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Di Admin (del 09/03/2010 @ 22:10:11, in Libri - Recensioni, linkato 48 volte)
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Ho conosciuto ed iniziato ad amare Joe Lansdale con "Una stagione selvaggia", il primo romanzo del ciclo di Hap e Leonard: due personaggi così clamorosamente antitetici, così distanti e così meravigliosamente vicini nella loro amicizia da non poter lasciare indifferenti. Come è giusto che sia, mi sono letto in rapida successione tutti gli altri romaanzi della serie, traendone profondissimo divertimento ed una frase che - seppure non particolarmente elegante - ha campeggiato per mesi nella firma della mia mail personale:

Leonard dice che sono come uno che esce di casa e pesta una merda di pony / Chiunque direbbe "Cazzo, ho pestato una merda" / Io invece vado a cercare il pony - Joe Lansdale

Come fa a non piacere uno così?

Lansdale mi ha appassionato a tal punto da farmi facilmente perdonare la pubblicazione dei suoi romanzi in due diverse case editrici (per chi archivia per casa editrice e collana come me è puro orrore!); al ciclo sopra citato, edito da Einaudi, sono seguiti una serie di romanzi dati alle stampe da Fanucci, a cui devo tra le altre cose riconoscere la capacità di azzeccare con costanza praticamente tutte le copertine, e non è cosa da poco. Case editrici - e di conseguenza scaffali - differenti, dicevo, ma una serie di aspetti comuni: l'ambientazione texana, che diviene quasi un protagonista ulteriore delle storie, ed una capacità quasi paranormale di mescolare i generi più diversi in un cocktail gustosissimo fatto di western, un poco di horror, qualche goccia di noir e una bella sorsata di umorismo, in qualche occaqsione volgare-il-giusto. Un composto che, decisamente, funziona.

Ed è proprio per Fanucci che Joe Lansdale ha selezionato dieci racconti inediti che riassumono due concetti base della produzione letteraria del texano: la capacità di saltellare amabilmente da un genere all'altro - senza perdere la sua inconfondibile cifra stilistica - e, soprattutto, la straordinaria capacità di essere intrigante a prescindere dalla lunghezza dei suoi scritti. Ci sono autori ottimi romanzieri e pessimi novellisti, ed altri per cui vale l'esatto contrario; Lansdale possiede un talento innato ed è in grado di muoversi su entrambe le partiture, senza perdere minimamente di fascino né - aspetto ben più complicato - di ritmo.

 
Di Admin (del 08/03/2010 @ 23:10:20, in Cinema - Recensioni di V., linkato 120 volte)
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Carissimi,
io la notte degli Oscar non l’ho vista, gli articoli in rete sono sempre gli stessi e privi di contenuti. I gossip sono più che articoli delle collezioni di fotografie impietose che ritraggono attrici, starlette e accompagnatrici -anzi dette donne sconosciute ai più ;)- che indossano abiti improbabili e di dubbio gusto! Ah si, tutti apprezzano i capezzoli della Canalis dentro un rosso- Cavalli che nulla può se affiancato da un rosso-Valentino e l’improbabile abito della protagonista di Avatar che se si fosse presentata  con le orecchie a punta, la pelle azzurra e strizzata nella tutina Na’vi sarebbe decisamente stata più consona all’evento e più apprezzata.
Sembra che la serata fosse un tripudio di abiti e dame grondanti diamanti – su cui i giornalisti si sono soffermati a tal punto da indicare per ogni singola diva chi fosse il fornitore --> ammetto, questo è stato il momento in cui ho deciso che anche per quest’anno di Oscar ne avevo abbastanza!
 
Per quanto riguarda i film, a parte AVATAR che come corretto che fosse ha preso solo le statuette più tecniche e tecnologiche (anche se credo che una gliel’abbia soffiata Star Trek, oh yeah : - )), tutte le altre pellicole mi mancano. Apro e chiudo parentesi:  non sono adusa a dire “io avevo ragione” , ma  rileggendo la recensione di qualche settimana fa di AVATAR , mi permetto di riconoscermi il merito di aver sottolineato anzitempo che le innovative tecniche non sopperissero alla assenza di pathos narrativo, ah! Ora torniamo al film della Bigelow che ho scoperto essere addirittura del 2008 ed uscito in sordina, quindi confido, come già accadde per Pulp Fiction, che ora venga ri-distribuito nelle sale, anche se volermi mandare in missione a sciropparmi un film su degli artificieri svitati in Iraq  c’è da volermi male!  Per quanto riguarda il film con Sandra Bullock e con Jeff Bridges NON so neppure COSA SIANO : - (

Mi documenterò e se non sono un calcio nello stomaco prometto che al più presto scriverò qualche riga in proposito.











 
Di Admin (del 07/03/2010 @ 22:06:39, in Fotografia, linkato 101 volte)
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Quando scopri che - su più di 1200 scatti inviati - la tua foto è tra le 35 finaliste suddivise in sette categorie da 5, beh, ne avevo già parlato... la soddisfazione ti riempie le vene come globuli rossi ubriachi e senti un brividino lungo la schiena che non accenna a placarsi.

Quando ti presenti alla serata di esposizione e premiazione e vedi la tua foto esposta lì, beh... prima di tutto ti dai del cretino per aver lasciato la D300 a casa ("che faccio, me la porto per fare foto alle foto? nooooo"), e poi finisci per emozionarti un pochino. E fai una cosa che, immagino, sia totalmente comprensibile: cerchi di mimetizzarti - e la sciarpa della Triestina non aiuta - ti piazzi giusto dietro la tua foto e cerchi di carpire i commenti di chi la guarda. Ad ogni critica positiva sopprimi il bisogno di dire "è mia! è mia!", e finisci per bloccare i muscoli della faccia come giocando-a-poker-con-il-full-in-mano, per non fare trapelare nulla.



Quando poi, durante la premiazione, vengono annunciati i cinque finalisti e la foto vincitrice nella categoria ICONOGRAFICA/SIMBOLICA è la tua... beh, finisci per fare la figura dello scemo quando vieni chiamato a ritirare il premio, balbetti e guardi un po' per terra, muovi il piedino come un imbranato e ti ritrovi con una gola secca come se avessi inghiottito tre pugni di sabbia. Ed è un bel momento, comunque.

 
Di Admin (del 05/03/2010 @ 21:37:45, in Cinema - Recensioni di V., linkato 278 volte)
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Con rammarico scrivo questo post, indirizzandolo idealmente alla persona con la quale ho condiviso la crescita di C. Eastwood regista, in quanto questa settimana ho visto la sua ultima opera ed è stata una doccia gelata.
Sai, inizialmente non ho neppure più riconosciuto la sua mano! Infatti, solo a metà film, dopo innumerevoli sforzi per tenere la mente occupata onde evitare di fare la medesima fine del mio vicino di poltrona (sprofondato tra le braccia di Morfeo) ho associato ad Eastwood la pellicola e mi è calato lo sconforto.
Dico questo perché da persona ideologizzata quale sono, puoi immaginare quanto mi costi demolire film di autore che ha spesso incontrato il mio gusto e ha dimostrato crescita costante, contribuendo sicuramente ad alimentare la mia passione per il cinema. Ho sempre sostenuto che Clint Eastwood con la maturità fosse assai migliorato e le sue opere di regia fossero inaspettate perle per il pubblico e per lui un modo assai gradevole -e decisamente remunerativo ;) - per non subire la “pensione” forzata come spesso è accaduto ai suoi colleghi una volta arrivati a maturità, ma da oggi ho qualche dubbio…
 
Credo che Eastwood senta l’avvicinarsi progressivo del giorno del giudizio e non lo stia vivendo serenamente, altrimenti mi spieghi come siamo passati dalla spietatezza di Unforgiven ad un imbelle buonismo di Invictus?!?
 
Siccome mi irrita doverlo ammettere, lo dico tutto in un fiato: prima parte insipida e seconda addirittura melensa (!) farcita di intrecci multietnici di mani, frasi buoniste, movioloni anni ’80, abbracci ed in generale immagini (pseudo) strappa lacrime. Se poi ci soffermiamo sulla storia possiamo metterci le mani nei capelli: non era biografia su Nelson Mandela e neppure film politico che mostrasse da inconsueta angolatura l’incertezza, l’angoscia e la violenza di quegli anni in cui una popolazione è passata repentinamente da Conquistatrice e Dominatrice a semplice minoranza etnica in terra straniera. Immagini cosa deve essere stato veder crollare tutte le certezze ed essere circondati da gente che serba (molto) rancore? Addormentarsi alla sera senza sapere se ci si sveglierà alla mattina seguente? Da morire di paura prescindendo da giudizi di merito. Ovviamente a questo punto è chiaro che non fosse neppure un documentario su evento storico “bizzarro”, ma ahimè purtroppo non era neanche film sul rugby. Oltre a non aver ancora capito le regole del gioco o più banalmente la sua logica, Matt Damond nei panni dello storico capitano dei Verde-Oro è stato talmente convincente che gli suggerirei di studiare con attenzione Any Given Sunday e, dietro lauto compenso, di chiedere ad Al Pacino qualche lezione privata! Ora non mi si eccepisca che sia difficoltoso fare un buon film sportivo, perché mi domando: ricordo solo io Ogni Maledetta Domenica - Any Given Sunday, il tanto apprezzato dalla popolazione giovanile Sognando Beckam, lo storico Rocky o ancora i premiatissimi Fuga per la Vittoria di John Huston e Toro Scatenato di Martin Scorsese?!?!
 
Credo che il quesito irrisolto sia: perché è stato fatto questo film? Che messaggio voleva veicolare? E’ tentativo mal riuscito di promuovere i mondiali di calcio oppure aveva significato più profondo?
O ancora, qualcuno cerca il perdono?
Alle persone che uscendo dallo spettacolo precedente hanno proclamato con convinzione che questo film dovrebbe essere proiettato in tutte le scuole chiederei quindi di argomentare: al momento io ho solo la sensazione di aver perso il mio tempo e …un regista : - (











 
Di Admin (del 02/03/2010 @ 22:33:09, in Libri - Recensioni, linkato 55 volte)
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Quando scopri che un autore che ami ha appena dato alle stampe un libro per ragazzi, hai sempre un momento di smarrimento: sei combattuto fra la probabilità altissima di ritrovarti fra le mani una mezza boiata, e la speranza che ti regala una frase di Nick Hornby che ho già citato su questo sito ma che mi piace talmente tanto da non poter fare a meno di riproporla: "Evitare i libri per ragazzi solo perché non si è più ragazzi è come sostenere che i gialli andrebbero letti solo da poliziotti e criminali".

Devo ammettere che, in questo contesto, sono state decisamente più frequenti le delusioni: l'ultima in ordine di tempo "Le creature selvagge" di Dave Eggers, serio candidato alla palma di una delle più brutte letture del 2009. Se la premessa, poi, è che il testo che hai tra le mani è strato scritto PRIMA del successo dell'autore, e ripescato alla bisogna, beh, il timore di una cantonata è davvero dietro l'angolo.

"Boom - ovvero la strana avventura sul pianeta Plonk" di Mark Haddon ha interrotto la serie: con la doverosa premessa che non si tratta di una lettura imperdibile e che - soprattutto - non lascia minimamente trasparire in un nuovo lettore di Haddon la meravigliosa avventura che lo accompagnerà affrontando "Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte".

Tutto ciò premesso, devo confessare che la lettura di "Boom", un libro con la copertina gialla e qualche alieno, mi ha insospettabilmente divertito: benché dichiaratamente indirizzato ad un pubblico decisamente giovanile, tanto da essere dedicato ad una IV classe, ha una trama trascinante ed uno splendido protagonista-bambino, inserito in un curioso e spassoso contesto familiare. Ridacchiando solitario in metropolitana, mi sono sorpreso a domandarmi se davvero un undici-dodicenne lo avrebbe trovato delicatamente ironico come stavo facendo io, e capace di alternare qualche spezzone di comicità "un po' grassa" con altre più lievi, evocative, moderate fotografie sociali.

Mi sono risposto che si debba trattare di un buon libro anche e soprattutto per questo: adatto a diversi registri interpretativi, da quello più immediato a quello che fa, sorridendo, pensare per un po'.

 
Di Admin (del 27/02/2010 @ 22:37:57, in Libri - Recensioni, linkato 120 volte)
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E' importante terminare la lettura di un libro e riuscire a stabilire che se ne sono tratti degli insegnamenti.

Vediamo:

1. Diffidare da tutti i libri che abbiano una fascetta o una quarta di copertina con un qualsiasi riferimento a Stieg Larsson. Che si tratti di un romanzo che "ha scalzato dalle classifiche scandinave Larsson dalle prime posizioni" o di un thriller "sulle orme di Stieg Larsson", è bene starne lontani.

2. Lo sconto del 30% offerto - e che siano benedetti - dalla Libreria del Corso su tutti i libri non è condizione sufficiente per acquistare una vaccata del genere.

3. Quando un autore piazza in ospedale in fin di vita un ragazzo di quindici anni con ferite multiple e fegato tipo spezzatino, e lo stesso trenta ore dopo scorazza per le lande svedesi, non è una accelerazione del ritmo. E' una minchionata.

4. Quando il profilo dei personaggi principali di un romanzo corrisponde, in termini di spessore, a quello delle comparse sceniche, e quando entrambi non superano per peso quello di un moscerino nano, l'opzione "smetto e passo a leggere qualcosa di decente" ha una sua validità.

 
Di Admin (del 23/02/2010 @ 23:27:03, in Libri - Recensioni, linkato 78 volte)
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E' la storia di uno spazzino. No, non di uno spazzacamino - già reso immortale dalla cinematografia - e neppure di principesse e rospi da baciare, che palle. E' proprio la storia di uno spazzino, uno addetto alla pulizia di un grande aeroporto, che raccattando cartacce da sotto le panchine e spazzando la confezione di una merendina fuori dalla porte automatiche, racconta delle storie.

Già, è la storia di uno che racconta delle storie.

E le racconta nel luogo più impersonale e standardizzato del mondo: salvo alcune, lodevoli eccezioni, sfiderei chiunque a chiudere gli occhi, essere sottoposto magicamente a teletrasporto, svegliarsi in un aeroporto e comprendere immediatamente in quale nazione sia. Ed, insieme, un luogo solitario, in cui si incrociano le vite di viaggiatori spesso solitari, e ancor più spesso con del notevole tempo da spendere prima dell'imbarco, per un ritardo o per la semplice vocazione all'anticipo a cui un viaggio tipicamente spinge.

In questo contesto, un umanissimo spazzino (appunto) intrattiene i viaggiatori (appunto), divertendosi a indovinare la destinazione dei loro voli in uno sguardo, collegandoli a personaggi che hanno attraversato la sua vita, condividendo con loro un'emozione, un momento di pura fantascienza, una improbabile avventura.

"Il club dei desideri impossibili" è una piccola perla, un sorriso che ti si disegna sul viso senza abbandonarti, una bella prova letteraria, un contenitore di risate e brandelli di poesia, la mia personalissima scoperta migliore dell'ancor giovane 2010 e, con ogni probabilità, un regalo che centellinerò preziosamente.

Una nota di lode anche alla copertina, bella, dolcissima e - davvero - particolarmente adatta.

 
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