Esibizione di scherma a Milano, Piazza Cordusio... di Admin
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Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l'autore fosse tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira
Se non ci stai proprio attento, rischi di mancarla. E rischi di mancarla anche se sai dov'è, via Brisa. Te la studi sulla mappa alla fermata del metrò (io sono sceso a Cordusio), e poi fa due o tre volte via Mercanti e un pezzo di Corso Magenta, e non la becchi mica.
Poi cominci a camminare lentamente, analizzi con calma ogni incrocio, anche il più piccolo, e te la trovi lì. Ci entri e, come scrive Micol Arianna Beltramini in "101 cose da fare a milano almeno una volta nella vita", sei a Roma.
Ci sei per i resti di un antico palazzo imperiale, e ci sei per i gatti, che ti riportano alla memoria i mici del colosseo di rodariana memoria. Fai qualche foto, trovi qualcuno con la tua stessa "guida" in mano (un giorno la recensirò con più puntualità, ma è riduttivo definire le "101 cose da fare a milano" come una semplice guida), immagini. E leggi un cartello in cui si prega di non liberare cani in quello spazio, e che qualche gattino è già stato sbranato.
E ti allontani, pensando alla vecchia signora che li nutre e all'imbecille che ci fa scorazzare un rottweiler. Imbecille lui, non il rottweiler.
milano è così, ogni tanto regala sorprese difficili da immaginare, che si tratti di fenicotteri rosa o di un meraviglioso parco in stile romantico nel pieno centro della città.
Con una premessa: il parco teatro delle mie imbarazzanti esibizioni con la reflex di oggi non è un parco comune: è un parco vietato ai maggiori di 12 anni:
Quindi, se vuoi visitarlo e goderti uno splendido insieme di acqua, cascatelle, volatili in piena libertà e statue neoclassiche hai tre possibilità:
- puoi avere meno di 12 anni, ed entri - puoi avere più di 12 anni ma accompagnare qualcuno che ne ha meno, ed entri - puoi provare a commuovere i sorveglianti
Sì, perché confesso che ci ero già stato, o meglio che ci avevo provato; il parco della Villa Reale è posizionato esattamente dietro il PAC, e approfittando delle belle esposizioni che vi organizzano non puoi fare a meno di notarlo, dietro le vetrate. Dopo la prima visita ad una mostra avevo provato a fare il giro e raggiungerlo, restando gelato dal "Dove crede di andare lei?" lanciato da un custode.
"La prego, non mi dica che è proprietà privata" "No, è un parco comunale" "???" "Ma lei non accompagna nessuno di meno di 12 anni, quindi non può entrare".
Un altro paio di tentativi, settimane dopo, erano stati ugualmente frustrati: la vecchia tattica del "fischietto con gli auricolari nelle orecchie e faccio finta di non sentire" era stata soffocata sul nascere, ed anche quella - ancora più patetica - di fingersi uno straniero ammirato dalla cura del posto non aveva avuto miglior fortuna. "Forbidden!". Pure poliglotti li scelgono.
Oggi avevo una missione: io SAPEVO - perchè colleghi che hanno figli avevano spifferato tutto - che lì dentro ci sono delle papere. E DOVEVO fotografarle.
Mi sono avvicinato noncurante all'ingresso, si è palesato il custode, ho mostrato la D300, preso in mano il peluche di What The Duck e sparato rapidamente:
"La-prego-faccio-solo-due-scatti-devo-fotografare-questa-papera-di-peluche-con-uno-sfondo-di-papere-vere-poi-vado-via-subito-davvero-questione-di-dieci-minuti-ed-è-finito-tutto", tutto in apnea. Una roba da rendere orgoglioso Enzo Maiorca e decisamente perplesso il mio tabaccaio.
Non penso che dimenticherò facilmente l'espressione che aveva mentre stringevo il peluche al petto. A ripensarci, è un mezzo miracolo che non abbia chiamato la Croce Verde e si sia limitato a mormorarmi:
"E' la scusa più bella che abbia mai sentito da un adulto per entrare. Vada, non ci metta troppo che mi mette nei casini"
Ho passeggiato estasiato per i vialetti alberati, annusato aria pura nel pieno centro di milano, e mi sono beato della vista di due germani reali che si ingroppavano come conigli (considerato la mole di gente che arriva qui googlando "sito ufficiale milly d'abbraccio" mi sento di dover precisare che non è una esperienza eccitante).
Il parco è davvero una meraviglia assoluta. Alberi descritti con appositi cartellini
e una vista di insieme della villa che la via principale non regala e non fa percepire.
Di Admin (del 20/02/2010 @ 23:44:20 in Blog, linkato 1343 volte)
Se avete già provato a visitare la mostra di Steve McCurry al Palazzo della Ragione di milano e siete stati scoraggiati dalle lunghe file all'ingresso, provateci nuovamente e resistete: probabilmente sarà abbastanza inutile cercare degli orari più adatti, perchè fonti ben informate mi raccontano di file di visitatori che si avvicinano pericolosamente al McDonald di Cordusio anche in fasce orarie insospettabili (tipo martedì in pausa pranzo, per dire) e la chiusura ormai prossima della mostra provocherà probabilmente ulteriori assembramenti.
Non importa: più che di una tradizionale personale, si tratta di una vera e propria esperienza visiva, che davvero non è consigliabile lasciarsi sfuggire.
Eviterò di riassumere storia e scatti di Steve McCurry, pluripremiato e pluripubblicato (National Geographic docet) fotografo statunitense di cui tutti abbiamo potuto ammirare almeno una volta qualche lavoro. Sono ritratti di una forza e di un impatto incredibilmente forti, o evocative riprese di paesaggi lontani con una componente comune: la presenza umana, che si tratti di una figura tesa a stabilire le proporzioni architetturali della ripresa o immagini in cui occhi, movimenti e colori divengono dominanti.
Non posso però esimermi dall'inviare un gigantesco messaggio di ringraziamento ad organizzatori e tecnici installatori: la mostra - ricchissima di immagini, in uno spazio adatto ma non gigantesco - gode di una struttura coerente, di una illuminazione delle immagini assolutamente perfetta, di una esposizione curata in tutti i suoi dettagli. Davvero, dopo mostre di fotografia passate a aggiustarsi i capelli in vetri specchianti che ne impedivano la visione e/o a maledire faretti malpuntati, il passo avanti è gigantesco e sinceramente apprezzato.
L'esposizione è organizzata in sei sezioni, idealmente separate da luci luminose rosse che segnalano il passaggio da un tema ad un altro: altra idea felice ed accattivante per accompagnare i visitatori in un vero e proprio viaggio (il termine non è casuale) nell'opera fotografica di McCurry. Spero di fare cosa gradita, e di suscitare magari l'interesse per una visita, selezionando dal sito ufficiale dell'evento una immagine per ogni sezione. Imparagonabili all'esperienza di oggi, però: vi prego, considerate che illuminazione e dimensioni delle stampe valgono tutto, tutto e poi tutto il prezzo del biglietto.
Tutti le immagini sono naturalmente (c) Steve McCurry.
L’Altro
Silenzio
Guerra
Gioia
Infanzia
Bellezza
Notizie utili "Steve McCurry. Sud-Est", prorogata fino al 28 febbraio 2010, Palazzo della Ragione (piazza Mercanti 1). milano.
Di Admin (del 09/05/2010 @ 23:21:26 in Mostre, linkato 338 volte)
Premetto di essere sempre piuttosto prevenuto verso le mostre sviluppate sul richiamo del grande nome non-fotografo: la mia prima reazione si muove sempre nello spettro compreso fra l'ottimistico "ma ci sono ottimi giovani fotografi, dare spazio a loro?" e il più popolare "a ognuno il suo mestiere".
Quando uno si sbaglia, però, cazzarola, lo deve ammettere: in realtà, sarebbe stata sufficiente una minima raccolta di informazioni per scoprire come l'opera fotografica di Stanley Kubrick si è sia sviluppata ben prima della sua consacrazione come genio del cinema, e su un fronte di prim'ordine: negli anni dell'immediato dopoguerra, infatti, Kubrick pubblicò i suoi reportage fotografici su "Look", una rivista che contendeva a "Life" la palma di più venduta negli States, arrivando a tirare più di tre milioni di copie.
La mostra propone una selezione di circa 200 scatti selezionati fra i negativi recuperati presso gli archivi della Library of Congress di Washington e del Museum of the City of New York, e racconta di un autore in grado di sviluppare una propria cifra stilistica, pur conscio delle lezioni dei maestri suoi contemporanei e passati. Una visione personale, assolutamente intrigante e lontana dal banale documentarismo, che emerge nella presentazione di nove reportage che raccontano di una New York umanissima, di un'America da boom economico e sprerequazioni sociali. Su tutti, il racconto della vita di un lustrascarpe, ritratto nella sua quotidianità fatta non solo di elemosima ma di giochi, sport, aneliti di libertà, ed un meraviglioso viaggio dietro le quinte di un circo.
Da cinefilo non particolarmente attento ho forse il vantaggio di non provare a legare artificiosamente l'attività di fotoreporter (nella più nobile accezione del termine) alle successive interpretazioni del regista; è stato però inevitabile domandarmi se il proseguimento di una carriera con reflex in mano non avrebbe prodotto una carriera da maestro della fotografia, e se non ci troveremmo oggi a discutere di un vero genio della fotografia. Motivo in più per riportare una frase tratta da un'intervista rilasciata da Kubrick proprio sulla tematica cinema-fotografia:
"La fotografia certamente mi fece compiere il primo passo verso il cinema. Per girare un film interamente da soli, come feci inizialmente io, si può non saperne molto di tutto il resto, però bisogna conoscere bene la fotografia".
Ulteriore, dovuta nota di chiusura sull'organizzazione della mostra: al Palazzo della Ragione di milano si continuano a vedere ottime esposizioni, perfettamente illuminate e ben accompagnate da testi esplicativi, con la chiccha di un tavolo + divanetto per la consultazione del catalogo posto a metà mostra. Davvero complimenti.
Informazioni utili:
Mostra: "Stanley Kubrick fotografo. Gli anni di Look (1945-1950)". milano, Palazzo della Ragione, dal 16 aprile al 4 luglio. Orari: da martedì a domenica dalle 9.30 alle 19.30, giovedì dalle 9.30 alle 22.30, lunedì dalle 14.30 alle 19.30.
Di Admin (del 24/03/2008 @ 23:12:57 in Blog, linkato 230 volte)
Adoro milano quando si trasforma in un museo a cielo aperto.
Con una iniziativa legata a MiArt2008, la Fiera internazionale di Arte Moderna e Contemporanea (dal 4 al 7 aprile), il centro della città si è trasformato in un percorso d'arte dal titolo "Miraggi", snodato tra piazzetta Reale, Piazza della Scala, via Dante, Piazza Affari, Corso Vittorio Emanuele.
Qualche anno fa, ad esempio, mi sono perso nelle vie che circondano i Giardini di Porta Venezia; basta attraversare la strada, infilarsi sotto l'arco proprio di fronte al Museo di Storia Naturale, e perdersi vagando un po' a destra e un po' a sinistra in una delle zone meno battute dai turisti e più affascinanti della città.
Se becchi la giusta combinazione di angolo destro e angolo sinistro, ti ritrovi in una via con una bella ambasciata (consolato?) e, giusto di fronte, una villa protetta da cespugli piuttosto fitti. In realtà, alcuni spazi fra le fronde consentono di vagare con la sguardo al di là della cancellata o, nel mio caso, di infilarci l'obiettivo della macchina fotografica.
La prima volta te ne accorgi perchè la gente si ferma e spia meravigliata, esattamente così:
Poi è il tuo sguardo a riempirsi di meraviglia: esterrefatto, ti accorgi che nel pieno centro di milano c'è una specie di oasi, in cui affacciarsi e in cui lasciar vagare lo sguardo e la mente. Così.
Vedi che alla fine funziona? Uno pensa di essere attanagliato dalla sfortuna più nera. Poi riceve il contributo di V. alla nuova sezione "Viva la Sfiga!", e oltre a farsi quattro (otto) sane risate, finisce per consolarsi. Grazie, V., davvero. (N.d'E.)
Il mio contributo alla neonata sezione del mio blog preferito è il racconto di un tragi-comico attacco di sfiga in un pomeriggio qualunque nel centro dell’unica metropoli italiana, milano, la mia città, che ha permesso la produzione di così tanti post proprio qui su alfonso76.
Increduli e contenti che infine la pioggia che scroscia incessantemente da settimane abbia deciso di prendersi una pausa, decidete di approfittare della tregua per fare delle commissioni senza dovervi preoccupare che l’ormai onnipresente eco-compatibile sacchetto si biogradi istantaneamente nelle vostre mani, complice l’acqua a catinelle, facendo la semina sul marciapiede di tutti i vostri acquisti. Certo è curioso che a maggio siate coperti come il tipico passeggero dicembrino di Ryanair che non vuole pagare sovrapprezzo al check-in (maglia, maglietta, maglioncino, maglione, cappottino e pure una sciarpa!), però col sorriso uscite e sembra veramente che sia il vostro pomeriggio fortunato: per una volta mentre siete dall’altra parte della strada rispetto alla fermata del bus, non vedete neppure sfrecciare il mezzo che dovevate prendere, anzi sembra sia in arrivo data la moltitudine di persone che attende.
Attraversate e notate che siete in prossimità di un bel cestino pubblico incredibilmente vuoto che sembra dirvi “usami, usami” e così decidete di rendere utile l’attesa facendo le pulizie primaverili di tasche, taschine, tascone di giubbino e tutti quegli anfratti della borsa in cui inspiegabilmente (?) si sono stratificati pezzi di carta in quantitativo tale da poter riempire lo scaffale di una biblioteca. Non c’è che dire, siete un cittadino modello!
Ma all’improvviso, sentite alle vostre spalle delle urla strazianti, seguite da frasi sconnesse e … vi rendete conto che la vostra schiena è sotto attacco. Che succede??? Le state prendendo incessantemente da una clochard che chissà perché ha deciso di usarvi come sacco da pugilato per scaricare le proprie frustrazioni e per l’occasione ha attinto a forze degne della campionessa 2010 di wrestling, costringendovi, per non venire inesorabilmente atterrati, a dribblare i colpi rischiando l’arrotamento da parte degli incauti scooteristi che scorrazzano per le vie cittadine con se fossero su un circuito di motoGP, mentre il pubblico assiste tranquillamente alla scena senza intervenire, addirittura con occhi sognanti poltrona e pop-corn.
Riusciti a liberarvi dalla morsa della “posseduta”, cercate riparo sotto la pensilina della fermata dove ad attendervi ( e voi sperate a consolarvi) c’è il manipolo di estranei incuriositi. Pregustate già le frasi di conforto e invece la vostra disavventura si conclude con un “cosa le avete fatto???” E il processo che subite altera inesorabilmente il vostro umore mentre salite sul primo mezzo in arrivo confidando che, almeno per la giornata, la vostra dose di sfiga quotidiana si sia conclusa.
Di Admin (del 09/06/2010 @ 22:37:40 in Mostre, linkato 362 volte)
Devo confessare che, fino a qualche ora fa, non avevo mai percorso i magnifici corridoi del museo Poldi Pezzoli. Ho una sola scusante: non avendo frequentato le scuole dell'obbligo nel milanese, non ho potuto esercitare il diritto alla visita che, mi raccontano i colleghi, sorgeva inesorabile in almeno uno dei tre anni di media inferiore.
È con un certo piacere, quindi, che ho approfittato della serata "Musei aperti in città", che ha coinvolto la Pinacoteca di Brera, la Galleria di Arte Moderna di Villa Reale, la Pinacoteca Ambrosiana e, appunto, il Poldi Pezzoli in una apertura straordinaria dalle 18 alle 22 con ingresso gratuito.
Dopo una discreta coda (di cui mi son giovato per terminare la lettura de "Il nipote del Negus" di Camilleri, seguirà recensione) mi sono dato del cretino e - parallelamente - mi sono lasciato conquistare dalla atmosfera e dai due piani delle collezioni esposte. Potendo solo immaginare, e dedicando tutta la mia fantasia a questo scopo, come dovesse apparire questa straordinaria casa-museo prima che fosse bombardata nel 1943, con soffitti e lucernari ritratti da immagini d'epoca e ormai persi per sempre.
Cito a caso dalla Moleskine per invogliare chi, come me, non ne abbia approfittato in passato: Botticelli, Pollaiolo, Mantegna, Tiepolo, Michelangelo, Piero della Francesca, e via dicendo.
Non sono particolarmente devoto, e nella normalità dei casi piuttosto freddo di fronte a rappresentazioni iconografiche religiose, ma sono costretto ad una confessione: la "Madonna del Libro" di Botticelli mi ha inchiodato per qualche lunghissimo minuto. Potenza dell'arte in un mercoledì sera qualunque, al Museo Poldi Pezzoli di milano.
Di Admin (del 19/04/2008 @ 22:37:08 in Blog, linkato 281 volte)
Ieri sera ho avuto il piacere di assistere ad una delle serate letterarie organizzate da "La tartuca": si chiacchierava di Italo Calvino e di "Se una notte di inverno un viaggiatore", fra una tartina vegetariana (ottima), un bicchiere di nero (d'avola), una fetta di salame (squisito).
Fotografavo, naturalmente, ma mi sono lasciato irretire dalla lettura di Mia del primo capitolo del romanzo, che ricordavo appena.
"Rilassati". "Raccogliti". Un amorevole inno alla lettura e al piacere che ne deriva, l'accostarsi al libro come ad un proprio momento, puro, e il raccoglimento appunto che ne deriva.
"i Libri Che Da Tanto Tempo Hai In Programma Di Leggere, i Libri Che Da Anni Cercavi Senza Trovarli, i Libri Che Riguardano Qualcosa Di Cui Ti Occupi In Questo Momento, i Libri Che Vuoi Avere Per Tenerli A Portata Di Mano In Ogni Evenienza, i Libri Che Potresti Mettere Da Parte Per Leggerli Magari Quest’Estate, i Libri Che Ti Mancano Per Affiancarli Ad Altri Libri Nel Tuo Scaffale, i Libri Che Ti Ispirano Una Curiosità Improvvisa, Frenetica E Non Chiaramente Giustificabile" E a proposito di libri e di piacere della lettura, non conoscevo Anubii.com, e sto imparando ad apprezzarlo in questi giorni: la mia pagina è qui
Che sono andati insieme al cine, e hanno visto "Vendicami", di Johnnie To. Si son guardati e han capito che era il caso di farci sopra una doppia recensione, in cui ciascuno dei due - all'insaputa dell'altro - scrivesse le proprie impressioni sulla pellicola.
E me le hanno mandate nello stesso preciso istante, senza sapere ancora cosa ne avesse scritto l'altro. Escludendo gli sguardi di FPU, che V. ha dimostrato di saper interpretare efficacemente, prevedendo i toni positivi della sua recensione.
L'unico modo per presentarle così affiancate - perchè non sarebbe stato giusto piazzarle una sotto l'altra, se capite cosa intendo - era questo. Mi ha fatto perdere un paio di diottrie e tre cazzotti a fotosciiiop, ma ne valeva - decisamente - la pena. Andiamo: FPU a sinistra, V. a destra.
Di Admin (del 23/11/2008 @ 22:28:07 in Fotografia, linkato 1634 volte)
Esco dalla mostra di Bettina Rheims ospitata dallo spazio Forma di milano.
Intanto una precisazione: la mostra è stata inaugurata il 24 settembre ed ha chiuso proprio oggi. Calcolando che:
- la mostra è stata aperta tutti i giorni dalle 10 alle 20 - il giovedì e il venerdì tirano le 22 - il lunedì il Forma è chiuso
fanno un totale di 576 ore di esposizione. Siamo entrati alle 19 di oggi, proprio nell'ultima. E' un bel record!
Premetto che quella di cui la Rheims è una delle esponenti di grido non è esattamente la mia ritrattistica preferita. Sono un cultore dei ritratti ambientati, di immagini in cui il rapporto fra il soggetto e l'ambiente che lo circonda sia indissolubile, ai limiti del reportage. Nel ritratto in studio ogni posa e ogni dettaglio appaiono lungamente studiato a tavolino, e suscitano raramente le mie emozioni.
E non sto dicendo che le immegini esposte siano andate in un'altra direzione: ma lo stile fotografico della Rheims, quel suo aggirare ripetutamente tutti i canoni della fotografia glamour, quei tagli inconvulsi, le pose perfettamente contrarie ad ogni consiglio per ritrattisti, la rendono a suo modo intrigante.
Mostra e nasconde, promette e non mantiene, costringe a fissare un dettaglio ed immediatamente dopo a distogliere lo sguardo. Complessivamente, quindi, l'ho trovato interessante, ed altrettanto stimolante anche per chi - come me - cerca di scrivere con la luce in modo appassionato ma amatoriale.
Nota di demerito, as usual, per l'illuminazione nell'esposizione degli scatti; francamente, trovo inaccettabile che in uno spazio dedicato alla fotografia non sia possibile allontanarsi di più di un passo da un'immagine senza subire "l'effetto specchio". Può essere simpatico farsi vedere da un amico mentre la tua immagine riflessa abbraccia Sharon Stone seminuda, ma alla lunga è snervante.
Non so se siano i vetri, le stampe o i faretti, ma so che se ho bisogno di pettinarmi tendo a preferire lo specchio del mio bagno.
Di Admin (del 03/03/2008 @ 22:26:38 in Blog, linkato 205 volte)
IO: (...) e questo più o meno è quello che faccio. E tu? Cosa fai?
LUI: Coordino un team per la certificazione di nuove soluzioni applicative. Gestiamo i rapporti con i clienti sia per quanto concerne la customer sadisfaction, sia per interpretarne le esigenze e soddisfarle. Diamo una mano anche sul billing, e cerchiamo di affiancare il più possibile la struttura commerciale nel market discovery.
IO: Ah però. In quanti lavorano per te?
LUI: Una trentina
IO: (sorridendo) Cioè, vuoi dirmi che tu e una sola ragazza, per giunta montanarana, riuscite a gestire tutte quelle attività?
LUI: (terribilmente serio) Non ho capito
IO: (sorridendo più nervoso) cioè, una trentina... intendo dire, si può interpretare sia con "siamo in 28, 29", che nel senso geografico. Cioè. Una trentina, una ragazza del Trentino (...) Scusa, mi stanno chiamando.
Di Admin (del 02/06/2008 @ 22:24:54 in Blog, linkato 316 volte)
Sabato e domenica scorsi milano si è trasformata in un enorme villaggio dello sport; complici non soltanto la conclusione del giro d'Italia (che anche quest'anno ha avuto la grazia di transitare sotto casa mia), ma anche e soprattutto mu:vMI, una due giorni a base di tornei, esibizioni, sfide sportive.
Prima galleria pubblicata: milano Touche, esibizione di scherma in piena Piazza Cordusio.
Di Admin (del 25/04/2008 @ 22:23:18 in Blog, linkato 299 volte)
Annullate tutti gli impegni per il prossimo 7 maggio: alle 21.15, presso la cooperativa sociale La Tartuca di milano, presenterò la seconda edizione del corso di fotografia.
Ne approfitto per ringraziare, con tutto l'affetto di cui posso essere capace, i partecipanti al primo corso, che si è concluso qualche settimana fa; come lavoro fotografico di gruppo, hanno sviluppato il tema dei "Cinque sensi", ed alcuni dei risultati posso essere visualizzati in questa galleria.
Mi sono divertito moltissimo, ho conosciuto delle persone adorabili, e sono uscito da ogni incontro con qualcosa di più dentro di me. E mi unisco a tutti in un fortissimo abbraccio ad Aldo, ovviamente, vero protagonista delle nostre serate creative!
Di Admin (del 22/09/2008 @ 22:18:40 in Blog, linkato 192 volte)
Entro in pizzeria con un po' di apprensione. E' l'abitudine: quando mangio fuori sono nel 99% dei casi da solo, e dopo aver subito l'occhiata di disprezzo del titolare - a cui abbatto la media di coperti per tavolo - vengo in genere accompagnato nell'angolo più invisibile, a due passi dal guardaroba o giusto dietro la vasca delle aragoste. Più spesso, schiacciato dietro una colonna.
Stasera non sono solo: boforchio il cognome del festeggiato, il titolare sorride, il cameriere fa strada verso una sala di cui, da solo, non avrei conosciuto l'esistenza.
"Aspettavano lei per ordinare" mi dice, mentre una goccia di sudore fredda mi percorre alienante la schiena. Dodici minuti di ritardo (accumulati sul tram) e sono già condannato. Deve essere l'età, ma ricordo che in dodici minuti si faceva appena in tempo a salutarci, un annetto fa.
"E stai a vedere che non ho capito bene. Ero convinto fosse un compleanno, non la fottuta versione settembrina del Ballo delle Debuttanti", mi sussurro, mentre dieci paia di occhi si catapultano sulla casacca rossoalabardata che indosso, con jeans di accompagnamento. A giudicare dai tacchi alti e dalle elaboratissime magliette finto-sempliciotto da 199 euro, ho cannato di nuovo. Pazienza.
Le paia di occhi (e di gambe, e di braccia) che affronto sono veramente dieci. Cinque coppie, ovviamente. Sono stati tanto carini e premurosi da lasciarmi il posto a capotavola, così da farmi apparire come un vero anfitrione, o un povero coglione. Pazienza.
Il protagonista della serata non è il festeggiato, povero ragazzo che ha la compiacenza di sussurrarmi un leggerissimo "scusa" mentre mi alzo per andare a lavarmi le mani (versione ufficiale, la realtà è che mi precipito in bagno e appoggio la fronte su una piastrella fredda, domandandomi perchè)
Il vero protagonista è il Fenomeno. Mento fermo e fiero, occhi penetranti, voce tendente al falsetto e risata stridula.
Nei primi sedici minuti assisto a questi scambi di battute:
Qualcuno: "Io e Katia siamo stati in Kenia quest'estate" Il Fenomeno: "Ho lavorato a Nairobi quasi due anni, implementavamo centrali elettriche che bla bla bla" (seguono dodici minuti di avventure ad alto voltaggio nel continente nero)
Qualcuno: "Ieri ho portato mio fratello a vedere una mostra di fotografia in centro, c'era..." Il Fenomeno (interrompendola): "Fotografo da dieci anni: settimana scorsa ho comprato la nuova Canon, full-frame, 32 scatti al secondo, l'ho provata a Monza sabato perchè avevo un invito VIP nel Motorhome, ho beccato Massa all'ingresso dei box bla bla bla" (seguono quindici minuti di avventure ad alta risoluzione nella pista brianzola)
E via così, per almeno un'oretta. Fino a:
Qualcuno: "Alfo, ma scrivi ancora sulle agendine?" (osservazione arguta, stavo giusto appuntando spunti per questo post, in effetti) Io: "Certo che si, sai, adoro scrivere e poi le Moleskine mi piacciono proprio, da quando..." Il Fenomeno (interrompendomi): "Guarda, io ho lavorato cinque anni in una casa editrice, e ti devo dire che le Moleskine usano una carta pessima, lo distingui perchè bla bla bla" (seguono quindici minuti di avventure ad alta grammatura nel dorato mondo dell'editoria)
Io: "Scusa, non posso resistere. I miei complimenti, i tuoi centodue anni li porti proprio bene" Il Fenomeno: "Ma no, non è età, è esperienza... effettivamente, sono solo un po' brizzolato" Io: "Perdonami ancora, ma ti devo correggere: Richard Gere è brizzolato, tu hai i capelli grigio topo"
Ho avvertito cinque secondi di tremenda popolarità; mi guardavo intorno, ed almeno due o tre fanciulle stavano torcendosi le mani. Segno inequivocabile che erano state ad un dodicesimo di secondo dal mettersi ad applaudire.
Non ho scroccato il passaggio sull'LSK, ma pazienza. Il 27 con il suo sferragliante incedere regala sempre una certa soddisfazione.
Di Admin (del 09/12/2008 @ 22:15:23 in Blog, linkato 183 volte)
Sono debitore di una risata al possessore della Fiat Cinquecento incrociata oggi, che ha rasserenato la mia giornata.
Facile che 'sta cosa sia già celebre e che io sia l'ultimo mona a non averne ancora incrociata una; è nota, d'altra parte, la mia avversione a tutto ciò che è automobilistico, paragonabile solo a quella di un profumiere per un cliente affetto da aerofagia acrobatica.
La seconda immagine è un ingrandimento che dovrebbe rendere tutto più chiaro.
Di Admin (del 23/05/2010 @ 22:12:34 in Fotografia, linkato 378 volte)
Il World Press Photo 2010 è sbarcato a milano, ospitato come da tradizione dalla Galleria Sozzani. Per chi non lo conoscesse, si tratta del più importante premio fotogiornalistico del mondo: hanno partecipato all'ultima edizione più di 5800 fotografi (!), con un totale di più di 100.000 (centomila!) immagini.
Un'occasione unica per ripercorrere la storia dell'anno passato attraverso l'esposizione delle foto premiate, con il piacere di sottolineare come il premio principale sia toccato in questa edizione ad un giovane free lance italiano, Pitero Masturzo, autore di uno splendido scatto che racconta la protesta della popolazione sui tetti di una Teheran avvolta (anche metaforicamente) nelle tenebre.
Un link mentale immediato: ho terminato da qualche giorno "Leggere Lolita a Teheran" (seguirà recensione in settimana), e nell'urlo della donna ritratta da Masturzo è impossibile non avvertire la tristezza di un paese che è stato, in anni passati, la vera fiaccola culturale del Medio Oriente, in una società che ancora non relegava le donne dietro veli impenetrabili ed in cui non si finiva in carcere per aver solo ipotizzato una sceneggiatura...
Qualche parola sull'esposizione, cominciando con una annotazione puramente logistica: ragazzi, piazzate l'area condizionata! Non sono un fan del fresco ad ogni costo, ma arrivare all'ultima sala ed accorgersi che il sudore delle palpebre ti ha appena offuscato la vista non aiuta a godersi l'esposizione.
Da ricordare, fra gli scatti esposti, una bella serie del fotografo cinese Ou Zhihang, (che si ritrae nudo e intendo in una serie flessioni in luoghi simbolo di denuncia sociale) ed un'incredibile immagine di Mark Haltzman che ritrae un bombardiere B2 che sorvola lo stadio di Pasadena in occasione dell'ultimo Rose Bowl.
Ci sono diversi motivi per cui un vagone della metropolitana pieno può risultare fastidioso: in estate, quel curioso misto di sudore e aria (mal) condizionata può non essere apprezzata dall'olfatto, e la tradizionale ressa delle 18 causerebbe crisi di ansia anche in un militare della Delta Force.
Rassegnandomi al fatto di avere un appuntamento, e di non poter quindi ipotizzare l'utilizzo di mezzi alternativi di superficie, mi ci sono infilato cercando di distrarmi con una buona lettura. Inutile a dirsi, la concentrazione di corpi umani ha una densità che sfida la legge di non compenetrabilità dei corpi, ma tra la selva di braccia, borse, gambe e sacchetti intravedo uno spazio in cui guadagnare qualche molecola di ossigeno. Per raggiungerlo, mi trovo a (letteralmente) circumnavigare una signora di peso stimabile in un paio di tonnellate abbondanti. Io, novello Caboto, non mi faccio intimorire, mentre la mente vaga e alla sua prima gomitata comincio a desiderare che venga utilizzata come tappo per la perdita di greggio che sta devastando le coste USA, compito per il quale ha - senza dubbio - la stazza adatta.
La scena si sposta in cima al convoglio, dove il guidatore ATM - probabilmente obnubilato dai fumi di uno spinello delle dimensioni di un cannone navale da 55 pollici - intravede vicino ai binari una versione (più) porno di Jessica Rabbit, e decide di inchiodare per lanciare con un fischio assordante il suo apprezzamento.
Nonostante uno scatto felino, ritratto nella diapositiva che segue:
mi trovo a sopportare un peso pachidermico, perchè la sciura non ha mica pensato di aggrapparsi saldamente alla sbarra mentre sfogliava tra le mani (enormi) una copia di Novella 2000: con precisione chirurgica, il tacco della sua scarpa destra (solitaria colonna d'Ercole già provata dagli eventi) si pianta ESATTAMENTE sul mignolino del mio piede sinistro.
Ricordo un lampo bianco attraversarmi il cervello ed offuscarmi la vista, mentre il dolore faceva sì che mi si ritraessero le unghie dei piedi; un sorta di nebbiolina color panna al centro della quale mi è apparso San Pietro, che mi ha spiegato che le due o tre paroline che avevo pensato mi avrebbero precluso l'ingresso tra i beati, oltre ad essere considerato reato penale in almeno una mezza dozzina di stati.
Lo scambio di battute immediatamente seguente è prova decisiva della mia capacità di non tradurre i pensieri (nei corsivi che seguono) in parole:
Sciura: Mi scuuuuuuusi. Le ho fatto male? Alf: (certo che sì, cavolo, ti sembro l'uomo roccia dei Fantastici 4?) --> Nessun problema... Sciura: E' che ha frenaaaaaaaaaaaato all'improvviso! Alf: (tranquilla, ho una vita sociale quasi inesistente, mi ci voleva proprio un appuntamento con un ortopedico) --> Capita. Sciura: Per fortuna sono rimasta in piedi! Alf: (per fortuna sì, se mi cadevi addosso tipo pubblicità della Impulse avrebbero dovuto chiamare Key Scarpetta per la ricomposizione del corpo) --> Eh, meno male.
Ora son qui che scrivo, e osservo le brillanti sfumature bluastre del mio mignolo sinistro, reso quasi insensibile dalle tonnellate di ghiaccio in cui l'ho avvolto. Il farmacista - fra le risate - mi ha consigliato una scarpa aperta per almeno un paio di giorni.
Se domani beccate uno sulla linea rossa con giacca e cravatta ed una ciabatta al piede, per cortesia, non tirate fuori una monetina scuotendo la testa e mormorando "povero figliolo".
Di Admin (del 01/06/2010 @ 21:55:05 in Mostre, linkato 205 volte)
E' prorogata fino al prossimo 6 giugno l'installazione "Audioscan", progetto artistico ospitato a Palazzo Reale e - non fa mai male - di accesso gratuito.
Alcuni forse ricorderanno il Maurizio Nichetti di "Volere Volare": a prescindere dalla simpatia o meno per il personaggio, colpiva questa figura di giovane scapestrato appassionato raccoglitore di suoni in diretta e doppiatore di cartoni animati.
Questa figura un po' poetica ed un po' patetica potrebbe essere una delle fonti di ispirazione di Audioscan: la prima fase del progetto ha previsto la realizzazione di una vera a propria "mappa sonora" della città, ottenuta registrando - in un giorno feriale e rigorosamente alla otto di mattina - il live di 1580 (!) vie e piazze di milano. I visitatori sono invitati a navigare una mappa cittadina accessibile su touch screen, ed è impossibile resistere alla tentazione di mettersi alla ricerca del proprio indirizzo; qualcuno - come il sottoscritto - rimarrà decisamente deluso nello scoprire che al proprio civico è stato associato (me era prevedibile) un buon minuto di rumore automobilistico, mentre l'abitazione dell'amica che ti accompagna è contraddistinto da un dolce cinguettio, ma tant'è. L'effetto è divertente ed è solo un prologo: i suoni cittadini sono stati campionati e trasformati, con l'utilizzo di software appositamente compilati, in effetti musicali, che possono essere miscelati dal visitatore nella ricerca di una armonia naturale o, a propria inclinazione, di un ritmo frenetico.
Un modo per ricordarci che ogni città ha una sua caratteristica sonora, oltre che quella visiva a cui siamo decisamente più abituati; la città in agosto ci piace, con la sua placida tranquillità, ma appare come snaturata da un silenzio che sembra irreale.
Informazioni utili Audioscan Palazzo Reale, Piazza Duomo 12, milano FINO AL 6 GIUGNO 2010, INGRESSO LIBERO
Fredda mattina di febbraio. L’ennesimo fiocco di neve sfarfalla mentre afferro la free press prima di tuffarmi nel serpente di ferro che traghetta quotidianamente migliaia di milanesi ai luoghi in cui realizzano i loro sogni e aspirazioni (o molto più verosimilmente le loro frustrazioni). Appena dopo la grottesca notizia di un marine che praticava una sofisticata tecnica da interrogatorio (probabilmente appresa a Guantanamo) quale il water boarding o annegamento simulato sul malcapitato figliuolo che non voleva fare i compiti, la notizia di un'inattesa visita al Piccolo di milano della famiglia Turturro al completo con una piece liberamente tratta da Calvino scritta, diretta ed interpretata dal mitico John ti fa trasalire: Broadway a milano per pochi giorni??? Impossibile!” Di seguito : “Che ne penserà una ex newyorchese in Milan?”
(quella che segue è il log chat molto notturno di FPU e V. a riguardo; ho lasciato orario di inizio e di fine per far comprendere quanta dedizione ci sia in questo pezzo scritto a quattro mani - N.d.E.)
FPU (0.57 am): Tua prima impressione ?
V.: decisamente serata inaspettata piena di sorprese e parlando del teatro Strehler, dopo la terribile esperienza natalizia, direi che ero stupefatta: non una delle nostre solite piece, ma John Turturro che porta un po' di B'Way in città...
FPU: decisamente Broadway per l'orario, per gli attori ed il protagonista ma un po’ meno per l'autore. Prima che si levi il sipario (in realtà nessun sipario, ma un decisamente più moderno palco in piena vista) cosa stuzzica la tua curiosità e ti spinge a lasciare gli schermi cinematografici per sederti in platea?
V.: dato che non è per nulla semplice portare B’Way a milano, soprattutto per le differenze culturali (abbiamo gusti ed abitudini assai diverse... è inutile affermare il contrario!) ero curiosa di vedere il risultato ed ero pronta al peggio. Inoltre altra grande curiosità era la popolazione che si sarebbe presentata, di certo sono rimasta assai sorpresa nel condividere la platea con la Scuola Europea al completo! Immaginavo intellettuali, curiosi e molti madrelingua un pochino più attempati dei figli degli anni 90 che mi circondavano.
FPU: suvvia, dì la verità, sei attirata solo dal nome del grande attore cinematografico…
V.: certo, altrimenti non avrei neppure preso in considerazione di andarci. Come sai, cerco di tenermi lontana dal teatro sperimentale quindi sapere di vedere il clan Turturro è stata la molla per farmi uscire di casa.
FPU: la brochure parla del primo esperimento di mettere su un palco delle fiabe e che prima di lui ci avrebbe pensato solo l'onirico Fellini. Credi che l'esperimento sia riuscito?
V.: credo che il tentativo sia buono, per quanto riesca a ricordare Calvino era così e perché se l'inizio è stato difficoltoso (sono 4 fiabe) la seconda parte è stata più fluida. Devono ancora limare qualcosa, ma nel complesso è comprensibile, scorrevole forse con un quanto d'ora di troppo, ma siamo all'inizio del tour. Inoltre ammirevole la recitazione bilingue.
FPU: What? La signora alle mie spalle non ha nascosto invece di essere infastidita dal continuo alternarsi della doppia lingua. Che avesse ragione lei? Ma soprattutto, il parlare stile Soprano (la cugina Aida ne è una protagonista leggo sulla brochure) non fa dell'opera un ritratto macchiettistico di Little Italy più che una storia del folklore italiano?
V.: John macchietta si, la cugina è mitica si, visione stile Sopranos dell'Italia si e ritratto folkloristico dell'Italia non so - qui l'esperto sei tu..
FPU: a mio avviso è più adatta ai newyorchesi e alla loro visione stereotipata dell'italiano che alla vera natura del nostro folklore e questo senza essere un esasperato nazionalista, è risultato un po’ eccessivo, vedi lo stesso oste truffaldino interpretato da Turturro, per quanto riconosco di aver molto apprezzato il suo sforzo di usare l’italiano, che ho interpretato come un tributo di amore verso il nostro paese.
V.:Si, anche a me la sua interpretazione è parsa piuttosto una volontaria caricatura per rendere giocosa la performance e per coinvolgere e far ridere il pubblico.
FPU:. Secondo te quanto è teatrale la recitazione sul set di Turturro e quanto è stata cinematografica la sua recitazione sul palco?
V.:Mi pare vi sia molto teatro nel suo cinema e non vice versa. Non ho visto Hollywood al teatro Strehler al massimo un assaggio di B’Way che è solo modo proporre il teatro in modo più "spettacolare Secondo te?
FPU: secondo me vi erano elementi cinematografici primi tra tutti stati scenografia e fotografia, la luce…
V.: ma molta cura per la scenografia e molto uso della luce fanno un show e tra l’altro come era molto pacato, direi europeizzato e l'ho interpretato come fine osservazione della nostra realtà
FPU:però a mio avviso se è vero e bello che “le fiabe sono le strade che ci traghettano dall'infanzia verso l'età adulta” contribuendo alla definizione della nostra forma mentis anche grazie alla loro onnipresente morale, si prestano poco ad adattamenti teatrali ed ai limiti di una scena pressoché fissa. Difficile cogliere le sfumature tra sogno e realtà quando solo la luce viene in soccorso…
V.:credo che la difficoltà maggiore sia che siamo adulti e da troppo tempo non leggiamo le fiabe non per una scenografia sbagliata. Saresti in grado oggi di viaggiare con la fantasia come facevi da piccolo? io non credo…
FPU: Questo è un ottimo punto, concordo con te, anzi trovo molto corrispondente al vero uno spunto di riflessione lanciato da Turturro secondo cui solo le fiabe durano nel tempo, a differenza dei concetti e delle ideologie…quanto mai
V.: Insomma, toglimi una curiosità, non ho capito se lo promuovi o meno.
FPU: NI. Se l'alternativa è lo Shakespeare visto su queste stesse poltrone o qualche Pinter visto e commentato qualche mese fa, promosso!!! 10 cum laude
V: sai che spero di non incontrare mai quei registi,ma mi sento di supportare il tentativo di Turturro. Mi piace l’idea di un teatro talvolta“creativo” e questa sperimentazione non era eccessiva. il limite è nostro e dato dall’argomento: si tratta di fiabe ossia libri che da troppo tempo non prendiamo più in mano.
FPU: ok, ma la sperimentazione sta proprio solo nell'aver preso a riferimento ed assemblato delle fiabe, per il resto lo stile di scrittura e di regia è quello del teatro tradizionale, di prosa, non credi?
V.: esatto una sperimentazione chiamiamola gentile
FPU: ok, ma anche motivo per cui la nota scolastica potrebbe essere: il ragazzo è bravo, ma potrebbe applicarsi di più
V.: dimentichi la fatica che ha fatto? 1. fusione di quattro fiabe; 2 adattamento all'europea; 3. ironizzare; 4. piece bilingue
FPU: approved 1 e 4 in toto, un po’ pochino il 2 e un po’ troppo naif il 3…
V.: a me sembri solo prevenuto e domani ti regalo Calvino perché temo non ti ricordi più come scrivesse.
FPU (1.55 am): ammetto la mia ignoranza…contento che la polemica mi abbia fruttato in dono un libro
Ed ora che ho portato a casa questo risultato, senza che V. senta, il consiglio è : non perdetevelo! Fino a domenica 14 febbraio, al Piccolo Teatro di milano.
(Aggiungo a questa meraviglia soltanto un ulteriore appuntamento: giovedi’ 11 ore 18.00 allo Spazio Eventi di Mondadori Multicenter (piazza Duomo, 1), John Turturro presenta Italian Folktales! N.d.E.)
Con rammarico scrivo questo post, indirizzandolo idealmente alla persona con la quale ho condiviso la crescita di C. Eastwood regista, in quanto questa settimana ho visto la sua ultima opera ed è stata una doccia gelata. Sai, inizialmente non ho neppure più riconosciuto la sua mano! Infatti, solo a metà film, dopo innumerevoli sforzi per tenere la mente occupata onde evitare di fare la medesima fine del mio vicino di poltrona (sprofondato tra le braccia di Morfeo) ho associato ad Eastwood la pellicola e mi è calato lo sconforto. Dico questo perché da persona ideologizzata quale sono, puoi immaginare quanto mi costi demolire film di autore che ha spesso incontrato il mio gusto e ha dimostrato crescita costante, contribuendo sicuramente ad alimentare la mia passione per il cinema. Ho sempre sostenuto che Clint Eastwood con la maturità fosse assai migliorato e le sue opere di regia fossero inaspettate perle per il pubblico e per lui un modo assai gradevole -e decisamente remunerativo ;) - per non subire la “pensione” forzata come spesso è accaduto ai suoi colleghi una volta arrivati a maturità, ma da oggi ho qualche dubbio…
Credo che Eastwood senta l’avvicinarsi progressivo del giorno del giudizio e non lo stia vivendo serenamente, altrimenti mi spieghi come siamo passati dalla spietatezza di Unforgiven ad un imbelle buonismo di Invictus?!?
Siccome mi irrita doverlo ammettere, lo dico tutto in un fiato: prima parte insipida e seconda addirittura melensa (!) farcita di intrecci multietnici di mani, frasi buoniste, movioloni anni ’80, abbracci ed in generale immagini (pseudo) strappa lacrime. Se poi ci soffermiamo sulla storia possiamo metterci le mani nei capelli: non era biografia su Nelson Mandela e neppure film politico che mostrasse da inconsueta angolatura l’incertezza, l’angoscia e la violenza di quegli anni in cui una popolazione è passata repentinamente da Conquistatrice e Dominatrice a semplice minoranza etnica in terra straniera. Immagini cosa deve essere stato veder crollare tutte le certezze ed essere circondati da gente che serba (molto) rancore? Addormentarsi alla sera senza sapere se ci si sveglierà alla mattina seguente? Da morire di paura prescindendo da giudizi di merito. Ovviamente a questo punto è chiaro che non fosse neppure un documentario su evento storico “bizzarro”, ma ahimè purtroppo non era neanche film sul rugby. Oltre a non aver ancora capito le regole del gioco o più banalmente la sua logica, Matt Damond nei panni dello storico capitano dei Verde-Oro è stato talmente convincente che gli suggerirei di studiare con attenzione Any Given Sunday e, dietro lauto compenso, di chiedere ad Al Pacino qualche lezione privata! Ora non mi si eccepisca che sia difficoltoso fare un buon film sportivo, perché mi domando: ricordo solo io Ogni Maledetta Domenica - Any Given Sunday, il tanto apprezzato dalla popolazione giovanile Sognando Beckam, lo storico Rocky o ancora i premiatissimi Fuga per la Vittoria di John Huston e Toro Scatenato di Martin Scorsese?!?!
Credo che il quesito irrisolto sia: perché è stato fatto questo film? Che messaggio voleva veicolare? E’ tentativo mal riuscito di promuovere i mondiali di calcio oppure aveva significato più profondo? O ancora, qualcuno cerca il perdono? Alle persone che uscendo dallo spettacolo precedente hanno proclamato con convinzione che questo film dovrebbe essere proiettato in tutte le scuole chiederei quindi di argomentare: al momento io ho solo la sensazione di aver perso il mio tempo e …un regista
Di Admin (del 15/03/2010 @ 21:25:04 in Mostre, linkato 506 volte)
Trascinando V. al Castello Sforzesco, sulla base del presunto scandalo di una mostra... (n.d.Editore)
Una telefonata, una domanda inaspettata “hai letto sul giornale della mostra al Castello???”, in testa ti si materializza solo un grande punto di domanda, poi la luce e pensi “che stia parlando di quella foto senza senso di morto ricucito visto dai piedi la cui didascalia effettivamente conteneva il lemma ‘scandalo’ che hai visto tra un sorso e l’altro del caffè mattutino?”, dandoti un tono azzardi quindi un “ah si! certooo!”e istantaneamente sai che la fregatura è alle porte. Infatti ecco che arriva impietosa la vera domanda motivo della telefonata “pensavo di andarci, mi accompagni?”. Cosciente che l’Editore ci sa fare con le parole (voi che transitate costantemente da questo sito sapete che non potete confutarmi… eh ehe he) , pensi di incastrarlo tartassandolo di domande pratiche su percorsi, orari e costo del biglietto (punti tutto su questo per declinare l’invito dato che notoriamente a milano le mostre hanno un costo che si aggira sui 9 euro-troppi per un artista che non conosci) ma lui ti frega con un bel “dai sono solo 3 euro...” Ok è fatta si va al Castello Sforzesco e tutto sommato potrebbe anche essere divertente, alla fine sono opere bislacche “non adatte ai bambini”
In effetti il percorso si completa in 30 minuti, l’ingresso si è rivelato gratuito dato che mancava un’ora alla chiusura del museo e geniale è stata l’idea di disseminare per tutto il museo le tanto chiacchierate sculture così alla fine hai pure dato una rinfrescata ai ricordi di infanzia. A maggior ragione se, in una sala gremita di turisti che hanno il naso all’insù ed ascoltano rapiti la guida che spiega loro cosa stanno osservando, ti senti rispondere alla tua inopportuna uscita “ma che hanno tutti da guardare 'sto soffitto ammuffito?!?” che è un affresco di Leonardo (SI ti senti un’imbecille!)
Ora, poteri dilungarmi con profusione di frasi scorrette nella descrizione delle opere dell’artista Zucconi ma mi pare che le immagine che seguono siano abbastanza eloquenti… un solo appunto: ”ma doveva per forza utilizzare tutto quel meraviglioso marmo persiano per esprimere la sua creatività???”
Valeva la pena aspettare un po': magnifica recensione di V., glossata con i miei commenti, come sempre in corsivo
“Se mi accompagni all’EICMA, ti faccio da chaperon al cinema – film in prima visione a tua scelta!”.
Se ricevi una mail del genere di venerdì 13, ti illudi di aver vinto alla lotteria! Dies in cui qualsiasi eventuale sfiga viene accettata come ineluttabile; interlocutori che ben sanno quanto sia rischioso darmi carta bianca nella scelta di una proiezione (ultimamente ho trascinato le mie vittime predilette a vedere bizzarre retrospettive sul cinema francese e mi sono fatta “perdonare” con film di richiamo quale Capitalism omettendo che fosse in lingua originale, ah!); e da ultimo, non scordiamoci che a me le moto PIACCIONO. Ahimè, in questa grigissima ed umida domenica ho la certezza di non aver fatto un grande affare. Come se non bastasse, siccome sono riuscita a trascinare Alf a vedere il suo primo film catastrofico al cinema, pure di sabato sera (!), gli ho concesso il compito più divertente (se state leggendo non sarà difficile capire quale ;))
Mettiamola così: ad un certo punto mi sono augurato che il cupolone si schiantasse davvero sull'ala destra della sala, quella da cui partivano applausi ad cazzum, coretti, frizzi e lazzi. Per un secondo ho pensato di essere diventato uno snobbino (cit.) da cinema d'essai (cosa di una improbabilità disarmante), ma all'urlo "Grande Silvio!" su una citazione del premier italiano ho immaginato una doppietta da caccia grossa. Il tutto condito da un episodio finale che racconto in coda, per non interrompere ulteriormente il fluire di questa recensione.
A questo punto sarà oramai chiaro che il film oggetto di questo post è 2012, visionato in cinema con vista Madonnina allo spettacolo in seconda serata di un sabato con tipico clima da pianura padana in novembre. Io ironicamente definisco una serata così la serata full optional!
Premessa: prenotazione del ticket rocambolesca col sito talmente preso d’assalto che non caricava neppure la main page già nel tardo pomeriggio. Una volta riusciti nell’impresa, scelta delle poltrone meno peggio tra quelle disponibili (era già ben visibile sullo schermo un immenso blob rosso) e se in prima battuta orario di incontro alle 22.10 sembrava azzardato, di sicuro le gomitate per farsi strada alle macchinette per il ritiro dei ticket ci hanno tenuti occupati sino agli ultimi istanti. Flora e fauna colorita, incredibile vedere come le catastrofi accomunino le più variopinte etnie, età media in sala che tre over 30 non hanno minimamente scalfito.
Dopo questa lunga introduzione, eccomi qui a cercare di descrivere l’americanata di dimensioni apocalittiche che ho affrontato. Decisamente le 5 ore trascorse al Salone del ciclo e motociclo sono state una passeggiata confronto alle 3 del film di Roland Emmerich, che definire lento, privo di contenuti, dejà vu ed anonimo è è un puro atto di onestà intellettuale. Neppure i cori da stadio, le ilari risate della giovane popolazione in sala ed il continuo gozzovigliare sono riusciti a rendere più leggero questo polpettone dei buoni sentimenti. L’entrata in scena di Woody Harrelson mi aveva fatto per un attimo sperare che il film prendesse quota, ma purtroppo era solo un troppo breve cameo in un mare di noia. A me pare che oggigiorno non bastino degli effetti speciali “normali”, una regia di richiamo e leggere nomi come Danny Glover o Oliver Platt nei titoli di testa per considerare il film un capolavoro, sbaglio? Un diluvio universale e la conseguente corsa all’Arca della salvezza, il sacrificio di tutti per la salvezza dei soliti briganti che però cedono in extremis ai buoni sentimenti (NB nei confronti di un “volgo”sopravvissuto grazie al pagamento della modica cifra di 1 mld di euro a cranio - ah però…), il trionfo della famiglia, genitori che per la salvezza dei figli si gettano nel vuoto, la solo ammiccata love story tra i “buoni” sono elementi che divengono indigeribili se non supportati da una t r a m a BEN ritmata.
Chiudo proponendo un quiz o clicca-voto (Alf chiedo a te il supporto informatico necessario). Domanda: secondo voi chi era l’eroe della storia? Possibili risposte: 1. il Presidente anziano e saggio fedele al suo popolo; 2. lo sgangherato papino John Cusack che salva la sua family; 3. il giovane scienziato che scopre l’arrivo della fine del mondo; 4. altri soggetti (indicando il personaggio). Ho bisogno del vostro aiuto perché io questo dubbio non l’ho ancora sciolto
Mi rendo conto che la maestria della pellicola varrebbe un ulteriore intervento recensotio, ma grazie a V. abbiamo già dato (e il sondaggio sarà qui sulla destra a breve)
Posso quindi dedicarmi ad una serie di ringraziamenti: il primo, e più sentito, è agi responsabili del cinema, che hanno avuto la brillante idea di spegnere le luci in sala e - immagino conseguentemente - quelle dei bagni, sette minuti netti dopo la fine della proiezione. Ero appunto intento in quel gesto fisiologico con cui i cani segnano il territorio, e con un certo sospiro di soddisfazione. Temo di aver atteso con cupidigia i titoli di coda anche per la quasi insopportabile pressione della vescica...
Allo spegnimento della luce, urla femminili nel bagno a lato, paragonabili solo agli strilli provenienti dalla curva sala con cui venivano sottolineate le fasi salienti del film; e mentre mi rendevo conto che non avrei saputo dove indirizzare l'ameno getto (cosa che mi preoccupava limitatamente, a quel punto...), e mi tastavo contemporaneamente alla ricerca di una fonte di luce, ho lanciato un ringraziamento al mio essere fumatore: senza accendino, non so davvero come avrei trovato la strada di uscita.
Di Admin (del 06/10/2008 @ 21:16:30 in Blog, linkato 169 volte)
C'è una pizzeria vicino al posto in cui lavoro. Ogni tanto ci andiamo, anche se il proprietario è un energumeno con i baffetti da pazzo e la preoccupante tendenza ad infuriarsi per domande inopportune (tipo se chiedi quale è il tuo tavolo visto che hai prenotato e aspetti da una ventina di minuti).
La pizza però è buona. O almeno così sostengono i colleghi che hanno avuto la fortuna di riuscire a mangiare esattamente quello che avevano ordinato.
Prima visita, un paio di settimane fa: domando una pizza con lo speck ma senza mozzarella. Parte un minuetto fra me e la cameriera a suon di:
IO: "Solo pomodoro e speck, in pratica", LEI: "Una margherita con lo speck, quindi", IO: "Si, cioè no, una margherita senza la mozzarella ma con lo speck" LEI: occhiata perplessa.
Arriva una speck e zola, senza mozzarella.
Non voglio fare il rompiballe, quindi mangio. Con tutto che lo zola e il suo odore di scarponi militari in piena estate non mi fa impazzire, ma mangio. I colleghi ridono.
Seconda visita, settimana scorsa: incitato dai colleghi, ci riprovo. Domando una pizza con pomodoro e speck, "senza alcun tipo di formaggio". Parte un valzer fra me e la cameriera (la stessa della settimana precedente) a suon di:
LEI: "Quindi una pizza bianca tipo focaccia e lo speck sopra" IO: "Si, cioè no, il pomodoro lo voglio, quindi pasta di pizza, pomodoro, e fette di speck sopra, senza formaggi di nessun genere e specie" LEI: occhiata rassicurante e via.
Trenta minuti circa, e arriva una speck e zola, senza mozzarella.
Siamo in ritardo, quindi mangio, eliminando lo zola con la precisione di un orologiaio alle prese con un Casio difettoso e con una gestualità che non mi riconoscevo e mi ricorda i bei tempi in cui giocavo all'Allegro Chirurgo. I colleghi si accasciano dalle risate, ogni volta che la forchetta tocca lo zola il mio naso diventa rosso.
Ci siamo tornati oggi. Avevo deciso di cambiare tattica, e di domandare "una marinara con sopra lo speck". Peccato, il lunedì non fanno la pizza. Vuoi mettere veder arrivare la cameriera a dirmi che "i capperi della marinara erano finiti, le ho fatto aggiungere un po' di zola"?
Di Admin (del 17/11/2009 @ 20:57:08 in Mostre, linkato 661 volte)
Dal 24 settembre e fino al prossimo 31 gennaio è ospitata dalla Fondazione Stelline la mostra "United Artists of Italy", che raccoglie quasi 200 ritratti di artisti ad opera di alcuni fra i più significativi fotografi italiani contemporanei.
Prima impressione rilevante: era la prima volta che mi recavo alle Stelline, e giova dire che la mostra è ospitata da un ambiente splendido. Ottima anche l'illuminazione delle immagini nelle sale superiori, decisamente (ahimè) più riflettente al piano inferiore, che recupera con una ambientazione da sogno: mi sono sorpreso un paio di volte ad osservare le volte della sala più che le fotografie, per dire. Resta il fatto che a milano non si riesca a far diffondere il concetto che una foto va vista, guardata, goduta senza che diventi uno specchio in cui potersi sistemare i capelli o il nodo della cravatta.
Da ricordare sicuramente gli splendidi b/n con cui Ugo Mulas ritrae Lucio Fontana: su tutti, uno scatto in cui viene catturata la mano dell'artista che si prepara ad uno dei celebri tagli su una tela, ed una ravvicinatissima immagine dell'occhio del pittore e scultore milanese, di cui somprendono forza, intensità e nitidezza.
Se possibile ancora più intriganti le fotografie che Luigi Ghirri si trovò a scattare nello studio di Giorgio Morandi: qui la scelta di astrazione prosegue e si fa ancora più netta, approdando ad una soluzione in cui l'artista scompare ed è ritratto attraverso i suoi oggetti. Prendono forma foto che sembrano quadri, e che della pittura mantengono una sobria morbidezza.
(c) eredi di Luigi Ghirri
Ultima citazione per un ritratto di Pasolini, fotografato da Sandro Becchetti; quando si dice invidiare ad un fotografo la capacitá di racchiudere in una immagine tutta la personalità della persona ritratta... Tutte le contraddizioni dello scrittore friulano in una immagine che si avvicina, provocatoriamente, al demoniaco.
(c) Sandro Becchetti
Ho dimenticato qualcuno? Ah si, Basilico. Fa niente.
Autunno ai giardini di Porta Venezia. Con la scusa della mission da compiere fotograficamente per "Photofriday" e la soddisfazione di aver completato un'altra delle 101 cose da fare a milano...
Tarda mattinata con la bimba nuova, approfittando della neve scenografica e di quel magnifico modello che è il Castello Sforzesco.
Lo si tende a dimenticare, di tanto in tanto, quando di chiacchiera dei tesori di milano: non è il classico castello opulento e dalle ricche stanze, trono intarsiato d'oro e vetrate a picco sui monti o sul mare, è vero. Ma ospita delle collezioni di primo piano, che costa poco visitare (tre euro!) e dove è ancora possibile fotografare (e qui ci sarebbe da aprire una luuuuunga parentesi su muesei e fotografia in Italia, ma soprassiedo).
E mi hanno sempre colpito i suoi due sbocchi: uno sulla trafficatissima Piazza Cairoli, e da lì alla passeggiate affollate di Via Dante, Cordusio, Duomo, Galleria. L'altra sul polmone verde di Parco Sempione, quasi se il relax e lo stallo di una passeggiata si contrapponesse alla dinamicità dell'altra.
Altra piccola segnalazione: con una vena di sentimentalismo, oggi Phocus Agency ricorda il decimo anniversario della scomparsa di Fabrizio De Andrè portando in home page una immagine del cantautore genovese. Mi piacciono sia l'iniziativa che, naturalmente, la fotografia.
Siete tornati da due giorni fuori città dove vi siete recati non per piacere bensì per dovere? Bramate il vostro letto come se fosse l’oasi per un assetato nel deserto? Credete che infilare il pigiamino con le giraffe che suscita l’ilarità di tutti i vostri amici maschi sia l’ultimo passo per raggiungere la meta?
Ahimè vi sbagliate!
Perché sul più bello, quando state salutando i vostri compagni internauti e siete già sotto la copertina potreste accorgervi di avere un ospite inatteso al vostro fianco: non parlo di un bel maschione alla Russel Crowe, bensì di un ben pasciuto, tendente all’obesità, di antenne munito, teutonico scarafaggio che mentre vogliosamente vi guarda, si dedica ad una sessione di autoerotismo sul vostro letto!
A nulla servirà il vostro stupore se non a far avvicinare il bramoso insetto ancor di più (al punto di contendervi i guanciali!) ed a far così svanire inesorabilmente in un batter d’occhio tutta l’arretrata stanchezza. Con l’agilità di un campione di lancio del peso, farete volare il cuscino orto cervicale (luogo in cui sembra che ESSO abbia deciso di porre le fondamenta alla sua nuova dimora e far crescere la progenie) in mezzo al salotto e quando vi renderete conto che nella impari lotta sta avendo la meglio il disgustoso portatore di salmonella, per accelerare la dipartita dell’intruso, dopo aver inguainato le mani in sensualissimi guanti da lavapiatti, vi armerete di bombolette cariche degli ultimi ritrovati della chimica e con ghigno satanico inizierete a fare lo shampoo alla blatta germanica nonché a dire addio al vostro guanciale preferito.
A bonifica conclusa del luoghi della battaglia, ormai vicini alle 24 ore senza riposo, potreste scoprire che avete appena ucciso un mero apripista di un battaglione di novelli Colombo, che nella notte del 10 giugno hanno deciso di uscire dalle fognature cittadine per conquistare la facciata e gli alloggi del vostro bel palazzo liberty nel centro di milano.
Ma non preoccupatevi, “le blatte non mordono” e se ve lo dice uno che le beatificherebbe come sant’Ambrogio posto che grazie a loro ha guadagnato tanto da permettersi vita agiata in una magione fuori città, al fine di tranquillizzarvi sino al suo arrivo, potete dormire sonni tranquilli… ah!
PS consiglio per la salvaguardia della vostra salute psico-fisica: durante l’attesa degli sterminatori, non cercate di dimostrare di essere riposati e multitasking più del solito perché potreste ritrovarvi a letto con una borsa del ghiaccio in testa!
Ecco la video-perla di oggi di A. per rimanere al passo con i nuovi B-movies :) Buon divertimento!
V.
Mutant Chronicles:
tutti conoscono, per esperienza diretta o per passaparola, il gioco da tavolo che fornisce il titolo a questo film. Nessuno si aspettava che ne potesse uscire la versione cinematografica ed invece eccola qui. Per sfortuna il film non ha riscontrato il minimo successo né in patria nè da altra parte tant’è che in Italia è in vendita nelle edicole sotto casa in mezzo ai tanti allegati dei giornali che ogni settimana escono. Vale qualcosa? Decisamente si, proprio per quello che non è ossia un prodotto ben riuscito, un tipico blockbuster al limite della perfezione artistica e tecnica. Il film è una “cozzaglia” di scene fatte male, sporche e inverosimili, recitazioni non delle migliori (ma non potete perdervi Ron Perlman nel ruolo del santone, a mio avviso uno dei migliori attori più sottovalutati che ci siano!), effetti speciali che più artigianali non si può e, soprattutto, problemi di fondali a non finire (si vede infatti chiaramente che sono finti). Come se non bastasse, i personaggi ricordano tanto i vecchi e cari soldatini di piombo, manca solo il pezzo che fa da base! Ma tutto questo ne fa un magnifico ed affascinante b-movie che non potete perdervi :)
Qualora la canicola non vi facesse dormire, per la seconda serata suggerirei:
Diary of the dead
nessuno lo conosce eppure questo è l’ultimo film di George Romero il regista di “la notte dei morti viventi”, colui che ha inventato il filone zombie!!! Non lo sapevate? Lui continua a far film sugli zombie e paragonandolo a tutte le pellicole (tutte uguali!) che continuamente escono il sig. Romero rimane una spanna sopra tutti da ogni punto lo si voglia vedere. Purtroppo, vista la moda da cui siamo stati assaliti in questi ultimi anni, i film veramente belli, che veramente hanno qualcosa di diverso da dire rischiano di passare inosservati rimanendo sommersi da tutti gli altri, però in questo caso sarebbe davvero un peccato!
E per restare in argomento, in chiusura all'editore sembra doveroso segnalare due appuntamenti milanesi della prossima settimana, protagonista lo stesso George Romero!
LUNEDI' 12 LUGLIO - SPAZIO OBERDAN ore 15.00 Proiezioni: George Romero Night of the Living Dead (v. orig. con sott., 1968, 96’) Creepshow (v. orig. con sott., 1982, 120’) Survival of the Dead (v. orig. con sott., 2009, 90’) Saranno presenti: George Romero, Enrico Ghezzi LUNEDI' 12 LUGLIO - TEATRO DAL VERME ore 21.00 Prologo visivo: Cesare Inzerillo Letture: Patrick McGrath, Jonathan Coe, George Romero Interviene: Enrico Ghezzi Concerto: FGS (40’) Paolo Fresu, Trilok Gurtu, Omar Sosa Introduce: Ranieri Polese
Il titolo dice già tutto: puro horror movie in salsa vintage, siete avvisati! In questo film sono decisamente presenti tutti gli elementi tipici degli horror anni ‘70: il paesino idilliaco nel mezzo del nulla (in un Stato USA molto ma molto isolato) dove esiste ancora il concetto di comunità e dove le partite di baseball dei bambini sono seguite da tante famigliole felici, che vivono in belle fattorie bianche col granaio e la rimessa degli attrezzi, insomma una via di mezzo fra i quadri di Hopper e le pubblicità del Mulino Bianco.
E un giorno eccolo, arriva il Catatonico e la sua sarà la prima di una lunga serie di morti inspiegabili. Nel giro di 24 ore sembra che la follia sia dilagante e… prima sbarcano i marines e subito dopo – evvai! – eccoli … gli zombie! Occhi affetti da congiuntivite nerosanguinante, saltano fuori da dietro le porte, immancabilmente irrompono in un obitorio con le motoseghe che improvvisamente si accendono di vita propria e si affronteranno armati di coltello in un susseguirsi di scontri con gli instancabili eroi buoni e forse sani fino al rendez-vous finale nell’immancabile, oramai deserto, diner che sorge nel bel mezzo del nulla, ah! Infine, come in ogni movie made in USA che si rispetti, ci sono gli immancabili cromatissimi trucks, il bellone e la bellona in fuga verso la cittadina apparentemente sana e l’oramai abusata apertura al sequel.
Il coinvolgimento non aspettatevi derivi dalla realtà di quel che vedrete, ma dalla bravura del regista nel farvi saltare sulla sedia come un tappo di spumante. Null’altro, certo è che se avete meno di trent’anni potreste non essere abituati a questo genere di pellicole tanto in voga qualche decennio fa, mentre i più agée potrebbero trascorrere una piacevole serata down on memory lane anche perché questo remake del capolavoro di Romero è dallo stesso prodotto, quindi il marchio di fabbrica è certificato
PS NON lasciate la sala prima che scorrano completamente i titoli di coda!
Di Admin (del 23/05/2010 @ 14:33:25 in Sport, linkato 207 volte)
La premessa è che - come noto a chi frequenta questa casetta virtuale - il mio cuore batte unicamente per i colori alabardati. Siccome il triestino è trapiantato a milano, però, e siccome a milano il triestino alla fine ci vive neppure male, con tutti i vantaggi e le limitazioni del caso, una festa cittadina come quella di questa notte non mi ha potuto lasciare indifferente. Aggiungo: ci sono due immagini rubate alla diretta televisiva che mi hanno colpito. La prima è necessariamente dedicata a Diego Milito: uno che segna quattro gol in tre partite decisive lascia un firma indelebile su un finale di stagione, è ovvio. Ma non è altrettanto ovvio che la firma sia di un giocatore che tre anni fa lottava per salvare il Saragoza (!) dalla seconda serie spagnola, o che ha contribuito alla risalita del Genoa dalla serie B. Milito è uno che è arrivato a sollevare trofei a 30 anni, e porta sul viso senza nasconderla la gioia che si tramuta in lacrime, la commozione che non si può trattenere.
La seconda è una immagine quasi inaspettata: 700 partire, la fascia che fu di Giacinto Facchetti, e Zanetti ci aveva abituato alla misura, a dichiarazioni sempre piuttosto bilanciate, mai un urlo o una polemica, mai una protesta. Un signore, in grado di lasciarsi andare nell'esultanza prima ad un pianto dirotto - ed è in linea con il personaggio - e poi ad una espressione di gioia che trasfigura il volto, al momento di sollevare la coppa.
milano questa notte si è tinta inevitabilmente di nerazzurro. Imbracciare la Nikon è stata quasi una necessità.
P.S. Questo post è idealmente dedicato ad Alberto e agli altri ragazzi che mi hanno caricato su un furgoncino aperto a Pasteur, più o meno alle 2 di notte, risparmandomi (altri) due chilometri di camminata e dedicandomi simpaticamente il coro "E chi non salta, è triestino..."
Di Admin (del 15/03/2008 @ 14:03:09 in News, linkato 276 volte)
Pubblicate, nella sezione immagini, una serie di mie immagini scattate nella città di milano in occasione della mostra on air di Botero nel capoluogo lombardo.
milano apre i festeggiamenti in onore del teatro e lo fa con un’offerta di 200 spettacoli da 0 a 4 euro. Impossibile resistere alla tentazione per noi come per le migliaia di milanesi che hanno preso d’assalto la biglietteria dello Spazio Oberdan fin già da tre ore prima dell’apertura della vendita al pubblico (fonte il nostro testimone oculare) e il sito internet di Lombardia spettacolo, che mostrava un decremento del numero dei biglietti disponibili rapido quanto la riduzione della forza vitale sotto i colpi ferali di Nina Williams in Tekken 5. Solo una scientemente pianificata operazione quasi militare, ha consentito di raggiungere l’obiettivo di conquistare ben 5 tagliandi per gli eventi di alcuni dei più importanti palcoscenici milanesi ed è giocoforza naturale istinto quello di condividerne le emozioni con chi passeggia in questo sito.
Il benvenuto alla folla che gremiva il Teatro Nuovo sabato pomeriggio è arrivato nientepopodimeno che da un mostro sacro quale Sebastiano Lo Monaco al termine di un effervescente Berretto a sonagli, riscaldato ed interrotto da applausi e partecipate risa di un pubblico non tutto e non sempre avvezzo ai tempi della pièce, ma che ha ispirato un divertente e divertito ringraziamento dell’attore in un estemporaneo fuori programma finale che ha nuovamente incollato alle poltrone il pubblico ormai in uscita. Il suo marcato apprezzamento per la sala particolarmente piena è evidente testimonianza del fatto che i venti della crisi hanno ridotto l’affluenza da un lato ma anche del fatto che, se si rendono disponibili eventi di qualità, meglio se a prezzi popolari, il popolo risponde in massa. E come consigliano famosi guru del marketing non c’è cosa migliore che far assaporare al cliente un prodotto di qualità per creargli la necessità di ulteriore consumo. Se poi il piatto proposto è un classico quale il pirandelliano Berretto a sonagli interpretato in maniera veramente viva da un’ottima compagnia, beh non rimane che leccarsi i baffi e raccogliere l’invito di Lo Monaco di andare a trovarlo al Teatro Nuovo fino al 1 Novembre.
Un memorabile interpretazione di Eduardo De Filippo nel finale de "Il berretto a sonagli"
Completamente diversa per genere la proposta del Teatro Manzoni con Un ispettore in casa Birling, un avvincente thriller dalle implicazioni psico-sociologiche interpretato dall’ispettore Paolo Ferrari e dall’imprenditore Andrea Giordana, pater familias di una omertosa combriccola ottimamente interpretata. Una notte di festa (apparente?) bruscamente interrotta da una notizia: una bella e giovane donna è stata ritrovata suicida e da un ispettore di polizia deciso a scoprire l’assassino o meglio di chi sia la colpa nel corso di un interrogatorio durato un’intera notte senza risparmiare le meschinità di ogni singolo astante. La memoria cinematografica corre inevitabilmente a Una pura formalità di Giuseppe Tornatore e al dogmatico Festen, rivelando possibili fonti/spunti di ispirazione per entrambi in questa pièce di John Boynton Priestley ambientata nell’Inghilterra di inizio ‘900 e messa in scena per la prima volta nell’immediato dopoguerra. Ma tale evento è vita o sogno? Collocato negli anni dello sviluppo prepotente della borghesia e delle prime affermazioni della psiconalisi e dell’interpretazione dei sogni (pubblicata solo pochi anni prima), questo ritratto di famiglia in un interno mostra le contraddizioni tra valori sociali (status) e morali,non sempre convergenti, e come il nostro agire privato (al pari delle nostre omissioni) si riverberino sulla società e sugli altri Finale a sorpresa, ma proprio per questo merito il pathos del silenzio. Per i milanesi c’è tempo fin al 1 Novembre, al Teatro Manzoni.
In questi giorni a milano è in corso la rassegna Cannes e Dintorni che ci permette di apprezzare in anteprima film presentati sulla Croisette e che saranno nelle sale prossimamente. Novità di quest’anno è la possibilità di accedervi a prezzo scontatissimo presentando i coupon pubblicati la scorsa settimana nella sezione milano del quotidiano. Diciamocelo, con due euro vedere l’ultimo film di Stephen Frears è stato un gran colpaccio. Certo, in lingua originale, ma quando una pellicola è ben diretta, lo screenplay intelligentemente ritmato, la fotografia precisa e gli attori sanno fare il proprio mestiere direi che il sottotitolo è più che sufficiente e le risate quando previste sono garantite.
“Tamara Drewe” è il classico ritorno alle origini, che si vorrebbe assumesse sfumature di rivincita, nella bucolica, sempreverde, incredibilmente rilassante campagna inglese. Luoghi in cui siamo nostro malgrado nati, siamo cresciuti meritando un premio per aver superato incolumi l’adolescenza (al massimo abbiamo tirato qualche uovo sul parabrezza delle auto dei rari avventori facendoli sbandare…) ed a causa della quale ancora oggi ci domandiamo come abbiamo fatto a non drogarci prima di essercela data a gambe levate con la scusa degli studi e/o un lavoro nella ben più stimolante city. Perché, parliamoci chiaro, esistono posti magnifici, nei quali sopravvivono ancora fattorie in cui gli artisti si rifugiano con la vana speranza di trovare la creatività probabilmente mai esistita (ingollandosi di biscuits appena sfornati), in cui le mucche non si rendono conto che pascolare sia un lusso e i cui abitanti dispensano saggezza popolare alla bisogna ricordandoci che troppo spesso dimentichiamo quale sia il vero significato della vita, ma nei quali non vorremmo mai vivere. Però, quando il giorno in cui ci toccherà affrontare il nostro passato arriverà, se inaspettatamente dovessimo scoprire di essere l’oscuro oggetto del desiderio e/o lo scomodo ostacolo dei “rifugiati” che credono di averla fatta franca da lavori opprimenti, delle amanti invadenti, delle adolescenti annoiate e di rockstar sbalestrate, cosa faremmo e come ci sentiremmo?
Non stento a credere che anche i più severi critici di Cannes abbiano riso vedendo questa pellicola definita, per una volta correttamente, black comedy, che ironizza con intelligenza (e vena noir dai risvolti grotteschi) sulle più comuni umane debolezze - dall’adolescenza coi suoi amori impossibili alle crisi di mezza età e le sue voglie di lolite, dal successo come affrancazione dalle proprie fragilità all’eccessivo divismo. Il pregio di questo film è decisamente quello di non scadere mai nel volgare o nella banalità senza essere moralista o bacchettone. Direi un perfetto inizio d’estate.
L’attenta suggeritrice di eventi culturali che ho la fortuna di conoscere inoltra al solito mail con rispettosa proposta. La sola lettura del nome di Carlo Giuffrè tra gli interpreti mi scatena immediata entusiastica reazione ed invito a bloccare due poltrone. Come ci si può perdere uno dei grandi attori del teatro italiano e di quello napoletano in particolare, che alla tenera età di 82 anni calca le scene con una freschezza ed una vitalità assolutamente non consona all’età anagrafica, per cui quando esci dalla sala non riesci a non pensare come, parafrasando uno slogan pubblicitario di tempi ormai andati, il teatro ti allunghi la vita ed il pensiero va ai vari Salvo Randone, Giustino Durano, Piero Mazzarella, Paola Borboni che non è una frase ad effetto dire che abbiano vissuto su un palcoscenico visto che hanno scelto di trascorrervi anche gli anni della pensione.
Unico dubbio l’ignoranza della commedia di Armando Curcio del 1941, ma è sopravanzata dalla voglia di colmare questa lacuna.
Detto, fatto ed eccoci proiettati in uno spaccato di verace napoletanità ed in una classica commedia degli equivoci brillante e vivace nonostante le 2 ore e 25 minuti di durata. Giuffrè ha compattato in uno i primi due atti e questo è chiaramente visibile anche ai non addetti ai lavori, e fa sì che la prima ora e tre quarti veda prima lo svolgimento del prologo e poi della scoperta dell’identità del figliol prodigo e dell’immediato rovesciamento di fronte, ma non spaventatevi, Carlo, Angela Pagano e la compagnia tutta (su tutti Gaetano cuoco e il rotondo cameriere Giuseppe) intrattengono con maestria e consumata arte il pubblico che ride e non consulta l’orologio.
Sarà forse che milano ci ha lasciati a piedi in questa serata del Primo Maggio, per cui la gente non ha l’ansia di correre a prendere le dernier metrò, ma la testimonianza più rappresentativa è quella di una matura signora che al mio :”sono le 23,20”, si lascia scappare uno stupito “davvero? Di già?” Ma non si ride e basta; sarebbe ingeneroso liquidarla così, emerge anche un’analisi della famiglia, dell’importanza ed del ruolo dei figli all’interno di essa, dell’egoismo dei genitori ed del loro volersi perpetuare nella carne della loro carne, anche quando illegittimamente concepiti al di fuori del matrimonio.
Va detto, il testo non è Filumena Marturano, più potente e drammatico, ma merita.
“Va bene così, per ora va bene così” è il refrain conciliante e conciliatorio sulle cui note si chiude il musical “peloso senza peli sulla lingua” nato off, passato rapidamente a Broadway e reduce da una brillante tourneè internazionale dopo aver ricevuto il riconoscimento di tre Tony Awards per miglior musical, miglior soggetto originale e migliori musiche originali. Pupazza idea di Robert Lopez e Jeff Marx con testi di Jeff Whitty, sul palco sette attori per sette pupazzi (i pelosi appunto, disegnati da Arturo Brachetti) in una americanissima, anzi newyorkese storia degli abitanti di un palazzo il cui custode è un frustratissimo Arnold (si, proprio lui, il ragazzino nero adottato da ricchissima famiglia con dimora sulla Park Avenue che in un fortunato telefilm di qualche lustro orsono suscitava l’ilarità di noi adolescenti con la corrucciata espressione “Che cavolo stai dicendo Willis?”).
Disorienta solo per pochi iniziali minuti la commistione in scena di attore e pupazzo; presto musica e battute si succedono come una rapida selva di colpi e si finisce per ridere di gusto alla fusion tra le espressioni dei ben manovrati pupazzi e dei bravi attori, mentre al piano di sopra del nostro palazzo di periferia (per l’appunto Avenue Q, non A o B) si suona della gran bella musica da un’ottima band dal vivo. Piace così tanto la performance che alle nostre spalle il (purtroppo) non foltissimo pubblico rumoreggia con fischi e urli più consoni ad un concerto rock o ad uno stadio che ad un teatro, ma “va bene così”.
Tanti e diversi i temi toccati nella carrellata di scenette ed episodi rappresentati, dalle frustrazioni quotidiane legate alla disoccupazione e relative ristrettezze economiche all’omosessualità, dalle delusioni e dalle gioie dell’amore ad internet che qualche rivista di settore vorrebbe candidare al Nobel per la pace 2010 e che il munifico benefattore peloso Trekkie che permetterà alla perfettina Kate di realizzare i suoi sogni definisce in una divertente canzone a tema il regno del porno.
Bravissimi tutti in scena, da Elena Nieri e la sua bella e potente voce a Vigilia di Natale-Elisa Santarossa, da Gabriele Foschi con il suo gaio alter ego Rod a Mauro Simone abile manovratore del solitario dedito alle gioie del sesso virtuale Trekkie, passando da Maria Dolores Diaz alias Arnold ed arrivando alla sciantosa Lucy e alla sua manovratrice Laura Bagnato nonchè al cabarettista in fase di evoluzione professionale Salvatore Barbagallo. Siamo come siamo è il leitmotiv, e dobbiamo imparare a fare i conti con noi stessi, con impegno ma anche senza troppa severità sembrano suggerirci i pelosi amici dal palco; e ci ricordano, in una divertente discesa cappello per le offerte alla mano in platea, che se riuscissimo ad avere uno slancio di generosità e a pensare anche agli altri, forse ne trarremmo giovamento anche noi stessi e la qualità delle nostre vite.
Ottima idea per due ore di divertimento di qualità, fino al 22 Novembre al teatro Nuovo di milano.
Non è Parigi la protagonista del primo romanzo di Paolo Roversi ma, come immediatamente comprensibile dalla copertina cartina che riporta il tracciato metropolitano, la nostra milano.
Una milano tratteggiata sui temi del noir, che accompagna - più che farne da sfondo - le avventure di Enrico, giornalista free lance che gira con una Vespa ribattezzata Giallone e convive con un cagnolone sbrodoloso di nome Buk, e del suo alter ego istituzionale, il vicequestore Sebastiani, bella figura di poliziotto dedito alla compagnia femminile (se non impegnativa), ai Toscanelli e al Pampero Reserva.
E la presenza del capoluogo lombardo non si esaurisce nell'ambientazione: Roversi dimostra di averci navigato attentamente, fra descrizioni di probabilissimi happy hour un po' fighetti e intensi racconti dell'ansia e della fauna di vagoni della linea rossa, teatro di un omicidio che finirà per indirizzare nella giusta direzione gli inquirenti (ufficiali o meno).
Scrivere di giallo-noir a milano è, implicitamente, prepararsi ad un confronto con il mostro sacro del genere, quel Giorgio Scerbanenco che, tardivamente riscoperto, ha indirizzato con mano ferma lo sviluppo del genere; è un confronto a cui Roversi non si sottrae, giocando con il paragone senza mai scimmiottare uno stile inimitabile e lanciando una dedica allo stesso Scerbanenco, che ho colto nel nome di un personaggio secondario.
Una lettura gradevole, questa primo romanzo di Roversi. Con il piacere di aver scoperto che il protagonista di "PesceMangiaCane" - già recensito su questi lidi - è già stato protagonista di avventure che non scriveranno la storia della letteratura italiano, ma rendono intrigante ogni pagina.
Di Admin (del 09/09/2009 @ 01:06:37 in Sport, linkato 449 volte)
Piazza Duomo e dintorni sono stati invasi, nello scorso week end, da partecipanti e spettatori delle più diverse discipline sportive: l'evento "milano in Sport" 2009 ha presentato nella inconsueta cornice del pieno centro milanese tornei di calcio, pallavolo e basket, saggi di danza, esibizioni di ginnastica; in piazza dei Mercanti si sono esibiti i migliori schermitori italiani, compreso il campione olimpico Matteo Tagliariol.
Sicuramente un bell'appuntamento per gli appassionati; per me, la possibilità di provare a cimentarmi con la Nikon in qualche accenno di foto sportiva.
Di Admin (del 09/09/2008 @ 00:24:37 in Blog, linkato 342 volte)
Dopo l'on air di Botero, il centro di milano ospita una serie di opere di Robert Indiana, fondamentale artista pop a cui al PAC è dedicata una mostra monigrafica.
Devo ammettere che mi piace il modo in cui questa città sta cercando di rapportarsi con l'arte moderna, in un tentativo di collusione fra vita quotidiana e senso artistico che investe le vie del passeggio, il luogo storico, le piazze del centro.
Così, questa notte mi sono riconciliato con la Nikon e ho scattato qualche immagine. La galleria intera è qui, quella che segue è una piccola anteprima.
Di Admin (del 03/12/2008 @ 00:23:51 in Blog, linkato 166 volte)
Ma li alzi mai gli occhi a milano? Li alzi mai? Non dico in centro, no, a cercare con lo sguardo la Madonnina. Mi chiedo se dietro casa, vicino al lavoro, mentre vai a scuola li alzi mai.
Perchè oggi ho alzato gli occhi e ho cominciato a guardare gli ultimi piani del quartiere in cui abita un'amica. E ho scoperto che in cima ad un palazzo c'è una specie di giardino, e che sopra ad un altro occhieggia un albero. Mi ha colpito un bel po', questa immagine. Sopra il grigio, quel verde lÏ.
Mi ha colpito tanto che - cerca di capire, camminavo e guardavo in lato - ho centrato sulla schiena un tizio con un sacchetto della spesa. Ho mormorato uno "scusi, guardava i tetti".
Mi sono chiesto se ci guardasse anche lui, lassù in alto.
Da come mi ha mandato a dare via il culo, non credo.