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 Milano, Duomo... di Admin
 
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Non voglio essere un genio: ho già problemi a sufficienza cercando di essere solo un uomo

Albert Camus
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Di seguito gli articoli e le fotografie che contengono le parole richieste.

Ricerca articoli per fotografia

Di Admin (del 29/08/2009 @ 23:59:51 in Fotografia, linkato 921 volte)
Ieri sera, mentre componevo mentalmente la recensione di "Dallas 22 novembre 1963", mi si sono affollate nella mente una serie di immagini piuttosto celebri, che poi ho descritto. Nella ricerca di suggestioni fotografiche, ho messo sulle ginocchia il tomo edito da Contrasto dedicato ai grandi fotografi di Life - en passant, siano benedetti i punti Feltrinelli grazie ai quali ho costruito una rispettabile libreria di settore.

Sono rimasto fulminato da una fotografia di Edward Clark, e mi succede ogni volta che prendo questo volume tra le mani. Si tratta di uno scatto realizzato nell'aprile del 1945 durante il corteo funebre di Franklin Delano Roosevelt, ed è un'immagine talmente forte che vi prego di cliccarci sopra per apprezzarla in un ingrandimento più opportuno:


Edward Clark - Copyright "Life" Time Inc.

Clark racconta questo scatto con la stessa semplicità che ha saputo trasmettere sulla pellicola: ci dice soltanto che aveva guidato per ore con il timore di non arrivare in tempo, e che le forze dell'ordine avevano predisposto uno spazio per i circa 150 fotografi intervenuti per ritrarre il passaggio del feretro del presidente USA. Tenderei ad aggiungere che, arrivato fra gli ultimi, Clark non abbia potuto posizionarsi in primissima fila, ma non importa: importa che "sentii una fisarmonica, mi voltai e e mi dissi Mio Dio che immagine. Fui l'unico a vederla".

Ecco. 150 fotografi, centinaia di rullini impressionati, migliaia di scatti in successione. Ed uno che riesce a cogliere l'unicum e a tradurlo, mirabilmente, in storia della fotografia.


Poi ho pensato che in Italia, oggi, sarebbe una immagine non pubblicabile: a rigor di legge, il fotografo dovrebbe procurarsi la liberatoria di ognuna delle persone ritratte, attestare nel testo della liberatoria che per lo scatto non era previsto alcun compenso, e così via. Ci stupiamo ancora che il foto-giornalismo d'inchiesta in Italia stia tramontando, e se va bene emigra rapidamente all'estero?

Discorso lungo, che giuro di approfondire in futuro. Per il momento mi accontento di postare un banner, e di presentare una iniziativa del British Journal of Photography denominata "Not a crime"



"Police routinely invoke anti-terror legislation to prevent photographers from carrying out their work, and photojournalists are constantly filmed at public gatherings and their details kept on an ever-growing database. Tourists, particularly foreign tourists, are also targeted by police, as was the case with an Austrian father and son recently who made the mistake of photographing a building of an extremely sensitive nature—Walthamstow bus station. Put simply, Britain has become a no-photo zone, and so if you fail to comply, you may find yourself liable to attack, arrest or harassment. Recognising that Britain is not the only country where such a draconian anti-photographer culture is developing, the British Journal of Photography is beginning an international visual campaign to raise awareness."

Già, la fotografia non è un crimine. Centinaia di fotografi professioni o amatoriali stanno popolando un album Flickr in cui affermano orgogliosamente che un obiettivo non spara proiettili, e che un treppiede ha solo delle vaghe somiglianze con un mitra.



I Am Not A Terrorist di Sophie of UKlandscape




armed only with a tripod, di Russ Freeman





Not a crime, di Fotdmike




Not a terrorist, di Alfonso76 (What The Duck)
 
Di Admin (del 28/06/2009 @ 23:59:17 in What the duck!, linkato 197 volte)
 
Di Admin (del 21/11/2008 @ 23:58:32 in 101 cose da fare a Milano, linkato 634 volte)
Se non ci stai proprio attento, rischi di mancarla. E rischi di mancarla anche se sai dov'è, via Brisa. Te la studi sulla mappa alla fermata del metrò (io sono sceso a Cordusio), e poi fa due o tre volte via Mercanti e un pezzo di Corso Magenta, e non la becchi mica.

Poi cominci a camminare lentamente, analizzi con calma ogni incrocio, anche il più piccolo, e te la trovi lì. Ci entri e, come scrive Micol Arianna Beltramini in "101 cose da fare a Milano almeno una volta nella vita", sei a Roma.

Ci sei per i resti di un antico palazzo imperiale, e ci sei per i gatti, che ti riportano alla memoria i mici del colosseo di rodariana memoria. Fai qualche foto, trovi qualcuno con la tua stessa "guida" in mano (un giorno la recensirò con più puntualità, ma è riduttivo definire le "101 cose da fare a Milano" come una semplice guida), immagini. E leggi un cartello in cui si prega di non liberare cani in quello spazio, e che qualche gattino è già stato sbranato.

E ti allontani, pensando alla vecchia signora che li nutre e all'imbecille che ci fa scorazzare un rottweiler. Imbecille lui, non il rottweiler.

 
Di Admin (del 13/08/2009 @ 23:57:52 in 101 cose da fare a Milano, linkato 750 volte)
Milano è così, ogni tanto regala sorprese difficili da immaginare, che si tratti di fenicotteri rosa o di un meraviglioso parco in stile romantico nel pieno centro della città.

Con una premessa: il parco teatro delle mie imbarazzanti esibizioni con la reflex di oggi non è un parco comune: è un parco vietato ai maggiori di 12 anni:



Quindi, se vuoi visitarlo e goderti uno splendido insieme di acqua, cascatelle, volatili in piena libertà e statue neoclassiche hai tre possibilità:

- puoi avere meno di 12 anni, ed entri
- puoi avere più di 12 anni ma accompagnare qualcuno che ne ha meno, ed entri
- puoi provare a commuovere i sorveglianti

Sì, perché confesso che ci ero già stato, o meglio che ci avevo provato; il parco della Villa Reale è posizionato esattamente dietro il PAC, e approfittando delle belle esposizioni che vi organizzano non puoi fare a meno di notarlo, dietro le vetrate. Dopo la prima visita ad una mostra avevo provato a fare il giro e raggiungerlo, restando gelato dal "Dove crede di andare lei?" lanciato da un custode.

"La prego, non mi dica che è proprietà privata"
"No, è un parco comunale"
"???"
"Ma lei non accompagna nessuno di meno di 12 anni, quindi non può entrare".

Un altro paio di tentativi, settimane dopo, erano stati ugualmente frustrati: la vecchia tattica del "fischietto con gli auricolari nelle orecchie e faccio finta di non sentire" era stata soffocata sul nascere, ed anche quella - ancora più patetica - di fingersi uno straniero ammirato dalla cura del posto non aveva avuto miglior fortuna. "Forbidden!". Pure poliglotti li scelgono.

Oggi avevo una missione: io SAPEVO - perchè colleghi che hanno figli avevano spifferato tutto - che lì dentro ci sono delle papere. E DOVEVO fotografarle.

Mi sono avvicinato noncurante all'ingresso, si è palesato il custode, ho mostrato la D300, preso in mano il peluche di What The Duck e sparato rapidamente:

"La-prego-faccio-solo-due-scatti-devo-fotografare-questa-papera-di-peluche-con-uno-sfondo-di-papere-vere-poi-vado-via-subito-davvero-questione-di-dieci-minuti-ed-è-finito-tutto", tutto in apnea. Una roba da rendere orgoglioso Enzo Maiorca e decisamente perplesso il mio tabaccaio.

Non penso che dimenticherò facilmente l'espressione che aveva mentre stringevo il peluche al petto. A ripensarci, è un mezzo miracolo che non abbia chiamato la Croce Verde e si sia limitato a mormorarmi:

"E' la scusa più bella che abbia mai sentito da un adulto per entrare. Vada, non ci metta troppo che mi mette nei casini"

Ho passeggiato estasiato per i vialetti alberati, annusato aria pura nel pieno centro di Milano, e mi sono beato della vista di due germani reali che si ingroppavano come conigli (considerato la mole di gente che arriva qui googlando "sito ufficiale milly d'abbraccio" mi sento di dover precisare che non è una esperienza eccitante).

Il parco è davvero una meraviglia assoluta. Alberi descritti con appositi cartellini



e una vista di insieme della villa che la via principale non regala e non fa percepire.




E, naturalmente, le ducks.

 


 
Di Admin (del 17/08/2009 @ 23:57:50 in What the duck!, linkato 199 volte)
 
Di Admin (del 11/08/2009 @ 23:57:21 in What the duck!, linkato 209 volte)
 
Di Admin (del 05/08/2009 @ 23:56:53 in What the duck!, linkato 128 volte)
 
Di Admin (del 16/03/2009 @ 23:55:23 in What the duck!, linkato 244 volte)
 
Di Admin (del 20/02/2010 @ 23:44:20 in Blog, linkato 1343 volte)
Se avete già provato a visitare la mostra di Steve McCurry al Palazzo della Ragione di Milano e siete stati scoraggiati dalle lunghe file all'ingresso, provateci nuovamente e resistete: probabilmente sarà abbastanza inutile cercare degli orari più adatti, perchè fonti ben informate mi raccontano di file di visitatori che si avvicinano pericolosamente al McDonald di Cordusio anche in fasce orarie insospettabili (tipo martedì in pausa pranzo, per dire) e la chiusura ormai prossima della mostra provocherà probabilmente ulteriori assembramenti.

Non importa: più che di una tradizionale personale, si tratta di una vera e propria esperienza visiva, che davvero non è consigliabile lasciarsi sfuggire.

Eviterò di riassumere storia e scatti di Steve McCurry, pluripremiato e pluripubblicato (National Geographic docet) fotografo statunitense di cui tutti abbiamo potuto ammirare almeno una volta qualche lavoro. Sono ritratti di una forza e di un impatto incredibilmente forti, o evocative riprese di paesaggi lontani con una componente comune: la presenza umana, che si tratti di una figura tesa a stabilire le proporzioni architetturali della ripresa o immagini in cui occhi, movimenti e colori divengono dominanti.

Non posso però esimermi dall'inviare un gigantesco messaggio di ringraziamento ad organizzatori e tecnici installatori: la mostra - ricchissima di immagini, in uno spazio adatto ma non gigantesco - gode di una struttura coerente, di una illuminazione delle immagini assolutamente perfetta, di una esposizione curata in tutti i suoi dettagli. Davvero, dopo mostre di fotografia passate a aggiustarsi i capelli in vetri specchianti che ne impedivano la visione e/o a maledire faretti malpuntati, il passo avanti è gigantesco e sinceramente apprezzato.

L'esposizione è organizzata in sei sezioni, idealmente separate da luci luminose rosse che segnalano il passaggio da un tema ad un altro: altra idea felice ed accattivante per accompagnare i visitatori in un vero e proprio viaggio (il termine non è casuale) nell'opera fotografica di McCurry. Spero di fare cosa gradita, e di suscitare magari l'interesse per una visita, selezionando dal sito ufficiale dell'evento una immagine per ogni sezione. Imparagonabili all'esperienza di oggi, però: vi prego, considerate che illuminazione e dimensioni delle stampe valgono tutto, tutto e poi tutto il prezzo del biglietto.

Tutti le immagini sono naturalmente (c) Steve McCurry.

L’Altro




Silenzio



Guerra




Gioia




Infanzia




Bellezza





Notizie utili
"Steve McCurry. Sud-Est", prorogata fino al 28 febbraio 2010, Palazzo della Ragione (piazza Mercanti 1). Milano.

Orari: martedì-domenica 9.30 - 19.30, giovedì 9.30 - 22.30, lunedì 14.30 - 19.30.

Ingresso:
€ 8,00 intero,
€ 6,50 ridotto under 18 e over 65, tessere Feltrinelli (!)
 
Di Admin (del 14/03/2009 @ 23:39:37 in Fotografia, linkato 229 volte)
Fra i progetti fotografici collettivi più assurdi e divertenti che si possano trovare in rete: su Hairwash Project, ospitato da un server russo, è possibile scorrere le foto di partecipanti che, da ogni luogo del globo terracqueo, si sono fotografati o fatti fotografare prima e subito dopo lo shampoo.

Un progetto che sarebbe piaciuto a Gaber.




 
Di Admin (del 08/06/2009 @ 23:37:02 in What the duck!, linkato 210 volte)
 
Di Admin (del 11/03/2008 @ 23:36:26 in News, linkato 396 volte)
Pubblicate, nella sezione immagini, una serie di mie immagini scattate presso l'Acquario Civico di Milano e qui pubblicate dietro autorizzazione.
 
Di Admin (del 18/09/2009 @ 23:34:26 in What the duck!, linkato 245 volte)
Ho colpevolmente trascurato la nostra amica papera fotografa. Vediamo di rimediare con uno dei tempi più spaventosi per tutti i fotografi, amatori o professionisti che siano:

 
Di Admin (del 17/05/2010 @ 23:33:37 in What the duck!, linkato 116 volte)
 
Di Admin (del 17/06/2009 @ 23:32:31 in What the duck!, linkato 179 volte)
 
Di Admin (del 07/09/2009 @ 23:32:30 in News, linkato 234 volte)
Nell'ambito del festival internazionale musicale MITO (Milano Torino), l'Ensemble Strumentale Scaligero si è esibito ieri in un concerto itinerante sul Naviglio, su musiche di Iturralde, Galliano, Piazzolla, Zanchini, Gismonti, Girotto.

La barca con i musicisti ha navigato sul Naviglio Grande, accompagnata dal pubblico sulle rive; un bel modo di coniugare musica e tipica passeggiata milanese, non c'è che dire!

E tra i passeggianti, c'ero anche io con duechilidue di D300 al collo e un pietoso tentativo di scattare sopra le teste. Se aggiungiamo che i fanciulli suonavano su una barca, e le barche sono in perenne movimento... considero quasi miracolose le immagini che piazzo nella apposita galleria fotografia.






Vai alla galleria completa
 
Di Admin (del 26/06/2009 @ 23:31:21 in Fotografia, linkato 490 volte)
Mi rendo conto di quanto possa sembrare poco furbo pubblicare un post su Robert Capa meno di una settimana dopo la chiusura della più importante retrospettiva mai dedicata in Italia al fotografo ungherese fondatore della agenzia Magnum.

Da una parte, però, ci tenevo a scrivere due righe sulla mostra stessa; dall'altra, ci arriverò a breve, ho scoperto qualcosa di interessante spulciando qualche libro di storia della fotografia e, sì, insomma, volevo condividere.

Partiamo dalla mostra, organizzata allo Spazio Forma di Milano, uno spazio nato per la fotografia che ha purtroppo abituato a scelte "illuminative" poco felici: ancora una volta, faretti e vetri creavano un antipatico effetto specchio, utile forse per immaginarsi spiaggiati in Normandia, meno - decisamente meno - per godersi la forza espressiva dei bianco/nero di Capa. Un segno negativo, condiviso da un paio di amici del cui parere mi fido ad occhi chiusi, anche sul percorso espositivo, che attirava decisamente verso le pareti esterne con il risultato di saltellare improvvisamente dalla Guerra di Spagna alla Lipsia del 1945, salvo correre immediatamente verso il centro della sala e recuperare gli scatti del D-Day.

Un plauso convinto, invece, alla decisione di affiancare agli scatti - ammettiamolo, più che celebri e conosciuti - di Capa una sezione interamente dedicata alla sua compagna Gerda Taro. Fotografie femminili e uterine, le ha definite un'amica, ma in un senso assolutamente positivo: l'elemento umano ancora più dominante che nelle foto di Capa, ed uno sguardo empatico commuovente ed insieme documentaristico, in una vera, verissima e personale interpretazione del reportage di guerra in chiave sociale. Viene spontaneo chiedersi quale percorso ormai decisamente autonomo avrebbe potuto intraprendere Gerda se non avesse abbandonato mirino e macchina fotografica, schiacciata in Spagna da un carro armato repubblicano nel 1937.

(Il sito di Repubblica, bontà sua, per una volta concede una galleria fotografica significativa a questo indirizzo

Tornando a Capa, mi ha colpito davvero moltissimo la serie di scatti "Lipsia 1945"; siamo a pochi giorni dalla fine della guerra, Capa ritrae un avamposto americano ed i risultati del tiro preciso di un cecchino tedesco. Una serie potente, un pugno nello stomaco, in un percorso fotografico che non si abbassava al banale sensazionalismo ma che non può evitare, con immagini crude, di raccontare l'assurdità di una morte in una guerra segnata, decisa, praticamente conclusa.

Ma avevo promesso anche una storia, dunque eccola qui. Inizia con un quiz: riconoscete questo arzillo vecchietto?



No, vero? Beh, prevedibile. ci sono circa 40 anni fra questa foto ed un'altra, decisamente più famosa, in cui questo signore americano, con uno zaino di trenta chili ed un fucile in mano, è disteso nell'acqua dopo essere sbarcato ad Omaha Beach.

Una foto che venne ritagliata da Life da una madre piangente, in attesa di ricevere notizie dal fronte e che, due anni dopo, potè accogliere il ritorno del figlio. E lo accolse con quel ritaglio in mano, e prima ancora di abbracciarlo, di dare il suo bentornato, domandò "Sei tu, vero, questo nella foto?"

Era lui: Edward Regan, sopravvissuto al fuoco della 352° Divisione Wehrmacht e reso in qualche modo eterno da questa foto "leggermente fuori fuoco":


 
Di Admin (del 23/01/2009 @ 23:30:12 in Fotografia, linkato 241 volte)
Non è stata una giornata splendida, quindi mi sono messo a navigare compulsivamente alla ricerca di qualcosa che mi distraesse un po'. E cacchiarola, l'ho trovata.

"What the duck" - e, consentitemelo, già il titolo è una genialata - è una produzione del fumettista Aaron Johnson che raccoglie quasi 500 strips con protagonista una papera fotografa. Mentre faccio fuori il credito mensile disponibile sulla carta di credito nel negozio di gadget e magliette, date ujna occhiata a quelle che seguono...













 
Di Admin (del 08/04/2008 @ 23:24:47 in Blog, linkato 250 volte)
Ho appena finito di sistemare le immagini del mio progetto fotografico dedicato a Francesco Guccini, e sono capitato su due siti da cui ho percepito con tragica nitidezza che ne ho ancora da masticare in termini di scatti.

Il primo è in realtà un sito che frequento da molto, ed è giunto il momento di fare outing: per chi non la conoscesse, per chi sia riuscito a dribblare articoli sulle riviste di fotografie e la vena autoironica con cui la sua lettura e le sue visioni fotografiche appassionano, questa è Bruko. La sezione progetti è una meraviglia assoluta.

Il secondo è - credo - un po' meno noto, ma vale la pena buttarci un occhio: l'americana Lilly McElroy si fa immortalare mentre si lancia su corpulenti sconosciuti, o addormentata nelle locations più disparate.
 
Di Admin (del 09/05/2010 @ 23:21:26 in Mostre, linkato 339 volte)


Premetto di essere sempre piuttosto prevenuto verso le mostre sviluppate sul richiamo del grande nome non-fotografo: la mia prima reazione si muove sempre nello spettro compreso fra l'ottimistico "ma ci sono ottimi giovani fotografi, dare spazio a loro?" e il più popolare "a ognuno il suo mestiere".

Quando uno si sbaglia, però, cazzarola, lo deve ammettere: in realtà, sarebbe stata sufficiente una minima raccolta di informazioni per scoprire come l'opera fotografica di Stanley Kubrick si è sia sviluppata ben prima della sua consacrazione come genio del cinema, e su un fronte di prim'ordine: negli anni dell'immediato dopoguerra, infatti, Kubrick pubblicò i suoi reportage fotografici su "Look", una rivista che contendeva a "Life" la palma di più venduta negli States, arrivando a tirare più di tre milioni di copie.

La mostra propone una selezione di circa 200 scatti selezionati fra i negativi recuperati presso gli archivi della Library of Congress di Washington e del Museum of the City of New York, e racconta di un autore in grado di sviluppare una propria cifra stilistica, pur conscio delle lezioni dei maestri suoi contemporanei e passati. Una visione personale, assolutamente intrigante e lontana dal banale documentarismo, che emerge nella presentazione di nove reportage che raccontano di una New York umanissima, di un'America da boom economico e sprerequazioni sociali. Su tutti, il racconto della vita di un lustrascarpe, ritratto nella sua quotidianità fatta non solo di elemosima ma di giochi, sport, aneliti di libertà, ed un meraviglioso viaggio dietro le quinte di un circo.

Da cinefilo non particolarmente attento ho forse il vantaggio di non provare a legare artificiosamente l'attività di fotoreporter (nella più nobile accezione del termine) alle successive interpretazioni del regista; è stato però inevitabile domandarmi se il proseguimento di una carriera con reflex in mano non avrebbe prodotto una carriera da maestro della fotografia, e se non ci troveremmo oggi a discutere di un vero genio della fotografia. Motivo in più per riportare una frase tratta da un'intervista rilasciata da Kubrick proprio sulla tematica cinema-fotografia:

"La fotografia certamente mi fece compiere il primo passo verso il cinema. Per girare un film interamente da soli, come feci inizialmente io, si può non saperne molto di tutto il resto, però bisogna conoscere bene la fotografia".

Ulteriore, dovuta nota di chiusura sull'organizzazione della mostra: al Palazzo della Ragione di Milano si continuano a vedere ottime esposizioni, perfettamente illuminate e ben accompagnate da testi esplicativi, con la chiccha di un tavolo + divanetto per la consultazione del catalogo posto a metà mostra. Davvero complimenti.

Informazioni utili:

Mostra: "Stanley Kubrick fotografo. Gli anni di Look (1945-1950)".
Milano, Palazzo della Ragione, dal 16 aprile al 4 luglio.
Orari: da martedì a domenica dalle 9.30 alle 19.30, giovedì dalle 9.30 alle 22.30, lunedì dalle 14.30 alle 19.30.

Ingresso: 8,50 euro, ridotto 7 euro









 
Di Admin (del 26/02/2009 @ 23:14:42 in Fotografia, linkato 232 volte)
Stavo sistemando la cartella "preferiti" del browser, e dalla directory "Foto" sono spuntate una serie di cose interessanti che non ricordavo e che questa sera mi va di condividere.
Iniziamo con questo:

 

Le immagini sono tratte da questo sito, e l'idea che ci sta dietro è insieme nostalgica e geniale: si tratta di recuperare una di quelle foto che genitori orgogliosi ci hanno scattato da piccoli (e diciamoci che ne abbiamo di molto imbarazzanti) e riprodurla ai giorni nostri, con gli inevitabili cambiamenti estetici che ne sono derivati. Mi ci applicherei anche, ma ci sono due criticità: tutte le mie foto da picio giacciono a casa dei miei, e - soprattutto - sono abbastanza stufo di sentirmi dire "ma quanto ERI bello da piccolo!"


Altro tenore ma identica spinta creativa: su questo sito giovani e meno giovani si producono nell'arte del "jumping in museum". Il titolo del progetto è evidentemente autoesplicativo, ed anche in questo caso le immagini valgono più di mille parole:





Piccola considerazione personale non rilevante ma sentitissima: se entri al Prado con una macchina fotografica ti sorridono. Se entri in un museo berlinese con una reflex sulla spalla, si raccomandano soltanto di stare attento a che non ti venga borseggiata (giuro, ho dei testimoni: la sicurezza si avvicina e ti fa notare che è meglio metterla a tracolla). Se entri al British Museum, ti redarguiscono soltanto se ti azzardi ad utilizzare il flash (e hanno tutte le ragioni dell'universo).

In Italia, quando entri in un museo con una Nikon al collo vieni abbattuto da una fucilata elettrica, ammanettato ad un calorifero e interrogato con 300 watt puntati in faccia mentre ti picchiano con un asciugamano bagnato (sto estremizzando).

E' un cosa tristissima.
 
Di Admin (del 24/03/2009 @ 23:14:11 in Vendere foto on line, linkato 960 volte)
Un po' di storia
Nata nel 2000, IStock è una delle agenzie di fotografia stock con più esperienza sul mercato, ed ha saputo convertire queste conoscenze in un agile database che, nel 2005, contava già su più di 700.000 immagini.
Oggi Istock è l'unica agenzia per la vendita di fotografie on line presente nella classifica dei TOP 500 siti con più traffico nell'intero panorama Internet

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Certificazione e upload
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L'upload può essere effettuato tramite interfaccia HTTP oppure utilizzando un software di upload batch messo a disposizione dal sito

Va rilevato come nella prima fase non sia possibile uploadare più di 20 immagini ogni 168 ore.




Pagamenti
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Ulteriori feature
Splendido il "buy request", che consente di accedere alle richieste specifiche dei clienti e di concorrere all'aggiudicamente con le proprie immagini.
Più che apprezzabili anche le guide online ed un forum ricco di suggerimenti, creativi e di vendita

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Di Admin (del 24/03/2008 @ 23:12:57 in Blog, linkato 230 volte)
Adoro Milano quando si trasforma in un museo a cielo aperto.

Con una iniziativa legata a MiArt2008, la Fiera internazionale di Arte Moderna e Contemporanea (dal 4 al 7 aprile), il centro della città si è trasformato in un percorso d'arte dal titolo "Miraggi", snodato tra piazzetta Reale, Piazza della Scala, via Dante, Piazza Affari, Corso Vittorio Emanuele.

Le foto che ho scattato sono disponibili nell'apposita galleria
 
 
Di Admin (del 13/07/2009 @ 23:01:58 in What the duck!, linkato 153 volte)
 
Di Admin (del 13/07/2010 @ 22:59:11 in What the duck!, linkato 558 volte)
 
Di Admin (del 12/07/2009 @ 22:58:38 in Fotografia, linkato 588 volte)
La storia della fotografia di oggi si perde nei primi anni del secolo scorso.

Si sa poco di Ruth, una ragazza descritta dai vicini come una persona tranquilla (mai notato che vengono tutti descritti come persone tranquille, DOPO?); si sa solo che ebbe un impiego come centralinista, prima di convolare a nozze con il facoltoso uomo d'affari Albert Snyder e di installarsi, di conseguenza, in una villa di proprietà, con agi, lussi, macchina e autista a disposizione, e un conto in banca.

Nulla di sufficiente, evidentemente, se è vero - come è vero - che nel 1927 Ruth iniziò una relazione con Henry Judd Gray, e con quest'ultimo arrivò a pianificare l'omicidio del marito. Che intelligentissimo non doveva essere, va detto, se è vero - come è vero - che firmò una assicurazione di 48.000 $ "that paid extra if an unexpected act of violence killed the victim". E nemmeno troppo furbo, se è vero - come è vero - che la moglie provò a farlo fuori in garage con il monossido di carbonio, con una spinta mentre era sul molo, e con del bicloride di mercurio fingendo di curargli il singhiozzo, prima di chiedere un aiuto all'amante...

Ruth e il suo amante uccisero Albert Snyder colpendolo con un martello, facendogli inghiottire del cloroformio mentre era esamine e concludendo l'opera strangolandolo con del filo metallico. Dopo i falliti tentativi di Ruth, questo si che è essere sicuri!

Ma, e la foto? E la foto, direte voi?

Facciamo un salto in avanti e atterriamo nella prigione di Sing Sing, New York, il 12 gennaio 1928: Ruth è stata giudicata colpevole di omicidio e condannata alla sedia elettrica, e il 12 gennaio è proprio il giorno scelto per l'esecuzione.

La legge americana proibisce video o fotoriprese delle esecuzioni; Thomas Howard, fotografo del New York Daily News, si sistema dietro il vetro che divide la sala della morte dal "pubblico". Formalmente è invitato come giornalista, ma - nascosta sotto la gamba dei pantaloni e legata alla caviglia - porta una microscopica macchina fotografica, il cui otturatore è collegato con un pulsante posizionato nella tasca del cappotto.

Howard ha passato le ultime settimane ad allenarsi in albergo, fotografandosi allo specchio e cercando di indirizzare correttamente il mirino.

Quando parte la prima scossa, Howard apre l'otturatore; conta fino a sei (ha calcolato in precedenza l'esposizione basandosi su testimonianze della situazione di luce che avrebbe incontrato), lo chiude.

Il giorno dopo, con la foto che segue posizionata in copertina e accompagnata da un eloquente DEAD, il NY Daily batte tutti i record di tiratura internazionale dell'epoca, vendendo più di 1.500.000 copie.

E Howard passa alla storia come primo fotoreporter a rubare uno scatto, e come ultimo fotografo in grado di testimoniare una esecuzione capitale.


 
Di Admin (del 31/08/2008 @ 22:57:44 in Photofriday.com - Exercise, linkato 415 volte)


Immagine per il concorso on-line "Photofriday.com"
 
Di Admin (del 11/06/2010 @ 22:52:31 in Fotografia, linkato 170 volte)
Non si fa in tempo a fissare una regola che subito vien voglia di infrangerla; credo sia una storia antica, che affonda probabilmente le sue radici nella divulgazione dei Dieci Comandamenti.

Avevamo concordato che si sarebbe chiacchierato esclusivamente di fotoritocco, di modifiche avvenute quindi a scatto effettuato; non posso però resistere alla tentazione di raccontare due storie che riguardano, in misura diversa, due grandi della letteratura - Walt Whitman e Arthur Conan Doyle - anche se, come vedremo fra poco, non di vero fotoritocco si tratta.

Partiamo dal 1877. Whitman, coraggioso cantore della libertà anche sessuale, autore del celeberrimo “Oh Capitano mio Capitano”, uomo della riconciliazione americana e poeta della natura, racconta spesso nelle sue opere un suo rapporto privilegiato con il mondo animale. Forse per questo motivo, commissiona un suo ritratto al fotografo William Curtis Taylor, e vi compare con una farfalla posata su un dito, quasi in conversazione:




La presenza della graziosa farfalla stride un po’ con l’abbigliamento decisamente invernale del poeta, ma non è tutto: uno studio condotto recentemente su un patrimonio di taccuini appartenuti a Whitman e fortunosamente recuperati ha fatto uscire dall’oblio una sagoma di farfalla di cartoncino, vivacemente decorata, il cui profilo corrisponde perfettamente a quella del ritratto.

Restiamo più o meno in argomento per un episodio simile nel contenuto, ma decisamente più clamoroso anche per la larghissima eco che ebbe su scala internazionale. Utilizzerò uno dei miei cavalli di battaglia: la missiva.

“Carissimo Conan Doyle,
come prima cosa, permettimi di ringraziarti per le infinite ore di divertimento che mi hai regalato con il tuo Sherlock Holmes; so che hai iniziato a detestarlo a tal punto da sopprimerlo, ma sappi che l'idea di riprendere a raccontarne le gesta ha avuto tutta la mia approvazione.

Ti scrivo per un altro motivo, di cui - ahimè - non puoi essere informato, se consideriamo che ci hai lasciato nel 1930. Ti sei risparmiato gli orrori della seconda guerra mondiale - infinitamente superiori a qualsiasi cosa tu possa aver immaginato nei tuoi romanzi - ed anche la conclusione di una vicenda che ti ha riguardato da vicino, quella delle cosiddette "Fate di Cottingley".

Ricorderai perfettamente, ne sono certo: correva l'anno 1920 e, da appassionato di esoterismo quale eri, stavi preparando un saggio sull'esistenza delle fate, quando ti imbattesti nelle fotografie scattate da due cugine di Cottingley, un ameno villaggio inglese che ebbe da quel momento il favore delle cronache.

Vi erano ritratte le due cuginette in compagnie di alcune eteree figure giocherellanti:






So che le conosci perfettamente: le hai utilizzate per illustrare un tuo articolo nel 1921 e sono state persino base di un romanzo.

Ho una pessima notizia per te: dopo essere state considerate per anni la prova dell'esistenza di un altro mondo, dopo aver allietato per decenni i sogni di bambini e teosofi, Queste immagini subirono un paio di duri colpi. Nel 1976 un giornalista della Yorkshire Television riuscÏ a riprodurre realisticamente lo stesso effetto, e - soprattutto - nel 1981 una delle due cuginette confessÚ, a pi˘ di 60 anni di distanza, il misfatto: le ragazze utilizzarono le immagini di un libro per ragazzi (Princess Mary's Gift Book), ritagliandole con delle forbici da sarta.

E il puntino che identificasti come l'ombelico dello gnomo, con la tua conseguente teoria sulla riproduzione simil-umana di quelle creature? Ecco, era la capocchia di uno spillo, uno di quelli con cui le sagome erano tenute in piedi.

Ma non preoccuparti, Arthur: come i miei pazienti lettori vedranno nelle pagine successive, non sei l'unico ad essere caduto in una trappola fotografica, e hai dalla tua una attenuante importante: in un'epoca meno influenzata dalle caterve di immagini ed elaborazioni che subiamo oggi, la fotografia era davvero considerata una riproduzione della realtà, veritiera per sua stessa definizione.

 
Di Admin (del 29/12/2008 @ 22:51:16 in Fotografia, linkato 1020 volte)
Sono entrato nel gorgo di Photofunia.

In sintesi, è un sito con un software di face detection che consente di inserire un viso da una propria immagine in una serie di set prescelti. Il tutto, senza la necessità di utilizzare sofisticati fotoritocchi in Photoshop, della durata media di sette ore.

Dalla vostra, oltretutto, avrete sicuramente un soggetto più gradevole con cui divertirvi (è noto che riesco a dare il meglio di me dietro il corpo macchina).
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Di Admin (del 12/03/2009 @ 22:50:50 in What the duck!, linkato 211 volte)
 
Di Admin (del 21/12/2008 @ 22:50:23 in 101 cose da fare a Milano, linkato 3009 volte)
A Milano capita di tutto.

Qualche anno fa, ad esempio, mi sono perso nelle vie che circondano i Giardini di Porta Venezia; basta attraversare la strada, infilarsi sotto l'arco proprio di fronte al Museo di Storia Naturale, e perdersi vagando un po' a destra e un po' a sinistra in una delle zone meno battute dai turisti e più affascinanti della città.

Se becchi la giusta combinazione di angolo destro e angolo sinistro, ti ritrovi in una via con una bella ambasciata (consolato?) e, giusto di fronte, una villa protetta da cespugli piuttosto fitti. In realtà, alcuni spazi fra le fronde consentono di vagare con la sguardo al di là della cancellata o, nel mio caso, di infilarci l'obiettivo della macchina fotografica.

La prima volta te ne accorgi perchè la gente si ferma e spia meravigliata, esattamente così:




Poi è il tuo sguardo a riempirsi di meraviglia: esterrefatto, ti accorgi che nel pieno centro di Milano c'è una specie di oasi, in cui affacciarsi e in cui lasciar vagare lo sguardo e la mente. Così.


 
Di Admin (del 04/05/2009 @ 22:48:32 in Libri - Recensioni, linkato 341 volte)
Più riguardo a Le stanze di Mogador

Quando adori letteratura e fotografia, finisci per metterti a caccia di romanzi che confinino fra penna e obiettivi, o che quantomeno annoverino un fotografo fra i protagonisti.

Anche concentrandomi orribilmente, non è che me ne vengano in mente moltissimi; ci tengo a precisare che sto volutamente escludendo le autobiografie ("Leggermente fuori fuoco" di Capa, per dire), biografie più o meno autorizzate (Diane Airbus, qualcosa di ottimo su Tina Modotti) e saggistica varia.

Limitandomi ai romanzi, insomma, mi vengono in mente "L'ombra e la meridiana" di Maurensig e (splendido) "Il pittore di battaglie" di Arturo Perez-Reverte; dello stesso Prez-Reverte, ma al limite fra romanzo e documento storico, ho consumato a forza di pupille "Territorio Comanche", dove i protagonisti sono giornalisti e cineoperatori ma in cui si scivola spesso, spessissimo nella pura interpretazione fotografica.

Un preambolo esageratamente lungo, mi rendo conto, per raccontare che Damir Babic, giovane fotografo di Sarajevo protagonista de "Le stanze di Modador", mi ha convinto davvero un bel po'.

Damir indaga la realtà con uno sguardo vivo, che sembra non poter prescindere da oellicola e obiettivo. E si pone quelle stesse domande che attanagliano anche quando la fotografia è passione e non professione: se e quando scattare, e se il fatto di trincerarsi dietro il mirino di una reflex non risponda in fondo ad una pura esigenza di estraniamento dalla realtà

Estraniamento orribilmente solitario, tra l'altro, perchè la fruizione dell'immagine può (di più, deve) essere comune, mentre lo scatto è di per sè pura solitudine.

Farei un torto a questo personaggio che, ormai è chiaro, mi ha colpito molto se mi limitassi a questo; Damir Babic è un protagonista davvero completo, animato da una furia per la comprensione di quello che lo circonda tanto pura da trasformarlo in investigatore, e con una necessità fisica di capire, quasi zoomando.

La realtà che cercherà di mettere a fuoco è quella nascosta delle demolizioni clandestine di navi, un traffico oscuro fatto di criminalità organizzata, ampi margini di profitto, lavoro nero.

Un'oscurità in cui Damir ci guida illuminandola a colpi di flash e verità.
 
Di Admin (del 17/02/2009 @ 22:46:22 in What the duck!, linkato 255 volte)
 
Di Admin (del 08/01/2009 @ 22:46:10 in News, linkato 175 volte)
Siamo arrivati a casa, e ti ho adagiata sul letto, tra mille attenzioni. Anche nella penombra mi sei sembrata bellissima.

E' questo l'aspetto migliore del saper aspettare: godersi ognuno degli attimi successivi, come la fugace carezza che ti ho dedicato, e mentre la mia mano ti sfiorava piano, ho pensato che sì, ne era valsa la pena.

E' difficile descriverti, adesso: quelle curve che io trovo davvero mozzafiato, quella macchia rossa che sai portare con eleganza e distinzione. Quel tuo colore nero, quell'occhio enorme che mi ha fissato così intensamente, qualche minuto fa.

Adesso devi imparare a capirti, e a maneggiarti insieme; scoprire dove mettere le3 mani, quali pulsanti premere, con la certezza che quando ne avrò voglia tu sarai lì per me.

Diamo il benvenuto alla mia nuova reflex!


Ebbene sì, è arrivata la mia Nikon D300. Sia chiaro che, da oggi in poi, ogni immagine orribile dovesse comparire su questo sito è da attribuirsdi esclusivamente a mani, occhio e nervi del proprietario.
 
Di Admin (del 03/10/2009 @ 22:46:06 in What the duck!, linkato 253 volte)
Che io abbia una sorta di venerazione per Aaron Johnson e per la sua meravigliosa papera fotografa è un dato di fatto. Un sentimento di pura simpatia che non si fa fatica a cogliere, se si pensa che mi ha portato a trascinarmi WTD in giro per la città, fraternizzando con i turisti che facevano a gara per tenere il peluche in mano e consentirmi di piazzare lo scatto evocativo che mi serviva.

Nella continua ricerca di originalità, Aaron ha avuto la capacità di inserire nelle sue strisce personaggi di contorno perfettamente integrati. Vogliamo un piccolo esempio? Ecco come inserire un mimo in una vignetta sulla fotografia...



Aaron sa quanto gli sono grato per aver avuto l'onore di poter tradurre le sue vignette in italiano. Ma in alcuni casi non è - decisamente - affatto necessario:


Oggi ho speso queste quattro righe per due motivi: il primo è che, anche grazie all'aiuto del fratello-arredatore, in salotto spicca finalmente in tutta la sua bellezza una delle vignette di Aaron, con tanto di dedica personalizzata... Il secondo è che è finalmente disponibile "A W.T. Duck Collection", il nuovo libro di WTD acquistabile tra l'altro anche su Amazon.com in versione paperback.

Si è capito che lo consiglio, si?
 
Di Admin (del 23/08/2009 @ 22:39:47 in 101 cose da fare a Milano, linkato 677 volte)
Una settimana fa ero a spasso con la D300 (ma senza la papera...) e stavo passeggiando in Piazza Duomo. Sarà stato il caldo, ma per un attimo mi sono immedesimato in questa splendida cattedrale gotica, esposta giorno e sera agli obiettivi di cellulofoni a 5 Mpx, compatte digitali di ogni marca e fattezza, reflex da fotoamatori e - tentazione di borseggio - persino corpi e lenti professionali.

Ho pensato di provare a fare un po' di scatti in cui il Duomo ci fosse, ma come elemento di sfondo e di contorno, e non come motivo principale dello scatto.

Come spesso mi accade, le foto sono rimaste per un po' sulla Compact Flash, e le ho scaricate or ora. Mi rendo conto che è poco più di un esercizio fotografico, ma me piasi.

 
Di Admin (del 09/08/2010 @ 22:39:28 in What the duck!, linkato 143 volte)
 
Di Admin (del 24/02/2009 @ 22:39:04 in What the duck!, linkato 240 volte)
 
Di Admin (del 03/11/2009 @ 22:38:24 in What the duck!, linkato 230 volte)
 
Di Admin (del 11/02/2009 @ 22:38:07 in Fotografia, linkato 571 volte)
Ce se sono tante di fotografie con una storia.

Peter Leibing era un giovane fotografo associato ad una piccola agenzia di Amburgo. Da praticante, era stato spedito più volte a realizzare quei servizi che i fotografi dell'agenzia rifuggevano quasi come i matrimoni: le corse di cavalli.

A qualche mese di distanza - e dopo richieste, suppliche, quasi-pianti che immagino insistenti - Peter ottiene finalmente un incarico di reportage. E' la Berlino del 1961, i carri armati del Patto di Varsavia stanno chiudendo la frontiera fra la capitale della DDR e la parte occidentale della città,m e ci sono così tanti reporter e fotografi in città che Peter non può combinare danni. "Alla peggio", ragione il responsabile dell'agenzia, "mi torna indietro con una pellicola impressa con uno qualsiasi delle migliaia di scatti che ritraggono la città e che stanno invadendo le redazioni dei giornali di tutto il mondo".

Peter sta passeggiando con la macchina fotografica al collo a una ottantina di metri dalla linea di demarcazione. Osserva una guardia di confine dell'Est, che sfumacchia una sigaretta dietro l'altra guardandosi nervosamente attorno.

Non è l'unico a notare la scena: un poliziotto della Germani Occidentale ha capito qualcosa, e fa avvicinare un pulmino, spalanca il portellone posteriore, e aspetta, con il motore acceso.

Quello che sfumacchia è Konrad Schuman. Ha 19 anni, e poche ore prima è stato costretto ad impedire ad una famiglia il ricongiungimento con i propri cari, rimasti ad Ovest. Mentre salta, la sua unica preoccupazione è di non rimanere incastrato nel filo spinato.

Peter porta a casa una immagine che diventerà rapidamente un simbolo di libertà:


Peter Leibing, Berlino, 13.08.1961

Peter ha scattato, giova ricordarlo, soltanto una foto: non aveva a disposizione una macchina a motore, e le reflex da sei esposizioni al secondo erano ancora una fantasia. Ha messo a fuoco con un 200mm, utilizzando il filo spinato come riferimento.

Indovinate un po'? Esattamente la stessa procedura che seguiva per riuscire a ritrarre un ostacolo scavalcato da un cavallo.




Murales su Muro di Berlino, 2007
 
Di Admin (del 19/04/2008 @ 22:37:08 in Blog, linkato 281 volte)


Ieri sera ho avuto il piacere di assistere ad una delle serate letterarie organizzate da "La tartuca": si chiacchierava di Italo Calvino e di "Se una notte di inverno un viaggiatore", fra una tartina vegetariana (ottima), un bicchiere di nero (d'avola), una fetta di salame (squisito).

Fotografavo, naturalmente, ma mi sono lasciato irretire dalla lettura di Mia del primo capitolo del romanzo, che ricordavo appena.

"Rilassati". "Raccogliti". Un amorevole inno alla lettura e al piacere che ne deriva, l'accostarsi al libro come ad un proprio momento, puro, e il raccoglimento appunto che ne deriva.

"i Libri Che Da Tanto Tempo Hai In Programma Di Leggere,
i Libri Che Da Anni Cercavi Senza Trovarli,
i Libri Che Riguardano Qualcosa Di Cui Ti Occupi In Questo Momento,
i Libri Che Vuoi Avere Per Tenerli A Portata Di Mano In Ogni Evenienza,
i Libri Che Potresti Mettere Da Parte Per Leggerli Magari Quest’Estate,
i Libri Che Ti Mancano Per Affiancarli Ad Altri Libri Nel Tuo Scaffale,
i Libri Che Ti Ispirano Una Curiosità Improvvisa, Frenetica E Non Chiaramente Giustificabile"

E a proposito di libri e di piacere della lettura, non conoscevo Anubii.com, e sto imparando ad apprezzarlo in questi giorni: la mia pagina è qui
 
Di Admin (del 12/02/2009 @ 22:35:51 in What the duck!, linkato 265 volte)
 
Di Admin (del 02/05/2008 @ 22:35:19 in Blog, linkato 353 volte)
Photofriday pubblica ogni venerdi' (poteva essere altrimenti?) un suggerimento e un tema per la partecipazione ad un concorso fotografico, senza premi in palio se non una gloria effimera. Gloria effimera ma ambita, perche' sono davvero interessanti sia il livello qualitativo medio che - soprattutto - la creatività che pervade questo sito.

Il tema della settimana e' "My little secret", e quella che segue e' la mia interpretazione (archiviata nella Sezione Studio del mio sito).

Ho il dovere di lanciare dei ringraziamenti e relativi crediti:

- Grazie ai Sugarcream tutorials per l'illuminante tutorial sulla creazione dei pezzi di scotch in Photoshop

- Grazie a 'Weirdney' Allen per la concessione della striscia di fototessere....... Thanks for your help, Actscrave. Thanks for your quick reply, thanks for your encouragement. Thanks for your translation of my strange English

 
Di Admin (del 05/01/2010 @ 22:34:11 in What the duck!, linkato 233 volte)
 
Di Admin (del 06/03/2008 @ 22:33:14 in Blog, linkato 458 volte)
Pubblicata la sezione di street photography, reperibile all'interno della categoria immagini
 
Di Admin (del 03/06/2010 @ 22:31:23 in What the duck!, linkato 321 volte)
 
Di Admin (del 09/09/2008 @ 22:30:22 in Blog, linkato 215 volte)
Avevo le mani appoggiate alla tastiera del mac, qualche minuto fa. Oddio, a dire il vero le mani sono ancora appoggiate alla tastiera, altrimenti non vedrei letterine nere su fondo bianco che si inseguono e tramutano in bit i miei (esagero) pensieri.

Insomma, ero e sono qui alla scrivania: alzo gli occhi, e come tutte le sere dedico qualche istante ad un'occhiata ad un angolo della parete.



C'è una mia foto idiota appoggiato ad una statua
C'è una busta di quelle che mi manda il babbo con la cronaca della Triestina, e il biglietto di Unione-Vicenza (5 a 1 per noi!)
Ci sono tre fototessere orrende
C'è l'etichetta di una bottiglia di Verduzzo
Ci sono parole vergate a mano da persone care
C'è l'augurio del mio angelo
C'è una figurina importante
C'è che è vietato digiunare in spiaggia
C'è una interpretazione non troppo distante dal vero del mio naso
Ci sono due foto del fratello dotato di talento
C'è la piantina di una casa e di un terrazzo in cui devo ancora fumare una sigaretta
 
Di Admin (del 12/06/2009 @ 22:29:56 in Fotografia, linkato 346 volte)
Giorni fa, un'anima caritatevole mi ha inviato un link meraviglioso tratto da Hongkiat.com, blog per designer, grafici o semplici appassionati di tecnogingilli.

Sono raffigurate 70 pubblicità creative, cose che vanno da un correttore a grandezza abnorme posizionato vicino alle strisce perdonali


fino ad arrivare alla pubblicità progresso "Non essere stupido, proteggiti con un profilattico:



Devo ammettere, però, che ne ho vista una che mi ha fatto realmente impazzire: Bergmann funeral service - Come a little closer

 
Di Admin (del 23/07/2010 @ 22:29:03 in What the duck!, linkato 181 volte)


 
Di Admin (del 23/11/2008 @ 22:28:07 in Fotografia, linkato 1634 volte)
Esco dalla mostra di Bettina Rheims ospitata  dallo spazio Forma di Milano.

Intanto una precisazione: la mostra è stata inaugurata il 24 settembre ed ha chiuso proprio oggi. Calcolando che:

- la mostra è stata aperta tutti i giorni dalle 10 alle 20
- il giovedì e il venerdì tirano le 22
- il lunedì il Forma è chiuso

fanno un totale di 576 ore di esposizione. Siamo entrati alle 19 di oggi, proprio nell'ultima. E' un bel record!

Premetto che quella di cui la Rheims è una delle esponenti di grido non è esattamente la mia ritrattistica preferita. Sono un cultore dei ritratti ambientati, di immagini in cui il rapporto fra il soggetto e l'ambiente che lo circonda sia indissolubile, ai limiti del reportage. Nel ritratto in studio ogni posa e ogni dettaglio appaiono lungamente studiato a tavolino, e suscitano raramente le mie emozioni.

E non sto dicendo che le immegini esposte siano andate in un'altra direzione: ma lo stile fotografico della Rheims, quel suo aggirare ripetutamente tutti i canoni della fotografia glamour, quei tagli inconvulsi, le pose perfettamente contrarie ad ogni consiglio per ritrattisti, la rendono a suo modo intrigante.

Mostra e nasconde, promette e non mantiene, costringe a fissare un dettaglio ed immediatamente dopo a distogliere lo sguardo. Complessivamente, quindi, l'ho trovato interessante, ed altrettanto stimolante anche per chi - come me - cerca di scrivere con la luce in modo appassionato ma amatoriale.

Nota di demerito, as usual, per l'illuminazione nell'esposizione degli scatti; francamente, trovo inaccettabile che in uno spazio dedicato alla fotografia non sia possibile allontanarsi di più di un passo da un'immagine senza subire "l'effetto specchio". Può essere simpatico farsi vedere da un amico mentre la tua immagine riflessa abbraccia Sharon Stone seminuda, ma alla lunga è snervante.

Non so se siano i vetri, le stampe o i faretti, ma so che se ho bisogno di pettinarmi tendo a preferire lo specchio del mio bagno.






 
Di Admin (del 29/08/2010 @ 22:27:33 in What the duck!, linkato 39 volte)
 
Di Admin (del 29/06/2010 @ 22:25:49 in Fotografia, linkato 341 volte)
Un paio di anni fa a Palazzo Reale fu organizzata una mostra che - vado a memoria - si intitolava "L'arte delle donne": venivano esposta opere pittoriche e scultoree di famose artiste, in un tentativo di tracciare proprio una storia dell'arte al femminile.

Mi aveva lasciato perplesso che non fossero presenti fotografie: una scelta che lasciava suggerire che la fotografia non fosse considerata un'Arte, o - in alternativa - che non venisse riconosciuta il contributo fondamentale delle fotografe di sesso femminile nello sviluppo della "scrittura con la luce".

In realtà, sappiamo bene che la storia della fotografia è stata scritta anche dalle donne, che dedicandosi in particolare negli anni 30 e 40 al reportage sociale, diedero un vero e proprio impulso alla interpretazione dell'arte fotografica come capace di raccontare un momento, una sensazione, una emozione, lontana dal puro spirito documentaristico e illustrativo.

E' un pensiero che non poteva non ritornare nella mia mente mentre mi accingo a raccontare la storia di una fotografa e di una fotografia: lei è Lee Miller, una reporter davvero capace che ha legato il suo nome ad uno scatto celebre di cui è il personaggio ritratto, e non l'autrice.

Lee, tra l'altro, inizia la sua carriera come modella, nella New York degli Anni Venti, prima di trasferirsi a Parigi ed affermarsi come fotografa di moda; gli anni sono quelli che sono, e nel 1940 Lee viene ingaggiata da Vogue per coprire i teatri della seconda guerra mondiale, e diventerà famosa per i suoi reportage sulla liberazione di Parigi e per quelli, decisamente più drammatici, che raccontano l'orrore dei campi di sterminio nazisti di Dachau e Buchenwald.

Ed anche l'immagine a cui facevamo riferimento, con Lee Miller davanti e non dietro l'obiettivo, è legata alla liberazione dell'Europa; l'autore dello scatto divenuto icona è l'americano David Scherman, corrispondente di Life che accompagnò la Miller sui vari fronti europei e fini per ritrarla così:



Lee non è in una vasca da bagno qualunque. E' in una vasca da bagno di Prinzenregentplatz 27, Monaco. Non è un appartamento qualunque. Ci abitava un certo Adolf Hitler.

Eccoci qui, Lee è nella vasca da bagno di questo appartamento. Sul pavimento e sulla sedia, una divisa e gli anfibi di tipo militare, a sottolineare ancora una volta come i reporter finiscano necessariamente per condividere tutto con i soldati al fronte, salvo le armi.

Il contrasto fra abito e scarponi consunti e l'eleganza senza tempo del bagno è fortissimo, come è particolarmente intensa la metafora, forse non del tutto intenzionale, di una pulizia corporale in un luogo da cui è derivata una sporcizia universale. Il potere della vita sopra la morte, come commentarono all'epoca, in una foto che ha superato il tempo e che non finisce oggi di attrarre con un fascino senza fine.
 
Di Admin (del 02/06/2008 @ 22:24:54 in Blog, linkato 316 volte)
Sabato e domenica scorsi Milano si è trasformata in un enorme villaggio dello sport; complici non soltanto la conclusione del giro d'Italia (che anche quest'anno ha avuto la grazia di transitare sotto casa mia), ma anche e soprattutto mu:vMI, una due giorni a base di tornei, esibizioni, sfide sportive.

Prima galleria pubblicata: Milano Touche, esibizione di scherma in piena Piazza Cordusio.

Le immagini sono qui
 
Di Admin (del 17/05/2009 @ 22:23:55 in What the duck!, linkato 183 volte)
Torni a casa dopo un pomeriggio passato a scattare foto. Ti siedi davanti al Mac, scarichi la Compact Flash, e ti rendi conto che - fra raffiche, scatti prova, tentativi di visioni creative - hai scattato quasi 200 foto.

E ti rendi conto che ha ragione il fratellone e metti al bando per sempre il formato RAW


 
Di Admin (del 25/04/2008 @ 22:23:18 in Blog, linkato 299 volte)
Annullate tutti gli impegni per il prossimo 7 maggio: alle 21.15, presso la cooperativa sociale La Tartuca di Milano, presenterò la seconda edizione del corso di fotografia.

Per adesioni, curiosità, domande e perplessità il link è questo

Ne approfitto per ringraziare, con tutto l'affetto di cui posso essere capace, i partecipanti al primo corso, che si è concluso qualche settimana fa; come lavoro fotografico di gruppo, hanno sviluppato il tema dei "Cinque sensi", ed alcuni dei risultati posso essere visualizzati in questa galleria.

Mi sono divertito moltissimo, ho conosciuto delle persone adorabili, e sono uscito da ogni incontro con qualcosa di più dentro di me. E mi unisco a tutti in un fortissimo abbraccio ad Aldo, ovviamente, vero protagonista delle nostre serate creative! : - D

 
 
Di Admin (del 03/04/2009 @ 22:20:21 in Vendere foto on line, linkato 673 volte)
Un po' di storia
Probabilmente il più frequentato sito di stock al mondo.
Attivo dalla metà del 2003, Shutterstock vantava un database di circa 980.000 immagini (agosto 2006) con un tasso di crescita dichiarato di circa 17.000 immagini per settimana, ed una comunità in rapida crescita che si avvicina al rispettabile numero di 70.000 fotografi. Vengono accettati file JPG RGB con una risoluzione minima di 3 MPixel.

Certificazione e upload
Viene richiesta la sottomissione di dieci file di esempio del proprio lavoro; al termine della analisi da parte degli esperti del sito, e ricevuta una valutazione positiva su almeno sette dei file proposti, si è in grado di effettuare il caricamento delle proprie imnmagini.
L'upload può essere effettuato tramite interfaccia HTTP, client Java o con il più agile client FTP

Ulteriori funzionalità
Un consiglio a chi vuole provare a vendere le proprie foto on line: una visita alla sezione "Most popular images" di Shutterstock può essere di ispirazione e può aiutare a comprendere meglio quali siano le immagini più ricercate dalle agenzie.

Pagamenti
Ogni download di un cliente porta ad un guadagno di 0,25 $.

Iscrizione
Per l'iscrizione puoi cliccare sul banner che segue; utilizzando il mio codice di riferimento 20259 farai in modo che mi venga accreditato un bonus ogni volta che acquisti o vendi una immagine, senza che questo influisca sul tuo costo o guadagno (ci tengo a sottolinearlo).
Consideralo come un piccolo riconoscimento per il lavoro che stai leggendo : - )


 
Di Admin (del 29/03/2009 @ 22:19:10 in Fotografia, linkato 298 volte)
Novità tecniche: pochine, quasi nessuna

Livello medio degli stand: tendente al basso

Gallerie fotografiche: apprezzabile il premio giovani Canon, preoccupante una rassegna di primi piani due metri per uno in fondo al Padiglione 3

Diciamoci la verità: l'ultimo ottimo motivo rimasto per andare a Photoshow è quello di poter fotografare un po' di gnocca


















 
Di Admin (del 18/07/2008 @ 22:16:57 in Photofriday.com - Exercise, linkato 442 volte)
Per Photofriday.com: "Flight"


 
Di Admin (del 26/05/2010 @ 22:14:12 in Fotografia, linkato 272 volte)
Nell’estate del 1826, Nicéphore Niepce cosparse una lastra di peltro di 20 cm. per 25 con di bitume di giudea, e si preparò a ritrarre dalla finestra della sua stanza il cortile di casa. Tempo di esposizione: 8 (otto!) ore, il che spiega come mai risultino illuminate dal sole entrambe le facciate delle case adiacenti.

Il risultato, oggi conservato presso la Texas University ad Austin (USA) è quello che segue, universalmente riconosciuta come “prima fotografia della storia dell’umanità”:



Lanciamo una prima provocazione: questa immagine segna la nascita della fotografia, e fa di Niepce il primo fotografo e il primo fotoamatore della storia! Lungi da me volermi incastrare nel dibattito infinito fra fotografi, amatori, amatori evoluti, dilettanti autodidatti: ho la fortuna di avere un fratello fotografo professionista (e con un bel manico, per giunta), e questo mi ha regalato la visione più completa possibile sulla disputa. Ho troppo rispetto per quella professione e per gli sforzi che richiede per mescolare i piani: un altro, ottimo motivo per cui tendo a evitare chi mi propone di far le foto al matrimonio, oltre alla nota idiosincrasia per bomboniere e chicchi di riso.

Questo però è un fatto: probabilmente non del tutto conscio di prepararsi ad entrare su Wikipedia, Niepce scelse di fotografare uno scorcio assolutamente inutile, chiuso nel protettivo bacello di casa sua. Se non è fotoamatoriale questo...

Ma ci si proponeva di raccontare la storia del fotoritocco, e non la “storia della fotografia”. E infatti, indovinate un po’?

“Passai due ore a ritoccare all’acquarello le centinaia di puntini e macchie, ottenendo un’immagine migliore e più definita (...) sotto l’ingranditore attenuai il cielo, il tetto del fienile e altri dettagli.” (H. Gernsheim, cit. in Etudes photographiques n. 3, novembre 1997)

Chi scrive è lo storico Helmut Gernsheim, colui che, nel 1952, riuscì a ritrovare dopo anni di ricerche la prima lastra di Niepce, rendendolo eterno. In sintesi, il buon Gernsheim - il cui contributo, è bene ricordarlo, non si limita a questo ritrovamento, ma si estende ad una sorta di fondazione della storia critica della fotografia - ci ha regalato in un colpo solo la prima fotografia della storia, ed il primo fotoritocco.
 
Di Admin (del 16/11/2009 @ 22:12:40 in News, linkato 221 volte)
Un po' per il ricordo di una serata splendida; un po' per inaugurare la gallery "Amici a quattro zampe"; un po' per confermare che le belve meravigliose che circolano per le nostre casette sono tra i soggetti più infotografabili del mondo...
















 
Di Admin (del 02/08/2009 @ 22:12:07 in What the duck!, linkato 150 volte)
Io adoro What the duck. Sono felice di tradurne immeritatamente le vignette in italiano, e sono orgoglioso di possedere una stampa autografa dell'autore (a dire il vero, attende ancora che io passi da un corniciaio, ma non importa).

Ora ho un Duck nuovo, tridimensionale. E non potevo fare a meno di concedergli una piccola passeggiata per le vie di Milano.

Thanks, Aaron!


Cliccare immediatamente qui per la gallery della passeggiata


 
Di Admin (del 07/12/2009 @ 22:11:10 in News, linkato 756 volte)
Mi son fatto forza e coraggio e ho ripreso in mano di CD di backup di qualche anno fa. E' stato curioso navigarne i racconti, le poesie, e naturalmente le fotografie, ed accorgersi quanto maturi la scrittura o la visione fotografica.

Su tutte, mi ha fatto un enorme piacere ritrovare la cartella "Mani con penna". Avevo un account su DeviantArt, ai tempi, un sito che è una fucina di creatività per chi scrive, disegna, fotografa. Era nato tutto con una sorta di micro-autoscatto, la mia mano che reggeva la penna regalata dal babbo, ed era proseguita con una ventina di immagini inviatemi da altri deviant-artist o da carissimi amici.


Mano con penna Alfonso76




Moscow, di Zmet (Russia)



Mano con PENNA, di Gladiatore



Pensare di rimettere in rete le immagini dedicando una galleria è stato un attimo. E' inutile sottolineare che aspetto qualche altro contributo, da indirizzare a ioCHIOCCIOLAalfonso76.com, vero?





 
Di Admin (del 18/04/2010 @ 22:10:03 in Fotografia, linkato 138 volte)
Domenica di passione, passata a combattere contro un hosting che consente che i miei contenuti vengano infettati e una lunga serie di pulizie file-per-file, con il notevole risultato di accrescere un micidiale mal di cranio e diminuire nettamente i (supposti) benefici del fine settimana.

A rallegrare  - solo parzialmente - la serata, la segnalazione di un amico che mi inoltra il link di un sito fotografico. Tenete presente che ha corso un gran rischio, perchè da quando tratto di fotografia qui sul blog, o da quando mi capita di raccontare questa mia passione a qualcuno, immancabilmente scattano fiumi di mail e commenti a metà fra il quasi-spam ("vieni a vedere le mie foto!") e l'autopromozionale.

Questo però non è male:




Già, è esattamente quello che sembra: una sorta di sfida fra foto, in cui il visitatore (senza necessità di registrazione, sia chiaro) ha la possibilità di scegliere e votare la sua preferita, in una serie di uno-contro-uno o - diremmo noi appassionati di Hold'em - in una serie di Heads Up.

Mi son divertito a votare, mi son chiesto se caricarne qualcuna di mia (arrendendomi per il momento alla pigrizia di andarle a cercare in archivio) e, soprattutto, ne ho notato una certa qualità.

Non è semplicissimo trovare un nuovo modo di proporre fotografia su Internet, quindi promesso a pieni voti!
 
Di Admin (del 12/03/2009 @ 22:08:49 in Vendere foto on line, linkato 992 volte)
(Premessa: da tempo gestisco un blog dedicato alle recensioni, software, segnalazioni siti sulle agenzie di stock o microstock e, più in generale, sulla vendita di foto on line. Questa sera, rispondendo ad un paio di mail di informazioni su questo tema, mi sono reso conto che non è proprio più possibile mantenerlo attivo, e che diventa infinitamente più semplice per me creare una sezione "Vendere foto on line" all'interno di www.alfonso76.com. Quello che segue è un estratto di F.A.Q. sulla vendita di foto on line, costruito sulla base delle domande che più frequentemente mi sono state rivolte. Fine della parentesi più lunga del mondo)

L'iscrizione come contributore ha un costo?
NO. Iscriversi come fotografo per vendere le proprie immagini non ha alcun costo; le agenzie guadagnano trattenendo una fee percentuale dal costo del dowload di una fotografia da parte di un cliente.

Posso caricare qualsiasi immagine?
NO. Ogni agenzia richiede uno standard minimo, ma in linea generale vengono ammesse immagini che vadano dai 6 MPixel in su. Dal punto di vista qualitativo inoltre ogni file viene esaminato ed eventualmente autorizzato prima di essere messo in vendita: le cause piu' frequenti di rifiuto sono la presenza di rumore (noise) nell'immagine, errori di esposizione o di messa a fuoco, presenza di marchi con copyright all'interno dello scatto.

Come completo l'iscrizione?
I percorsi di certificazione come contributore sono diversi: alcune agenzie richiedono l'invio di tre immagini ad alta risoluzione, altre predispongono un manuale on-line con susseguente test per la verifica della comprensione dei requirements. Dettagli sul percorso di certificazione di ogni singolo agenzia possono essere reperiti all'interno dei post che seguiranno : - D

Una volta iscritto, come carico le immagini on line?
Tutte le agenzie predispongono un form da cui sia possibile caricare (anche massivamente) fotografie attraverso il browser (trasferimento HTTP),
Molto diffusa anche l'opzione FTP, per la quale va naturalmente utilizzato un client specifico; in questo caso, le immagini verranno inserite in una "coda di appoggio" su cui si potra' intervenire per la successiva finalizzazione in termini di keyword e categorie

Cosa sono le keyword? Come si impostano?
Si tratta delle "parole chiave" che attribuiamo alle nostre immagini, e che ne consentono il reperimento ai clienti tramite il motore di ricerca interno del sito.
Le keyword possono essere impostate
- offline, direttamente sulla nostra macchina, utilizzando una qualsiasi soluzione software di fotoritocco (in Photoshop CS, ad esempio, è possibile inserirle utilizzando il comando "Info file"). Le agenzie supportano i formati IPTC, e di conseguenza le parole chiave saranno migrate al momento dell'upload delle immagini. E' una soluzione particolarmente utile per chi si ritrovi ad inviare una immagine a diverse agenzie stock.
- online, utilizzando i campi oppositi forniti nel form di registrazione della singola immagine
La scelta delle parole chiave e' una componente essenziale per il successo di un'immagine: per qualche consiglio a questo proposito, seguirà post apposito. : - D

Come sono calcolati i guadagni? Come vengono corrisposti?
I guadagni del fotografo rappresentano una percentuale del costo sostenuto dai clienti per acquisire l'immagine; all'interno di uno stesso sito, la percentuale può variare sulla base della popolarità del fotografo (più vendi e più vieni remunerato per ogni singola immagine), sulla dimensioone della stessa e sulla base dell'utilizzo per cui e' richiesta (web, volantini, stampa editoriale, etc.)
I pagamenti possono avvenire tramite la spedizione di una assegno oppure con l'appoggio ad uno dei provider di trasferimento fondi (i piu' noti sono PayPal e Moneybooker)

Le agenzie chiedono di associare ad alcuni scatti una "model release". Di cosa si tratta?
Ogni fotografia che ritragga persone RICONOSCIBILI va accompagnata da una liberatoria firmata dal soggetto ritratto; alcuni esempi pronti da scaricare sono disponibili nelle sezioni "File utili" dei siti stessi.

Anche per un autoscatto devo inviare una model release firmata?
Assolutamente si.

Per ogni altro chiarimento o per risposte ad altre domande, scrivete pure ad ioCHI_OCC_IOLAalfonso76.com (sostituire le lettere maiuscole con una chiocciola)


MENU Fotolia
Un esempio di agenzia stock: Fotolia
 
Di Admin (del 14/10/2008 @ 22:08:47 in Fotografia, linkato 243 volte)
Io che mi diletto di fotografia. E lui, che la fotografia la vive (più ancora che viverci), con un manico impressionante ed il fastidio che provo in quelle poche occasioni in cui ci è capitato di scattare insieme.

Io: oretta massacrante a selezionare gli scatti migliori. Lui: può chiudere gli occhi e pescare a caso, che tanto - mortacci sua - 97 su cento sono da copertina (le altre tre le ho scattate io con la sua digitale).

Mi ha regalato quello che segue, e che condividerò anche lunedì prossimo, alla partenza del prossimo corso di fotografia in Tartuca.



Sono ventiquattro anni che scatto fotografie, per professione.
Ne ho quaranta, sono fortunato, ho iniziato molto presto.
Ho cominciato con una vecchia Zenit di mio padre, poi la prima Nikon (una FM2 poi una F301 comprata da un amico a Singapore con i pochi soldi fatti lavorando in un ristorante stagionale).
Non c’erano scuole, internet non esisteva, si imparava sulla strada, sbagliando e riprovando.
La cantina (di mia suocera) è ancora stracolma di riviste anni ’80 e ’90 …

Sono in procinto di acquistare la mia ennesima Nikon (dopo due FM2, una F301, una F5, una D70, una D200, ma anche una Canon Eos 3 – eh sì, lo ammetto, sono stato tentato … - ma anche due Fuji S1 ed S3) e per questo motivo mi son buttato a capofitto nel bel forum Nikon Italia per leggere un po’ di impressioni sulla D700…

Poi mi sono letto anche un bel po’ di post interessanti dei guru Nikon …

Non so perché, ma mi è venuta una grande tristezza!

Ma la fotografia si è ridotta a tutto questo?

Non lo so, sarò anche invecchiato (?), ma giuro non ho più voglia di impazzire!

Ieri sera ho guardato quelle sei pellicole che giravano da una stanza all’altra (le prime almeno da sei sette anni) e me le sono sviluppate!!! Che gioia: non trovavo più le mie vecchie tabelle (gli acidi, quelli no, subito! Ho un frigo dove me li custodisco da tempo …), ho sviluppato insieme gloriose HP5 e Tri-x, a parte i T-Max 3200. Mi son goduto quel paio di ore fra acidi, tank, agitazioni, sviluppi, fissaggio ed il “miracolo” finale: appendere gloriosi film ad asciugare nel bagno, con le mani che odoravano ancora di iposolfito!!!

Mi son venute in mente le mille discussioni che si facevano decenni fa sullo sviluppo migliore, su tempi, su temperature più giuste, doppi bagni di sviluppo, arresti, trucchi vari … eppoi per lavoro sviluppavo le pellicole con lo sviluppo carta a 40° C per pochi secondi, fissaggio immediato e stampa con ancora il negativo bagnato perché il giornale doveva andare in stampa!!!

La teoria da una parte … la pratica, quella vera, quella che mi permetteva di arrivare alla fine del mese, tutta dall’altra!

Oggi lavoro al 95% in digitale: questo digitale, che nell’immaginario collettivo ha portato a pensare che la fotografia “ora” è di tutti (è sempre stata alla portata di tutti, Nadar “qualche” anno fa dichiarava giustamente che per la tecnica fotografica bastavano dieci minuti … per il resto poi è un altro discorso); questo digitale “che ti fa risparmiare” (lasciamo perdere, va … fra computer, macchine, aggiornamenti professionali, back-up … eppoi di nuovo computer, macchine, aggiornamenti professionali, back-up … eppoi di nuovo computer, macchine … ho speso più in questi ultimi cinque sei anni che nei primi quindici!!! e le mia analogiche funzionano ancora, belle, meccaniche, con centinaia di migliaia di scatti alle spalle … mica le cambiavo ogni anno, anno e mezzo!)

Oggi c’è il NEF!!! RAW, chiamatelo come volete. Mi sembra proprio come “quello” sviluppo, “quella” tecnica. Eppoi mi tocca ogni giorno lavorare con il JPEG: non ho tempo, ragazzi, proprio non ce l’ho! Io devo consegnare le mie foto in tempo reale! Mica posso stare ore davanti al computer! Chi me le paga? Andate voi tutti a spiegare al cliente di oggi che no, la foto non la fa la macchina; che no, non basta schiacciare un tasto ed il computer fa quello che volete! Che un servizio non costa tanto perché non finisce dopo lo scatto!

Faccio un piccolo esempio: coordino un gruppo di fotografi che ad un festival musicale scattano venti ore al giorno! Tre quattro mila foto a fotografo, per dieci fotografi: quarantamila file da gestire al giorno, per dieci giorni! In tempo reale: il gruppo è ancora sul palco che suona e le foto sono già ondine sul sito del festival! Sono già inviate ai giornali che ce le chiedono! Sono già ovunque le vogliano! E dovrei farli scattare in Raw perché è meglio, perché è più giusto? E l’archivio? Dove lo metto? Compro un monolocale solo per contenere gli hard disk, i dvd, i cd?

Certo è un caso limite, ma d’estate io ne seguo decine di festival così!

Se facessi matrimoni, farei lo stesso, mi dispiace. Certo rinuncerei alla “ferrari” per una pratica “cinquecento”, ma alla fine: ce l’ho tempo e denaro per gestire la “ferrari”??? Quando ai corsi dico che lavoro in jpeg tutti questi guru mi guardano con compassione … Sarà, ma io guardo con compassione ogni giorno, ogni ora, tutti questi 1 e 0, e 0 ed 1 …
Poi prendo in mano la vecchia Leica a telemetro (quanto ha? vent’anni?) e mi faccio una bella risata!

Oggi alle case madri di noi professionisti non gliene importa più nulla: per loro il mercato interessante è un altro! Il professionista, una volta, lo coccolavano, diventava un testimonial, era la loro garanzia. Oggi lo sono tutti gli altri! Tutti quelli pronti a cambiare tutto il parco macchine dopo sei mesi! Pronti alle novità: hardware, software!

E penso: penso che, in fondo in fondo, non si parla più di fotografia e di emozioni!
Guardo queste milioni di immagini che circolano ogni giorno … perfette, tecnicamente ineccepibili, con il giusto contrasto, il bilanciamento perfetto, le ombre senza rumore. Miliardi di raw … vuoti, inutili, insignificanti!

Non investiamo più in noi stessi, solo in tecnica e tecnologia!
C’è un impoverimento generale mostruoso! Non circolano più idee … solo nozioni!

Poi, nella quantità, eccola spuntare l’immagine! La poesia, il cuore!
Non me ne frega nulla se sia stata scattata in negativo, in digitale, con una compatta o con l’ultimissima digitale in commercio. In Tri-X o in Raw! Proprio non me ne frega nulla!

E’ una bella foto! Racconta! Ti rapisce!
E penso: penso che in fondo in fondo, forse, ci sia ancora futuro!

Ricominciamo

Luca
 
Di Admin (del 07/03/2010 @ 22:06:39 in Fotografia, linkato 310 volte)
Quando scopri che - su più di 1200 scatti inviati - la tua foto è tra le 35 finaliste suddivise in sette categorie da 5, beh, ne avevo già parlato... la soddisfazione ti riempie le vene come globuli rossi ubriachi e senti un brividino lungo la schiena che non accenna a placarsi.

Quando ti presenti alla serata di esposizione e premiazione e vedi la tua foto esposta lì, beh... prima di tutto ti dai del cretino per aver lasciato la D300 a casa ("che faccio, me la porto per fare foto alle foto? nooooo"), e poi finisci per emozionarti un pochino. E fai una cosa che, immagino, sia totalmente comprensibile: cerchi di mimetizzarti - e la sciarpa della Triestina non aiuta - ti piazzi giusto dietro la tua foto e cerchi di carpire i commenti di chi la guarda. Ad ogni critica positiva sopprimi il bisogno di dire "è mia! è mia!", e finisci per bloccare i muscoli della faccia come giocando-a-poker-con-il-full-in-mano, per non fare trapelare nulla.



Quando poi, durante la premiazione, vengono annunciati i cinque finalisti e la foto vincitrice nella categoria ICONOGRAFICA/SIMBOLICA è la tua... beh, finisci per fare la figura dello scemo quando vieni chiamato a ritirare il premio, balbetti e guardi un po' per terra, muovi il piedino come un imbranato e ti ritrovi con una gola secca come se avessi inghiottito tre pugni di sabbia. Ed è un bel momento, comunque.
 
Di Admin (del 16/08/2010 @ 22:06:36 in What the duck!, linkato 239 volte)
 
Di Admin (del 09/02/2010 @ 22:06:09 in News, linkato 361 volte)
Ok, oggi era in programma un post con la recensione dell'ultimo Baricco, "Emmaus".

Non è che mi manchi il coraggio, eh, arriva.

Ma ci sono momenti in cui ci si mette davanti alla posta (grazie dell'avviso, V) e sobbalzi, lanciando gridolini di sorpresa e sbattendo le manine come un bimbo davanti ad un Transformers nuovo:

CONCORSO FOTOGRAFICO SCATTA LA CRISI
FOTOGRAFIE FINALISTE


DENUNCIA SOCIALE 

Valentina Marzili: Per tutto il resto c’è mastercard! 

Claudia Spotti: Visioni diverse 

Gaetano Fornelli: In fila per il pane gratuito - Soc. "Pane Quotidiano" 

Toni Monroe: PARLIAMONE

Luca Scutigliani: La CRISI Genera Disuguaglianze Sociali... 
  
 


ICONOGRAFICA/SIMBOLICA

Simonetta Gasparini: OasIpermercato 

Roberto Venegoni: 08:41 oggi nessuno al lavoro 

Dinca Laurentiu: the american dream 

Alfonso d'Agostino: Contrasto 

Andrea Costa: Financial Crack


RITRATTO 

Chiara Schiaritura: Scado il...

Raffaella Vanosi: autoritratto - dal 1° gen 2010 in mobilità

Roberto Baroni : La casa di Ivo n° 2 

Artem Zhushman: Private life 

Vittore Buzzi: Looking for hope


 
Di Admin (del 09/03/2009 @ 22:05:54 in What the duck!, linkato 224 volte)
 
Di Admin (del 29/07/2010 @ 22:05:40 in What the duck!, linkato 141 volte)
La diatriba Nikoniani vs. Canoniani è fra le più antiche e cruente del mondo. Ma su una cosa ci si trova d'accordo: la Sony noooooo! : - )


 
Di Admin (del 10/05/2010 @ 22:05:26 in What the duck!, linkato 128 volte)
 
Di Admin (del 05/02/2009 @ 22:04:44 in What the duck!, linkato 176 volte)
 
Di Admin (del 24/05/2009 @ 22:04:14 in What the duck!, linkato 213 volte)
 
Di Admin (del 01/02/2009 @ 22:01:55 in What the duck!, linkato 225 volte)
Fotoritocco...

 
Di Admin (del 04/04/2009 @ 21:55:55 in What the duck!, linkato 233 volte)
 
Di Admin (del 15/02/2009 @ 21:54:25 in Blog, linkato 2266 volte)
Mentre il resto della città, buona parte dell'Italia tutta e una percentuale significativa della popolazione adulta mondiale concentra la sua attenzione su S. Siro, io - che sono ancora incacchiato per i due punti persi dall'Unione con il Sassuolo, tra rigori non dati (due), gol regolari annullati (due) e minchiate del nostro portiere (una) - spulcio nell'hard disk e trovo una cartella di preferiti di un po' di tempo fa.

E navigando, ritorno sul blog di uno che non c'è più.



'spetta, che questa cosa va spiegata meglio. Quello nella foto è William Henry Bonser Lamin, soldato inglese della prima guerra mondiale. Il pro-nipote sta pubblicando su questo blog le lettere che William spediva dal fronte, a novant'anni esatti di distanza.

La genialità sta nel fatto che chi legge, esattamente come chi riceveva le lettere quasi un secolo fa, non può sapere se si tratti dell'ultima lettera, o se ne arriverà un'altra a breve, o se il post successivo racconterà, con il freddo linguaggio burocratico, di un "missing in action" o di un tragico incidente.

In questo momento William scrive, with best love, dall'Italia.
 
Di Admin (del 27/01/2009 @ 21:52:40 in What the duck!, linkato 271 volte)
Ho avuto l'immenso piacere di scambiare qualche mail con AAron, il geniale inventore della papera fotografa di Whattheduck.net. Da qualche giorno, il mio nome campeggia fra i WTD Friend, e ne sono particolarmente orgoglioso.

Aaron (che deve avere parenti toscani, perchè il correttore automatico - che odio! - continua a tentare di modificare il suo nome in Arno) mi ha anche concesso la meravigliosa possibilità di tradurre in italiano le sue strip. Un impegno che cercherò di mantenere costantemente e che non sarà per nulla semplice: come mi ha fatto notare qualcuno che ha competenze anglofone infinitamente superiori alla mia (e che non metterò mai più in dubbio, GIURO!), le vignette di Aaron giocano spesso con le parole e con le sottili venature linguistiche che sarà complicato rendere nel nostro idioma.

Ma ci proveremo!

E si inizia oggi, con WTD 17:

 
Di Admin (del 19/11/2009 @ 21:40:22 in What the duck!, linkato 241 volte)
 
Di Admin (del 24/06/2009 @ 21:39:59 in What the duck!, linkato 191 volte)
Ero un po' stufo di avere sulla scrivania decine di pezzettini di carta. Quello con un numero di telefono, quello con l'idea fulminante da tenere a mente, quello con le cose da fare assolutamente.

Allora ho approfittato del mio compleanno e mi sono fatto regalare : - ) (la faccina è per chi sa) una meravigliosa lavagnetta con tanto di pennarello magnetico. E' comodissima, la sto usando felicemente e da qualche giorno mi aiuta a tenere sotto controllo tanto l'avanzamento delle foto che sto pubblicando su Alphoto.net quanto i prossimi post da pubblicare qui.

Fra le idee brillanti della settimana, c'è anche questa: pubblico qui, nel menu di destra, una foto della lavagnetta, così da dare a chi ci tiene (e sarete almeno in due...) una anteprima su quello che arriverà su questo sito. Non è meraviglioso?

Da un meraviglioso all'altro: ecco l'ultima vignetta di AAron per WhatTheDuck, offerta in esclusiva con traduzione italica. Sono soddisfazioni.


 
Di Admin (del 01/11/2009 @ 21:31:09 in Fotografia, linkato 1248 volte)
La storia di questa fotografia, per me, inizia su Wikipedia.

Qualche settimana fa, stavo navigando il portale del Progetto:fotografia della Wiki italiana, dove si raccolgono e vengono indicate le voci enciclopediche mancanti sull'argomento, quelle da migliorare, quelle da ampliare sensibilmente.

Ho immediatamente notato Lewis Hine fra i fotografi privi di una voce dedicata. E' una delle mie icone fotografiche, un sociologo che - mentre la fotografia intraprendeva strade decisamente pittoriche - seppe andare oltre e dare vita al reportage sociale. Fu il primo a concepire l'utilizzo del mezzo fotografico come strumento per la promozione di riforme sociali; fu insegnante in grado di spingere i suoi studenti newyorchesi di sociologia a fotografare gli immigrati che sbarcavano a centinaia a Coney Island; fu così coraggioso da abbandonare le cattedre e girare gli Stati Uniti, entrando nelle fabbriche per fotografare il lavoro minorile e farlo emergere come tragica aberrazione (ai padroni degli impianti si presentava come venditore di Bibbie o di assicurazioni).

Le immagine che scattò furono in effetti talmente forti, talmente autentiche nella loro drammaticità, da favorire davvero un processo di riforma sociale che si concluse con una normativa per l'abolizione del lavoro minorile negli States. Un paio di esempi:





Insomma, trovare il nome di Hine fra quelli privi di una voce enciclopedica italiana e decidere di tradurre e integrare la versione english già presente su Wikipedia "En" è stato immediato. E' online da ieri. (il logo di wiki nella colonna di destra punta ai miei contributi nell'enciclopedia libera, da lì ci arrivate facilmente).

Fra i link che la versione inglese proponeva ne ho trovato uno davvero, davvero, davvero meraviglioso: è il sito di Joe Manning che, fra le altre cose, ha scelto una foto di Hine che ritraeva una bambina lavoratrice ed ha iniziato una investigazione serrata, al fine di scoprire quale fosse stato il destino di quella ragazza e quale fine avesse fatto.

La storia è narrata in sei brevi capitoli, che vi consiglio di tutto cuore di andare a leggere; l'emozione più forte è stata scoprire che... non c'è niente meglio delle immagini per spiegarlo: andate, correte sul sito di Joe , e godetevi tutta la storia.

Senza citare cantautori della scuola italiana, mi è servito per ricordare che la Storia è fatta davvero dall'insieme delle persone, della gente comune, di una lavoratrice bambina e di un sociologo che fotografò per liberarla.
 
Di Admin (del 10/11/2009 @ 21:21:20 in Vendere foto on line, linkato 291 volte)
Un po' di storia
Quasi una new entry: Stockxpert e' la più giovane fra le stock agency, ma ha già conquistato il favore di moltissimi fotografi con una interfaccia semplice e ben orientata alle esigenze di chi scatta. Un database di quasi 120.000 immagini, con una prevalenza assoluta per formati JPG/RGB, con una risoluzione minima di 8 MP.

Certificazione e upload
Per la certificazione e, di conseguenza, l'opportunita' di uploadare immagini e' necessario l'invio di una decina di scatti di esempio. Il primo portfolio proposto verra' valutato, in media, in una decina di giorni.
L'upload potrà poi essere effettuato tramite interfaccia HTTP (singolo o multipla) e tramite client FTP.

Pagamenti
Stockxpert offre in assoluto la percentuale di guadagno più alta per i fotografi: il 50% del costo di acquisizione di una immagini viene infatti riconosciuto a chi propone l'immagine

Ulteriori feature
Forum, linee guida e consigli per vendere on line; ma, soprattutto, un sistema di approvazione immagini fra i più rapidi ed efficienti dell'intero mercato.

Iscrizione
Per l'iscrizione puoi cliccare su questo banner; utilizzando il mio codice di riferimento alfonso76 farai in modo che mi venga accreditato un bonus ogni volta che vendi una immagine, senza che questo influisca sul tuo guadagno (ci tengo a sottolinearlo).
Consideralo come un piccolo riconoscimento per il lavoro che stai leggendo : - )


 
Di Admin (del 05/02/2009 @ 21:13:49 in Fotografia, linkato 434 volte)
Ci sono foto storiche e fotografie cha hanno fatto la storia. E ci sono le storie delle fotografie.

Ecco, quella che segue è la storia di una fotografia.

20 aprile 1974: nello stadio di Twickenham (lo stesso in cui sabato esordirà nel 6 nazioni la nostra nazionale di rugby), quasi 60.000 spettatori stanno assistendo alla sfida fra Francia e Inghilterra. In tribuna d'onore, le cronache riportano la presenza della principessa Alexandra.

Quell'incontro non passerà alla storia per una meta memorabile o per la disfatta sportiva di una delle due compagini; quella partita passerà alla storia per la prima apparizione sul suolo inglese di uno streaker. In sintesi, un tizio o una tizia che corrono nudi in luoghi pubblici, all'interno di un evento sportivo o in generale mediatico.

Vediamola, questa foto:



Il fotografo, Ian Bradshaw, ha cominciato a scattare a ripetizione subito dopo aver visto correre due poliziotti, al grido di "Scandalo!" e "Lesa Maestà". Nell'ultimo scatto, tutti gli elementi dell'immagine sono perfetti: l'espressione del funzionario che accorre con un impermeabile, le facce dei poliziotti, il sorriso del bobby con il cappello a coprire l'inguine dello streaker.

E molto di questa fotografia parla inglese: dalle divise tradizionali alla cordiale fermezza della polizia, che ancora oggi utilizza questa fotografia nei corsi di addestramento dei suoi agenti per educare all'immagine che dovrebbero fornire le forze dell'ordine.

Non vi sembra abbastanza inglese tutto ciò? Beh, Michael O'Brien (questo il nome dello streaker) si lanciò nudo sul campo per vincere una scommessa da 10 sterline con un amico, e fu condannato dal tribunale inglese ad una multa per oltraggio al pubblico pudore. Valore della multa? Naturalmente 10 sterline.

Ne aggiungiamo un'altra? L'elemetto, vero protagonista della foto, fu donato al rugby club di Saint James, pub piuttosto esclusivo dove ancora oggi campeggia una riproduzione a grandezza naturale della fotografia, naturalmente con l'elmetto originale appeso... al punto giusto.


Per chiudere, renderei omaggio a Balakov, geniale autore di questo scatto con Lego:

 
Di Admin (del 11/12/2009 @ 21:13:40 in News, linkato 318 volte)
Sono sempre un po' restio alla partecipazione a concorsi fotografici, e di conseguenza a pubblicizzarli qui, nella mia casetta virtuale.

Qualche giorno fa, però, sono incappato in un contest intitolato "Scatta la crisi", che si propone di raggruppare immagini che raccontino questo periodo difficile. Ho scattato quasi per naturale conseguenza.

Insomma, la mia foto che partecipa al concorso è quella che segue, e se qualche anima pia vuole votarla, può farlo cliccando qui

 
Di Admin (del 17/11/2009 @ 20:57:08 in Mostre, linkato 661 volte)
Dal 24 settembre e fino al prossimo 31 gennaio è ospitata dalla Fondazione Stelline la mostra "United Artists of Italy", che raccoglie quasi 200 ritratti di artisti ad opera di alcuni fra i più significativi fotografi italiani contemporanei.

Prima impressione rilevante: era la prima volta che mi recavo alle Stelline, e giova dire che la mostra è ospitata da un ambiente splendido. Ottima anche l'illuminazione delle immagini nelle sale superiori, decisamente (ahimè) più riflettente al piano inferiore, che recupera con una ambientazione da sogno: mi sono sorpreso un paio di volte ad osservare le volte della sala più che le fotografie, per dire. Resta il fatto che a Milano non si riesca a far diffondere il concetto che una foto va vista, guardata, goduta senza che diventi uno specchio in cui potersi sistemare i capelli o il nodo della cravatta.

Da ricordare sicuramente gli splendidi b/n con cui Ugo Mulas ritrae Lucio Fontana: su tutti, uno scatto in cui viene catturata la mano dell'artista che si prepara ad uno dei celebri tagli su una tela, ed una ravvicinatissima immagine dell'occhio del pittore e scultore milanese, di cui somprendono forza, intensità e nitidezza.

Se possibile ancora più intriganti le fotografie che Luigi Ghirri si trovò a scattare nello studio di Giorgio Morandi: qui la scelta di astrazione prosegue e si fa ancora più netta, approdando ad una soluzione in cui l'artista scompare ed è ritratto attraverso i suoi oggetti. Prendono forma foto che sembrano quadri, e che della pittura mantengono una sobria morbidezza.


(c) eredi di Luigi Ghirri


Ultima citazione per un ritratto di Pasolini, fotografato da Sandro Becchetti; quando si dice invidiare ad un fotografo la capacitá di racchiudere in una immagine tutta la personalità della persona ritratta... Tutte le contraddizioni dello scrittore friulano in una immagine che si avvicina, provocatoriamente, al demoniaco.



(c) Sandro Becchetti


Ho dimenticato qualcuno? Ah si, Basilico. Fa niente.
 
Di Admin (del 15/06/2010 @ 20:30:16 in What the duck!, linkato 120 volte)
 
Di Admin (del 05/10/2009 @ 19:45:48 in Fotografia, linkato 387 volte)
Mi sto godendo la lettura di uno splendido saggio di Michele Smargiassi sulla fotografia. Il titolo, l'azzeccatissimo "L'autentica bugia", è una dichiarazione di intenti dell'autore, che intende condurre il lettore in una disamina sulla capacità della fotografia di essere o meno trasposizione della realtà. Si narra, dunque, di immagini e finzioni, di fotoritocco evoluto e di trucchi da camera oscura, di modifiche ingenue e di immagini ritoccate che hanno avuto un forte impatto sulla cronaca e sulla società. Bellissimo.

Mentre venivo trasportato su e giù lungo la storia della fotografia, ho ricoperto il piacere della sottolineatura, del sunto del paragrafo tracciato a matita sul bordo pagina, dei simboli di interesse a fondo-facciata: tutte cose che non praticavo dai tempi del liceo. E siccome nei manuali liceali non era previsto il link (e Smargiassi ne fornisce di spettacolari), mi son dovuto inventare un simbolino nuovo anche per quelli, e ne approfitto adesso.

Ci sono siti che cercano di far assumere agli interventi di fotoritocco estremo la dignità di vera arte: fra tutti, quello su cui vi consiglio di spendere un paio di ore è B3ta.com.

B3ta.com ospita a cadenza regolare dei concorsi di fotoritocco a tema. Scelgo qualche esempio significativo, ma l'invito di atterrare sul loro spazio web resta caldissimo.

Le due immagini che seguono sviluppano in fotoritocco il tema "Modernise the Bible":


Copyright Brian O'Blivion



Copyryght Ian Woosnam

Ho trovato semplicemente splendido il modo in cui è stato espressa la parabola della trasformazione dall'acqua in vino. E ho riso come uno scemo davanti al monitor, mentre scorrevano le immagini del contest intitolato "Unlikely iPhone Apps":


Copyright Larry Death



Copyryght Pennies
 
Di Admin (del 28/10/2009 @ 19:38:49 in 101 cose da fare a Milano, linkato 615 volte)
Autunno ai giardini di Porta Venezia. Con la scusa della mission da compiere fotograficamente per "Photofriday" e la soddisfazione di aver completato un'altra delle 101 cose da fare a Milano...















 
Di Admin (del 08/08/2009 @ 19:05:13 in News, linkato 148 volte)
Premessa: questo post - per effetto di vari elementi che non sto a specificare - rischia di contenere livelli di autocelebrazione che non mi sono propri. Un bel chissenefrega.

Ieri qualcuno di anima pia, infinita pazienza e mente preveggente mi ha segnalato una iniziativa sul sito del Corriere della Sera; in sintesi, si trattava di inviare una immagine della Milano estiva e, mentre si chiacchierava amabilmente, mi sono andato a cercare l'immagine del tram in via Orefici scattata qualche settimana fa e l'ho spedita.

Passano un paio d'ore e un messaggio su Facebook mi avvisa che e' stato pubblicato.

Passano tre ore ed e' in home page a pubblicizzare l'iniziativa.

Passano 4 ore e tutta la famiglia d'Agostino (chi dalla Croazia, chi da Monfalcone, chi dal suo soggiorno a Milano) e' sul sito del Corriere a scambiarsi amichevoli e virtuali pacche sulle spalle.

Ecco le immagini, se ci cliccate sopra gli screenshot sono un po' piu' grandi; ovviamente le due immagini sono già nella categoria "Pubblicazioni", e ci mancherebbe altro : - )




 
Di Admin (del 22/03/2009 @ 18:55:05 in Vendere foto on line, linkato 913 volte)
Un po' di storia
Fotolia nasce nel novembre 2005 come agenzia di fotografia stock on line, nel tentativo di dare riscontro alle esigenze di fotografi e clienti. Ad agosto 2005, Fotolia poteva già contare su un archivio di 1.150.000 immagini circa. Il database, in crescita costante, ha toccato da poco le 3.700.000 fotografie disponibili.

Oggi Fotolia è presente sul mercato della vendita delle immagini on line con un network di dieci siti nazionali, fra i quali uno completamente in italiano, ed è stabilmente considerato fra la tre principali agenzie stock disponibili su Internet

Certificazione e upload
L'upload può essere effettuato tramite interfaccia HTTP, tramite applet Java e tramite client FTP

Pagamenti
Ogni fotografo può settare il prezzo a seconda del proprio rank, dell'esclusività dell'immagine e all'interno di un range determinato. Si viaggia fra gli 0,66 $ e i 15 $.
Sono previste anche formule di cessione totale dell'immagine su cui viene applicata una percentuale di circa il 30% su quanto pattuito fra cliente e fotografo.




Da qualche mese, Fotolia consente la ricezione del pagamento soltanto dopo il raggiungimento di una soglia di immagini vendute pari a 50$.

Ulteriori feature
Decisamente vivo e frequentato il forum; sono particolarmente interessanti le pagine "Top sales" (in cui sono presentate le immagini più vendute, vere e proprie ispirazioni per provare a proporre immagini di successo) e la sezione "Order Request", che consente di navigare all'interno delle ultime interrogazioni al motore di ricerca.

Iscrizione
Per l'iscrizione puoi cliccare su questo banner; utilizzando il mio codice di riferimento 121804 farai in modo che mi venga accreditato un bonus ogni volta che acquisti o vendi una immagine, senza che questo influisca sul tuo costo o guadagno (ci tengo a sottolinearlo).
Consideralo come un piccolo riconoscimento per il lavoro che stai leggendo : - )


 
Di Admin (del 05/01/2009 @ 18:53:03 in Fotografia, linkato 379 volte)
Non che io ne sia eccessivamente preoccupato, però è una segnalazione che è corretto far circolare.

L'associazione fotografica Tau Visual segnala una spiacevole impostazione del contratto che viene stipulato nel momento in cui ci si iscrive a Facebook.

In estrema sintesi, il social network acquisisce contrattualmente tutti i diritti dei contenuti pubblicati dagli utenti, incluse le fotografie, ed includendo nei diritti quello di cessione a terzi e di sfruttamento commerciale.

Come dicevo, non ne sono personalmente preoccupato, ma se mai un giorno dovesse essere commercializzata una bevanza analcolica Alfonso-Cola pubblicizzata da cartelloni 9m per 18m di un idiota con la sciarpa della Triestina sotto la porta di Brandeburgo ebbene, si sappia che conosco degli ottimi avvocati.

E siccome le cose è bene combatterle dall'interno, è nato un gruppo Facebook che richiede la modifica del contratto, ed in particolare l'eliminazione dei seguenti attributi di diritto associati ai contenuti pubblicati:

a) Perpetual
b) Irrevocable
c) Transferable
d) "with the right to sublicense"

Ci si può iscrivere al gruppo o seguirne le dinamiche da qui.
 
Di Admin (del 08/11/2009 @ 18:41:39 in What the duck!, linkato 301 volte)
 
Di Admin (del 22/08/2010 @ 17:54:04 in Fotografia, linkato 198 volte)
Questa è, insieme, la storia di un fotografo e la storia di una fotografia.

Lee Friedlander è uno di quei personaggi che hanno segnato la storia della fotografia: la sua cifra stilistica è contrassegnata da quella che egli stesso definì "American social landscape", un insieme di paesaggi, nature morte, ritratti ambientati che volevano raccontare l'anima dell'America più profonda, lontana dalle luci delle grandi città metropolitane. Un artista capace di influenzare generazioni di fotografi, e capace di produrre creatività anche dopo l'insorgere dell'artrite e la conseguente limitazione nei movimenti: Friedlander pubblicò anche un libro di fotografie scattate prima e dopo l'operazione di sostituzione del ginocchio.

Insomma, date una occhiata alla sezione di "Masters of Photography" che gli è stata dedicata perchè ne vale la pena.

In tutto questo - ed eccoci alla storia di una fotografia - Friedlander è diventato celebre per una serie di scatti di nudi realizzati nel 1979: nudi in bianco e nero, per i quali l'allora piuttosto indigente fotografo pattuì un compenso di 25$ con una ballerina. Quesgli stessi scatti furono pubblicati nel numero di settembre 1985 della rivista Playboy, e battuti all'asta da Christie's nel 2009 per più di 30.000 $ (se le aggiudicò un italiano, tra l'altro).

Già, perchè nel frattempo Friedlander era diventato un gran fotografo, e la ballerina si era trasformata in una celebratissima popstar: Madonna.




 
Di Admin (del 11/01/2009 @ 17:37:26 in 101 cose da fare a Milano, linkato 1092 volte)
Tarda mattinata con la bimba nuova, approfittando della neve scenografica e di quel magnifico modello che è il Castello Sforzesco.

Lo si tende a dimenticare, di tanto in tanto, quando di chiacchiera dei tesori di Milano: non è il classico castello opulento e dalle ricche stanze, trono intarsiato d'oro e vetrate a picco sui monti o sul mare, è vero. Ma ospita delle collezioni di primo piano, che costa poco visitare (tre euro!) e dove è ancora possibile fotografare (e qui ci sarebbe da aprire una luuuuunga parentesi su muesei e fotografia in Italia, ma soprassiedo).

E mi hanno sempre colpito i suoi due sbocchi: uno sulla trafficatissima Piazza Cairoli, e da lì alla passeggiate affollate di Via Dante, Cordusio, Duomo, Galleria. L'altra sul polmone verde di Parco Sempione, quasi se il relax e lo stallo di una passeggiata si contrapponesse alla dinamicità dell'altra.





Altra piccola segnalazione: con una vena di sentimentalismo, oggi Phocus Agency ricorda il decimo anniversario della scomparsa di Fabrizio De Andrè portando in home page una immagine del cantautore genovese. Mi piacciono sia l'iniziativa che, naturalmente, la fotografia.


 
Di Admin (del 31/10/2009 @ 17:37:23 in Blog, linkato 708 volte)
Nei film che vedevo da adolescente, al rientro imprevisto del marito si correva a nascondere l'amante nell'armadio. Era la base di una serie di barzellette, tipo che poi nell'armadio non c'era più posto, eccetera.

L'alternativa, che ricordo in un paio di pellicole, era in effetti la fuga in balcone, terga pudicamente coperte da un paio di boxer recuperati nel marasma pre-coito.

Ma siamo nel 2009, e la nuova frontiera di questa particolare specialità olimpica (il nascondino-da-marito) è il salto sul condizionatore. Vuoi che non ci sia qualcuno con telefonino in mano pronto a immortalare la scena?

Naturalmente lo scatto ha già fatto il giro del web, e non pudicamente censurata come in questa esposta dal Corriere. La cosa più divertente è che nei commenti il giovane amante non veniva definitio ... ehm... esattamente un superdotato, cosa che lo ha costretto a chiarire che: "«La gente sta ancora ridendo per come appaio senza vestiti, tuttavia mi preme ricordare che quella è stata una giornata molto fredda».





(c) Photomasi
 
Di Admin (del 01/01/2009 @ 16:40:41 in News, linkato 220 volte)
Beh, figo però... l'anno nuovo inizia e io mi accorgo che Amazon ha pubblicato questo:




E uno dice "Si, ma chettefrega?". Beh, mi frega, perchè a pagina 141 c'è questo:



che poi, come si evince dai crediti fotografici qui sotto, è una mia immagine venduta tramite Fotolia.com.




Ho passato i primi cinque secondi a pensare "Ma che cavolo, se c'è una brutta foto che ho scattato è proprio quella!". Poi ho sorriso.
 
Di Admin (del 02/03/2008 @ 16:16:24 in Blog, linkato 201 volte)
Aggiunte immagini della mostra di Marco Cornini presso la "Casa del Pane" di Milano. Sono consultabili nella sezione Reportage delle mie immagini
 
Di Admin (del 20/06/2010 @ 15:25:11 in Fotografia, linkato 352 volte)
Sono da sempre sostenitore di una teoria simpsons-centrica dell'universo: c'è molta piú filosofia, storia, scienza in una punta della famiglia piú gialla d'America che in molti manuali, è un dato di fatto.

Ieri sono incappato in un post di thequintessential che pone un ulteriore tassello a supporto di questo teorema e apre un fronte che non avevo identificato e che - per l'argomento in ballo - non poteva essere ignorato su queste pagine: il rapporto fra i Simpsons e la fotografia!

Eh già, perché sembra proprio che nelle puntate delle varie serie - puntate che mi accompagnano tipicamente durante la cena e che non cesso di considerare geniali e divertenti anche alla settima replica - i riferimenti a scatti celebri che hanno segnato la storia della fotografia si sprechino. Qualche esempio:











Una ulteriore conferma di un dato incontestabile: pur essendo apprezzati da bimbi e pre-adolescenti, i Simpsons finiscono per essere infinitamente più intriganti per chi abbia qualche anno in più sulle spalle, magari accompagnato da buone letture, attenzione alla cronaca e - adesso possiamo azzardarlo - una certa cultura dell'immagine : - )
 
Di Admin (del 08/05/2008 @ 15:11:52 in News, linkato 365 volte)
In un impeto autocelebrativo che normalmente non mi si addice, inizio a catalogare nella categoria Pubblicazioni i miei contributi pubblicati su riviste, agenzie, siti web.
 
Di Admin (del 13/08/2010 @ 14:46:30 in Fotografia, linkato 162 volte)
Le citazioni, si sa, sono spesso un tentativo di ricondurre ad una sola frase un'idea, o una intera esistenza. Per descrivere il percorso fotografico di William Eugene Smith, però, è quasi obbligatorio aprire con una sua affermazione che dice moltissimo della sua capacità di superare i tecnicismi e raccontare, davvero, una storia:

A cosa serve una grande profondità di campo se non c’è un’adeguata profondità di sentimento?

Le immagini scattate da Eugene Smith sono senza distinzioni straordinarie istantanee, e non sorprende che sia considerato uno dei più importanti reporter della storia della fotografia; nella sua collaborazione con "Life" e nelle pubblicazioni e mostre che lo videro protagonista sono immediatamente percepibili uno sguardo davvero diverso da quello di chiunque altro ed una straordinaria umanità. Che abbia ritratto gli sbarchi dei marines nel Pacifico o le conseguenze della intossicazione da mercurio, Smith era davvero in grado di trascinarti dentro un momento irripetibile, e farti sentire parte della Storia.

C'è un reportage per cui Smith è particolarmente celebre: nel 1971 si recò a Minamata, una prefettura giapponese in cui fotografò gli effetti sugli esseri umani dell'inquinamento da mercurio. In questo reportage è compresa l'immagine più famosa di Smith, considerata la "Pietà" della storia della fotografia: la trovate qui.

Non è l'immagine di cui vi voglio raccontare.

Negli anni '40, ovviamente, Smith fu impegnato da reportage fotografici delle operazioni militari statunitensi; imbarcato su una portaerei, prese parte a più di 40 missioni di combattimento, inclusi diversi sbarchi di marines, e riuscì a scattare fotografie dell'invasione di Iwo Jima e dei bombardamenti di Tokio che entrarono nell'immaginario collettivo.

Il 23 maggio del 1945 (attenzione alla data: eravamo veramente agli sgoccioli del secondo conflitto mondiale), Smith fu gravemente ferito dall'esplosione di una granata, e colpito al volto e al collo.

Seguirono due anni dolorosissimi di convalescenza e riabilitazione. Due anni in cui Smith fu sottoposto a diverse operazioni chirurgiche ed in cui finì per interrogarsi sull'opportunità o meno di riprendere in mano una macchina fotografica. Quella che era stata una lontananza forzata a causa delle condizioni di salute si stava trasformando in un rifiuto mentale, impossibile da superare.

Poi, durante una passeggiata in campagna con i suoi due figli - in cui si ritrovò in mano la macchina fotografica quasi senza accorgersene, e caricò meccanicamente la prima pellicola disponibile - Smith scattò questa immagine, comunemente intitolata "A walk to Paradise Garden"




© The Heirs of W. Eugene Smith



La seconda guerra mondiale era finita, pomposamente potremmo dire che l'umanità stava cercando di affacciarsi su una nuova epoca; la storia personale di Smith e la nascita di un nuovo mondo si intrecciano in una composizione perfetta e non studiata e accompagnata da una scrittura con la luce perfetta, dalle tenebre alla luce. Una foto in cui la profondità del sentimento - come da aforisma in testa al post - è componente essenziale.
 
Di Admin (del 10/10/2009 @ 14:18:02 in What the duck!, linkato 248 volte)
 
Di Admin (del 23/03/2008 @ 14:06:35 in Blog, linkato 409 volte)
Animato da intenzioni organizzative e fiero della sveglia mattutina, stavo catalogando, masterizzando e archiviando un paio di migliaia di mie immagini.

Tra le tante, ne è spuntata una che non ricordavo:




Mi è tornata alla memoria Berlino, la sua aria a volte così semplice, mai troppo distante, le belle giornate passate, ed il senso di straniamento, di distacco totale dalla realtà e dalle cose umane che ti soffoca/fa pensare in quel Memoriale.

Cercare qualcosa che non c'è, meglio non c'è più, i mille fili di una vita ed i suoi incroci con le altre, l'assoluta casualità con cui ci si può trovare in un punto o un'altro di quella immensa distesa di steli. Il soffocamento, la vista ora piena ora assolutamente limitata dalle altezze e depressioni delle pietre.

Caricare quell'immagine, che per vuol dire molto, nell'apposita pagina di wiki (qui) per me è stato molto importante, oggi. E auguri a tutti.
 
Di Admin (del 15/03/2008 @ 14:03:09 in News, linkato 276 volte)
Pubblicate, nella sezione immagini, una serie di mie immagini scattate nella città di Milano in occasione della mostra on air di Botero nel capoluogo lombardo.
 
Di Admin (del 18/05/2008 @ 13:57:16 in Blog, linkato 270 volte)
Un paio di comunicazioni di servizio : - )

Prima di tutto, sul menu di destra è comparso (finalmente) un link "Le mie immagini" che rimanda agli album in cui sto ri-catalogando le mie fotografie. Rispetto al raggruppamento tradizionale, si tratta di una modalità di fruizione più comoda e navigabile

In secondo luogo (ma non per importanza), invito chiunque sia dotato di mouse ad una visita al contest "Fire" di Photofriday. Un po' per gustarsi qualche bella interpretazione del concetto di fuoco, e soprattutto per posizionare il proprio cursore sull'immagine numero 249 (Heat-wave) che è dell'amico Matteo e che si merita una grandinata di voti.
 
Di Admin (del 05/07/2009 @ 13:50:44 in What the duck!, linkato 172 volte)
 
Di Admin (del 05/09/2009 @ 13:37:18 in Fotografia, linkato 668 volte)
La "fotografia non è un crimine", dicevamo, ma uno scatto può ancora sollevare polemiche e dubbi morali.

Sto seguendo da un paio di giorni una disputa sorta fra il Pentagono e l'agenzia fotografica AP, che oggi è approdata anche sui nostri quotidiani (vedi tra gli altri Corriere.it e Messaggero.it): si fa riferimento ad una immagine scattata in Afghanistan dalla fotografa Julie Jacobson che ritrae un giovanissimo caporale dei marines colpito da una granata e soccorso, un attimo prima di spirare, da due commilitoni.

Un paio di settimane fa mi ero assicurato, grazie ad una visita illuminata ad un remainders milanese, "Il volto della guerra", un bel tomo edito da De Agostini monograficamente dedicato alla storia del reportage fotografico nei conflitti; una storia che nasce nella guerra di Crimea (1855) e continua ad accompagnare iconograficamente gli avvenimenti moderni.


Ho trovato particolarmente azzeccata la scelta di accompagnare ogni immagine con una testimonianza scritta giunta dal campo, come se foto e parole concorressero nella definizione totale della tragedia: la guerra di Spagna finisce per essere narrata dalle immagini di Capa e dalle parole di Hemingway, per dirne una.

Altrettanto indovinata la copertina, con una immagine celebre eppure immutata nella sua forza espressiva di Don McCullin, il fotografo che forse più di tutti seppe ritrarre davvero il volto della guerra nei lineamenti scossi, impauriti, fieri, disperati di chi la stava combattendo.

Sono gli stessi fotografi a vivere drammaticamente il dilemma morale che si frappone fra lo scatto e la pubblicazione: sono certo che molti conoscano questa immagine di Larry Burrows, pubblicata nel 1965 su Life in pieno guerra del Vietnam in un reportage intitolato "Una missione sull'elicottero Yankee Papa 13":



Vale la pena, anche alla luce delle polemiche Pentagono - AP di questi giorni, ricordare le parole di Burrows su quel servizio:

"Ero combattuto tra l'essere un fotografo e l'essere un uomo con normali sentimenti umani. Non è facile fotografare un pilota che sta morendo tra le braccia di un amico e poi fotografare l'amico che crolla... Stavo semplicemente sfruttando il dolore degli altri?"

Io non credo di essere un pacifista; o meglio, potrei anche esserlo, se la gran parte dei movimenti pacifisti non si mobilitasse solo in occasione di conflitti specifici. Per dirne una, in questo momento Peacereporter riporta 29 conflitti attivi nel mondo, e non vedo bandiere della pace ad ogni balcone come nel 2002/2003, in occasione della seconda guerra del Golfo. Conflitto che avrei sostenuto comunque, bandiere sui balconi o meno.

Ciò nonostante, o forse proprio per questo, credo che immagini come quella del caporale Bernard vadano pubblicate: non penso filosoficamente ad un diritto di cronaca, ma più prosaicamente al fatto che il volto della guerra debba essere mostrato per quello che è, nella sua terribile essenza. Dietro la dizione "soldato ferito" si nascondono membra strappate via da una esplosione, al termine "caduto" corrisponde la distruzione di un corpo umano ritratto dalla Jacobson, ed una guerra non è soltanto il filmato di una bomba ad alta precisione che pure il Pentagono diffonde ufficialmente, rendendo un conflitto fin troppo simile ad un dannatissimo videogame.
 
Di Admin (del 03/01/2009 @ 13:05:16 in Fotografia, linkato 278 volte)
Probabilmente la notizia è di dominio pubblico e io mi sono svegliato, come al solito, in discreto ritardo.

Ieri sono sobbalzato leggendo un box su FotoCult in cui era riportato l'accordo fra Life e Google per l'hosting delle storiche fotografie della rivista americana sul più importante motore di ricerca del mondo.

L'indirizzo, nel dettaglio, è questo: Life su Google

oppure è sufficiente aggiungere la stringa "source:life" nelle ricerche su Google immagini.

Ne chiacchieravo telematicamente stamattina, perchè volevo accompagnare queste righe con una immagine tratta proprio da Life: il consiglio che mi è stato dato è stato quello di inserire l'immagine a cui associo immediatamente quel modo fi fare fotografia, giornalismo, cultura.

Mi è venuto in mente Guccini, che in "Amerigo" cita Life fra le immagini degli States che affollano la sua fanciullezza:

"L'America era allora, per me i G.I. di Roosvelt, la quinta armata,
l'America era Atlantide, l' America era il cuore, era il destino,
l'America era Life, sorrisi e denti bianchi su patinata,
l'America era il mondo sognante e misterioso di Paperino.

L'America era allora per me provincia dolce, mondo di pace,
perduto paradiso, malinconia sottile, nevrosi lenta,
e Gunga-Din e Ringo, gli eroi di Casablanca e di Fort Apache"

Io ho una immagine differente: associo Life ai reportage sul Vietnam, e la associo in particolare ad uno scatto di Larry Burrows.

Una fotografia di una forza espressiva sconvolgente, la capacità di raccontare una storia intera in un istante di scrittura con la luce, la tragicità della guerra, un rapporto umano capace di superare ogni vincolo, anche quello razziale.

Per me, Life è tutta in questa foto.
 
Di Admin (del 02/08/2009 @ 12:53:36 in What the duck!, linkato 163 volte)
 
Di Admin (del 02/06/2009 @ 12:29:10 in Photofriday.com - Exercise, linkato 298 volte)


Scattata per il contest "High speed" di Photofriday.org
 
Di Admin (del 09/11/2008 @ 12:25:46 in Fotografia, linkato 401 volte)
Come ci sono arrivato? Dunque, ero in chat e... vabbè, troppo lungo, lasciamo perdere, basti sapere che il tutto coinvolge una rivista, un bagno, l'attrice di un film e Google immagini.

Il fatto è che sono finito ***QUI*** e, oltre ad aver scoperto un sito dove il fotoritocco diventa davvero arte, mi sono divertito e stupito insieme con la creatività di chi ha pensato ad accoppiare banconote e personaggi celebri, così:







 
Di Admin (del 06/07/2010 @ 12:21:12 in What the duck!, linkato 117 volte)
 
Di Admin (del 27/06/2010 @ 11:22:06 in What the duck!, linkato 199 volte)
 
Di Admin (del 05/07/2010 @ 11:04:33 in Fotografia, linkato 165 volte)


Immaginate un festival di jazz in un paese di 600 anime sperduto nelle montagne carniche. Pensate all'aspra bellezza di quelle terre, a borghi incontaminati e bloccati nel tempo, e a musicisti che le allietano con suoni puri, che provengono dalla pancia e dal cuore. Aggiungeteci un fotografo "rosso de cavei" che guarda il mondo in bianco e nero, e non è un'offesa: non si tratta di non saper cogliere la sfumature, ma del contrario esatto. Si tratta di conoscerle perfettamente, e di saperle eternare in un istante irripetibile, superando il colore. E di proporle al mondo, dentro un volumetto intitolato "I suoni della montagna".

Ho sempre invidiato enormemente chi riesce a raccontare in fotografia sviluppando la magia di uno sguardo in bianco e nero; un po' perchè è la vera "scrittura con la luce", un po' perchè il bianco e nero riesce - utilizzato da artisti dell'immagine - ad ammantare di realtà il mondo ritratto, e a renderlo ancora più universale. Per dirla con una bella citazione di Wim Wenders, "Il mondo è a colori, ma la realtà è in bianco e nero."

Le immagini di Luca d'Agostino sono così: evocative al punto giusto, emozionanti come poche altre, capaci di darti l'impressione di essere lì, e di essere circondato dai suoni e dalle note di una festa musicale, in un evento unico. E non importa se si tratti di un affollatissimo concerto di una rockstar o di un momento di pura jam session in studio di registrazione: la sensazione, fortissima, di essere parte di quella storia è la medesima.

Ma, che tu lo conosca o no, l'assoluta unicità di Luca è nel rapporto con il soggetto fotografato: un cocktail vincente di rispetto per la musica e per il lavoro dell'artista, unita alla complicità che sa instaurare e alla sensibilità di chi quelle note le vive da dentro, con passione e professionalità in ugual misura. Deve essere per questo che fra le foto che ho amato in questo libro c'è uno scatto giocoso di Mauro Otto Ottolini, ripreso mentre si racconta con il trombone davanti alla testa di un cinghiale: un ritratto ambientato perfetto, un bianco e nero che fa sorridere e regala un brivido.

Fatevi un regalo: andate qui e fatevi spedire "I suoni della montagna". Oppure indirizzatevi qui e mettete nel carrello "Tirait!". Vi giuro che ne vale la pena.
 
Di Admin (del 31/10/2009 @ 10:45:44 in What the duck!, linkato 238 volte)
 
Di Admin (del 29/05/2010 @ 09:28:05 in What the duck!, linkato 113 volte)
 
Di Admin (del 22/06/2010 @ 09:08:41 in What the duck!, linkato 251 volte)


Sul sito di Aaron, la nostra papera si avvicina a quota 1.000 pubblicazioni. Sarà un bel momento!
 
Di Admin (del 10/06/2010 @ 08:52:46 in What the duck!, linkato 115 volte)
 
Di Admin (del 08/07/2010 @ 08:31:50 in Vendere foto on line, linkato 141 volte)
Un po' di storia
Dreamstime nasce nel 2001 come agenzia di fotografia stock, con contenuti venduti prevalentemente su supporto CD. Dal 2004 propone contenuti anche su web, con un database che ha raggiunto nell'agosto del 2005 i 577.000 file disponibili. Una azzeccata politica commerciale di acquisizioni e una massiccia operazione di marketing hanno portato, a giugno 2010, a sfiorare quota 9.000.000 immagini disponibili. La prevalenza assoluta e' per formati JPG/RGB, con una risoluzione minima di 3 MP.

Certificazione e upload
Per la certificazione e, di conseguenza, l'opportunita' di uploadare immagini e' sufficiente una approfondita lettura delle linee guida editoriali. Il primo portfolio proposto verra' valutato, in media, in una decina di giorni.
L'upload può essere effettuato tramite interfaccia HTTP.

Pagamenti
Sono previsti 5 livelli di "skill fotografico", ed il corrispettivo per ogni immagine scaricata da un cliente varia secondo parametri legati all'utilizzo (web, print) e alla esclusivita' di caricamente dell'immagine su DT. Si parte da un minimo di 0,50 $ per arrivare a 12 $ nelle versioni a risoluzione piu' alta.
Sono previste anche formule di cessione totale dell'immagine su cui DT applica una percentuale di circa il 30% su quanto pattuito fra cliente e fotografo.

Ulteriori feature
Particolarmente interessanti i contest e gli assignment, che prevedono pero' soltanto la partecipazione di fotografi che abbiano raggiunto un certo numero di immagini accettate
Decisamente ben frequentato il forum, ottimamente realizzata anche l'area utility, con una liberatoria scaricabile che può essere utilizzata anche in altri contesti.
Interessante anche la sezione blog, in cui per ogni fotografo è resa possibile la creazione di una propria pagina personale di promozione.

Iscrizione
Per l'iscrizione puoi cliccare su questo banner; utilizzando il mio codice di riferimento res188058 farai in modo che mi venga accreditato un bonus ogni volta che vendi una immagine, senza che questo influisca sul tuo guadagno (ci tengo a sottolinearlo).
Consideralo come un piccolo riconoscimento per il lavoro che stai leggendo : - )

Royalty Free Images
 
Di Admin (del 01/06/2010 @ 08:28:01 in Fotografia, linkato 241 volte)
Nel secolo scorso, la carica di governatore della California non era - sorprendentemente - appannaggio di ex attori di Hollywood, pratica che si andò ad affermare nella seconda metà del Novecento. Incideva, con ogni probabilità, il particolare che i fratelli Lumiere non avessero ancora inventato il cinematografo, ma questa storia - come vedremo - ha una certa continuità con la storia delle immagini in movimento.
 
Siamo nel 1872, e uno dei due protagonisti di questa storia è Leland Stanford, già Governatore della California. Una figura romanzesca, meritevole di più di un approfondimento; ci limiteremo a ricordarlo come fondatore di un quotidiano (il Washington Herald), organizzatore di una splendida biblioteca a Sacramento, primo imprenditore nel settore dei trasporti ferroviari (nel 1863 gli fu dedicata con piaggeria la Gov. Stanford, una locomotiva tuttora conservata presso il California State Railroad Museum di Sacramento). Per completare il ritratto, il buon Stanford (Gran Maestro massone e senatore USA, in vecchiaia) trovò anche il tempo per fondare l’omonima università californiana, piuttosto celebre fra gli appassionati di sport per la capacità di coltivare e far crescere talenti atletici (alle sole Olimpiadi di Pechino gli atleti medagliati provenienti Stanford University furono - tenetevi forte - 25!).

Stanford, e torniamo così al 1872, era anche un mecenate, particolarmente attento al mondo delle arti e affascinato dai nuovi mezzi; leggenda vuole che per vincere una scommessa si sia trovato a commissionare un lavoro al fotografo Eadweard Muybridge. In sostanza, Stanford era l’unico ad essere convinto che nella corsa di un cavallo ci fosse almeno un istante in cui il quadrupede sollevasse tutte e quattro le zampe da terra, simultaneamente.

Nel 1878, grazie ad una serie di 24 fotocamere posizionate sul rettilineo di un ippodromo e collegate a dei fili che venivano tranciati dal galoppo del cavallo, Muybridge potè produrre l’immagine che segue, e confermare così il sospetto del governatore Stanford.





Inutile osservare che questa l’immagine finì per segnare il naturale ponte fra fotografia e cinema. Immaginate di proiettarle in rapida successione, o torniamo per un attimo nella piena infanzia e pensiamo di stamparle su una serie di foglietti da far scorrere velocemente fra le dita. O ancora, facciamo un giro su Youtube e cerchiamo il video della canzone Lemon degli U2, che è un vero e proprio tributo agli esperimenti fotografici di Muybridge. Già, si parte da qui per arrivare al cinema...

Consentitemi un’ulteriore divagazione: per la prima volta, la fotografia supera la percezione umana, e viene utilizzata per ritrarre la realtà superando i vincoli fisici dell’occhio umano. Davvero una pietra miliare, dunque, e sono certo che abbiate intuito il motivo che mi ha convinto a raccontarvi di questa fotografia storica: alla sua apparizione sulla stampa, l’immagine fu sospettata di frode, il che costrinse lo stesso Muybridge a rispondere con una lettera pubblicata sui maggiori quotidiani del periodo:

“Questa immagine è stata ritoccata come avviene attualmente in tutti i lavori fotografici di prima categoria” (Rebecca Solnit, River of Shadows. Eadweard Muybridge and the Technological Wild West, New York, Penguin, 2004)

In realtà, nell’immagine presentata alla stampa sono state accentuate le ombre e i profili, il volto del fantino è stato incollato, lo sfondo “scientificato” ad arte con l’aggiunta di una scala metrica.

Esattamente: un fotoritocco.
 
Di Admin (del 04/08/2010 @ 07:55:59 in Fotografia, linkato 147 volte)
Fotoamatori di tutto il mondo, lo sappiamo. A volte capita di scaricare le proprie fotografie sul pc di un amico o del lavoro, e di sentirsi orfani della propria versione personalizzatissima di Photoshop.

Gli altri intorno a voi fremono, ma voi vorreste dare almeno una sistematina ai livelli, aggiustare un po' il bilanciamento del bianco ed eliminare un po' di quel fastidioso micromosso? Ecco un elenco di siti che potrebbero fare al caso vostro.

Redigone Partiamo dal più basico possibile: Redigone è uno strumento online efficace per la sola rimozione del fastidioso e celebre fenomeno degli "occhi rossi". carichi il tuo ritratto vampiresco, selezioni la zona degli occhi, e scarichi l'immagine con uno sguardo - finalmente - umano. Utile.

BeFunky Già meglio. Un sito di fotoritocco online che consente la sistemazione di alcuni parametri a cui noi digitaleggianti amiamo prestare attenzione. Esposizione, Saturazione, contrasto, luminosità possono essere controllati manualmente o sistemati utilizzando una serie di impostazioni automatiche. C'è un editor di testi tutto sommato accettabile e strumenti di rotazione e ritaglio molto immediati. E' persino disponibile una interfaccia in italiano. Non male.

MugTug Probabilmente il migliore in assoluto. I valori controllabili si contano a decine, si concede pochissimo spazio a filtri giocosi ed effetti speciali e persino l'interfaccia potrebbe sembrare spartana, ma è perfetta nella sua essenzialità. Un esempio di come potrebbe essere l'informatica del futuro, con la Rete utilizzata non so per backup o storage di dati, ma anche per l'utilizzo di vere e proprie applicazioni. Mi piace un fracco.

Fotobabble Torniamo al fotoritocco divertente: con Fotobabble è possibile caricare una propria immagine e registarci sopra una frase, direttamente dal vostro microfono. Il capolavoro finale può essere condiviso su Facebook o sul vostro sito, come potete vedere qui sotto. Sia chiaro che la foto è mia e la voce anche, quindi aprite a vostro rischio e pericolo.





Lunapic Chiudiamo con Lunapic, uno di quei siti per il fotoritocco online su cui è decisamente più facile indirizzarvi che provare a spiegarne le proprietà. Sintetizzo: si carica la propria immagine, e si sceglie un set di potenziali effetti speciali che vanno dai poster motivazionali agli effetti di luce, il tutto con un semplice clic. Imperdibile la possibilità di "obamizzare" le proprie fotografie, utilizzando filtri che riprendano i temi grafici utilizzati durante la compagna elettorale del presidente USA

 
Di Admin (del 07/06/2010 @ 07:55:18 in What the duck!, linkato 234 volte)
 
 
Di Admin (del 13/09/2009 @ 00:35:52 in Fotografia, linkato 263 volte)
Ogni due giorni circa attivo il mio bel lettore RSS (prometto due righe di spiegazione e racconto del glorioso mondo degli RSS, prima o poi) e scartabello fra gli aggiornamenti dei siti, blog, portali che seguo con più interesse.

Una delle cartelle in cui raggruppo gli URL RSS è dedicata naturalmente alla fotografia; partendo da uno di questi link, qualche giorno fa sono atterrato su Fotoinfo.net, e segnatamente su un articolo di Marco Vacca, un bell'atto di accusa sulle strategie editoriali nel rapporto testo/immagini dei più importanti quotidiani italiani (http://www.fotoinfo.net/articoli/detail.php?ID=810)

Limitandosi all'utilizzo comunicativo dei siti web, canale che dovrebbe fare della multimedialità un percorso d'obbligo, è impietoso il confronto fra le gallerie fotografiche proposte da Corriere.it e Repubblica.it (queste ultime spesso tendenti al gossip o al porno soft...) rispetto a quelle pubblicate ad esempio dal New York Times.

Una differenza significativa, che l'articolo rileva perfettamente, è nella redazione delle didascalie: a quelle "nostrane" - puramente descrittive e asciutte - corrispondono - nella concezione del NY Times - didascalie che raccontano la storia del reportage, lo accompagnano, lo rendono storia. Una vera struttura narrativa, in cui fotografia e testo concorrono mirabilmente alla più completa comunicazione, anche emozionale.

Ci ho ripensato questa notte, grazie a una mail che mi raccomandava la visione di una galleria di immagini dal titolo molto chiaro: "Remembering September 11th". Lo trovate qui

Notato niente? Già, le didascalie. Raccontano e accompagnano se e quando è necessario, aggiungendo informazioni dove è necessario, a volte emozionalmente, a volte con fredda, freddissima cronaca.

Un minuto dopo è scattato il momento dell'autocritica pura: ho pensato che - complice il condizionamento di questo genere di impostazione, perchè no? - ho pubblicato una trentina di gallerie fotografiche, e che in nessuna di queste ho dato un peso e un testo alla componente didascalica. E' il mio impegno per le mie prossime pubblicazioni: trasformare una seccatura da copia-incolla in una vera narrazione fotografica.

 
Di Admin (del 23/09/2009 @ 00:31:52 in Fotografia, linkato 296 volte)
Tempo fa devo aver pubblicato due righe in cui tentavo di analizzare la differenza fra le gallerie fotografiche dei nostri quotidiani e quelle USA. Tipo che mi sono iscritto al feed del Boston Globe: fotografie con i controcazzi (è un termine tecnico), didascalie che fanno da perfetta cornice, insieme dei due aspetti che finisce per creare un gradevolissimo reportage e che accompagna, immagine dopo immagine, in una storia.

Per citare a caso, giusto per far capire cosa intendo:

http://www.boston.com/bigpicture/2009/09/one_year_after_hurricane_ike.html

http://www.boston.com/bigpicture/2009/08/ramadan_2009.html

Devo ammettere di essermi sbagliato: tutto ciò impallidisce di fonte alla gallery che Repubblica dedica alle "Prime avvisaglie in occasione della Settimana della moda a Milano. In questa galleria alcune modelle in giro per i casting"

Oltre alla scelta di dedicare una sezione ad una serie di gnocche ritratte in giro per la città, ed ad una la scelta iconografica francamente imbarazzante (vale la pena farci una passeggiata anche solo per sorriderne), la chicca è costituita dal titolo, di cui agevolo screenshot:



Un suggerimento gratuito agli amici di Repubblica: considerato che il titolo andrà comunque modificato, se non altro per correggere quell'orrendo "castin" (sic!), propenderei per:

a) stile naturalistico: "A caccia di passere per le vie di Milano"
b) stile culinario: "Risotto con Gnocca alla milanese"
c) stile evocativ-cinematrografico: "A Milano è Il tempo delle pere"
d) stile viva-la-sincerità: "Piazziamo un po' di gnocca per aumentare gli accessi"


Se possibile, tenderei anche ad aprire la gallery ai commenti. Non sia mai che, come nei bagni del liceo, qualche visitatore senta la necessità di "tirare una riga".
 
Di Admin (del 08/09/2010 @ 00:30:10 in What the duck!, linkato 20 volte)
 
Di Admin (del 09/09/2008 @ 00:24:37 in Blog, linkato 342 volte)
Dopo l'on air di Botero, il centro di Milano ospita una serie di opere di Robert Indiana, fondamentale artista pop a cui al PAC è dedicata una mostra monigrafica.

Devo ammettere che mi piace il modo in cui questa città sta cercando di rapportarsi con l'arte moderna, in un tentativo di collusione fra vita quotidiana e senso artistico che investe le vie del passeggio, il luogo storico, le piazze del centro.

Così, questa notte mi sono riconciliato con la Nikon e ho scattato qualche immagine. La galleria intera è qui, quella che segue è una piccola anteprima.




 
Di Admin (del 15/04/2009 @ 00:23:17 in What the duck!, linkato 162 volte)
 
Di Admin (del 06/10/2008 @ 00:12:08 in News, linkato 307 volte)
La galleria che ho dedicato alle mie interpretazioni in fotografia della canzoni di Francesco Guccini cresce ancora.

Le immagini sono raggiungibili da qui o, per una visione decisamente più appagante e comoda, anche da qui


 
Di Admin (del 14/12/2008 @ 00:06:23 in Fotografia, linkato 544 volte)

Non è la migliore sessione fotografica della mia esistenza, ma ho delle attenuanti: la prima è che mi trovavo a pochi metri di distanza dal Guccio, in pieno sottopalco, e chi mi conosce (o mi legge da un po') sa che questo un po' di tremarella alle mani me l'ha passata.

Aggiungiamo il fatto che non conoscevo a memoria il corpo macchina (la meravigliosa D200 del fratello che fotografa seriamente), e diciamo pure che l'80-300 luminosissimo che mi ha fatto provare pesava come un san bernardo completo di fiaschetta di grappa. Non ci sarò abituato, e a 24 ore di distanza ho ancora la mano un po' anchilosata.

Chiudiamo sottolineando che non è semplicissimo fotografare se stai recuperando nella memoria i testi delle canzoni e la tentazione che hai è quella di accompagnarle vocalmente una dopo l'altra.

Insomma, e' stata una serata di fortissime emozioni, conclusa da una pizza notturna e una dormita stile coma etilico; dopo tutto questo, la galleria fotografica è qui.





 

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