna. Facciamo un esempio, ieri mattina sobbalzo dalla seggiola con rischio di severe ustioni alla lettura che con ben due giorni di anticipo i palinsesti dei cinema milanesi offrivano il film che aprirà l’imminente Festival di Cannes, poche ore dopo mi catapulto nella più vicina sala a conoscere il nuovo Robin Hood Versione 4.0 e… ci risiamo! Sarò io ad avere oramai una gran bella confusione in testa ricordando il giocoso La Leggenda di Robin Hood interpretato da Errol Flynn e l’assai più stucchevole ed inespressivo Kevin Costner nei panni del Principe dei Ladri, in un passato ben più recente, ma fatto sta che mentre ancora stanno scorrendo i titoli di coda di quest’ultima versione della leggenda di Robin Hood io son attanagliata da un dubbio: la oramai consolidata coppia Ridley Scott – Russell Crowe hanno fatto un buon lavoro o un ben ritmato ma colossale “minestrone”? Vediamo: pellicola di fatto lunghetta, che propone differente visione della storia, cadenzata da una ben ritmata colonna sonora (sta incalzando pure me a scrivere, quindi diamole atto che sia azzeccata), di imperante color verde, in cui galoppano costantemente cavalli bianchi, in groppa ai quali impavidi arcieri dominano una scena spesso assai belligerante, in una Inghilterra alle prese con un incapace neo-Re Giovanni, succeduto al fratello Riccardo morto sulla strada verso casa dopo dieci anni di Crociate in Terra Santa, che opprime e mente, per salvarsi la pelle, ai sudditi sull’orlo della rivolta. Se ci astraiamo per un attimo e sostituiamo i meravigliosi esemplari di purosangue con delle bighe, la verde contea di Nottingham con la rossa terra del centro Italia, le bianche scogliere di Dover con il Colosseo di Roma, abbiamo (ahimè) un Robin Hood decisamente gran condottiero nel rendere inespugnabili le coste della amata terra natia, ma molto (troppo) Gladiatore. E così sorge il dubbio che, nonostante il prodotto sia buono e la prospettiva innovativa, la pellicola sia clamorosamente banale e io rimango senza parole mentre son cosciente che farà il pienone.
Questa sera parliamo di film inquietanti! Ci son due categorie: quelli che son tali solo nel battage pubblicitario e non riusciamo a comprendere come il passaparola non faccia cambiare questa etichetta nell’arco nella prima settimana in sala e quelli che son veramente tali.Ecco cosa ci suggerisce A.V.
Paranormal Activity
uscito da un po’ ma merita la vostra attenzione se non volete perdervi il caso cinematografico del 2010. Capita che alcuni film escano dal nulla e chissà come mai ottengano molto al box office, andando avanti grazie al passaparola. A questa pellicola è capitato un po’ in tutto il mondo! Molti sono usciti dal cinema ridendo e imprecando per la cavolata cui avevano assistito, ma ormai il biglietto era stato pagato e per quanto potessero parlarne male agli amici il tam tam mediatico è stato talmente forte che il film è andato avanti. Ora se vi siete rifiutati di vederlo sul grande schermo, prenderlo a noleggio potrebbe essere una buona occasione per capire il perché del grande successo. Il film è tutto fatto a mano, con la telecamera che barcolla dando quel sano senso di nausea che amiamo andare a cercarci (!!!). Credo che tutto stia nella sensibilità della compagnia: se lo si vede con un gruppo di “scimmie urlanti”, che ridono di continuo e trovano del ridicolo in ogni cosa che appare sullo schermo, difficilmente vedrete il film in un contesto propenso alla serietà ed alla suggestione; però, conoscendo gente che da piccola ha avuto paura del buio (molta!), avverto gli eventuali spettatori sensibili che ciò che viene proposto ricorda probabilmente molti di qui momenti di infanzia non piacevoli e questo al di là del valore artistico. Ci sono infatti aspetti inquietanti (porte che si muovono da sole, ombre che appaiono sul pavimento, rumori di passi nelle altre stanze…) che, se presi per quello che sono, posso disturbare chi è propenso allo spavento. Ma ammetto che ve lo consiglio proprio per questo e spero di far iniziare una discussione sui vari temi del film. Che cos’è la paura? Credi a certe cose? Ti spaventa quello che hai visto? Perché certi film esplodono e diventano dei fenomeni? In che tipo di società stiamo vivendo? Troppe domande per un film che una volta visto vi farà dire “che cavolata!”?
Exam: sconosciuto ai più e… semplicemente inquietante! Particolari sono quei film di denuncia sociale che cercano di analizzare uno condizione che pian piano sta dilagando (gente sempre più attaccata alla tv e ormai assopita da milioni di reality show ...) e sta portando la società ad essere malata (quasi marcia) e le persone a non capire più nulla. Spesso queste opere non mostrano tale condizione con leggerezza e simpatia, ma lo fanno in modo tanto pesante per scuotere gli animi e risvegliare le persone dal torpore (anche perché denunciare qualcosa sottovoce non verrebbe sentito da nessuno). Possiamo annoverare a questo filone “The Experiment” (2001), “Cube” (1998) e appunto “Exam”. La trama? Otto candidati, rinchiusi in una camera sotterranea, sostengono un esame di assunzione per una posizione prestigiosa; il foglio delle domande è completamente bianco ed hanno 120 minuti per rispondere. Cosa fare? Cosa si è disposti a fare per ottenere quell'impiego? Pregevole il valore tecnico dell’opera, la bellezza con cui viene raccontata una storia che si svolge in un solo ambiente (la stanza dell’esame) e con soli dieci interpreti (tutti molto bravi). A volte bastano davvero pochissime cose per rendere una pellicola bella ed interessante! Sono infatti sufficienti inventiva ed originalità espressiva: l’interesse sarà sempre alto e la noia non travolgerà. E sia ben chiaro, questa è una botta allo stomaco! Alla fine ogni cosa vi sarà chiara (ma non sperate di ricevere tutte le risposte!) o meglio tutto avrà un “suo perché” ed una sua morale. Chiudo con una piccola nota: il film non è americano ma britannico

(la premessa, nel mio solito fastidioso corsivo, è che di Recensioni di V. ne ho ricevute oggi la bellezza di due. E senza neanche insistere troppo. Ok, questo non è vero, ho dovuto fare le scenate di un editore di serie alle prese con lo scrittore in ritardo con la consegna, scena già letta in mille libri e vista altrettanto.Dov'è la seconda recensione? Per questa sera me la godrò soltanto io, ed è bellissima)
Inaspettata sorpresa dello scorso sabato sera milanese, al cinema sotto casa meravigliosa proiezione alle 21.30 di TRANSFORMERS II. Avrei dovuto insospettirmi per l’orario curioso, ma ex post dico orgogliosissima: chi se ne frega! Come ogni secondo episodio, si entra in sala con il timore (talvolta la certezza) che si stia per vedere una pellicola che non sarà mai all’altezza della precedente nonostante ogni secondo atto venga costantemente presentato alla stampa affermando con orgoglio che si sono superate le aspettative, perché “vogliamo soddisfare il nostro affezionato pubblico e questa volta lo stupiremo” e via dicendo. A qualcuno risulta che ciò avvenga frequentemente? Spesso quando il sequel supera il primo è solo perché il precedente film era zoppicante, con storia e/o regia troppo deboli, insomma si corregge il tiro – tutto qui. Curiosi? Ok, allora… Dio mio che esaltazione, sono uscita dal cinema con sedere, cosce e polpacci r i g i d i per la troppa tensione accumulata. Film che ha “decisamente superato le aspettative”: si apre con cruenta battaglia e si chiude con il cast tutto ammaccato robot compresi! Ore di costante battaglia, grandi corse, fiumi di pallottole e missili, ferraglia di varia natura che piove da ogni dove, il tutto corredato da battute che ben ritmano e danno valor aggiunto ad un film che altrimenti diventerebbe un “lungo videogioco per adolescenti dall’ormone impazzito” (frase non mia ma molto efficace…). La computer grafica fa veramente miracoli, ma se ad essa affianchiamo uno strampalato J. Turturro (non oso immaginare quanto si sia divertito), una giovane promessa del cinema americano quale S. LaBerouf (speriamo che NON faccia la fine di R. Phoenix) e una bomba sexy come Megan Fox sotto la direzione di M. Bay direi che il risultato è un gran film di guerra ambientato in ipotetico presente. Insomma pura adrenalina senza rinunciare all’evasione tipica del genere. Scena impagabile di J. Turturro che abbarbicato su una piramide comunica ai marines la presenza di “un robot che sta ristrutturando una piramide”. Amanti del genere non siate restii … io nel mentre attenderò il terzo episodio già in lavorazione 

Incredibile! Sembra esista un B-movie partorito dalla fantasia di qualcuno!V.Blindato:
ha un grande pregio; non è un remake, non è un reboot, non è tratto da un cartone, da un videogame o da una serie di figurine (ma so già che probabilmente verrò smentito da qualcuno), quindi essendo una storia nuova è meritevole della vostra attenzione. Tuttavia rimane la solita americanata, casinista e con personaggi macchietta. È pieno di attori simpatici che sicuramente avrete visto in altre pellicole/ produzioni di cui non ricordate il nome. (A me è piaciuta un sacco l'ultima frase: sono il tipico spettatore che guarda un attore e dice "dove cavolo l'ho visto questo attore", attirandosi sguardi irati e/o stupefatti dagli amici)
Di Admin (del 03/08/2009 @ 22:03:34 in News, linkato 183 volte)
Anche per i profani del genere come me, alle parole "Festival del cinema" si associano immediatamente tre città: Venezia, Cannes e Locarno. Infiltrandomi amabilmente in forum di appassionati, colgo diverse particolarità che fanno di Locarno un festival davvero unico: la collocazione, prima di tutto, inserita anche geograficamente in una sorta di crocevia fra cultura italiana, tedesca, francese. E' come se Locarno abbia voluto evidenziare che l'apertura dei confini, il dialogo, le differenze siano la culla ideale per lo sviluppo di qualsiasi forma culturale. E' un elemento che mi colpisce, anche considerato che provengo da una zona della nostra patria che ha saputo rendere vitale e positiva proprio l'incrocio quasi naturale di tradizioni e storie tanto differenti fra loro. Questa apertura mentis rende omaggio ad una seconda particolarità del Festival di Locarno: l'attenzione a registi indipendenti e a nazioni di tradizione cinematografica meno celebrata. Aggiungiamoci che Locarno vanta lo schermo all'aperto più grande d'Europa, e che il colpo d'occhio di Piazza Grande durante una proiezione è francamente impressionante persino in fotografia. Perchè tutto ciò? Perchè questo sito festeggia una straordinaria possibilità: ebbene sì, per voi che le adorate e soprattutto per me che non smetto di rileggerle, Le recensioni di V. ci scriveranno direttamente da Locarno! Restate sintonizzati.
Con il solito stile A. questa sera provoca un pochino su più fronti… magari siamo fortunati e qualcuno animerà una discussione V. Colpo di Fulmine
Tipico esempio di pellicola a cui hanno cambiato il titolo da “I love you Phillip Morris” ad un più banalotto “colpo di fulmine”. Mi chiedo, perché? Problemi di omofobia? Siamo cosi bigotti da “censurare” un titolo in cui si accosta l’amore verso un altro uomo? La questione del cambiare i titoli dei film va avanti da veramente tanto tempo e non se ne viene mai a capo: c’è chi dice che è sbagliato, chi preferisce avere titoli italiani e basta, chi lo lega a un discorso di marketing, boh…quindi ora parliamo del film. Penso che tutti, o quasi, abbiano visto i trailer in giro e che si siano fatti un’idea del genere a cui appartiene. Commedia? Uno dei soliti film di Jim Carrey in cui fa lo scemo? Si, possiamo vederlo cosi, a un primo impatto, infatti se vi dicessi che il film va ben oltre? Che è una bellissima storia d’amore? Che vi mostra cosa un uomo può arrivare a fare per la persona che ama? Che l’ultima mezz’ora è tutto tranne che una commedia? E qui ci agganciamo ad un’altra questione spinosa: è giusto catalogare un film come commedia o drammatico o azione? Perché non può essere ogni genere e nessuno? E quei pochi che si azzardano a rompere gli schemi perché vengono guardati male e catalogati come “indecisi sul genere”? Vi ho un po’ incuriosito? Sia ben inteso, il film non è cosi bello da non meritare le molte stroncature che ha ricevuto e devo ammettere che non ha una direzione ben precisa, però una visione in home video si, può valerne la pena.
Film che essendo uscito in quel di febbraio mi ero persa, probabilmente privilegiando qualche polpettone che poi ho demolito da questa stessa finestra, e che quindi come da tradizione ho recuperato all’arrivo della stagione estiva quando la distribuzione cinematografica si gode le ferie. L’ultima prodezza del regista Radu Mihaileanu, apprezzatissimo per Train de Vie (che non ho ancora visto), pare voglia ironizzare con maggior intelligenza possibile sulla situazione russa post guerra fredda, che sembra essere a ben vedere ancora visibile ai giorni nostri. Con l’ausilio delle note del concerto per violino ed orchestra di Tchaikovsky, quasi a ricordarci che quella terra ha dato i natali e/o ospitato non solo dittatori ma molte menti illuminate della cultura, ci viene mostrato uno spaccato popolare delle conseguenze della politica di Breznev. Ne emerge però una immagine gretta, grezza, anacronistica, vergognosa di una società che non ha più molto di glorioso, ma sarà vero? Ricordando al pubblico i campi di lavoro in cui gli oppositori al regime trascorrevano i restanti giorni della propria esistenza e mostrando un occhio di riguardo per gli artisti (soprattutto ebrei) che son stati spesso agnelli sacrificali di un regime ottuso che doveva controllare tutto ed avere un capro espiatorio a giustificazione delle proprie repressioni, prende forma il racconto di come un manipolo di ex musicisti, oramai emarginati da troppi anni, riesca rocambolescamente a sostituirsi non di meno che ad una decadente orchestra del Bolshoi per riscattarsi in territorio francese del torto subito trent’anni prima. Fa quasi tenerezza, è troppo stereotipato persino nel doppiaggio, strappa qualche sorriso, ma è a tratti difficoltoso da comprendere! Antichi misteriosi ricordi che parrebbero preludio di un finale scontato, si salvano in corner, durante gli ultimi minuti della pellicola, con soluzione che sicuramente ha una ottima leva nel pubblico di matrice cristiana: il senso di colpa del protagonista, quella "cattiva coscienza" che secondo Nietzsche ha origine dal concetto di debito, di compensazione di un danno che qui è la sorte di una violinista che segna la fine di un’epoca ma che a me puzza di estremo rimedio per ottenere il consenso dell’Europa così detta colta. Per fortuna, che tra lo sconcerto de Il Concerto, a sorpresa (per lo meno per me) troviamo la magnetica e convincente Melanie Laurent recente interprete di Shosanna Dreyfuss nei “Bastardi” di Quentin Tarantino! Film sopravvalutato o regia che deve crescere?
Con rammarico scrivo questo post, indirizzandolo idealmente alla persona con la quale ho condiviso la crescita di C. Eastwood regista, in quanto questa settimana ho visto la sua ultima opera ed è stata una doccia gelata. Sai, inizialmente non ho neppure più riconosciuto la sua mano! Infatti, solo a metà film, dopo innumerevoli sforzi per tenere la mente occupata onde evitare di fare la medesima fine del mio vicino di poltrona (sprofondato tra le braccia di Morfeo) ho associato ad Eastwood la pellicola e mi è calato lo sconforto. Dico questo perché da persona ideologizzata quale sono, puoi immaginare quanto mi costi demolire film di autore che ha spesso incontrato il mio gusto e ha dimostrato crescita costante, contribuendo sicuramente ad alimentare la mia passione per il cinema. Ho sempre sostenuto che Clint Eastwood con la maturità fosse assai migliorato e le sue opere di regia fossero inaspettate perle per il pubblico e per lui un modo assai gradevole -e decisamente remunerativo ;) - per non subire la “pensione” forzata come spesso è accaduto ai suoi colleghi una volta arrivati a maturità, ma da oggi ho qualche dubbio… Credo che Eastwood senta l’avvicinarsi progressivo del giorno del giudizio e non lo stia vivendo serenamente, altrimenti mi spieghi come siamo passati dalla spietatezza di Unforgiven ad un imbelle buonismo di Invictus?!? Siccome mi irrita doverlo ammettere, lo dico tutto in un fiato: prima parte insipida e seconda addirittura melensa (!) farcita di intrecci multietnici di mani, frasi buoniste, movioloni anni ’80, abbracci ed in generale immagini (pseudo) strappa lacrime. Se poi ci soffermiamo sulla storia possiamo metterci le mani nei capelli: non era biografia su Nelson Mandela e neppure film politico che mostrasse da inconsueta angolatura l’incertezza, l’angoscia e la violenza di quegli anni in cui una popolazione è passata repentinamente da Conquistatrice e Dominatrice a semplice minoranza etnica in terra straniera. Immagini cosa deve essere stato veder crollare tutte le certezze ed essere circondati da gente che serba (molto) rancore? Addormentarsi alla sera senza sapere se ci si sveglierà alla mattina seguente? Da morire di paura prescindendo da giudizi di merito. Ovviamente a questo punto è chiaro che non fosse neppure un documentario su evento storico “bizzarro”, ma ahimè purtroppo non era neanche film sul rugby. Oltre a non aver ancora capito le regole del gioco o più banalmente la sua logica, Matt Damond nei panni dello storico capitano dei Verde-Oro è stato talmente convincente che gli suggerirei di studiare con attenzione Any Given Sunday e, dietro lauto compenso, di chiedere ad Al Pacino qualche lezione privata! Ora non mi si eccepisca che sia difficoltoso fare un buon film sportivo, perché mi domando: ricordo solo io Ogni Maledetta Domenica - Any Given Sunday, il tanto apprezzato dalla popolazione giovanile Sognando Beckam, lo storico Rocky o ancora i premiatissimi Fuga per la Vittoria di John Huston e Toro Scatenato di Martin Scorsese?!?! Credo che il quesito irrisolto sia: perché è stato fatto questo film? Che messaggio voleva veicolare? E’ tentativo mal riuscito di promuovere i mondiali di calcio oppure aveva significato più profondo? O ancora, qualcuno cerca il perdono? Alle persone che uscendo dallo spettacolo precedente hanno proclamato con convinzione che questo film dovrebbe essere proiettato in tutte le scuole chiederei quindi di argomentare: al momento io ho solo la sensazione di aver perso il mio tempo e …un regista
Se tre persone commentassero contemporaneamente, all’insaputa degli altri, il medesimo film il post come risulterebbe? Giudicate voi…  Il film della discordia è Shutter Island: campione di incassi al botteghino, grande produzione Hollywoodiana, regia decisamente imponente, cast di primo livello e tutti i normodotati che conosco l’han visto e ne son rimasti rapiti. E io? Perso al cinema, al videonoleggio non avevo più speranze (anzi, suggerisco istituzione di una waiting list a supporto di questi casi!) ed alla fine mi è stato omaggiato in fashionissima versione bluray, ma per oltre un mese sembrava vi fosse una maledizione: ogni volta che mi accingevo a visionare la pellicola accadeva qualcosa di più urgente e/o sensato da fare. Ieri ho detto basta. Ore 1.30 del mattino, complice il silenzio tipico delle notti di agosto in città, ho infine fatto partire il lettore che non sapevo ancora mi stesse da giorni e giorni proteggendo. Ma chi ha pensato lo screenplay credeva che gli spettatori stessero per la prima volta scoprendo il magico mondo della celluloide e del cinematografo??? Ammetto che la fotografia fredda ed impeccabile abbia ben supportato il thriller (perché così è stato catalogato, ma pensa un po’…) e che gli attori sapessero fare il proprio mestiere (e ci mancherebbe altro!), ma usare dal secondo minuto il trucchetto dei rumori in crescendo con esponenziale aumento del volume sino a diventare assordante durante i lunghi primi piani così da far spaventare lo spettatore non è più accettabile da almeno 20 anni! Se poi ripenso alla trama mi viene lo sconforto: talmente debole, ampiamente usata (oh toh, La sindrome di Medea... che novità!), prevedibile che per far diventare un lungometraggio ciò che poteva restare un ammasso di ciack ha attinto dalla filmografia thriller a tinte forti spingendosi sino all’horror! Sia ben chiaro di qualità, però non cercate di convincermi che siano tutti tributi a Gothika, ma soprattutto the Ring quelli che ho visto ieri, perché ho delle difficoltà a crederlo. E mi fermo qui solo per passare la palla ad Alf che nonostante non sia un fanatico del genere non mi pare abbia avuto degli incubi – io non ho ricevuto sos notturni e voi? ;)
Definirmi un "non fanatico" del genere è riduttivo: nella normalità dei casi, ogni aggressione quasi zombesca dietro le spalle del protagonista ed ogni cadavere che apre improvvisamente gli occhi mi avrebbe fatto piagnucolare come un cucciolo di labrador lasciato fuori dalla porta della camera. Il fatto che ognuna di queste scene fosse anticipata con una precisione da prestigiatore mi ha reso il tutto più sopportabile, acuendo al contempo la sensazione che l'originalità non fosse esattamente il punto di forza della pellicola. Nella mia - ridottissima - esperienza di spettatore, ho sentito riecheggiare frammenti di Memento (che mi piacque da morire!) e sospiri di "Twin Peaks", che ricordo invece con lo stesso terrore di Homer Simpson davanti alla tv in questa scena
Massimo rispetto per A. che invece ha gradito lo spettacolo anche se ammette (anzi sottolinea) che si tratti di visione impegnativa:
Film adatto a chi abbia voglia di far funzionare il cervello. Ormai siamo atrofizzati da pellicole “fotocopia” una dell’altra che si differenziano solo per il numero di cadaveri e che spiegano troppo. Qui invece, lo spettatore dovrà faticare almeno un pochino, verrà infatti accompagnato in un viaggio visivo in cui a tratti sarà libero di muoversi da solo. Esistono pochi film non lineari dove per "unire tutti i puntini" bisogna fare cotanta fatica. Questo è un esempio di storia difficile da seguire, poi, magari, si riuscirà ad intuire il finale prima del dovuto, ma vi assicuro che il regista ha fatto bene il proprio lavoro. Consigliato a tutti coloro che sono in vena di serata "impegnata". Nota: film tratto da un bellissimo libro che avevo letto ed il fatto che la trasposizione cinematografica non abbia annullato la bellezza del romanzo è ulteriore punto di forza unitamente alle garanzie che solo nomi come Scorsese e Di Caprio possono dare.
Mks riesce sempre a prendermi in contropiede, dopo la passionale ma pur sempre stroncatura che ha riservato a La Finestra sul Cortile temevo che con Casablanca usasse la roncola! Invece no. E di nuovo non posso aggiungere nulla perché, in questo caso, con poche frasi è riuscito a trasmettere tutta la magia che solo i film in bianco/nero riescono oggi come allora a comunicare ed alla quale personalmente non riesco facilmente a rinunciare, perché –ammettiamolo- per un paio di ore ci si sente sull’isola che non c’è…V.
MORALE: NON ANDATE A CASABLANCA DURANTE LA 2a GUERRA MONDIALE. (SPECIE SE CI SONO ANCHE I NAZISTI E NON SIETE INDIANA JONES…)
Innanzitutto la solita premessa, che mi farà apparire noioso: guardare un’opera di qualche decennio fa comporta (quantomeno) il tentativo di liberare la mente da ciò che siamo abituati a vedere, da paragoni di qualsivoglia genere, da preconcetti e quant’altro, soprattutto se ciò che andiamo a vedere è un film “cult”, questo perché potremmo porci dinanzi ad esso con aspettative esagerate, con il rischio di farcelo apprezzare molto meno. Premessa chiusa. Il titolo di ciò che ho da poco visto potrebbe far pensare ad un film di nicchia appena girato sul tema dei viaggi per cambiare sesso….. e invece no, perché una volta il nome “Casablanca” evocava anche un film culto con protagonisti Humphrey Bogart ed Ingrid Bergman. Beh, io è di quest’ultimo che parlo. Gran bel film. Gli italiani un pochino maltrattati, ma ci può stare, contestualizzando la storia al tempo della Seconda Guerra. Io consiglio di vederlo, perché ha una storia carina, che se può sembrare un minimo stereotipata è solo per le innumerevoli citazioni successive al film o alle opere ispirate allo stesso. La “voce” introduttiva fa un po’ sorridere: sembra una di quelle pompose celebrazioni dell’epoca del regime…. Per il resto, elemento di grande spessore è la caratterizzazione dei personaggi. In particolare, ovvio, dei due protagonisti, in cui lo spiccato cinismo di Bogart trova nella storia la sua radice, della Bergman, in cui siamo comunque distratti dal suo fascino; ma anche del capitano della polizia, personaggio ben costruito e con una certa personalità. Quindi, ripeto, se si è tra i pochi, come me fino a poco tempo fa, a non averlo ancora visto, vale davvero la pena rimediare. In fondo, se si giudica un film da quel “qualcosa” che ti lascia (se c’è), ed io così faccio, questo ritengo che lasci dentro qualcosa. Ah, dimenticavo i dialoghi: davvero, davvero belli! Non è un caso se ci sono almeno sei frasi che sono tra le 100 più citate nel cinema…. e “suonala ancora, Sam” non è nemmeno ai primi posti! Bellissima poi, e “ad effetto”, la frase finale del film. P.S. dopo aver visto “La finestra sul cortile” ed ora “Casablanca”, non posso fare a meno di notare che le (grandi) attrici del passato (Grace Kelly, qui Ingrid Bergman, ma come dimenticare Audrey Hepburn…) avevano decisamente tutt’altro fascino
Valeva la pena aspettare un po': magnifica recensione di V., glossata con i miei commenti, come sempre in corsivo “Se mi accompagni all’EICMA, ti faccio da chaperon al cinema – film in prima visione a tua scelta!”. Se ricevi una mail del genere di venerdì 13, ti illudi di aver vinto alla lotteria! Dies in cui qualsiasi eventuale sfiga viene accettata come ineluttabile; interlocutori che ben sanno quanto sia rischioso darmi carta bianca nella scelta di una proiezione (ultimamente ho trascinato le mie vittime predilette a vedere bizzarre retrospettive sul cinema francese e mi sono fatta “perdonare” con film di richiamo quale Capitalism omettendo che fosse in lingua originale, ah!); e da ultimo, non scordiamoci che a me le moto PIACCIONO. Ahimè, in questa grigissima ed umida domenica ho la certezza di non aver fatto un grande affare. Come se non bastasse, siccome sono riuscita a trascinare Alf a vedere il suo primo film catastrofico al cinema, pure di sabato sera (!), gli ho concesso il compito più divertente (se state leggendo non sarà difficile capire quale ;)) Mettiamola così: ad un certo punto mi sono augurato che il cupolone si schiantasse davvero sull'ala destra della sala, quella da cui partivano applausi ad cazzum, coretti, frizzi e lazzi. Per un secondo ho pensato di essere diventato uno snobbino (cit.) da cinema d'essai (cosa di una improbabilità disarmante), ma all'urlo "Grande Silvio!" su una citazione del premier italiano ho immaginato una doppietta da caccia grossa. Il tutto condito da un episodio finale che racconto in coda, per non interrompere ulteriormente il fluire di questa recensione.A questo punto sarà oramai chiaro che il film oggetto di questo post è 2012, visionato in cinema con vista Madonnina allo spettacolo in seconda serata di un sabato con tipico clima da pianura padana in novembre. Io ironicamente definisco una serata così la serata full optional! Premessa: prenotazione del ticket rocambolesca col sito talmente preso d’assalto che non caricava neppure la main page già nel tardo pomeriggio. Una volta riusciti nell’impresa, scelta delle poltrone meno peggio tra quelle disponibili (era già ben visibile sullo schermo un immenso blob rosso) e se in prima battuta orario di incontro alle 22.10 sembrava azzardato, di sicuro le gomitate per farsi strada alle macchinette per il ritiro dei ticket ci hanno tenuti occupati sino agli ultimi istanti. Flora e fauna colorita, incredibile vedere come le catastrofi accomunino le più variopinte etnie, età media in sala che tre over 30 non hanno minimamente scalfito. Dopo questa lunga introduzione, eccomi qui a cercare di descrivere l’americanata di dimensioni apocalittiche che ho affrontato. Decisamente le 5 ore trascorse al Salone del ciclo e motociclo sono state una passeggiata confronto alle 3 del film di Roland Emmerich, che definire lento, privo di contenuti, dejà vu ed anonimo è è un puro atto di onestà intellettuale. Neppure i cori da stadio, le ilari risate della giovane popolazione in sala ed il continuo gozzovigliare sono riusciti a rendere più leggero questo polpettone dei buoni sentimenti. L’entrata in scena di Woody Harrelson mi aveva fatto per un attimo sperare che il film prendesse quota, ma purtroppo era solo un troppo breve cameo in un mare di noia. A me pare che oggigiorno non bastino degli effetti speciali “normali”, una regia di richiamo e leggere nomi come Danny Glover o Oliver Platt nei titoli di testa per considerare il film un capolavoro, sbaglio? Un diluvio universale e la conseguente corsa all’Arca della salvezza, il sacrificio di tutti per la salvezza dei soliti briganti che però cedono in extremis ai buoni sentimenti (NB nei confronti di un “volgo”sopravvissuto grazie al pagamento della modica cifra di 1 mld di euro a cranio - ah però…), il trionfo della famiglia, genitori che per la salvezza dei figli si gettano nel vuoto, la solo ammiccata love story tra i “buoni” sono elementi che divengono indigeribili se non supportati da una t r a m a BEN ritmata. Chiudo proponendo un quiz o clicca-voto (Alf chiedo a te il supporto informatico necessario). Domanda: secondo voi chi era l’eroe della storia? Possibili risposte: 1. il Presidente anziano e saggio fedele al suo popolo; 2. lo sgangherato papino John Cusack che salva la sua family; 3. il giovane scienziato che scopre l’arrivo della fine del mondo; 4. altri soggetti (indicando il personaggio). Ho bisogno del vostro aiuto perché io questo dubbio non l’ho ancora sciolto 
Mi rendo conto che la maestria della pellicola varrebbe un ulteriore intervento recensotio, ma grazie a V. abbiamo già dato (e il sondaggio sarà qui sulla destra a breve)
Posso quindi dedicarmi ad una serie di ringraziamenti: il primo, e più sentito, è agi responsabili del cinema, che hanno avuto la brillante idea di spegnere le luci in sala e - immagino conseguentemente - quelle dei bagni, sette minuti netti dopo la fine della proiezione. Ero appunto intento in quel gesto fisiologico con cui i cani segnano il territorio, e con un certo sospiro di soddisfazione. Temo di aver atteso con cupidigia i titoli di coda anche per la quasi insopportabile pressione della vescica...
Allo spegnimento della luce, urla femminili nel bagno a lato, paragonabili solo agli strilli provenienti dalla curva sala con cui venivano sottolineate le fasi salienti del film; e mentre mi rendevo conto che non avrei saputo dove indirizzare l'ameno getto (cosa che mi preoccupava limitatamente, a quel punto...), e mi tastavo contemporaneamente alla ricerca di una fonte di luce, ho lanciato un ringraziamento al mio essere fumatore: senza accendino, non so davvero come avrei trovato la strada di uscita.
A me queste recensioni "anonime" (ma solo per voi che leggete) fanno proprio impazzire, e sono orgoglioso di ospitarle nella mia casetta virtuale Che dire? Semplicemente quello che mi aspettavo e dato che faccio parte del pubblico della vecchia guardia, ma NON degli invasati, direi che è un successo. Procediamo con ordine:Action movie con costante ritmo (gli americani sono maestri), fotografia fredda (e ci può stare posto l’argomento), quantitativo di bossoli meravigliosamente sconfinato e nuova stella antagonista/spalla del protagonista che in diversi vis-a-vis ha tenuto testa anzi superato C. Bale. Apprezzati i tributi (equilibrati) al personaggio di Sarah Connor e ad Arnold Schwarzenegger. La consapevolezza che non vi fossero i volti storici, direi che ha suscitato curiosità mista a timore: ce la faranno a superare la prova? Non dimentichiamo infatti, che T3 è stato un flop! Ho il dubbio che per tale motivo abbiano affidato la regia a MCG che arrivando dai video musicali ed essendo poliedrico ha assicurato per lo meno un buon ritmo. Titubanza sulla scelta di far finire male un personaggio, ma il finale aperto (peraltro è di dominio pubblico la volontà di sviluppare una trilogia) e l’argomento mi danno speranza che gli autori si ravvedano (appunto gli autori, mi vien voglia di ricorda loro che la gente va al cinema per ESSERE STUPITA – con quel che costa…). Insomma non si poteva proporre qualcosa di meno inutile, scontato, mieloso? Ultima nota sulle recensioni “estreme” che ho letto ex post: no no no, andate a rileggere i giornali dell’epoca e facciamo meno gli stronzetti.
Ammetto che la mia scelta si sia basata su fattori pratici quali la scadenza dei biglietti gentilmente messi a disposizione dalla generosità dell'Editore (alle 00.00) ed alla centralità della sala cinematografica, però sono anche piuttosto sicura che da qualche parte avessi letto recensione entusiasta in proposito. Molto probabilmente avrei potuto evitare tale clamorosa perdita di tempo stando un po’ più attenta alla non univoca classificazione della pellicola: se pure i recensori per mestiere, a seconda della propria (in)sensibilità, hanno classificato il film come dramma oppure come commedia, qualcosa non quadra, no?
Fatto sta che ho trovato noiosa l’ennesima visione sarcastica della medio borghesia di origine ebraica che popola le coste della Florida (l’hanno già fatta molti altri registi e ben più “illuminati”!), banale, superficiale e quasi confusa l’esposizione delle insicurezze delle persone nel mezzo del cammin della loro vita che continuano a fallire, sono irrimediabilmente goffe e deboli e si intontiscono di farmaci per avere il coraggio di vivere, trascinando nel proprio mondo ovattato anche i figli in età preadolescenziale (avrei dovuto ridere nel vedere una bimba imbottita di ansiolitici con l’approvazione della mamma?); ma soprattutto ho trovato di dubbio gusto per non dire agghiacciante l’ironizzare (?), lo strumentalizzare (?), il banalizzare un argomento tanto delicato come la pedofilia: paragonarla al terrorismo, poi considerarla preludio di omosessualità, quindi coscientemente strumentalizzarla (e giustificarla?) per gli infantili interessi di un adolescente l’ho trovato irritante e per nulla edificante.
QUINDI … NO, io non perdono il regista, e non riesco a dimenticare questa pellicola e soprattutto trovo il fatto che sia arrivata nelle sale demenziale al cubo. Ci rendiamo infatti conto che:
1° a qualcuno sono transitate idee simili per la testa,che ha avuto il coraggio di trasporle su carta (in cuor mio spero sia solo il frutto di abbondante abuso di sostanze poco ortodosse) e quindi di proporle come soggetto per un film?
2° qualcun altro ha trovato il delirante progetto seriamente interessante al punto di investirci tempo e denaro nella realizzazione?
3° e la fiducia nel messaggio sia stata tale da ritenere possibile, vincente e soprattutto redditizia una diffusione capillare di questo film non solo nel mercato interno ma pure in altri continenti?
Il mio suggerimento? Se volete evadere per un paio di ore propendete per un ben più sano fumetto come Iron Man che, nonostante non l’abbia ancora visto, son sicura sia tempo speso meglio! N.B. Per mancanza di lucidità mentale, mi sono perso la proiezione mancando clamorosamente l'appuntamento (tra l'altro, oggi la vedo come una forma di protezione del mio Angelo Custode). Però un commento me lo consento ugualmente: la difficoltà di reperire anche un solo screenshot con cui accompagnare il pezzo la dice lunga. N.d'E.
Credo bastino poche parole di presentazione: non so a voi, ma a me una recensione così fa venire voglia di correre a scaricare il torrent comprare il DVD originale del film. La stagione dell’Arianteo è iniziata e io non potevo esimermi dal presentarmi alla prima, soprattutto quando me la servono sotto casa proponendo pellicola che mi son persa durante l’appena conclusa stagione cinematografica. Infine sono riuscita a vedere un vera e propria americanata come piace a me: buon equilibrio tra azione, thriller, intrigo, filippica sul governo, giusto quantitativo di cadaveri e secondo tempo con 3 bei ribaltoni che ti confondono e posticipano l’intuizione di come si concluderà il film. Ovviamente non mancano drogati “buoni”, psicopatici, corrotti, giornalisti sgangherati, l’amante da un lato e la donna ferita dall’altro, quest’ultima interpretata da una Robin Wright Penn che però ahimè sembra più la madre che non la moglie di Ben Affleck…ma va beh, come direbbero in molti .. è una gran gnocca! Ma procediamo con ordine: inizio con telecamera in movimento che ammetto mi crea strana sensazione di mal d’auto, ma ne valeva la pena: allo scadere del primo minuto i cadaveri erano già due e al secondo tre… direi che non è male soprattutto perché prosegue così! Russel Crowe in ruolo che gli si confà: trasandato anzi sdrucido, politicamente scorretto, con scheletri nell’armadio che delineano solo meglio il personaggio e fanno quasi sorridere, il quale si danna per trovare la verità e nel fare ciò scoprirà di essere stato usato (povero cucciolo di panda, ah!). Egli condivide la scena con il solito Ben Affleck. Dico il solito perché pur interpretando perfettamente il ruolo, ha sempre la stessa faccia, quindi mi vien da dire: che non si lamenti se poi gli propongono solo un genere di personaggi! Ovviamente, secondo tempo in cui si sviluppa la trama quindi con crescendo di stoccate verso l’amministrazione, ma (grazie al cielo) finale degno in cui il bene trionfa (i buoni essendo eroi ne escono tutti incerottati), il male viene abbattuto (eh si è il caso di dirlo) e tutti siamo contenti di come abbiamo trascorso la serata. Consigliato a maniaci dei complotti, amanti di Die Hard e spy movies – si si ce n’è un po’ per tutti!

Quando sei inchiodato in casa da un mal di testa che spappola il (poco) cervello, fa bene avere un paio di occhi non propri che indagano il mondo e la cinematografia. Quando questi occhi si concentrano sulla visione del film tratto da "Uomini che odiano le donne"- di Stieg Larsson - il risultato rischia di essere ancora più interessante. Quando questi occhi appartengono a chi il libro non lo ha letto e - particolare assolutamente rilevante - è donna, l'interesse sale esponenzialmente. Premessa essenziale: chi mi scrive mastica SAW in tutte le sue versioni, fa colazione con American Psycho senza rimettere i cereali e non è, di conseguenza, particolarmente impressionabile. Cosciente che in sala eravamo probabilmente in cinque a non aver letto il libro, da profana sono stata positivamente colpita dal prodotto tutto europeo: regia che ha perfettamente ritmato 2h30 min di storia, colonna sonora che non ha sbagliato un colpo (è proprio il caso di dirlo: il colpo di fucile ha fatto sobbalzare pressoché tutti e dato che per i più la scena era prevedibile… un “mission accomplished” è dovuto), attori efficaci e fotografia tipicamente nordica (luci, colori, effetto hd così freddi da rendere ancor più forte il messaggio). Insomma, se nei titoli di coda ci fosse stato scritto FOX nessuno avrebbe storto il naso! Come avrai a questo punto previsto, ho lasciato per ultima la visione personale del film: Larsson era un uomo e fortunatamente anche il regista così è rimasta integra la prospettiva tutta maschile che per una donna si è trasformata in un gran pugno nello stomaco pagando il biglietto. Se il messaggio era “gente, il mondo è sovraffollato di squilibrati!” esso è arrivato forte e chiaro allo spettatore; però mi domando se fosse necessario tramortirci. Se io – amante di SAW e simili, sono rientrata a casa con voglia di vomitare, ipersensibilità ai rumori della notte e timore degli incubi, forse qualcosa non va, non credi? Lo trovo più che interessante, e mi ha fatto porre qualche quesito alla mia memoria: ma il libro di Larsson aveva questa forza violenta, questa angosciante ricerca dell'immagine sensazionale, dell'impressione a tutti i costi? Ho scavato nei ricordi e mi sono risposto che no, probabilmente no; non ricordo della pagine particolarmente disturbanti. Forti si, in alcuni passaggi pesantemente scioccanti, ma mai gratuite. “Immagini efficacemente crude, lunghe inquadrature, troppo soffermarsi sul prodotto della violenza. (…)Un paio di volte ho avuto morsa allo stomaco e una gran voglia di vomitare ed è stato in quelle occasioni che girandomi ho visto e sentito le reazioni di altre persone in sala … mi son resa conto che è un casino essere donna!” E' una splendida osservazione, corroborata dalle occhiate lanciate in sala e dalle chiome femminili che si giravano in alcuni passaggi del film; anche qui, mi sembra di poter sottolineare come nel testo di Larsson il rapporto uomo-donna non si esaurisse nel (prevedibile) scontro fisico annunciato dal titolo del film, ma riuscisse a spingersi verso qualche analisi un po' più profonda. Tra tutte, quella nel rapporto fra il giornalista Blomkvist e Lisbeth, vera protagonista dei romanzi di Larsson, vero e unico personaggio ben tracciato, memorabile, impossibile da dimenticare. Già, ma Lisbeth? Da ultimo mi chiedi del personaggio femminile: per metà film sei in attesa di comprendere come mai ci sia personaggio marginale con così tante inquadrature le cui vicissitudini sono fuori contesto e alla fine ti rendi conto che non ha mai assunto completamente il ruolo di spalla. In questo senso mi aveva già fatto pensare il trailer; che sarà anche un trailer, per l'amor del cielo, ma mi aveva colpito per un paio di motivi: Noomi Rapace è bellissima, ma fa perdere un po' di quella ambiguità androgina che rendeva Lisbeth così affascinante. E si calcava eccessivamente sul "libro culto", sui milioni di copie vendute, su suoi lettori. Puzza un pochino di film da richiamo, da botteghino e file chilometriche, da "ho letto il libro, non posso mancare la prima visione"; sarebbe stato più opportuno, forse, tralasciare inutili sadismi e lasciare che a raccontare quella storia fosse una donna, perchè: perché mai dovrei perdere tempo a leggere di traumi femminili raccontati da un uomo - nemmeno appartenente alla mia cultura - quando mi basta alzare la testa? ti faccio una domanda: ho mai preteso di conoscere l’effetto di un calcio nei coglioni? io le palle non le ho e nonostante avrò sentito 1000 racconti e conosca il dolore fisico QUEL dolore non lo proverò mai (la prospettiva distorta è inevitabile !)
Ecco la video-perla di oggi di A. per rimanere al passo con i nuovi B-movies :) Buon divertimento! V.
Mutant Chronicles:  tutti conoscono, per esperienza diretta o per passaparola, il gioco da tavolo che fornisce il titolo a questo film. Nessuno si aspettava che ne potesse uscire la versione cinematografica ed invece eccola qui. Per sfortuna il film non ha riscontrato il minimo successo né in patria nè da altra parte tant’è che in Italia è in vendita nelle edicole sotto casa in mezzo ai tanti allegati dei giornali che ogni settimana escono. Vale qualcosa? Decisamente si, proprio per quello che non è ossia un prodotto ben riuscito, un tipico blockbuster al limite della perfezione artistica e tecnica. Il film è una “cozzaglia” di scene fatte male, sporche e inverosimili, recitazioni non delle migliori (ma non potete perdervi Ron Perlman nel ruolo del santone, a mio avviso uno dei migliori attori più sottovalutati che ci siano!), effetti speciali che più artigianali non si può e, soprattutto, problemi di fondali a non finire (si vede infatti chiaramente che sono finti). Come se non bastasse, i personaggi ricordano tanto i vecchi e cari soldatini di piombo, manca solo il pezzo che fa da base! Ma tutto questo ne fa un magnifico ed affascinante b-movie che non potete perdervi :)
Qualora la canicola non vi facesse dormire, per la seconda serata suggerirei:
Diary of the dead nessuno lo conosce eppure questo è l’ultimo film di George Romero il regista di “la notte dei morti viventi”, colui che ha inventato il filone zombie!!! Non lo sapevate? Lui continua a far film sugli zombie e paragonandolo a tutte le pellicole (tutte uguali!) che continuamente escono il sig. Romero rimane una spanna sopra tutti da ogni punto lo si voglia vedere. Purtroppo, vista la moda da cui siamo stati assaliti in questi ultimi anni, i film veramente belli, che veramente hanno qualcosa di diverso da dire rischiano di passare inosservati rimanendo sommersi da tutti gli altri, però in questo caso sarebbe davvero un peccato!
E per restare in argomento, in chiusura all'editore sembra doveroso segnalare due appuntamenti milanesi della prossima settimana, protagonista lo stesso George Romero!
LUNEDI' 12 LUGLIO - SPAZIO OBERDAN ore 15.00 Proiezioni: George Romero Night of the Living Dead (v. orig. con sott., 1968, 96’) Creepshow (v. orig. con sott., 1982, 120’) Survival of the Dead (v. orig. con sott., 2009, 90’) Saranno presenti: George Romero, Enrico Ghezzi LUNEDI' 12 LUGLIO - TEATRO DAL VERME ore 21.00 Prologo visivo: Cesare Inzerillo Letture: Patrick McGrath, Jonathan Coe, George Romero Interviene: Enrico Ghezzi Concerto: FGS (40’) Paolo Fresu, Trilok Gurtu, Omar Sosa Introduce: Ranieri Polese
Gentile V., avevamo chiuso la recensione del secondo film tratto dalla trilogia Millennium con queste parole: "Per decretare una classifica sui film dovremo aspettare il terzo, ovviamente... se ne sa già qualcosa? No, tranquilla, non ti sto prenotando anche per il terzo episodio, eh, macchè, ma no, cosa mai vai a pensare..."Ora, se non ho sognato tutto (e - considerato che siamo al confine con l'incubo - lo avrei potuto fare solo addormentandomi dopo mezza tonnellata di peperonata...) sono costretto a chiederti: in un ipotetico podio, in quale posizione metteresti questo terzo capitolo della saga?Oddio, è la battaglia dei poveri! Meno terrificante parrebbe essere il primo episodio, vuoi per l’effetto novità, vuoi perché comunque è racconto con un capo ed una coda e non impone visione di ulteriore pellicola per conoscere il finale, ma pure perché gli attori erano più credibili, il cambio d’abiti era più frequente, le tinte dei capelli meno improbabili ed il montaggio non sembrava fatto con fobici e scotch da un bambino di otto anni. Devo confessarti che avevo trovato il terzo tomo il più deboluccio nella serie dei romanzi; scontava una certa esagerazione drammatica, se riesco a spiegarmi, e mi sembra che gli sceneggiatori del film riusciti a fare di peggio. Cosa ne pensi?Penso che potrebbero usarlo come strumento di tortura! Inutilmente prolisso, noioso, vuoto, sprovvisto di drammaticità, tensione, ritmo. Lo spettatore per rimanere attento necessita di molta forza di volontà, infatti in sala si potevano contare i “caduti” tra le braccia di Morfeo (e credimi, erano in numero superiore alla media!). Il tutto senza considerare l'effetto sanatorio che mi ha fatto subodorare che anche per un anziano la lettura del terzo tomo sarebbe stata chiedere troppo, tenendo presente che il secondo episodio era del tutto sprovvisto di epilogo... Ho letto che le colonne portanti di un buon film sono composte da trama, ambientazione, recitazione. Cominciamo da quest'ultima, e spendiamo due parole sugli attori.Attori? Tu hai visto recitare qualcuno? Io direi che potrebbero essere usati a lezione per mostrare cosa non si deve fare! Tutti, proprio tutti, inespressivi, al punto da sembrare solo comparse.
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Possiamo almeno rassicurare i lettori sulla presenza nella pellicola di un paio di scene in cui appaia Noomi Rapace nuda? (si, questa serve anche per i clic)Mi pare che questa sia la pellicola in cui la si veda più vestita (peraltro con l'immotivata mise punkabbestia che ammorba anche la pessima locandina... N.d'E.), e non vi sono neppure scene osè… L'ambientazione: produzione europea per un romanzo decisamente nordico. Stoccolma nei libri di Larsson appare come una vera e propria protagonista.Qui praticamente è un anonimo sottofondo che, se facessimo un'intervista all’uscita dal cinema, la metà degli spettatori non sarebbe in grado di riconoscere, tranne forse per la visione della stazione ferroviaria, forse l'unica scena in cui la città risulta riconoscibile. E arriviamo al capitolo "trama": mi sento di segnalare che almeno un paio di particolari omessi nella narrazione cinematografica erano tutt'altro che irrilevanti. Ma, più di tutto, le storie di Larsson sono cadenzate da un ritmo perfetto, incalzante al punto giusto e rallentato quando è il momento di frenare. Possiamo aspettarci di meglio dalla prossima produzione a stelle e strisce?Dato il prodotto iniziale direi di si, certo, avrei preferito partire subito con una grande produzione - sicuramente una americanata - però per lo meno ben ritmata, piena di suspence, con attori che recitano, urlano, corrono e quant’altro! Per concludere: nella tua ultima recensione, ho adorato - davvero - la citazione nietzchiana. Trovare una citazione adatta a questa pellicola è una sfida a cui non puoi sottrarti, sai?V. mi guarda, si gira e va via. A volte il silenzio è più elequente di mille parole.
Sapete come ritrovarvi galvanizzati alle 2 di notte? Basta andare inaspettatamente al cinema, non avere l’aria condizionata che ti congela i pochi neuroni collegati ed assistere alla proiezione dell’ultima prodezza di Tarantino. Io che lo seguo da quando una sera del lontano 1994 un compagno di università mi trascinò in un cinema vuoto (totali soggetti paganti in sala 3 di numero!) a vedere un film di uno sconosciuto in cui recitava un dissacrante J. Travolta (eh si, Pulp fiction era uscito in inverno e non se l’era cagato nessuno!) e solo anni dopo collegai che Reservoir Dogs era del medesimo strambo regista, a 15 anni di distanza, mi domando ancora come diamine faccia quell’uomo a partorire idee veramente strampalate ed a trasporle su pellicola in modo così efficace. Risposta ricevuta: “Merito di tutto quello che si sniffa…” Mia riflessione: ma il risultato è davvero una b o m b a – se così fosse, che continui! Ho trascorso 2h30min senza neppure accorgermene. Totalmente assorbita da immagini cariche di dettagli e colori, simili a fotografie o quadri (il mio assistente mi suggerisce di Hopper) e traboccante tributi dalla storia dei western e Sergio Leone, al cinema ed alle Dive di altri tempi (Marlene Dietrich), alla saga de Il Padrino, a Moulin Rouge ed al fumetto sino a … sè stesso (Reservoir Dogs, appunto). Indovinate un po'? Sono costretto a glossare in corsivo: adoro Edward Hopper da una vita, tra le pareti di casa si contano tre sue riproduzioni, e mi sono tolto persino lo sfizio di costruirci un mini-racconto sopra (se usate il motore di ricerca del sito lo trovate pure).
A proposito, sapete vero che dal 15 ottobre Palazzo Reale ospita a Milano una imponente retrospettiva? Analizziamo: Avvertenza iniziale - non è un documentario né un film storico e dubito fortemente che sia mai venuto in mente a Tarantino il contrario. E’ la realizzazione in video di quanto molti avrebbero solo voluto che qualcuno facesse. Trama – La “Sporca Dozzina” rompe le palle ad un Hitler fuori come un balcone che viene preso per il culo tutto il tempo (chicca: il pittore che sta ultimando il ritratto alle sue spalle è l’incarnazione di tutte le caratteristiche che nell’immaginario collettivo dovrebbe avere un ebreo) mentre gli Americani fanno sé stessi: vogliono salvare il mondo, sono goffi, imprecisi e si perdono in un bicchiere d’acqua ma per lo meno agiscono. Attori - credo che il diktat fosse preciso: qualora si fosse stati sprovvisti di completo controllo dei muscoli facciali si era out senza possibilità di appello. Abbiamo infatti un Brad Pitt che fa la macchietta (curiosissima di sentirlo recitare in lingua originale), un nazi Christoph Waltz disposto a vendersi il capo ed uno squilibratissimo Eli Roth (vai avanti così che cresci bene…) che ama il baseball e TUTTI con una mimica facciale i n c r e d i b i l e. Fotografia - impeccabile, nessun dettaglio lasciato al caso, anzi differentemente dalla maggior parte dei film qui sono i dettagli a catturare il tuo sguardo e menzione speciale al colore rosso che è sempre usato con parsimonia e quindi non perde di efficacia quando utilizzato. Colonna sonora - audace. Rimanda al passato ma con molte rivisitazioni e che uniscono coraggiosamente classico e moderno. Presenza di Morricone imperante. Domanda - cast che trasuda esponenti di molti Laender (quindi …si, si, parlavano in tedesco!), ma… perché non c’era Steve Buscemi??? Non sarebbe stato perfetto nel ruolo di un “bastardo”? Ultima Nota - il film è violento e crudo, si mettono in pratica usanze Apache, le armi da fuoco sono amate ed usate di frequente, quindi gli effetti di tali pratiche sono onnipresenti. Ah, come dimenticare … la tortura è consentita e il film ci piace così proprio perché ci dimentichiamo che è grondante sangue! Ammetto, questa non era decisamente pellicola per Alf Tranquilla, grazie ai consigli cinematografici dell'esperta sto migliorando. Ieri ho rivisto Bambi, per dire, e non ho nemmeno chiuso gli occhi alla scena del cacciatore.
Il titolo dice già tutto: puro horror movie in salsa vintage, siete avvisati! In questo film sono decisamente presenti tutti gli elementi tipici degli horror anni ‘70: il paesino idilliaco nel mezzo del nulla (in un Stato USA molto ma molto isolato) dove esiste ancora il concetto di comunità e dove le partite di baseball dei bambini sono seguite da tante famigliole felici, che vivono in belle fattorie bianche col granaio e la rimessa degli attrezzi, insomma una via di mezzo fra i quadri di Hopper e le pubblicità del Mulino Bianco. E un giorno eccolo, arriva il Catatonico e la sua sarà la prima di una lunga serie di morti inspiegabili. Nel giro di 24 ore sembra che la follia sia dilagante e… prima sbarcano i marines e subito dopo – evvai! – eccoli … gli zombie! Occhi affetti da congiuntivite nerosanguinante, saltano fuori da dietro le porte, immancabilmente irrompono in un obitorio con le motoseghe che improvvisamente si accendono di vita propria e si affronteranno armati di coltello in un susseguirsi di scontri con gli instancabili eroi buoni e forse sani fino al rendez-vous finale nell’immancabile, oramai deserto, diner che sorge nel bel mezzo del nulla, ah! Infine, come in ogni movie made in USA che si rispetti, ci sono gli immancabili cromatissimi trucks, il bellone e la bellona in fuga verso la cittadina apparentemente sana e l’oramai abusata apertura al sequel. Il coinvolgimento non aspettatevi derivi dalla realtà di quel che vedrete, ma dalla bravura del regista nel farvi saltare sulla sedia come un tappo di spumante. Null’altro, certo è che se avete meno di trent’anni potreste non essere abituati a questo genere di pellicole tanto in voga qualche decennio fa, mentre i più agée potrebbero trascorrere una piacevole serata down on memory lane anche perché questo remake del capolavoro di Romero è dallo stesso prodotto, quindi il marchio di fabbrica è certificato PS NON lasciate la sala prima che scorrano completamente i titoli di coda!
Eccomi qui in ritardo più che mai (glossa ex post: eh si, in meno di tre ore da questo scritto ero al Teatro Strehler a vedere il lungometraggio di apertura del Milano Film Festival col mio Passi al collo  ). L’altra sera tornata dal cinema ero troppo ubriaca di stanchezza per elaborare il consueto post ed ora ne pago le conseguenze. Ammetto infatti che mi risulta assai più semplice scrivere quando sono guidata dalle emozioni del momento, mentre ora sono pervasa dalla frenesia da MIFF che mi distoglie. Quindi, dopo aver prodotto un scritto illeggibile, ci riprovo facendo qualcosa di diverso – ecco la mia guida di sopravvivenza all’Era Glaciale 3 in 3D. Premetto subito che effettivamente Alf non ha ceduto alle provocazioni e questa volta non mi ha fatto compagnia al cinema. Forse è stato un bene posto che, complici probabilmente i poco fashion non Tom Ford occhiali, il film era stracolmo di “cattivo-sauri” Cosa vi capiterà? Vivrete la terza epica avventura di Sid, Diego, Manny, Ellie e l’immancabile Scrat combina-guai, ovvio! Quindi continuerete a ridere, ridere, ridere e a schivare strane creature… e attenti al gas esilarante, vi raccomando! Scoprirete infatti che esiste un “mondo di sotto” poco glaciale, con degli inquilini decisamente non estinti e alquanto incazzuti (soprattutto vi avviso che se cercherete di adottare eventuali sauro-cuccioletti poi ve la vedrete con Mamma-Rex e…. son fatti vostri!). Non aspettatevi una vegetazione meno ostile: le graziose piante sono molto elastiche ed onnivore con succhi “gastrici” migliori dell’idraulico liquido (ho visto digerire in pochi minuti un mammut!) quindi attenti a non calpestarle e/o accarezzarle, direi che svegliereste solo il loro appetito. Se siete ancora convinti di poter sopportare l’esperienza vi consiglio di fare tutto quanto in vostro potere per riuscire ad ottenere come guida locale Buck – lo strampalato furetto. Egli è il migliore - grande omaggio al capitano Achab - soprattutto decisamente determinante per la vostra sopravvivenza nel luogo oscuro. Tenetevi pronti infatti a librarvi a cavallo di preistoricissimi pennuti (sembra siano Pteranodonti) combattendo contro degli agguerritissimi altrettanto sconosciuti uccelli (battaglia in omaggio a Star Wars, che conferma la mia adorazione per gli effetti speciali, soprattutto perché sino alla seconda parte del film, avevo avuto dubbi che il 3D fosse un plus) in profondissime gole grondanti magma. Vi avviso che però solo i più fortunati potranno incontrare la neonata (è già in rottura?) coppia formata da Scrat e Scrattina. Quest’ultima fa ingresso in scena da vera d i v a e il tango di contesa della onnipresente ghianda è semplicemente m e r a v i g l i o s o. Allora, siete pronti a vivere una storia avvincente con molteplici omaggi non solo a Melville ed a Guerre Stellari, ma pure a Dante, Jurassic Park, Godzilla e Gli Antenati? Direi di si! …pensare che tutto questo gran casino è sorto per salvare Sid - il bradipo "rapito" da una inferocita mamma-saura che buca lo schermo. O sarà l’effetto degli occhialini?
(didascalia di Alf: e meno male che non ero in sala, con questo coso qui sopra mi sarei messo a gridare e a distogliere lo sguardo, tuffando la testa nel cestello dei pop-corn)
(Con l'ottima introduzione di V., dedichiamoci ai preziosissimi consigli di A. per serate di pop corn, bibite ghiacciate e DVD/Blue Ray nel lettore. Io li trovo semplicemente superbi! N.d'E.)E’ arrivata l’estate! Il grande schermo si prende una pausa così che i ritardatari recuperino eventuali pellicole perse frequentando il parco ( cinema sotto le stelle) o il proprio divano grazie al noleggio che presenta il duplice vantaggio di salvarvi dall’aggressione di affamatissime zanzare e di godervi il film senza sudare sette camicie. Ma a parte le grandi produzioni, cosa vedere è sempre un bel dilemma, c’è da fidarsi della sinossi sul retro della custodia dei dvd? Niente paura, questa nuova sezione vi aiuterà a scoprire “perle rare” grazie all’aiuto di A. Se i nostri suggerimenti quotidiani o quasi (non tutte le settimane escono almeno 7 film nuovi!) vi saranno utili scrivete, commentate, lasciate un segno così che la nuova sezione sia interattiva!  E per aprire in bellezza, A. ci segnala:
da vedere: impero proibito vi piacciono i wuxiapian? Quei film paragonabili all’occidentale “cappa e spada”, tipici della cultura cinese che raccontano di personaggi mitici ed eroi epici, di cavalieri erranti e spadaccini volanti (esempio tipico è “la tigre e il dragone”)? Conoscete gli attori Jet Li e Jackie Chan? Vi piacerebbe vederli insieme in un film via di mezzo tra lo stile di Jet Li, sicuramente più propenso al’azione pura ed ai ruoli da duro, e lo stile di Jackie Chan che unendo le arti marziali ad una buona dose di comicità fisica rende tutto molto leggero e divertente? Se le risposte sono positive non perdetevi questo film sconosciuto che ho trovato solo in versione blu-ray. Approcciatelo però col giusto stato d’animo, non aspettatevi nulla di serioso o “cool”; non siamo di fronte ad un capolavoro, ma ad una bella scusa per vedere duettare i due attori citati (che da soli fanno il film), per sentire qualche citazione di film sul kung-fu (non perdetevi quelle su “the karate kid”) e per conoscere un ragazzo molto simpatico da tenere d’occhio in futuro.da perdere: Gamer questo è l’unico film uscito la scorsa settimana come novità nel noleggio e sarà la salvezza estiva di tutti quelli a cui piacciono i film ultra-adrenalinici pieni di sparatorie e in stile da “video-clip”. Non ha proprio ragione di esistere aldilà di queste premesse. È ciò che più assurdo non c’è , pure come realizzazione. Volete un esempio di come NON deve essere un film? Di come anche mettendo insieme delle scene, una sorta di storia, un inizio e una fine non vuol dire che matematicamente ne esca un film??? Ecco guardatevi questa pellicola. Seppur curiosa l’idea, sotto sotto una protesta sociologica alla strumentalizzazione dei media e di mercificazione dell’essere umano, la superficialità con cui viene trattato l’argomento fa decisamente decadere tutte le possibili buone intenzioni.da cercare con attenzione (ossia film che in Italia non è ancora uscito nè al cinema, nè in vendita e forse non vedremo mai): Jcvd tipica pellicola pieno di scazzottate e guerra; è una via di mezzo tra il thriller poliziesco e il mockumentario con una fotografia in stile noir. La scusa di una rapina in posta dove si ritrova coinvolto, suo malgrado, il vero Jean Claude Van Damme che i rapinatori usano come scudo è solo un pretesto per mettere a nudo l’attore che si ritrova a combattere con vari “fantasmi interiori” quali l’affidamento della figlia, i debiti, il fare sempre il solito ruolo in film ogni volta più scadenti e l’essere vittima di un personaggio che si è costruito lui stesso. Bello vedere come vengono citati nomi quali Steven Seagal e John Woo, sempre legati al personaggio Van Damme. La pellicola è concentrata principalmente sull’attore e la capacità di guardarsi al suo interno (straordinario il monologo a metà film). Film sia per i nostalgici del famoso attore sia per quello che vogliono qualcosa di diverso.
"Evitare i libri per ragazzi solo perchè non si è più ragazzi è come sostenere che i gialli andrebbero letti solo da poliziotti e criminali" - Nick Hornby E' una frase che ho ricordato appena sono iniziati a scorrere i titoli di coda di "Alieni in soffitta", ed ho pensato che sarebbe stata molta adatta come introduzione. Si chiacchiera di film e non di libri ma... insomma, mi è sembrato il modo migliore per lanciare la palla a V., e dare il via alla sua recensione.Infine sono riuscita a compiere impresa titanica: sono andata al cinema a vedere nuovamente un film che non avrei mai preso in considerazione se non fossi stata omaggiata di ingresso gratuito (e fin qui nulla di speciale) MA, incredibilmente, sono riuscita a trascinare l’uomo che crede che le sale cinematografiche siano luoghi oscuri di perdizione, anticamere della terra di mezzo – si si proprio lui Alf, ovviamente ho dovuto promettere che non scorressero fiumi di sangue altrimenti avrei dovuto pagare fio Certo, mi domando come riuscirò a trascinarlo a vedere l’era glaciale in 3D posto che mi ha già anticipato che gli sembra un po’ crudino … – suggerimenti? Beh, cavolo, il trailer mi sembra fin troppo ricco di combattimenti Ammetto di non essere un gran frequentatore di sale cinematografiche. La mia idea era quella di alzarmi in piedi dopo pochi minuti e gridare "La locomotiva ci viene addosso!" - tipo prima proiezione Lumiere - ma sono rimasto troppo affascinato dall'adozione del colore sul grande schermo per ricordarmelo.Cominciamo: il biglietto regalatomi riguardava Alieni in soffitta. Film che nell’immaginario collettivo è per adolescenti. Idea supportata sin dall’inizio dalla scelta del cast e perché no anche dal soggetto della pellicola stessa. In effetti non mi aspettavo proprio nulla di buono ed ho fatto pressioni affinché si andasse al primo spettacolo, in modo tale da scrivere pezzo sarcastico su location e popolazione in sala. Ahimè, seconda ed ultima proiezione con incipit non dei migliori: la sala era c o m p l e t a m e n t e vuota!!! Sembrava di stare nel salone della nonna con schermo condiviso solo con una coppia di individui entrati a film già iniziato che hanno fatto avanti/indietro tutto il tempo con l’esterno e ciò nonostante si sono infastiditi per le mie plateali risate. Confesso che ha stranito anche me, ma un vantaggio lo ha avuto: in mancanza di uno stuolo di ragazzini urlanti, ho avuto modo di godermi un gemito di dolore emesso dalla tecnologica V. nel momento in cui - più o meno al terzo minuto del film - un computer veniva spento strappando drasticamente il cavo dell'alimentazione...Prima scena con attori dall’età media prea-adolescenziale, insomma pensavo di prendere una randellata da un momento all’altro – era effettivamente film per famiglie, ma… con ritmo strepitoso (mi sono venute le lacrime agli occhi per il troppo ridere e parlo di quella risata di gusto, di sana evasione!), con attori si giovani ma promettenti e con computer grafica che non si notava nemmeno posto che non era di pessima qualità (eh si ora le cose si sono capovolte … e garantisco che gli alienini di ieri sera sembravano quasi reali!). Inno alle nuove generazioni cresciute a pane e console per videogiochi: impagabile infatti la scena di panico del ragazzino che vuole chiamare il 911 ma si trova a dover utilizzare un telefono con rotore (“ma non ci sono i tasti!!!”) e ancora quella del crampo al pollice causato dall’utilizzo della versione aliena del joypad con cui telecomandavano la nonnina che grazie a congegno impiantatole nel collo era degna avversaria di Nina - i fanatici di Tekken mi comprenderanno ;) La scena della nonna combattente joypad-comandata vale una deviazione dall'impianto grafico standard delle recensioni: piazzo qui una immagine e incoraggio tutti ad una ricerca "Aliens Attic grandma" su Youtube. Essendo prodotto americano non poteva mancare la vena filosofica che però è stata pacata e quindi godibile: il bene trionfa sul male, non tutto ciò che è diverso è negativo, spesso aggrediamo ciò che non conosciamo. Insomma non è mancato nulla, neppure il lieto fine in cui l’allegra brigata ha salvato il mondo da ennesima invasione di nano-alieni verdognoli con l’ausilio di uno spara-patate modificato grazie a ingegnere intergalattico dal cuore tenero. Che dire se non che è stato un successo ed ora rimarrò in attesa delle glosse del mio “editore”. "il bene trionfa sul male, non tutto ciò che è diverso è negativo, spesso aggrediamo ciò che non conosciamo". Sintesi perfetta. Ci aggiungo che la marea montante di risate è stata condivisa e altrettanto liberatoria, e che entrando in casa mi sono sentito un po' deluso di non aver trovato Coccobello ad aspettarmi a (quattro) braccia aperte. Dici che è tipicamente mio essermi affezionato al personaggio più trufino della pellicola?
In questi giorni a Milano è in corso la rassegna Cannes e Dintorni che ci permette di apprezzare in anteprima film presentati sulla Croisette e che saranno nelle sale prossimamente. Novità di quest’anno è la possibilità di accedervi a prezzo scontatissimo presentando i coupon pubblicati la scorsa settimana nella sezione Milano del quotidiano. Diciamocelo, con due euro vedere l’ultimo film di Stephen Frears è stato un gran colpaccio. Certo, in lingua originale, ma quando una pellicola è ben diretta, lo screenplay intelligentemente ritmato, la fotografia precisa e gli attori sanno fare il proprio mestiere direi che il sottotitolo è più che sufficiente e le risate quando previste sono garantite. “Tamara Drewe” è il classico ritorno alle origini, che si vorrebbe assumesse sfumature di rivincita, nella bucolica, sempreverde, incredibilmente rilassante campagna inglese. Luoghi in cui siamo nostro malgrado nati, siamo cresciuti meritando un premio per aver superato incolumi l’adolescenza (al massimo abbiamo tirato qualche uovo sul parabrezza delle auto dei rari avventori facendoli sbandare…) ed a causa della quale ancora oggi ci domandiamo come abbiamo fatto a non drogarci prima di essercela data a gambe levate con la scusa degli studi e/o un lavoro nella ben più stimolante city. Perché, parliamoci chiaro, esistono posti magnifici, nei quali sopravvivono ancora fattorie in cui gli artisti si rifugiano con la vana speranza di trovare la creatività probabilmente mai esistita (ingollandosi di biscuits appena sfornati), in cui le mucche non si rendono conto che pascolare sia un lusso e i cui abitanti dispensano saggezza popolare alla bisogna ricordandoci che troppo spesso dimentichiamo quale sia il vero significato della vita, ma nei quali non vorremmo mai vivere. Però, quando il giorno in cui ci toccherà affrontare il nostro passato arriverà, se inaspettatamente dovessimo scoprire di essere l’oscuro oggetto del desiderio e/o lo scomodo ostacolo dei “rifugiati” che credono di averla fatta franca da lavori opprimenti, delle amanti invadenti, delle adolescenti annoiate e di rockstar sbalestrate, cosa faremmo e come ci sentiremmo? Non stento a credere che anche i più severi critici di Cannes abbiano riso vedendo questa pellicola definita, per una volta correttamente, black comedy, che ironizza con intelligenza (e vena noir dai risvolti grotteschi) sulle più comuni umane debolezze - dall’adolescenza coi suoi amori impossibili alle crisi di mezza età e le sue voglie di lolite, dal successo come affrancazione dalle proprie fragilità all’eccessivo divismo. Il pregio di questo film è decisamente quello di non scadere mai nel volgare o nella banalità senza essere moralista o bacchettone. Direi un perfetto inizio d’estate.
A. ha davvero ragione, ogn’uno di noi ha una sensibilità tutta propria che si deve rispettare: tre persone (Alf, A. e la sottoscritta) hanno avuto reazioni diametralmente opposte a questa pellicola (che nel mio caso è stato un netto rifiuto di visionarla per mantenere integro il ricordo del libro) nonostante il giudizio sul libro sia unanime: particolare, toccante, duro.Lascio la parola ad A. che oltre a commentare in modo sinteticamente efficace il contenuto, ci svela come sua consuetudine qualche particolarità legata alla versione noleggiabile V.
Amabili Resti: faccio fatica a trattenermi dallo scrivere fiumi e fiumi di parole su questo film; per la bellezza sotto ogni aspetto, della storia che racconta e di come viene raccontata, della sua potenza visiva ed emotiva. È davvero intenso, tratto da un libro altrettanto meritevole e, caso raro, libro e film si eguagliano. Mi spiace che questa pellicola non abbia avuto successo, che sia piaciuta poco; forse sono io che lo sopravvaluto ma, oltre agli aspetti tecnici ed artistici, se un film tocca determinate corde, l’indole di una persona, nessuno può dire più niente. Questo è un perfetto esempio di edizione per la vendita davvero ben fatta, cosa molto importante per coloro attenti a queste cose. Non tanto quella in dvd bensì la versione in blue-ray che contiene un secondo disco interamente dedicato ad un documentario di circa 2 ore e mezza. Non sto scherzando: sono 2 ore e mezza effettive!!! Sapete quando dietro alle copertine dei film vi è la dicitura “oltre 10 ore di contenuti speciali”? Ecco sono il più delle volte false: i contenuti speciali sono piccoli documentari di circa 10-20 minuti uno in cui gli attori continuano a farsi complimenti su quanto è stato bello lavorare con quell’altro o con quell’regista. Sono rare le edizioni in vendita, sia dvd che blue ray, che hanno una sezione di contenuti speciali ben curata e piena. È tutta una questione di commercio ma anche di scelta del regista del film; a memoria gli unici registi che hanno sempre fatto accompagnare alle versioni in vendita dei loro film dei documentari davvero lunghi e interessanti sono stati Peter Jackson ( Il Signore degli Anelli, Sospesi nel Tempo, Amabili Resti) e Guillermo Del Toro (Hellboy, Blade 2, Il Labirinto del Fauno). (Non posso esimermi dall'aggiungere un paio di righe anche io, che da Susie e dalla sua storia sono rimasto colpito all'inverosimile: che vi sia piaciuto o meno il film, vi prego, fate un salto in libreria e comprate il romanzo della Sebold. Ci saprete dire. Alf)
Vediamo di riprendere il discorso lasciato prima della pausa estiva… ad essere onesta, ammetto di aver visto un paio di film che forse qualche riga (a questo punto a freddo) meriterebbero: Giù al Nord e Harry Potter (si lo confesso, solo ad agosto, però alla fine l'ho visto), ma con questo post mi concentrerò su due proiezioni dell'Arianteo (alias: ehi voi ritardatari che non andate neppure in vacanza, per lo meno venite al cinema sotto le stelle e recuperate ciò che vi siete persi quest'inverno!), pellicole strettamente collegate che due settimane fa non avrei mai creduto di andare a vedere: CHE - l'Argentino e CHE - Guerrilla dirette da S. Soderbergh. E qui alfonso76 fa un saltino sulla sedia. Però è abituato alle stranezze di V., e poi in fondo il personaggio un po' lo affascina, e poi la canzone di Guccini, e poi... Direi che il tanto criticato Q.Tarantino alla fine abbia lanciato una nuova moda: al posto di "suicidarsi" al botteghino europeo proponendo 4 ore di polpettone cinematografico, anche Soderbergh sdoppia la pellicola, i film diventano magicamente due e …olè, un successo! Ma io che detesto le soap opera mi sono trovata imbrigliata per ben due sabati consecutivi - come se non bastasse - a vedere un film il cui argomento mi crea forti orticarie…sono cresciuta nella patria del Calvinismo eccheccavolo! … va beh.. ora posso dire che ne valeva la pena…. Sia ben chiaro ho trovato il film nella sua interezza piuttosto incoerente, non fluido, pretenzioso, sprovvisto di un unico stile, quasi il tentativo di un ragazzino acerbo di trovare la propria strada se non avessi saputo chi fosse il regista, però non credo di aver perso il mio tempo il che mi porta ad essere benevola. Definirei la prima parte un documentario romanzato legato alla rivoluzione cubana (con tanto di filmati d'epoca) e credo di essere stata una delle poche presenti ad averlo apprezzato anzi, l'ho decisamente trovato pregevole più della pellicola di ieri sera, che era indiscutibilmente un filmetto sulle imprese boliviane di Che Guevara, tentativo di una rivoluzione latino-americana. Anche in questo caso però incoerente soprattutto nel finale dove sono apparse immagini pseudo d'autore, camera in eterno movimento e sfarfalleggiamenti vari che richiedevano un'overdose di dramamina. E qui alfonso76 ride forte. E poi si domanda a cosa porterà tutto ciò, e se sarà assalto all'arma bianca di bolscevichi o soderberghiani di ferro, o se addirittura salteranno nell'arena bolscevichi soderberghiani (esistono?) Il sospetto è che ora a Hollywood per entrare nell'olimpo della regia sia necessario cimentarsi con la storia in maniera "bizzarra" … beh, io avrei preferito un bel documentario su History Channel anche perché nonostante sia cresciuta negli anni 80/90, andare oltre quanto propinato dai libri scolastici (che su Che Guevara ed il comunismo in America Latina era ben poco) non era tra le mie priorità di adolescente. Comunque: se volete dare una spolverata all'argomento questo è prodotto godibile e non soporifero quanto alcuni documentari di BBC (non garantisco la qualità delle info posto che non sono esperta in materia) e Benicio del Toro sempre bravo - grazie al cielo! Ora facciamo una preghierina però che Soderbergh torni a film più convenzionali - se ne ha mai fatti ;) Fanatici del comunismo d'altri tempi sintonizzati su questo canale vi sento fremere ma ... buona notte.
Per una volta, non interverrò in corsivo, ma in neretto. E' che la struttura domanda-risposta appena utilizzata per G.I. Joe mi era piaciuta talmente tanto che mi sono improvvisato intervistatore, e V. ci ha ricamato sopra tutto ciò che segue. E pensare che avrebbe potuto tranquillamente spedirmi in oscuri e cavernosi anfratti del corpo umano, anche soltanto per averla moralmente costretta a beccarsi la prima cinematografica de "La ragazza che giocava con il fuoco", tratto dall'omonimo romanzo di Stieg Larsson. V., lo sappiamo, scrive a caldo. Ed io, che degli anfratti di cui sopra evidentemente non avevo timore, mi sono permesso di trattenerla a tarda notte in chat, pur di avere qualche anticipazionei: cito tra virgolette, naturalmente con il suo permesso, alcune prime impressioni che andavano da una "totale assenza di espressività degli attori" ad una fotografia di "gente in sala che si è addormentata", per arrivare ad un meraviglioso "i nomi sono impossibili da memorizzare ed ogni volta che due persone parlavano di una terza non in scena mi domandavo di chi diavolo stessero parlando". Subito dopo - e la Luna stava per completare il suo ciclo vitale, per dare un'idea dell'ora - ci siamo messi a lavorare sullo domande e risposte e... insomma, giudicate voi. A: Carissima V., prima di tutto ben rientrata, e un grazie in anticipo. Il compito di editore - si sa - è duro, e a volte contempla la necessità di scatenare un inviato speciale (molto speciale) sapendo bene che preferirebbe un tuffo in una vasca di pirahna. E ora che ho fatto mea culpa, parto con le domande. Comincerei chiedendoti tre aggettivi per descrivere il secondo film tratto dalla Trilogia Millennium. Quali aggettivi e perchè, dunque?V: Noioso. Io non avrò letto il libro, ma in sala la gente dormiva e posto che avrebbero dovuto avere maggior curiosità e quindi attenzione della sottoscritta, direi che faceva veramente pena. E’ mai possibile che ci sia stata una sola scena in cui lo spettatore è saltato dalla sedia? Questa volta non c’era nemmeno la spasmodica ricerca dell’immagine sensazionale… e non parliamo di tutti sti scorci di Stoccolma – si si proprio interessante, ho già acquistato il volo sul sito di Ryanair (sono sarcastica) Inespressivo. 'sti nordici hanno l’espressività di una sequoia(!) oppure hanno solo scelto degli attori incapaci? Secondo me se avessero preso i vecchietti che giocano a briscola nel bar dietro l’angolo sarebbero stati più efficaci. Faccio pure fatica a trovare il terzo aggettivo, mmm… banale: trama ovvia che se non viene data in mano agli americani si sgretola in sequenza di ovvietà. A: Osservazione intrigante che mi era balenata tra i neuroni anche dopo aver letto le critiche scolpite con un'accetta a "Uomini che odiano le donne": ma se i diritti fossero stati assegnati DOPO l'evidenza del successo planetario di Stieg Larsson, e la produzione fosse stata a stelle e strisce, ne sarebbe uscito qualcosa di più efficace? Mi spingo oltre: cara V., improvvisati responsabile del cast con budget illimitato e assegna i ruoli di Lisbeth e di Kalle a chi vuoi, immaginando una produzione hollywoodiana!V: Ammetto di essere stata accompagnata dal mio assistente che ha letto Larsson e guarda caso abbiamo proprio fatto questo giochino. Ecco il risultato: Lisbeth: senza seno ok Noomi Rapace oppure Keira Knightley; con seno: Megan Fox su Harley (“abbinamento perfetto da passionalità carnale su serbatoio aerografato” ovviamente non l’ho detto io) Kalle: Russell Crowe (il personaggio a quanto ho inteso è simile a quello di State of Play) Erika (la tardona): Sharon Stone (quella si che è una 50enne da capogiro che ti fa venire voglia di sedurre!) Amica Asiatica: Lucy Liu Il pugile: Vin Diesel Regia: John Woo (quando la trama è debole si deve focalizzare su inseguimenti/ scazzottate etc e questi sarebbero stati moooolto ben confezionati da Woo) A: Come sai bene, sono stato e rimango un fan dei libri di Stieg Larsson, uno di quelli che si lancia a intervalli regolari sul web con la speranza di scoprire che il quarto (ipotetico? mai realizzato?) romanzo Millennium sia stato dato alle stampe. Nella trilogia, e in "La ragazza che giocava con il fuoco" in particolare, la protagonista è più che mai Lisbeth Salander, un personaggio di cui si innamorano in maniera quasi carnale lettori e lettrici, senza distinzione. Ti prego, raccontami qualcosa della Lisbeth cinematografica...V: hai ragione, questo episodio ruota intorno a Lei. L’unica attrice che recita un pochino. Incongruenza rispetto al primo capitolo è il fatto che da spalla del giornalista è ora diventata protagonista. Problema, dato che il personaggio non è stato correttamente sviluppato in precedenza, qui si fa una corsa al recupero chiedendo il supporto degli innumerevoli flashback che permettono a chi non avesse visto il primo film di non farlo MAI (beati….), ma che hanno torturato noi sfortunelli che invece abbiamo commesso il peccato originale. In questo capitolo, Lisbeth come al solito ne prende tante ma tante che mi domando (e SPERO) che nel terzo episodio si scopra che è la nuova Terminator con in corpo delle nano macchine da urlo perché … beh così com’è, non è un cazzo convincente! A: Qui devo fare un minimo di spoiler e farti una domanda precisa. All'inizio del secondo romanzo della trilogia, c'è un episodio su cui lettori, blogger, recensori si sono interrogati e divisi: Lisbeth fa una operazione di pura chirurgia estetica. Insomma, si fa aumentare il seno. A me questo scorcio di pretesa femminilità in un personaggio così volutamente asociale, lontano anche dagli standard di bellezza, era piaciuto. Conferiva ulteriore umanità, esprimeva una debolezza ulteriore, e altra profondità. Lo hanno portato in pellicola?V: ottimo punto! Sei pronto? Premessa: come ti scrissi qualche ora fa, l’incipit del film non si comprende. La montagna di soldi di Lisbeth sembra piovuta dal cielo e - cosa terribile- l’unica immagine “rivelatrice”, ossia quando Kalle apre la di lei posta, è scritta in svedese SENZA sottotitoli (!), quindi intuisci sia un estratto conto da 25mio di dollari ma non sai il perché….ora che mi è stato svelato l’arcano comprendo meglio e ti do una notizia: non si accenna neppure lontanamente al disagio di Lisbeth e ad una eventuale operazione di chirurgia estetica. Il film non si apre con una procace noomi, credo si sia deciso di tralasciare il particolare che mi è parso di capire fosse fondamentale nel testo. A: Il giornalista Mikael Blomkvist ha la stessa faccia da pirla che ho intuito nei trailer del primo film?V: già già  qui in una delle prime scene fa il casanova con una ultra cinquantenne, ben tenuta fin che vuoi ma pur sempre tardona è, ha sempre la sua bonzo-pancia da birra ben in vista sotto le sdrucido-magliette che indossa costantemente e…tieniti forte …(novità) … ha una meravigliosa tinta fai da te color prugna (basette escluse!). Insomma sembra che porti il parrucchino! Mi domando se il film fosse così low budget da non potersi permettere un parrucchiere, eccheccavolo… A: Vorrei aggiungere qualcosa, ma il parrucchino mi ha steso e sono costretto a passare oltre. Mi chiedevo se consiglieresti la visione di "La ragazza che giocava con il fuoco", o se suggerisci decisamente di starci lontano...V: Il film è lungo, senza trama, mal recitato: una gran perdita di tempo. Qualora fossi invece serio, consiglierei vivamente di non farci andare gli adolescenti perché i messaggi continuano a non piacermi...siamo umani non supereroi – nella realtà certe cose non si possono fare, non si debbono fare e qualora accadessero si soccomberebbe inesorabilmente! Continuo a credere che Larsson con questa trilogia volesse espiare una colpa e non eccellesse nella scrittura (attento, non voglio peccare di presunzione, probabilmente sarà stato ottimo giornalista, ma ciò non implica automaticamente che si sia ottimi romanzieri/ giallisti, o sbaglio?) A: No, non sbagli del tutto, ma va anche detto che il livello qualitativo della trilogia non è costante: resto convinto che il primo libro sia - e di gran lunga - il migliore dei tre, anche da un punto di vista tecnico-giallistico (il restringimento dei possibili sospetti con l'artificio dell'accesso e uscita dall'isola bloccata da un incidente sul ponte è molto Sherlock e Poirot, per dire). Per decretare una classifica sui film dovremo aspettare il terzo, ovviamente... se ne sa già qualcosa? No, tranquilla, non ti sto prenotando anche per il terzo episodio, eh, macchè, ma no, cosa mai vai a pensare...V: Se ne so qualcosa??? Il film si è chiuso con la seguente scritta “il terzo episodio tratto dal romanzo La regina dei Castelli di Carta di S. Larsson sarà sugli schermi a primavera 2010” – sarebbe stato molto più dignitoso un to be continued…
Vi confiderò un segreto, spesso alla sera mi intrattengo in conversazioni cinematografiche al limite della litigiosità con un amico che ama sottrarre ore al sonno per visionare film. Il nostro gioco preferito è provocarci sino al forzato scontro, così poco tempo fa gli ho lanciato una sfida: guardare film d’annata e battibeccare via mail. Mi ha fregata: le mie divergenze son svanite in un soffio e … beh, posson rimanere dove sono perché, dopo una lettura senza fiato di quanto ricevuto, son rimasta letteralmente senza parole e con una irrefrenabile voglia di condividere con voi l’energia, la passionalità, la foga insomma la vita che ho avvertito tra queste righe.V.
Ti dirò subito, senza tanti preamboli, quali sono state le mie “perplessità”. Visto che mi conosci sai che tenderò a sovvertire (o a sovvertere, versione “arcaica” utilizzata da un noto politico italiano….) le regole della grammatica bella, ma tu lo sai e non ci farai caso….. Ok, al dunque! Questo è un film che piacerebbe a tutti, ma per motivi diversi, sia cinefili sia spettatori senza particolari “pretese”. Io non sono esperto, sono appassionato, ma le pretese le avevo perché mi ero creato un bel carico di aspettative, sicché credo che ogni risultato sarebbe stato comunque “condizionato” un po’ in peggio  . Bene, veniamo ai “motivi diversi” per i quali piacerebbe a tutti: lo spettatore medio si troverà di fronte una discreta trama, con protagonisti molto belli e decisamente bravi, con trovate interessanti, che all’epoca costituirono l’originalità del film. Senza dubbio riuscirà ad immedesimarsi nei panni del protagonista, con la sua forzata immobilità che lo costringe ad una serie di azioni piuttosto limitate, e ancor di più ci si immedesimerà quando la sua immobilità rappresenterà l’atrocità del guardare l’aggressione alla propria donna, senza poter far altro che… guardare. Di sicuro “questo” Regista riesce a creare tensione quando vuole e a farla provare allo spettatore in prima persona. Al cinefilo, al quale forse la trama apparirà troppo lineare, e tale appare anche a me (fin troppo, senza colpi di scena, con il suo percorso che porta verso dove ci aspetteremmo che arrivi, e noi che guardiamo ci rendiamo conto che faremmo le stesse “prevedibili” azioni compiute dal protagonista), piacerà senz’altro ed apprezzerà molto le trovate tecniche del regista che, se rapportate al tempo del uscita del film, possono tranquillamente essere definite “geniali” e che, cinematograficamente parlando, in questo caso son sinonimo di innovazione. Ha fatto scuola, insomma. Soprattutto nell’uso dell’obiettivo, in cui ci troviamo a vivere un “grande fratello” ancora più virtuale, perché tale è l’occhio del protagonista, nella forma stessa dell’obiettivo, che prende ora la forma del binocolo, ora quella del teleobiettivo, per creare degli espedienti ancor più efficaci, e per la claustrofobia provocata dall’uso dei sempre limitatissimi spazi…. Insomma, chiunque troverà elementi per apprezzare quest’opera. Dicevo, quindi, che il film piacerà a tutti. Si, senza, però, entusiasmare nessuno. Per via della trama fin troppo lineare -appunto- e perché anche le trovate ad effetto del regista, alla fine della visione non provocano quel senso di compiacimento che si ha dopo aver visto un’opera indimenticabile. A me, tale compiacimento non lo ha lasciato affatto!!! … eppure mi ero anche creato l’atmosfera… (visione notturna, solo io e il film, una certa concentrazione per notare dettagli che nei film del Regista si rivelano spesso fondamentali).
Data l’ultima inaspettata recensione letteraria e la mia innata predilezione per il genere suspence-thriller, perché no, un po’ splatter, Parasomnia mi è sembrato il video più idoneo per rimanere un pochino più a lungo nell’atmosfera Almost Blue.V.
Parasomnia Bello vedere che esistono ancora i film low budget, i cosiddetti b-movie, che per motivi vari appaiono (dal nulla?) direttamente sugli scaffali di qualche videoteca di quartiere (direct-to-video). Di solito queste pellicole hanno una particolarità: la storia. Ti ritrovi ad confrontarti con trame talmente assurde o strane che, alla fine, non puoi negare che siano originali; soprattutto se le confrontiamo con i tanti remake, reboot, rifacimenti o leggere modifiche a storie già viste a cui hanno abituati. Protagonista è un ragazzo che, in un ospedale psichiatrico, si imbatte nello strano caso di una ragazza affetta da una rara malattia che la costringe a dormire continuamente con rari momenti di veglia. Egli decide di rapirla così da sottrarla alle continue analisi dei dottori. Ma la ragazza è legata a livello onirico al suo vicino di stanza (psicopatico serial killer) che la usa come proprio strumento di morte… Il regista William Malone - che ha al suo attivo l’interessante (ma poco conosciuto) “Il mistero della casa sulla collina” ed il furbo ma non ben sviluppato “paura.com” - ora ci riprova con una storia surreale ed angosciosa in cui la bella addormentata va a braccetto con Hannibal Lecter. Il taglio è tipico dei thriller, ma con punte horror e momenti onirico-immaginifici a sottolineare il legame mentale tra la ragazza ed il vicino di stanza. Personaggi ben sviluppati, ritmo sempre incalzante con momenti mai troppo macabri né troppo stupidi cosi da poter dire che tutta l’opera ha un buon equilibrio. Secondo le recensioni che mi è capitato di leggere sul web, tutti inveiscono e lamentano che il budget fosse esageratamente limitato (ed è ben visibile nei momenti fantasy in cui la ragazza sogna!), ma a me piace credere che la gente sia arrivata al punto di necessitare costantemente di effetti speciali all’avanguardia quindi appena si trova di fronte qualcosa che è un passo indietro grida alla schifezza. Nota: riconoscete il cameo del regista John Landis? ☺☺☺
Questa settimana, A. segnala un po’ di film passati inosservati, o addirittura usciti direttamente in home video, per aiutarci a riprendere il ritmo lavorativo con “leggerezza”. Buona scelta!V.
Sunshine Cleaning: non conoscete questo film? Vediamo di incuriosirvi… Trama: due sorelle per fare un po’ di soldi decidono di avviare una compagnia di pulizia per scene del crimine (!!!) Se vi è piaciuto quel piccolo film indipendente intitolato Little Miss Sunshine uscito nel 2006, allora sappiate che gli autori sono gli stessi e, anche se ammetto che tra i due il primo risulta più genuino e ben riuscito, questo sicuramente vi piacerà. Non è una di quelle pellicole che vanno per la maggiore di questi tempi - niente gore e splatter (vista la trama poteva benissimo scadere nel genere), ma tratta di sentimenti, di rapporti rotti e ripresi, di lutti superati e “ripuliti” (scusate il doppio senso). Nota di merito ai protagonisti: un sempre bravo Alan Arkin viene accompagnato dalle due sorelle, interpretate da Amy Adams ed Emily Blunt – riuscite a trovare, attualmente, nel panorama mondiale due attrici con tanto talento insieme? Se non le conoscete ancora guardatevi questo film e poi cercatevi i loro precedenti lavori ;)
Ragazze da Sballo: il film non è passato né al cinema né a noleggio, ma è arrivato direttamente in vendita; sicuramente lo troverete a poco prezzo cercando tra gli scaffali più bassi delle ultime novità del vostro negozio di fiducia. Il genere è quello della commedia- scollacciata all’americana tipo American Pie. Parla di due ragazzi che, magicamente, vengono catapultati in un universo alternativo dove si vive sempre come dentro a un film porno (AH!); la città è un insieme di tipiche scenette da film per adulti e quindi si passa dall’incontro con due superpoliziotte in un vicolo mentre ti “perquisiscono” alla stanza degli interrogatori dove il poliziotto cattivo usa metodi “duri”. E ancora, la immancabile confraternita è piena di ragazza che giocano a Miss Maglietta Bagnata mentre all’ospedale si viene visitati dal “dott. Grilletto”. Pellicola simpatica, piena di doppi sensi e battute che fanno sorridere, adatto ai nostalgici di questo genere e si sentono orfani della saga di American Pie - è tanto che non ne esce uno nuovo !!!
Miss Marzo: ecco un piccolo film in stile funny people, non mi scaricare, strafumati, pieno di battute a raffica, personaggi disadattati (ma simpatici), con situazioni assurde e imbarazzanti. Questa pellicola vuole solo strapparvi qualche risata e ci riesce bene; è il tipico caso che passa inosservato ma che è piacevole proprio per questo motivo.
Oggi partiamo con un consiglio in linea con il clima novembrino di Milano e poi ci risolleviamo il morale con una caccia alla commedia  V. Oltre le Regole Bello vedere che alcuni di quei piccoli film che hanno avuto successo, non al boxoffice ma di critica, son riusciti ritagliarsi un piccolo spazio tra gli scaffali di una videoteca! Questa pellicola è incentrata sui soldati incaricati alle notifiche decessi. Avete presente la tipica scena di tanti film americani in cui una coppia di militari vestiti impeccabilmente bussa alla porta di una piccola casa per comunicare alla famiglia che il loro figliolo non ce l’ha fatta? Ecco il film analizza quello che non si vede mai ossia rende protagonisti i soldati che, nel momento della consegna del messaggio (il titolo originale guarda caso è infatti “The Messengers”), devono sopportare ogni maledizione. Argomento piuttosto forte, le storie narrate sono strazianti e le consegne delle notifiche sono un pugno allo stomaco. I protagonisti son interpretati da due attoroni: Ben Foster finalmente in un ruolo da protagonista e Woody Harrelson che è sempre stato bravo ma in qualità di spalla. Il loro rapporto passa da una prevedibile non sopportazione e cameratismo accettabile ad una quasi amicizia con tanto di confidenze sul finale. Nota conclusiva: un po’ tirati i momenti tra il primo soldato ed una vedova con cui fa amicizia, anche perché il film è già molto pesante e caricarlo ulteriormente risulta controproducente.

Black Lightning
Avete mai notato che i film migliori dei generi azione, thriller, horror sono spesso di registi NON americani? Gli ispanici - un nome su tutti Guillermo Del Toro - son incredibili nel mettere in scena le paure dell’inconscio (intendo l’horror d’atmosfera non da “schifo di quello che si vede” sullo schermo - per capirci, genere “Saw-L’enigmista”, ok?); i messicani poi son incredibili nel creare storie che scuotano sentimentalmente (Alejandro Inarritu e Alfonso Cuaron). Gli inglesi stanno emergendo per le “tinte forti” dell’action-horror (Neil Marshall), oltre che in quelle comico-demenziali e classico-romantiche (Joe Wright). I francesi sono bravi nei film d’azione (Luc Besson) ed ultimamente anche i russi stanno primeggiando in questo genere (Timur Bekmambetov). Tutta questa introduzione solo per presentarvi un piccolo film russo che da noi è passato del tutto inosservato, ma che in patria è andato benissimo. I registi sono due giovani ragazzi che, grazie al prestanome Bekmembator, hanno creato una pellicola tanto roboante quanto imperfetta, che fa comunque sperare (credo) che in futuro sentiremo ancora parlare di loro. È l’occasione di vedere qualcosa di nuovo e di avvicinarsi a quel cinema europeo pieno di buone caratteristiche, di idee, di spunti, senza i difetti tipici delle produzioni hollywoodiane, ma così tecnicamente imperfetto… Però è davvero simpatico, vale non tanto perché “apre nuove frontiere nello stile registico mondiale“ o “inventa un nuovo modo di fare cinema”, ma semplicemente perché è piacevole vedere per una volta una commedia ricca di stereotipi, con la tipica struttura narrativa e con volti poco conosciuti che hanno una occasione di presentarsi al grande pubblico. Sullo sfondo luoghi inconsueti, gran bei paesaggi e non le solite strade di una tra le tante metropoli americane in cui si girano il 90% delle commedie sentimentali.
(Lo so, l'ho fatta sudare un po' ma sono state giornate un po' complesse. Però ci tenevo a pubblicarla all'alba del 10 luglio, che è diventata, nel mio immaginario, una giornata speciale e che andrebbe inserita rapidamente nel calendario delle festività. Sarà il mio primo atto di governo una volta assunto il ruolo di Presidente Interplanetario, subito prima di aver proibito agli ottuagenari di fiondarsi in banca o in posta prima delle undici di mattina)Pride and glory A caldo? Bingo un’altra volta! Ennesima americanata (sempre visionata sotto la pioggia…) di ottima fattura – scivolone finale a parte. Ecco il classico film che scorre nelle nostre teste quando citiamo la parola “poliziesco”. Quei bei polpettoni prodotti dalle major su poliziotti corrotti in complicata metropoli (e chi se ne frega quale), nell’immaginario collettivo considerati film di evasione corredato da storia credibile ed accettabile. (Qui mi scappa un corsivone: vuoi vedere che c'è una correlazione fra la visione di un buon film e le condizioni atmosferiche avverse? Se così fosse, con tutta l'H2O che si è riversata su Milano ultimamente, potremmo festeggiare ampiamente...) Partiamo dal titolo che non essendo stato tradotto ha senso (!) ed è da tenere ben presente durante la visione. Infatti PRIDE è ciò che lo rende diverso dagli innumerevoli precedenti film del genere. Vengono portate avanti parallelamente una storia ben strutturata di corruzione in un distretto di polizia newyorkese e quella di una famiglia (quindi dei suoi valori) tanto per cambiare irlandese. Ovvia quindi la scelta degli attori C. Farrell ed E. Norton supportati da J. Voight nella veste del patriarca puritano irritante soprattutto quando in maniera ottusa vuole tenere insieme la famiglia che sta inesorabilmente andando in pezzi (e tutto sommato ne è cosciente posto che costantemente tiene ben saldo bicchiere ricolmo di whiskey). Piuttosto credibili, no? Classica storia che ruota attorno ad una famiglia di poliziotti: padre con passato encomiabile, figliuol prodigo con carriera castrata per aver protetto i colleghi e di conseguenza con matrimonio distrutto alle spalle (ma fedele al concetto di branco), fratello in carriera con dramma famigliare (la prossima volta per cortesia che lo si renda più credibile – siamo nell’era degli effetti speciali che diamine!) e cognato ovviamente poliziotto. (lo so che le mie interruzioni corsive infastidiscono e tolgono ritmo, ma che diamine: adoro la capacità di V. di caratterizzare i personaggi ed adoro altresì l'uso che fa delle parentesi. Non è una questione stilistica: è proprio che mi sembra di essere davanti a un caffè e di sentirmi narrare con entusiasmo di un film, con un racconto che mi tiene inchiodato alle parole)Film che scorre veloce intriso di scene violente che stimolano lo spettatore a riflettere su quale e dove sia il confine tra lecito ed illecito, ma una volta giunti al finale ci si arrabbia: inquadrature mielose di foto di figli, patetica scazzottata in famiglia, improbabile passeggiata sotto i piloni della metropolitana durante una rivolta, il cattivo che per espiazione si fa massacrare…. NO NO NO (!) vien voglia di urlare allo schermo – perché vanificare così il tempo trascorso in sala? Si voleva massificare una buona pellicola? Che peccato… Domanda del giorno: qualcuno si ricorda per quale motivo in fase di montaggio qualche anno fa venissero incluse le riprese in cui erano visibili asta e microfono? Non so come mai ma erano onnipresenti durante tutto il film.
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09/09/2010 @ 6.15.08
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