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Di seguito gli articoli e le fotografie che contengono le parole richieste.
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Ieri sera, mentre componevo mentalmente la recensione di "Dallas 22 novembre 1963", mi si sono affollate nella mente una serie di immagini piuttosto celebri, che poi ho descritto. Nella ricerca di suggestioni fotografiche, ho messo sulle ginocchia il tomo edito da Contrasto dedicato ai grandi fotografi di Life - en passant, siano benedetti i punti Feltrinelli grazie ai quali ho costruito una rispettabile libreria di settore. Sono rimasto fulminato da una fotografia di Edward Clark, e mi succede ogni volta che prendo questo volume tra le mani. Si tratta di uno scatto realizzato nell'aprile del 1945 durante il corteo funebre di Franklin Delano Roosevelt, ed è un'immagine talmente forte che vi prego di cliccarci sopra per apprezzarla in un ingrandimento più opportuno: Edward Clark - Copyright "Life" Time Inc. Clark racconta questo scatto con la stessa semplicità che ha saputo trasmettere sulla pellicola: ci dice soltanto che aveva guidato per ore con il timore di non arrivare in tempo, e che le forze dell'ordine avevano predisposto uno spazio per i circa 150 fotografi intervenuti per ritrarre il passaggio del feretro del presidente USA. Tenderei ad aggiungere che, arrivato fra gli ultimi, Clark non abbia potuto posizionarsi in primissima fila, ma non importa: importa che "sentii una fisarmonica, mi voltai e e mi dissi Mio Dio che immagine. Fui l'unico a vederla". Ecco. 150 fotografi, centinaia di rullini impressionati, migliaia di scatti in successione. Ed uno che riesce a cogliere l'unicum e a tradurlo, mirabilmente, in storia della fotografia. Poi ho pensato che in Italia, oggi, sarebbe una immagine non pubblicabile: a rigor di legge, il fotografo dovrebbe procurarsi la liberatoria di ognuna delle persone ritratte, attestare nel testo della liberatoria che per lo scatto non era previsto alcun compenso, e così via. Ci stupiamo ancora che il foto-giornalismo d'inchiesta in Italia stia tramontando, e se va bene emigra rapidamente all'estero? Discorso lungo, che giuro di approfondire in futuro. Per il momento mi accontento di postare un banner, e di presentare una iniziativa del British Journal of Photography denominata "Not a crime" "Police routinely invoke anti-terror legislation to prevent photographers from carrying out their work, and photojournalists are constantly filmed at public gatherings and their details kept on an ever-growing database. Tourists, particularly foreign tourists, are also targeted by police, as was the case with an Austrian father and son recently who made the mistake of photographing a building of an extremely sensitive nature—Walthamstow bus station. Put simply, Britain has become a no-photo zone, and so if you fail to comply, you may find yourself liable to attack, arrest or harassment. Recognising that Britain is not the only country where such a draconian anti-photographer culture is developing, the British Journal of Photography is beginning an international visual campaign to raise awareness." Già, la fotografia non è un crimine. Centinaia di fotografi professioni o amatoriali stanno popolando un album Flickr in cui affermano orgogliosamente che un obiettivo non spara proiettili, e che un treppiede ha solo delle vaghe somiglianze con un mitra. I Am Not A Terrorist di Sophie of UKlandscape armed only with a tripod, di Russ Freeman Not a crime, di Fotdmike  Not a terrorist, di Alfonso76 (what the duck)
Milano è così, ogni tanto regala sorprese difficili da immaginare, che si tratti di fenicotteri rosa o di un meraviglioso parco in stile romantico nel pieno centro della città. Con una premessa: il parco teatro delle mie imbarazzanti esibizioni con la reflex di oggi non è un parco comune: è un parco vietato ai maggiori di 12 anni: Quindi, se vuoi visitarlo e goderti uno splendido insieme di acqua, cascatelle, volatili in piena libertà e statue neoclassiche hai tre possibilità: - puoi avere meno di 12 anni, ed entri - puoi avere più di 12 anni ma accompagnare qualcuno che ne ha meno, ed entri - puoi provare a commuovere i sorveglianti Sì, perché confesso che ci ero già stato, o meglio che ci avevo provato; il parco della Villa Reale è posizionato esattamente dietro il PAC, e approfittando delle belle esposizioni che vi organizzano non puoi fare a meno di notarlo, dietro le vetrate. Dopo la prima visita ad una mostra avevo provato a fare il giro e raggiungerlo, restando gelato dal "Dove crede di andare lei?" lanciato da un custode. "La prego, non mi dica che è proprietà privata" "No, è un parco comunale" "???" "Ma lei non accompagna nessuno di meno di 12 anni, quindi non può entrare". Un altro paio di tentativi, settimane dopo, erano stati ugualmente frustrati: la vecchia tattica del "fischietto con gli auricolari nelle orecchie e faccio finta di non sentire" era stata soffocata sul nascere, ed anche quella - ancora più patetica - di fingersi uno straniero ammirato dalla cura del posto non aveva avuto miglior fortuna. "Forbidden!". Pure poliglotti li scelgono. Oggi avevo una missione: io SAPEVO - perchè colleghi che hanno figli avevano spifferato tutto - che lì dentro ci sono delle papere. E DOVEVO fotografarle. Mi sono avvicinato noncurante all'ingresso, si è palesato il custode, ho mostrato la D300, preso in mano il peluche di what the duck e sparato rapidamente: "La-prego-faccio-solo-due-scatti-devo-fotografare-questa-papera-di-peluche-con-uno-sfondo-di-papere-vere-poi-vado-via-subito-davvero-questione-di-dieci-minuti-ed-è-finito-tutto", tutto in apnea. Una roba da rendere orgoglioso Enzo Maiorca e decisamente perplesso il mio tabaccaio. Non penso che dimenticherò facilmente l'espressione che aveva mentre stringevo il peluche al petto. A ripensarci, è un mezzo miracolo che non abbia chiamato la Croce Verde e si sia limitato a mormorarmi: "E' la scusa più bella che abbia mai sentito da un adulto per entrare. Vada, non ci metta troppo che mi mette nei casini" Ho passeggiato estasiato per i vialetti alberati, annusato aria pura nel pieno centro di Milano, e mi sono beato della vista di due germani reali che si ingroppavano come conigli (considerato la mole di gente che arriva qui googlando "sito ufficiale milly d'abbraccio" mi sento di dover precisare che non è una esperienza eccitante). Il parco è davvero una meraviglia assoluta. Alberi descritti con appositi cartellini e una vista di insieme della villa che la via principale non regala e non fa percepire. E, naturalmente, le ducks.
Ho colpevolmente trascurato la nostra amica papera fotografa. Vediamo di rimediare con uno dei tempi più spaventosi per tutti i fotografi, amatori o professionisti che siano:
Non sono sicuramente il destinatario della comunicazione, ma di riflesso il fatto che ci sia un "Alfo 6 un figo della Madonna" tracciato su un muro lombardo mi regala comunque un certo piacere. Grazie a Cate per la foto Aaron, che ha creato la papera fotografa di what the duck, ha pubblicato il mio autoritratto paperoso: La traduzione della vignetta di oggi:
Questa piacerà al mio rosso fratello...
Che io abbia una sorta di venerazione per Aaron Johnson e per la sua meravigliosa papera fotografa è un dato di fatto. Un sentimento di pura simpatia che non si fa fatica a cogliere, se si pensa che mi ha portato a trascinarmi WTD in giro per la città, fraternizzando con i turisti che facevano a gara per tenere il peluche in mano e consentirmi di piazzare lo scatto evocativo che mi serviva. Nella continua ricerca di originalità, Aaron ha avuto la capacità di inserire nelle sue strisce personaggi di contorno perfettamente integrati. Vogliamo un piccolo esempio? Ecco come inserire un mimo in una vignetta sulla fotografia... Aaron sa quanto gli sono grato per aver avuto l'onore di poter tradurre le sue vignette in italiano. Ma in alcuni casi non è - decisamente - affatto necessario: Oggi ho speso queste quattro righe per due motivi: il primo è che, anche grazie all'aiuto del fratello-arredatore, in salotto spicca finalmente in tutta la sua bellezza una delle vignette di Aaron, con tanto di dedica personalizzata... Il secondo è che è finalmente disponibile "A W.T. Duck Collection", il nuovo libro di WTD acquistabile tra l'altro anche su Amazon.com in versione paperback. Si è capito che lo consiglio, si?
Di Admin (del 23/04/2009 @ 22:40:32 in Blog, linkato 549 volte)
E' un periodo ricco di autografi. Onore al merito al fratellone fotografo (sempre meglio che lavorare...) che, agevolato dal ruolo di agenzia ufficiale per le immagini di Dedica, è riuscito a procurarmi un autografo con dedica di Paul Auster che conserverò con la stessa cura con cui custodisco l'autografo di Joe Lansdale. Ricambierò, in minima parte, la cortesia segnalando che sul sito di Phocus Agency c'è un meraviglioso ritratto di Paul Auster (oltre a un paio dei miei scatti di cui sono particolarmente orgoglioso)
Un paio di settimane fa ho aperto piuttosto trepidante un pacco cilindrico proveniente dagli States. Conteneva la dedica al suo "italian friend" di Aaron Johnson, il geniale creatore della papera fotografa protagonista delle vignette ospitate su " what the duck" e, immodestamente, tradotte per sua concessione in italiano sul mio sito. Ne potete visualizzare una serie utilizzando la categoria " what the duck" presente qui sulla destra.
E per concludere, sono stato davvero felice di aggiudicarmi l'asta E-bay per una fascia da capitano autografata dal nostro magico Riccardo Allegretti. Doppiamente felice, perchè potrò bearmene appena mi sarà recapitata e perchè l'intenzione dell'asta era quella di dare una mano ad un tifoso alabardato duramente colpito dal terremoto abruzzese.
Per gli appassionati, sono attualmente in asta i parastinchi personalizzati utilizzati da Martin Petras durante la recente amichevole Inghilterra-Slovacchia giocata a Wembley. Questo il link all'asta per i parastinchi di Martin Petras
Tornando a casa in metrò, nonostante un mal di test da record del mondo di emicrania, ridacchiavo. E' successo che si è accomodata nel sedile posto esattamente di fronte a me una signora. Non aveva un cappello buffo, non aveva lineamenti cubisti, aveva semplicemente un sacchetto di carta di un supermercato bio-etico-via/gli/ogm di cui NATURAlmente SI tacerà il nome. Mi ero ripromesso da un po' di scriverci due righe, e mi ero scontrato con la tragica realtà: è davvero complicato riuscire a descrivere quella sorta di clima ovattato che regna all'interno di quel posto. Tipo che ti presenti alla cassa con un'amica e cominciate a fare un puttanaio fra "pago io" e "paghi tu", la fila si allunga, il cassiere si ritrova banconote e spiccioli lanciati disordinatamente da entrambi ma non batte ciglio e continua a sorridere feng-shui. Tipo che lo stesso cassiere ci domanda se abbiamo la tessera punti e, (attenuante: eri già urtata dalla mancanza di nervosismo dimostrata istanti prima) riceve in riposta "Per l'amor del cielo, no!". Tipo che la calma surreale che pervade quel luogo finisce per influenzare anche tutta la clientela; avevo bisogno di una informazione, non c'era nessun addetto nei dintorni e mi sono indirizzato versa la cassa, già pronto a rispondere alle inevitabili proteste di chi era in fila ("Dove va lei? C'è la fila!") con la spiegazione di una necessità di supporto. E invece niente, la stessa azione che al GS o all'Esselunga ti garantirebbe un viaggio istantaneo verso il più vicino traumatologico, SI trasforma NATURAlmente in "Ha solo questo? Passi pure?". Che ti viene voglia di provocare un qualsiasi tipo di reazione, di fare rissa, di agitare i pugni, strillare come un bambino, ottenere almeno uno sguardo di rimprovero. Sogni di chiedere una bistecca di cucciolo di foca, o se hanno un pallone cucito a mano in un paese povero, o "Avete la salsina degli hamburger di McDonald?", insomma qualsiasi cosa li faccia inorridire. O, meglio (ma confesso che non è mia), chiudere in bellezza con: "Vuole una borsa?" (acidissima) "ma siamo impazziti, non vorrà che mi vergogni???" e tirare fuori un sacchetto di plastica biodegradabile come un frammento di uranio impoverito. Mal di testa o meno, ho visto quel sacchetto e ho riso come un mona.
La vignetta di Aaron di oggi:
Torni a casa dopo un pomeriggio passato a scattare foto. Ti siedi davanti al Mac, scarichi la Compact Flash, e ti rendi conto che - fra raffiche, scatti prova, tentativi di visioni creative - hai scattato quasi 200 foto. E ti rendi conto che ha ragione il fratellone e metti al bando per sempre il formato RAW
(grassie Miru per la rapida consulenza telefonica)
Io adoro what the duck. Sono felice di tradurne immeritatamente le vignette in italiano, e sono orgoglioso di possedere una stampa autografa dell'autore (a dire il vero, attende ancora che io passi da un corniciaio, ma non importa). Ora ho un Duck nuovo, tridimensionale. E non potevo fare a meno di concedergli una piccola passeggiata per le vie di Milano. Thanks, Aaron! Cliccare immediatamente qui per la gallery della passeggiata
La diatriba Nikoniani vs. Canoniani è fra le più antiche e cruente del mondo. Ma su una cosa ci si trova d'accordo: la Sony noooooo!
Fotoritocco...
Ho avuto l'immenso piacere di scambiare qualche mail con AAron, il geniale inventore della papera fotografa di Whattheduck.net. Da qualche giorno, il mio nome campeggia fra i WTD Friend, e ne sono particolarmente orgoglioso. Aaron (che deve avere parenti toscani, perchè il correttore automatico - che odio! - continua a tentare di modificare il suo nome in Arno) mi ha anche concesso la meravigliosa possibilità di tradurre in italiano le sue strip. Un impegno che cercherò di mantenere costantemente e che non sarà per nulla semplice: come mi ha fatto notare qualcuno che ha competenze anglofone infinitamente superiori alla mia (e che non metterò mai più in dubbio, GIURO!), le vignette di Aaron giocano spesso con le parole e con le sottili venature linguistiche che sarà complicato rendere nel nostro idioma. Ma ci proveremo! E si inizia oggi, con WTD 17:
Ero un po' stufo di avere sulla scrivania decine di pezzettini di carta. Quello con un numero di telefono, quello con l'idea fulminante da tenere a mente, quello con le cose da fare assolutamente. Allora ho approfittato del mio compleanno e mi sono fatto regalare  (la faccina è per chi sa) una meravigliosa lavagnetta con tanto di pennarello magnetico. E' comodissima, la sto usando felicemente e da qualche giorno mi aiuta a tenere sotto controllo tanto l'avanzamento delle foto che sto pubblicando su Alphoto.net quanto i prossimi post da pubblicare qui. Fra le idee brillanti della settimana, c'è anche questa: pubblico qui, nel menu di destra, una foto della lavagnetta, così da dare a chi ci tiene (e sarete almeno in due...) una anteprima su quello che arriverà su questo sito. Non è meraviglioso? Da un meraviglioso all'altro: ecco l'ultima vignetta di AAron per WhatTheDuck, offerta in esclusiva con traduzione italica. Sono soddisfazioni.
Sul sito di Aaron, la nostra papera si avvicina a quota 1.000 pubblicazioni. Sarà un bel momento!
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