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 Milano, Villa Necchi Campiglio... di Admin
 
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Del resto, all'ultima assemblea dei soci, il rappresentante del principale sindacato aziendale era stato il più entusiasta sostenitore delle magnifiche e progressive sorti della fusione. Dopo l'assemblea Giulio si era pubblicamente congratulato con lui per l'intervento, ma poi, in forma rigorosamente anonima, gli aveva fatto pervenire una busta con trenta monetine da cinquanta lire e un minuscolo cappio fatto con gli elastici dell'ufficio, squisito esempio di artigianato bancario. (da "L'elenco telefonico di Atlantide")

Tullio Avoledo
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 22/12/2010 @ 07:16:02, in Libri - Recensioni, linkato 1306 volte)


(Questa recensione è dedicata a Walter.
Si può dedicare una recensione? Sì, se il motivo per cui si è letto un libro visto mille volte sugli scaffali e mai affrontato è un consiglio dato da una persona di cui - da un punto di vista letterario, e non calcistico o politico : - ) - mi fido un bel po')

Gli eredi degli scrittori, si sa, generalmente si distinguono per l'assoluta idiozia delle scelte: dalla pubblicazione di ricordi dell'illustre scomparso (generalmente illeggibili) alla stampa di qualsiasi cosa il compianto abbia lasciato di scritto ed inedito, fosse pure la lista di medicinali da dare al gatto.

A volte però, con una frequenza paragonabile a quella del passaggio della cometa di Halley, gli eredi ci azzeccano: Bolano non aveva immaginato di riunire le cinque parti che compongono 2666 in un unico tomo, immaginandole come entità separate. Beh, i cinque Romanzi - perchè di questo si tratta, di cinque Romanzi, e la erre maiuscola non è un errore di stampa ripetuto - sono accomunati soltanto da ambientazione messicana e periodo storico (la fine degli anni 90), ma stanno insieme di un bene che è difficile descrivere a parole se non si ha avuto la fortuna di posarci sopra le pupille. E' la stessa sensazione che hai quando apri una scatola di un puzzle e,  dopo qualche momento di puro e comprensibile scoraggiamento, cominci a azzeccare qualche combinazione: si incastrano perfettamente, con una precisione che ti appare immediatamente miracolosa.

Nella ricostruzione dell'immagine, va detto, sei aiutato da quella sorta di legenda che è la scatola stessa del puzzle: con una occhiata al pezzo che hai in mano ed una indirizzata al disegno o alla foto da comporre, puoi provare a orientarti un po'. Bolano non offre una guida, ma ti regala l'impressione di aver cesellato perfettamente ogni segmento: uno scrittore di cui si è persa ogni traccia, quattro studiosi-appassionati-lettori che lo cercano su e giù per il globo, un artista che soggiorna in un manicomio svizzero dopo essersi segato via una mano, donne belle tostissime  e intelligenti, un giornalista che si trova impelagato in una catena di omicidi in Messico. Sembra una convivenza difficile, quasi impossibile, eppure tutto funziona perfettamente, e ti trovi catapultato in ognuna delle 963 pagine che compongono questa meravigliosa avventura letteraria.

2666 è un viaggio in una terra inesplorata, con una guida che finge di saperne qualcosa e ha la tua stessa espressione stupita negli occhi.

2666 è una preziosa opera artigianale, finemente lavorata sillaba dopo sillaba con un coltellino dal manico d'osso e gesti pazienti, mentre attorno si affermano catene di montaggio e costruzioni dozzinali.

2666 è un racconto che non si spegne quando la voce smette di narrare, ma prosegue come un brano musicale che fischietterai sotto la doccia, maledicendo il fatto di essere stonato come una campana: fai una gran fatica a scrivere dopo averlo letto, è bene che si sappia.

In definitiva, 2666 è il regalo di Natale che puoi concederti se ami la letteratura: ti accompagnerà in nottate insonni di cui non rimpiangerai nulla, davvero.


Le citazioni:
"perché né lui né Pelletier credevano alle proprie orecchie. Non credere, tuttavia, pensò Espinoza, è un modo di esagerare. Uno vede qualcosa di bello e non crede ai suoi occhi. Ti raccontano qualcosa su... la bellezza naturale dell'Islanda... gente che fa il bagno in acque termali, fra i geyser, in realtà l'hai già visto in fotografia, ma dici lo stesso che non ci puoi credere... anche se evidentemente ci credi... Esagerare è una maniera di meravigliarsi con cortesia... Dai la possibilità al tuo interlocutore di dire: ma è vero... E allora dici: è incredibile. Prima non ci puoi credere e poi ti sembra incredibile."

"Morini rilesse la lettera tre volte. Scoraggiato pensò che la Norton era in errore quando affermava che il suo amore e il suo ex marito e tutto quello che aveva vissuto con lui restavano ormai alle sue spalle. Niente resta alle spalle."
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Di Admin (del 21/12/2010 @ 22:47:15, in Sport, linkato 665 volte)
Che cosa? Un triestino che rende omaggio ad un furlàn?

Si.

Perchè il "vecio" (definizione più veneteggiante, curiosamente) era senza alcun dubbio uno di quei personaggi del "calcio di altri tempi" che tanti rimpiangono, fra noi appassionati di pallone: un allenatore che ricorda, fin nella sua immagine semplice accompagnata dall'immancabile pipa, quanta distanza ci fosse fra le starlette multimiliardarie di oggi ed uno sport fatto di lealtà, sudore, fatica.

Un uomo di poche, pochissime parole, come risiede nei geni della sua gente (Dino Zoff, capitano di quella nazionale, le cui mani furono eternate da Guttuso nel francobollo celebrativo del Mundial, ne è un altro ottimo esempio). Talmente parco di parole da aver inventato il "silenzio stampa", quando i giornalisti al seguito della nazionale cominciarono a sottolineare la comicità del nostro gioco.

Ma anche un uomo di gesti forti: pochi ricordano che alla poco prima della partenza per il ritiro spagnolo, Bearzot fini per schiaffeggiare una ragazza che lo aveva apostrofato con il termine - invero poco elegante - di "scimmione bastardo", in quanto colpevole di non aver convocato il suo idolo Beccalossi. Il Ct si difende affermando di essersi comportato come un padre, un educatore, ed aver tenuto un comportamento che avrebbe evitato davanti ad un irrecuperabile adulto.

Come sia finito quel mondiale, lo raccontano i ricordi di tutti e la foto che segue: un bel bianco e nero in cui c'è tutto Enzo Bearzot, persona semplice, serio di una serietà quasi commuovente, pervaso da una straordinaria umanità, e vero galantuomo.

Buona notte, Vecio, e sogni d'oro.

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Perchè farsi trascinare nella pampa, fra un gaucho, mandriani e a volte indecifrabili gerghi argentini?

Prima di tutto, perchè Don Sugundo Sombra è un buon romanzo, capostipite di una letteratura che ricordava una figura ribelle e sognatrice - quella del gaucho, appunto - nonostante un solidissimo attaccamento agli aspetti terreni. Un romanzo di formazione, si sarebbe detto in altri tempi, in cui la voce narrante è quella di un ragazzino deciso a lasciarsi alle spalle una infanzia complicata per seguire Don Segundo, gaucho, a volte strafottente, curiosamente ironico verso la vita ed i suoi affanni.

E poi, inutile nasconderselo, perchè sollecitati da uno spezzone ritrovato su Youtube, in cui Francesco Guccini ricorda la genesi di una sua canzone, "Antenor", ispirata proprio da questo romanzo:



Don Segungo Sombra non è un libro epocale, risente senza ombra di dubbio degli anni e del contesto della sua concezione, e non finirà mai nella classifica dei libri più venduti o in un elenco di capolavori senza tempo. Ha sicuramente il merito, però, di trascinare in un ambiente senza tempo, con il gusto della narrazione orale che fa chiudere gli occhi un attimo e fa desiderare di trovarsi lì, tutti davanti ad un falò, ad ascoltare di un uomo costretto ad un duello, e costretto a fuggire "come l' Ebreo errante, come il Batavo maledetto..."
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Di v (del 20/12/2010 @ 07:13:05, in Cinema - Recensioni di V., linkato 678 volte)


Ci sono occasioni in cui, in particolare a dicembre, capita di soffermarsi su una vetrina o un libro e pensare "Speriamo che qualcuno me lo regali a Natale!". E ci sono i casi esattamenti contrari: come dice V., "Caro Babbo Natale, NON portarmi questo film sotto l’albero (perderebbe tutti gli aghi dalla disperazione!)"



Il musicista-solista Jamie Foxx ed il giornalista famoso Robert Downey Jr., due uomini che assecondano le proprie passioni, si incroceranno per caso, ed il sodalizio che formeranno migliorerà le esistenze di entrambi. Ennesima storia vera, ennesimo libro best seller, ennesima noia cinematografica.
È la narrazione dell’incontro e della complicata nascita della improbabile amicizia tra il giornalista Steve Lopez, affermato, impegnato nel sociale, sempre a caccia di storie da raccontare dalle colonne dell’L.A. Times con Nathaniel Ayers Junior, un senzatetto, ex enfant prodige, violoncellista e violinista affetto da schizofrenia, malattia che ha letteralmente mandato a rotoli la sua esistenza.

Un film di successo? Praticamente impossibile!

Due bravi (talvolta eccellenti) attori, che questa volta proprio non convincono con le loro interpretazioni sottotono di ruoli meglio riusciti in un passato più o meno recente. D’altra parte, durante il susseguirsi di immagini già viste e riviste, pare di assistere alla versione sbiadita di copioni migliori. La regia sarà anche talentuosa, ma è troppo giovane per trasporre una vicenda simile su grande schermo.

In una sola pellicola si ha la convivenza forzata di quasi tutti i temi esistenziali della nostra epoca. La ricerca di un riscatto personale aiutando gli altri; le difficoltà di vedere e poi rapportarsi con gli emarginati; la sofferenza derivante dall'impotenza, nonostante le migliori intenzioni, difronte alla quotidiana involuzione dell’uomo oramai troppo abituato a vivere per strada; la tolleranza e la solidarietà con gli altri come strumento di arricchimento, infatti sviluppare una amicizia incondizionata, anche se non totalmente compresa dall’altro, può solo comportare una esistenza migliore; l’importanza della famiglia, dell’essere umano e della sua dignità. E ancora, la malattia e come questa possa determinare la vita delle persone; le passioni e di come siano talvolta l’unica leva per superare tutte le avversità e infine Lei e la sua forza, la musica… quella classica, dimenticata da molti, oramai presente nelle nostre vite quasi solo a nostra insaputa.

Temo che qualcuno dubitasse che lo spettatore non si ponesse le domande giuste, quindi per sicurezza lo imbocca, lo induce a riflettere sul perché non si dia mai una seconda chance agli emarginati; sul perché ci laviamo la coscienza con delle anonime donazioni a fine anno e non spendiamo del tempo libero a contatto con chi non ha più nulla; e sul perché non cerchiamo di comprendere e rendere migliore la loro condizione, cosa che migliorerebbe pure la nostra. E poi??? Si potrebbe continuare, ma siam già esausti…

Tutto questo “ben di  Dio” non può venir racchiuso nella medesima pellicola e poi offerto ad un palato come quello europeo con tanta leggerezza. Il rischio di una indigestione è decisamente alto ed infatti, nonostante tutte le migliori intenzioni ed una adolescenziale simpatia per Robert Downey Jr., questo film non si può vedere!

Soporifero, noioso, debole, stucchevole, grondante buonismo. Consigliato esclusivamente ai forzati delle pellicole traboccanti mille valori magari anche un po’ strappalacrime.



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Di Admin (del 19/12/2010 @ 21:28:31, in Classifiche, linkato 1924 volte)
Ed eccoci all'ultima settimana pre-natalizia: le librerie si affollano ed anche online si corre alla ricerca del perfetto libro da regalare. Naturalmente, la classifica dei libri più venduti subisce uno scossone



Posizione n. 10 - “Il sorriso di Angelica”, di Camilleri, Sellerio editore

L'ultima avventura del commissario Montalbano precipita in decima posizione: che dite, sarà che a Natale si regalano fondamentalmente brossurati?




Posizione n. 9 - “Metastasi. Sangue, soldi e politica”, di Nuzzi Antonelli, Chiarelettere editore
La nuova 'ndrangheta nella confessione di un pentito: un libro che sta facendo discutere, anche per una serie di ricostruzioni piuttosto fantasiose che sembra siano state smentite dai fatti.



Posizione n. 8 - “La caduta dei giganti”, di Follett, Mondadori editore
Continua a vendere un gran bel po': evidentemente si entra in libreria e si punta sulle pile più alte di romanzi. Follett c'è.





Posizione n. 7 - “Io e te”, di Ammaniti, Einaudi editore
Due protagonisti adolescenti e appena appena problematici per questo nuovo Ammaniti che scivola in quinta posizione fra i libri più venduti.






Posizione n. 6 - “I dolori del giovane Walter”, di Littizzetto, Mondadori editore
A me la Luciana piace un sacco, e probabilmente sarebbe anche una lettura divertente: ma posso far notare che fa un po' sorridere che sia EDITO DA MONDADORI?






Posizione n. 5 - “Le ricette di casa Clerici”, di Clerici, Rizzoli editore
...immancabile la Clerici. Ancora in classifica. In salita. Già.






Posizione n. 4 - “Cotto e mangiato”, di Parodi, Vallardi editore
Ancora un libro di ricette, starete dicendo? Beh, aspettate di vedere la numero uno...





Posizione n. 3 - “Appunti di un venditore di donne”, di Faletti, Baldini e Castaldi Dalai editore
L'ultima fatica letteraria di Faletti. Forse vale un pochino il discorso "pile di libri"?





Posizione n. 2 - “Il cimitero di Praga”, di Eco, Bompiani editore
Dopo settimane di dominio della classifica, Eco scivola al secondo posto. Beh, ma lascia il posto a...




Posizione n. 1 - “Benvenuti nella mia cucina”, di Parodi, Vallardi editore
Forse dovremmo farci una pensata sopra: nella settimana che precede il Natale, un libro di ricette accumula 40.000 copie vendute. Auguri.

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Di Admin (del 19/12/2010 @ 13:10:25, in Video - I consigli di A., linkato 1216 volte)
Dopo una prima puntata con i sapori del dolcissimo disneyggiante "Acchiappadenti" e l'agrodolce "Plase Give", assaggeremo altri due sapori: quello un po' piccante di "Maial Campers" (il titolo dice molto) e quello naturale e gustosissimo di "Easy A". Buon... appetito!



Maial Campers - Porcelloni al campeggio
Per la serie “quando il titolo è tutto”…
Trama: la convivenza di un gruppo di adolescenti per 40 giorni durante i quali organizzano un campeggio per ragazzini. Con un titolo simile che genere di film ci si può aspettare?

L’ennesima copia di “American Pie”; una variazione sul tema “volgare + nudità + parolacce”. Però quando il titolo (originale!) è “Happy Camping” si può pensare che la commedia sia divertente, non troppo volgare e per niente spinta. Basta cambiare il titolo, sbattere sulla copertina un fotogramma specifico e la pellicola si presenta con tutta un’altra veste. Il film è tutto e niente: parla di sesso, di amicizia, di amore e di sapersi divertire.

La crescita è il tema dominante che, sotto tanto superficialità, si cerca di affrontare e riesce abbastanza bene nonostante il modo grezzo e confuso.


Easy A
Da un po’ di tempo spopolano i film adolescenziali che fan vedere poco (stile “American Pie”) ma fan immaginare tanto grazie al costante sottofondo alcolico/sessuale, a dialoghi forti e d’impatto, e che vorrebbero impartire “lezioni di vita”. Alcuni risultano davvero indimenticabili altri si voglio scordare al più presto.

Questo film è uno di quelli notevoli: tutto funziona alla perfezione. Il cast è azzeccato ed è bello vedere attori famosi quali Stanley Tucci, Amanda Bynes, Thomas Haden Church, Patricia Clarkson, Lisa Kudrow, Malcolm McDowell, in ruoli di sostegno ad una divertente e bravissima protagonista, attorno alla quale ruota tutta la pellicola. E posto che spesso queste sono le occasioni per lanciare nuovi volti nel cinema di serie A (pensiamo  ad Ellen Page con “Juno” o Lindsay Lohan con “Mean Girls”), speriamo che questa ragazza (Emma Stone) riesca ad emergere e non scivoli nell’oblio.

La storia è piena di spunti comici e assurdi: una ragazza dice una piccola bugia sulla sua verginità ed ovviamente il pettegolezzo fa il giro della scuola; lei sfrutta a suo vantaggio la cosa, scoprendo così che tutto ha delle conseguenze. Lo stile scelto per la narrazione è aria fresca: la voce fuori campo ed il rivolgersi direttamente agli spettatori, con tanto di divisione in capitoli, sono un gran bel tocco. Ed i dialoghi, con le loro molteplici citazioni cinematografiche e letterarie, sono davvero divertenti.

Il prodotto finale non vuole essere troppo serio, né impartire una forte lezione di morale (rimane sempre in sottofondo) e neppure far ridere sguaiatamente (vi è una costante ironia), quindi … bravi (!), bravi (!) e ancora bravi (!) a regista, attori ed ideatori di questa commedia
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Di Admin (del 18/12/2010 @ 16:34:53, in What the duck!, linkato 368 volte)
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Di Admin (del 18/12/2010 @ 13:22:56, in Viva la Sfiga!, linkato 501 volte)
Carissimo Alfonso,
so bene che le mail che ricevi si dividono in una serie di categorie: da quelle indesiderate, con una serie di ipotesi sulla tua necessità di approvvigionarti di pilloline blu o di strumenti per l'allungamento della proboscide, a quelle particolarmente piacevoli, sino esse di amici o di gente inciampata - per sua ineguagliabile fortuna - in queste pagine.

Ci sono poi le mail sorprendenti, e questa è senza dubbio una di quelle, non fosse altro che per il suo mittente. Hai ragione, non mi sono presentato: sono il tuo ginocchio destro.

(Vedi che sei sorpreso?)

Cos'è, hai qualcosa contro gli arti che scrivono? Adesso mi dirai che un ginocchio non può avere una proprietà di linguaggio importante, o che è notorariamente privo di cervello, e bla bla bla... Ma scusa, rifletti un secondo: quanta gente c'è che scrive una mail dimenticandosi di attivare la rete neuronale?

(Vedi che mi date ragione, tu e soprattutto Browserina?)

Ecco, adesso che sono riuscito a conquistare la tua attenzione, posso spiegarti come mai mi sia preso il disturbo di scriverti. Mettiamola così, si tratta di un semplice suggerimento.

La ragionevolezza, quella di cui dovresti essere pervaso, essendo dotato  - TU - di emisferi celebrali, dovrebbe portarti a trascinarti il cellulare in bagno, quando ti ci rechi per una cosa lunga. Ampiamente annunciata dal tuo recuperare il numero odierno della Stampa, per dire.

Ti sei dimenticato il melafonino in salotto? Beh, non è un grosso problema. Dovresti però usarmi almeno la cortesia di spegnere la tv, mentre ti appresti a questi naturali espletamenti umani, o - se proprio non ce la puoi fare - di evitare di abbandonarla selezionata su un canale musicale.

Eh, già. Perchè la scena è stata imbarazzante. Già vederti seduto a cogitare sulla nuova classifica settimanale non è un bello spettacolo, anche da qui sotto. Se poi all'improvviso avverti l'inizio della canzone che hai scelto come suoneria, realizzi che il cellulare è in sala, ti lanci in un balletto di piega-il-giornale,datti-una-sistemata (nel senso più largo del termine),deambuli-con-i-pantaloni-più-o-meno-alla-caviglia, per poi accorgerti - con quella espressione di stupore bovino - che a intonare "In The Shadow" non era il tuo cellulare ma la televisione... beh, un po' di tristezza la si avverte.

E non me ne fregherebbe niente, credimi, se non fosse che nell'agitazione mi hai scaraventato contro la lavatrice, elettrodomestico noto per non essere dotato di paracolpi in gomma e del peso specifico di una tonnellata di uranio. Ora son qui che ti lancio segnali elettrici verso quel pallone gonfiato del tuo (nostro) cervello, che credo li stai traducendo in una fitta dolorosa all'altezza della rotula, ed in un pensiero che attraversa la tua coscienza in font 72: "Sono veramente un mona".

Per la nostra saluta, quindi, cerca di evitare in futuro, ok?

Un saluto piuttosto arrabbiato.

Tuo,
Ginocchio Destro

P.S. Salutami almeno un menisco di Browserina 


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Memo per tutti: tra meno di 10 giorni è Natale. Eh già! Vi ricordate quali siano gli effetti collaterali oltre quelli culinari? Mi riferisco non ai  due chiletti di pancetta in eccesso che più o meno tutti ci ritroveremo quale regalo sgradito, ma al palinsesto televisivo per… famiglie! Sapete al 99,9% in cosa inciamperemo? In film per famiglie, drammoni familiari, versioni scadenti di American Pie e - quando ci andrà bene - in commedie romantiche. Al fine di essere psicologicamente pronti all’evento, A. ce ne propone eccone un assaggio : - )
V.



L’Acchiappadenti
Per un attore hollywoodiano è quasi d’obbligo fare, prima o poi, un film per famiglie; soprattutto per aumentare la propria popolarità e dimostrare di saper interpretare anche altri ruoli rispetto dal solito personaggio. Qui ci prova Dwayne “The Rock” Johnson, attore in pellicole come “Doom”, “il Re Scorpione”, “A Testa Alta” e tante altre. Ci sono tutti gli elementi per ricevere la targhetta “Disney”: una storia romantica (ma non spinta); un rapporto padre/figlio embrionale che deve sbocciare; un po’ di magia, personaggi ridicoli e burloni; caduta e redenzione del protagonista; e qualche cameo di attori famosi (Billy Crystal e Julie Andrews). Il buonismo è a mucchi (di polvere magica per fatine - : - ) ) e tutto (avevate qualche dubbio?) andrà come deve andare. Bisogna ammettere che “The Rock” possiede una buona dose di humour e fa sorridere vederlo con il tutù rosa e le ali fatate. Peccato che, anche senza soffermarsi sul falso buonismo, sulla troppa melassa o sulla ripetitività dei soliti canoni di questo genere, il tutto manchi di vera originalità. Con una base di partenza cosi strana si poteva fare molto meglio.




 
Please Give
I film a metà tra commedia e dramma familiare sono difficili da analizzare, vengono chiamati commedie brillanti e, di solito, mostrano un gruppo di persone più o meno “toccate”, le cui vite si intrecciano per vari motivi. Personaggi spesso interpretati da attori caratteristi, star feticcio, che normalmente vestono i panni della spalla o di figure molto singolari. La commedia agrodolce (questa definizione mi piace di più) ha come argomento portante il fatto che tutti siano in crisi: le due sorelle (una più cattiva e l’altra sincera e buona) che devono accudire la nonna; i vicina di casa, una coppia dove lei è ossessionata dalla beneficienza, lui la tradisce con la “sorella cattiva”; e la figlia in piena età adolescenziale.
Pellicola leggera e fluida, ma non abbastanza incisiva nei temi affrontati. Appartiene al filone dei film indipendenti come “Little Miss Sunshine” o “Sunshine Cleaning” senza riuscire ad eguagliare questi titoli. Come spesso capita, le interpretazioni sono ottime e fa piacere vedere che per una volta siano protagonisti degli attori “navigati” come Oliver Platt e Katherine Kenner o giovani attrici come Amanda Peet e Rebecca Hall.
Comunque, se il genere è di vostro gradimento sicuramente apprezzerete quest’opera.
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Di Loris (del 16/12/2010 @ 07:16:14, in Libri - Recensioni, linkato 823 volte)
E' con un certo piacere che ospito Loris nella sezione del blog dedicata ai libri. Ah, come ci piacciono le commistioni di generi e culture!

Prendetelo anche come un suggerimento: avete voglia di raccontare al mondo un libro che vi è piaciuto? Beh, noi siamo qui.
Alf




Scarlett Thomas - Our Tragic Universe

Si, lo so, sto facendo un lavoro che non è il mio: dovrei scrivere di musica e disegnare vignette, che di libri c'è chi ne legge e ne scrive con maggior perizia di me. Ma è con un certo orgoglio che per una volta ho l'occasione di scrivere di un libro appena uscito ancora non letto da Alf e di un'autrice che ho scoperto per caso qualche tempo fa e che continua a piacermi e meravigliarmi. E che continuo a consigliare, almeno a chi penso possa apprezzarne l'originalità e la perizia con cui ci offre storie intelligenti ed inusuali.

I precedenti romanzi, "PopCo" e "Che fine ha fatto Mr Y" mi sono talmente piaciuti che quest'estate, appena uscito il nuovo libro di S.T. mi sono precipitato a comprarlo nella sua versione originale, e finalmente vedo sugli scaffali anche la traduzione italiana, edita dalla Newton Compton.

Di cosa racconta "Il nostro tragico universo"? In un modo che mi spingerei a definire metanarrativo, La Thomas ci propone la "storyless story" che la protagonista Meg sta - senza grandi successo - cercando di scrivere. Ma ciò non significa che sia inutile o noiosa. Vedete, è proprio questo questo il bello del libro: succedono delle cose, ma non sono gli avvenimenti narrati che ci tengono incollati fino alla fine, bensì una scrittura quanto mai frizzante e piacevole, piena di grandi idee e di discussioni sulla letteratura, su come cominciamo e conduciamo le nostre relazioni con gli altri, sui nostri retropensieri e sulle nostre azioni, su quanto sia complicato spiegare le cose che facciamo ed ancor più i motivi per cui le facciamo... e naturalmente sull'universo.

Un universo che, sono d'accordo con Meg, è meglio pensare tragico in quanto indicibile ed indeterminato, senza un significato certo ed una conclusione inevitabile, perchè...beh, lascio queste considerazioni ad ognuno di voi.

Buona lettura.
Loris
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