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 Donostia San Sebastian, Paesi Baschi, Spagna... di Admin
 
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Io parto per strappare una stella al cielo e poi, per paura del ridicolo, mi chino a raccogliere un fiore. (da Cyrano de Bergerac)

Edmond Rostand
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 23/09/2009 @ 00:31:52, in Fotografia, linkato 706 volte)
Tempo fa devo aver pubblicato due righe in cui tentavo di analizzare la differenza fra le gallerie fotografiche dei nostri quotidiani e quelle USA. Tipo che mi sono iscritto al feed del Boston Globe: fotografie con i controcazzi (è un termine tecnico), didascalie che fanno da perfetta cornice, insieme dei due aspetti che finisce per creare un gradevolissimo reportage e che accompagna, immagine dopo immagine, in una storia.

Per citare a caso, giusto per far capire cosa intendo:

http://www.boston.com/bigpicture/2009/09/one_year_after_hurricane_ike.html

http://www.boston.com/bigpicture/2009/08/ramadan_2009.html

Devo ammettere di essermi sbagliato: tutto ciò impallidisce di fonte alla gallery che Repubblica dedica alle "Prime avvisaglie in occasione della Settimana della moda a Milano. In questa galleria alcune modelle in giro per i casting"

Oltre alla scelta di dedicare una sezione ad una serie di gnocche ritratte in giro per la città, ed ad una la scelta iconografica francamente imbarazzante (vale la pena farci una passeggiata anche solo per sorriderne), la chicca è costituita dal titolo, di cui agevolo screenshot:



Un suggerimento gratuito agli amici di Repubblica: considerato che il titolo andrà comunque modificato, se non altro per correggere quell'orrendo "castin" (sic!), propenderei per:

a) stile naturalistico: "A caccia di passere per le vie di Milano"
b) stile culinario: "Risotto con Gnocca alla milanese"
c) stile evocativ-cinematrografico: "A Milano è Il tempo delle pere"
d) stile viva-la-sincerità: "Piazziamo un po' di gnocca per aumentare gli accessi"


Se possibile, tenderei anche ad aprire la gallery ai commenti. Non sia mai che, come nei bagni del liceo, qualche visitatore senta la necessità di "tirare una riga".
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Di Admin (del 24/09/2009 @ 00:09:51, in News, linkato 503 volte)
Ricevo una mail di un lettore di questo spazio (fin troppo entusiasta come ti ho scritto, Gegè, ma grazie mille davvero), che mi domanda se sia possibile seguirni via Twitter. Ok, dopo un mesetto di utilizzo lo posso dire con cognizione di causa: Twitter mi lascia perplesso.

Siccome sono un bastian contrario per definizione, ho deciso di iscrivermi in coincidenza con l'uscita di uno studio che dimostrava come il 40% delle notizie inviate tramite twitter fosse di palese inutilità: sono decisamente d'accordo, anche se lo studio è stato pubblicato - fra gli altri - su Repubblica.it.

Ci si può fare una idea utilizzando Twittervision, un servizio che riprende i tweets lanciati dagli utenti e li posiziona graficamente su una mappa del globo terracqueo. Godetevene due minuti, e verificherete anche voi che - in effetti - una buona metà delle notizie pubblicate variano da "Sono in treno e vado a X" ad "Arrivato in ufficio", da "mangio una mela senza sbucciarla" a "Piove".

Ora, oggettivamente non è semplicissimo prodursi in capolavori con 160 caratteri a disposizione; io stesso mi sono limitato a rilanciare i miei post, utilizzando Twitter come ulteriore canale di promozione del blog. Quello che mi rende più perplesso è che anche le rarissime miniere di informazioni che avevo intercettato (un paio di utenti che diffondevano link di ottime gallerie fotografiche, per dire), si stiano andando poco a poco esaurendo.

Aggiungiamo che la limitazione nel numero di caratteri invita all'utilizzo di abbreviazioni - e ci sono poche cose che trovo più fastidiose dei vari xò, ke, o addirittura (sigh!) xkè - e il quadretto è completo.

In ogni caso, piegandomi supinamente allo slancio del momento piazzo l'uccellino (evitare battute scontate nei commenti, grassie : - )) nel menu di destra per qualche tempo, e se qualcuno che utilizza twitter mi vuole aggiungere, adesso può.


tratto da Filippocorti.com
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Di v (del 25/09/2009 @ 22:46:15, in Cinema - Recensioni di V., linkato 1212 volte)
Ci si può ancora sorprendere per le recensioni di V.? Si, quando leggi l'ultima arrivata in mailbox, e sai già che avrà una formattazione curiosa, e sobbalzi uguale. Questo corsivo, come gli altri, è mio.



Toccasana dopo 10 giorni di stordimento da Milano Film Festival che, diciamocelo, è stato faticoso sia per gli occhi (ho toccato picchi di 6 ore quasi consecutive di proiezioni) sia per la mente (tutte le pellicole erano impegnate, o per lo meno tentavano di esserlo!). Ora cambiamo genere.
 
Come al mio solito ho evitato di guardare trailer o leggere critiche per non crearmi aspettative, quindi ora ho bisogno del vostro aiuto per colmare le lacune della mia finta wiki-guida al film : - )
 
Domanda: voi sapevate che vuol dire il titolo? IO NO!
 
Allora cos’è??? Una super segretissima e fichissima squadra che possiamo scordarci esista nella realtà.
 
Chi sono i componenti? Sotto il comando del generalissimo D. Quaid (secondo me in certi tratti del film gli veniva da ridere…) ci sono solo gnocche da urlo che combattono meglio di Nina e muscolosissimi macho men che hanno oltre ai muscoli un cuoricino che batte e (grazie al cielo) tanto umorismo. In perfetta linea coi tempi, ovviamente i ragazzi sono il meglio del meglio del pianeta, meltin pot di culture, tutti perfettamente integrati, comprensivi e collaborativi - alla faccia del razzismo!

Alt, alt, fermi tutti! Qui era pieno di gnocca, e io dove cippola ero? Ah, aspetta, rileggo e vedo che c'era anche abbondanza di masse muscolari mascoline perfettamente scolpite...
 
Cosa fanno? Proteggono e all’occorrenza salvano il mondo dal pazzo di turno che vorrebbe farne coriandoli, ovvio!
 
Come? Mediante inseguimenti rocamboleschi, sotto una pioggia di pallottole di Dio sa quali e quanti materiali, con frequenti corpo a corpo (i belloni sono inguainati in tecnologicissime tutine – ne voglio unaaa), danneggiando chilometri di asfalto, saltellando su file e file di veicoli, trapassando mezzi pubblici in corsa e frantumando dozzine di vetrine dei negozi più in delle città più cool del pianeta, ma pure prendendo “in prestito” velivoli parcheggiati nelle grotte tra i ghiacci del Polo e facendo diversi giretti nel sottosuolo (ma solo quando  necessario ;)) a cavalcioni di razzo-trivelle.

Ah eccccccco. Ora ricordo: sparatorie, pallottole, combattimenti a mani nude e a mani inguainate. Ci arriverò, eh, un giorno. Confesso che questa modalità di recensione in domanda e risposta mi prende assai. Chissà che non la si riproduca in un prossimo futuro...
 
Ma il plot? E’ un classico dei classici: apertura con furto di arma segretissima della Difesa mediante super-fanta-tecnologica incursione dei cattivoni. I buoni sotto attacco (poveri tapini) vengono salvati dai nostri eroi e il film prende il volo (eh eh eh).  Finale con prevedibile (a me ha ricordato X- Men) scoperta e relativa “incarcerazione” del cattivo, redenzione di coloro che erano soggiogati dal male e con accenno al fatto che se tutto va bene questo era solo il primo capitolo. Ovviamente effetti speciali da urlo e ritmo adrenalinico. Che dire se non che è un perfetto prodotto all’americana: un trionfo dei buoni sentimenti.
Ah, ovviamente il mondo è stato salvato dall’ennesima minaccia!

Mi è rimasto un dubbio, però! Dopo la fase ammazza-il-nazista, l'era dei russi-cattivoni, e la ricerca di un nuovo nemico negli alieni-bastardissi... qui i cattivoni di che provenienza erano? DEVO saperlo : - D
 
E voi? Ora è il vostro turno (!) anche perché a me è parso di vivere in uno dei migliori videogiochi, quindi il dubbio è: il film è prodotto da una casa di videogames, ma il gioco è precedente o successivo (cosa che oramai accade spesso)?
 
Aspetto il vostro contributo.





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Di v (del 26/09/2009 @ 11:59:07, in Cinema - Recensioni di V., linkato 1909 volte)


Per una volta, non interverrò in corsivo, ma in neretto. E' che la struttura domanda-risposta appena utilizzata per G.I. Joe mi era piaciuta talmente tanto che mi sono improvvisato intervistatore, e V. ci ha ricamato sopra tutto ciò che segue. E pensare che avrebbe potuto tranquillamente spedirmi in oscuri e cavernosi anfratti del corpo umano, anche soltanto per averla moralmente costretta a beccarsi la prima cinematografica de "La ragazza che giocava con il fuoco", tratto dall'omonimo romanzo di Stieg Larsson.
 
V., lo sappiamo, scrive a caldo. Ed io, che degli anfratti di cui sopra evidentemente non avevo timore, mi sono permesso di trattenerla a tarda notte in chat, pur di avere qualche anticipazionei: cito tra virgolette, naturalmente con il suo permesso, alcune prime impressioni che andavano da una "totale assenza di espressività degli attori" ad una fotografia di "gente in sala che si è addormentata", per arrivare ad un meraviglioso "i nomi sono impossibili da memorizzare ed ogni volta che due persone parlavano di una terza non in scena mi domandavo di chi diavolo stessero parlando".

Subito dopo - e la Luna stava per completare il suo ciclo vitale, per dare un'idea dell'ora - ci siamo messi a lavorare sullo domande e risposte e... insomma, giudicate voi.

A: Carissima V., prima di tutto ben rientrata, e un grazie in anticipo. Il compito di editore - si sa - è duro, e a volte contempla la necessità di scatenare un inviato speciale (molto speciale) sapendo bene che preferirebbe un tuffo in una vasca di pirahna. E ora che ho fatto mea culpa, parto con le domande. Comincerei chiedendoti tre aggettivi per descrivere il secondo film tratto dalla Trilogia Millennium. Quali aggettivi e perchè, dunque?

V: Noioso. Io non avrò letto il libro, ma in sala la gente dormiva e posto che avrebbero dovuto avere maggior curiosità e quindi attenzione della sottoscritta, direi che faceva veramente pena. E’ mai possibile che ci sia stata una sola scena in cui lo spettatore è saltato dalla sedia? Questa volta non c’era nemmeno la spasmodica ricerca dell’immagine sensazionale… e non parliamo di tutti sti scorci di Stoccolma – si si proprio interessante, ho già acquistato il volo sul sito di Ryanair (sono sarcastica)

Inespressivo
. 'sti nordici hanno l’espressività di una sequoia(!) oppure hanno solo scelto degli attori incapaci? Secondo me se avessero preso i vecchietti che giocano a briscola nel bar dietro l’angolo sarebbero stati più efficaci.

Faccio pure fatica a trovare il terzo aggettivo, mmm…  banale: trama ovvia che se non viene data in mano agli americani si sgretola in sequenza di ovvietà.

A: Osservazione intrigante che mi era balenata tra i neuroni anche dopo aver letto le critiche scolpite con un'accetta a "Uomini che odiano le donne": ma se i diritti fossero stati assegnati DOPO l'evidenza del successo planetario di Stieg Larsson, e la produzione fosse stata a stelle e strisce, ne sarebbe uscito qualcosa di più efficace? Mi spingo oltre: cara V., improvvisati responsabile del cast con budget illimitato e assegna i ruoli di Lisbeth e di Kalle a chi vuoi, immaginando una produzione hollywoodiana!

V: Ammetto di essere stata accompagnata dal mio assistente che ha letto Larsson e guarda caso abbiamo proprio fatto questo giochino. Ecco il risultato:
Lisbeth: senza seno ok Noomi Rapace oppure Keira Knightley; con seno: Megan Fox su Harley (“abbinamento perfetto da passionalità carnale su serbatoio aerografato” ovviamente non l’ho detto io)
Kalle: Russell Crowe  (il personaggio a quanto ho inteso è simile a quello di State of Play)
Erika (la tardona): Sharon Stone (quella si che è una 50enne da capogiro che ti fa venire voglia di sedurre!)
Amica Asiatica: Lucy Liu
Il pugile: Vin Diesel
Regia: John Woo (quando la trama è debole si deve focalizzare su inseguimenti/ scazzottate etc e questi sarebbero stati moooolto ben confezionati da Woo)

A: Come sai bene, sono stato e rimango un fan dei libri di Stieg Larsson, uno di quelli che si lancia a intervalli regolari sul web con la speranza di scoprire che il quarto (ipotetico? mai realizzato?) romanzo Millennium sia stato dato alle stampe. Nella trilogia, e in "La ragazza che giocava con il fuoco" in particolare, la protagonista è più che mai Lisbeth Salander, un personaggio di cui si innamorano in maniera quasi carnale lettori e lettrici, senza distinzione. Ti prego, raccontami qualcosa della Lisbeth cinematografica...

V: hai ragione, questo episodio ruota intorno a Lei. L’unica attrice che recita un pochino.
Incongruenza rispetto al primo capitolo è il fatto che da spalla del giornalista è ora diventata protagonista. Problema, dato che il personaggio non è stato correttamente  sviluppato in precedenza, qui si fa una corsa al recupero chiedendo il supporto degli innumerevoli flashback  che permettono a chi non avesse visto il primo film di non farlo MAI (beati….), ma che hanno torturato noi sfortunelli che invece abbiamo commesso il peccato originale.
In questo capitolo, Lisbeth come al solito  ne prende tante ma tante che mi domando (e SPERO) che nel terzo episodio si scopra che è la nuova Terminator con in corpo delle nano macchine da urlo perché … beh così com’è, non è un cazzo convincente!

A: Qui devo fare un minimo di spoiler e farti una domanda precisa. All'inizio del secondo romanzo della trilogia, c'è un episodio su cui lettori, blogger, recensori si sono interrogati e divisi: Lisbeth fa una operazione di pura chirurgia estetica. Insomma, si fa aumentare il seno. A me questo scorcio di pretesa femminilità in un personaggio così volutamente asociale, lontano anche dagli standard di bellezza, era piaciuto. Conferiva ulteriore umanità, esprimeva una debolezza ulteriore, e altra profondità. Lo hanno portato in pellicola?

V: ottimo punto! Sei pronto?
Premessa: come ti scrissi qualche ora fa, l’incipit del film non si comprende. La montagna di soldi di Lisbeth sembra piovuta dal cielo e - cosa terribile-  l’unica immagine “rivelatrice”,  ossia quando Kalle apre la di lei posta, è scritta in svedese SENZA sottotitoli (!), quindi intuisci sia un estratto conto da 25mio di dollari ma non sai il perché….ora che mi è stato svelato l’arcano comprendo meglio e ti do una notizia: non si accenna neppure lontanamente al disagio di Lisbeth e ad una eventuale operazione di chirurgia estetica. Il film non si apre con una procace noomi, credo si  sia deciso di tralasciare il particolare che mi è parso di capire fosse fondamentale nel testo.

A: Il giornalista Mikael Blomkvist ha la stessa faccia da pirla che ho intuito nei trailer del primo film?

V: già già : - ) qui in una delle prime scene fa il casanova con una ultra cinquantenne, ben tenuta fin che vuoi ma pur sempre tardona è, ha sempre la sua bonzo-pancia da birra ben in vista sotto le sdrucido-magliette che indossa costantemente  e…tieniti forte …(novità) … ha una meravigliosa tinta fai da te color  prugna (basette escluse!). Insomma sembra che porti il parrucchino! Mi domando se il film fosse così low budget da non potersi permettere un parrucchiere, eccheccavolo…

A: Vorrei aggiungere qualcosa, ma il parrucchino mi ha steso e sono costretto a passare oltre. Mi chiedevo se consiglieresti la visione di "La ragazza che giocava con il fuoco", o se suggerisci decisamente di starci lontano...

V: Il film è lungo, senza trama, mal recitato: una gran perdita di tempo. Qualora fossi invece serio, consiglierei vivamente di non farci andare gli adolescenti perché i messaggi continuano a non piacermi...siamo umani non supereroi – nella realtà certe cose non si possono fare, non si debbono fare e qualora accadessero si soccomberebbe inesorabilmente! Continuo a credere che Larsson con questa trilogia volesse espiare una colpa e non eccellesse nella scrittura (attento, non voglio peccare di presunzione, probabilmente sarà stato ottimo giornalista, ma ciò non implica automaticamente che si sia ottimi romanzieri/ giallisti, o sbaglio?)

A: No, non sbagli del tutto, ma va anche detto che il livello qualitativo della trilogia non è costante: resto convinto che il primo libro sia - e di gran lunga - il migliore dei tre, anche da un punto di vista tecnico-giallistico (il restringimento dei possibili sospetti con l'artificio dell'accesso e uscita dall'isola bloccata da un incidente sul ponte è molto Sherlock e Poirot, per dire).
Per decretare una classifica sui film dovremo aspettare il terzo, ovviamente... se ne sa già qualcosa? No, tranquilla, non ti sto prenotando anche per il terzo episodio, eh, macchè, ma no, cosa mai vai a pensare...

V: Se ne so qualcosa???
Il film si è chiuso con la seguente scritta “il terzo episodio tratto dal romanzo La regina dei Castelli di Carta di S. Larsson sarà sugli schermi a primavera 2010” – sarebbe stato molto più dignitoso un to be continued…









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Di Admin (del 27/09/2009 @ 20:20:25, in Blog, linkato 597 volte)
Alzi il mouse chi non ha mai passato una ventina di minuti cercando il suo nome su Google. Se non fate Astrunfiaz di cognome, ci sono buone probabilità che il motore di ricerca più utilizzato dell'universo conosciuto restituisca risultati a tratti divertenti, ed in qualche occasione decisamente imbarazzanti. Io ho la fortuna di essere piuttosto presente sul web; fra forum, siti di fotografia, e naturalmente questa mia casetta virtuale, competo unicamente con un (direi IL) Alfonso d'Agostino, professore di filologia romanza qui a Milano.  Il che spiega, se non altro, le telefonate che ricevo di tanto in tanto per richieste di relazione tesi, ma non importa.

Tutto ciò mi è tornato alla mente mentre stavo sistemando l'ultimo scaffale di una delle mie librerie, quello dove si ammucchiano le riviste; non avendo a disposizione un superattico sono costretto a selezionare per non annegare nella carta stampata, e a indirizzare - con animo intriso di tristezza - vecchi numeri di "Internazionale" o di "Wired" verso il sacchettone della carta per il riciclo. Posto che nemmeno in queste occasioni mi so controllare, finisco per rileggerle comunque, e per ritagliare pagine particolarmente intriganti che possano essere magari argomento di un post. Poi i ritagli si accumulano eccetera eccetera eccetera, in un ciclo senza fine.

Oggi, e ritorniamo così all'argomento del post, mi è capitato tra le mani uno di questi ritagli. Racconta di Jim Killeen, uno che si è collegato a Google e ha digitato il suo nome. Ha trovato i suoi omonimi, ci ha pensato un po' su, e poi è partito con una telecamera in mano e li è andati a trovare, viaggiando per il mondo. Da un prete irlandese a un transessuale, da un poliziotto di New York ad un alto dirigente di una multinazionale, Jim ha provato a raccontarne le storie, ed il risultato è "Google Me", un bel documentario disponibile in DVD per una quindicina di dollari o su Youtube a questo indirizzo (è il suo canale ufficiale, non un invito alla pirateria).

Ieri mi sono perso in questi 96 minuti, godendomeli pienamente.

Vuoi vedere che nella tanto vituperata Rete, spesso descritta come regno di individui dalle più perverse ambiguità sessuali e di annunci civetta per carpire dati personali, si può soddisfare voglia di conoscenza e intessere rapporti umani importanti, senza necessariamente lanciarsi nella ricerca di chat senza registrazione?

Da una ricerca su Google a una ricerca di confronti con altri "te stesso". Mi sembra un bel messaggio con cui chiudere la settimana, e iniziarne una nuova.


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Di Admin (del 28/09/2009 @ 17:21:11, in Blog, linkato 977 volte)
Eccomi qui, lo ammetto: sono un microplayer. Uno di quelli che giocano ai tavoli bassi, che si esaltano se raddoppiano in un paio di mesi il misero bankroll di cui dispongono, e si collegano con curiosità ad un tavolo da 100 €, ma solo per provare a capire se si tratti proprio di un livello inarrivabile.

Probabilmente non potrò mai sedere al tavolo con Luca Pagano o Max Pescatori, e non concorrerò all'assegnazione di montagne di dollari o soggiorni premio a Las Vegas con ingresso al Rio; il fatto è che giocare on line mi piace proprio, e partecipare a tornei con buy-in basso mi consente di godermene qualcuno in più.

E' dall'alto (?) di questa vasta esperienza che mi sono accorto della prima e fondamentale differenza fra i tavoli delle poker room USA e quelli italiani: gli avatar.

Lo avrete notato anche voi, partecipando ad un qualsiasi sit'n'go su poker room italiane e internazionali: più o meno tutte consentono di scegliere una immagine che ci contraddistingua al tavolo, con le solite e lodevoli proibizioni: vietati dunque simboli politici e immagini vietate ai minori, permesse - con limitazioni variabili di sito in sito - immagini a rischio copyright come loghi celebri e brand affermati.

I giocatori americani prediligono decisamente immagini reali: moltissimi espongono tranquillamente una foto con il loro volto in puro stile Facebook, causando - in uno dotato di fantasia come me - delle immediate associazioni faccia-stile di gioco. Da uno che si fa ritrarre con il sigaro in bocca e un cappello da cowboy ti aspetti un gioco aggressivo, mentre il padre di famiglia con neonato orgogliosamente esposto in braccio tenderà inesorabilmente ad uno stile di gioco più chiuso. Naturalmente non è per nulla vero, ma vuoi mettere foldare due ganci dopo un re-raise rassicurandoti da solo ("quello ha il neonato in braccio, se rilancia ha come minimo due assi")? Fa bene al morale.

In Italia la dominante comune è una sola: posto che non può presentarsi con una bionda con due bocce da premio miss maglietta bagnata, cosa potrà mai scegliere l'utente italiano? Esatto: il logo della squadra del cuore.

Vi sfido ad iscrivervi ad un qualunque tavolo da nove e a non trovare almeno tre giocatori che dichiarino la propria fede calcistica nell'avatar. E' praticamente impossibile. La conseguenza è spesso una chat di gioco... ehm... diciamo colorita, spesso legata all'altalente divenire dei risultati dei nostri campionati di calcio. Ricordo almeno una decina di occasioni in cui un player che esponeva avatar significativamente juventino e che ritardava nella scelta check-bet-raise veniva apostrofato con un elegante "Gobbo, muoviti", a cui seguiva l'inevitabile scazzottata virtuale.

Non che gli avatar con cui ci misuriamo debbano influenzare il nostro stile di gioco. Ma siamo proprio sicuri - meditavo qualche giorno fa durante un tavolo eliminatorio - che dietro all'adorabile brunetta sorridente che nessuno vuole mandare in all-in non si stia nascondendo un corpulento camionista pesarese, pronto ad approfittare dei nostri gesti da galantuomini piazzando una mortifera mano decisiva?
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Di Admin (del 29/09/2009 @ 14:06:46, in Libri - Recensioni, linkato 1625 volte)


"Protagonista: agg., s.m. e f., che, chi sostiene la parte principale in un’opera teatrale, cinematografica, narrativa e sim.."

Il protagonista dei gialli di Markaris è un umanissimo commissario della polizia greca, che si fa scarrozzare da una parte all'altra di una trafficata Atene, conta le dracme con cui arrivare a fine mese, vive un matrimonio stanco con una moglie inchiodata davanti alle telenovelas. E, unica ma splendida particolarità, apre pagine a caso del suo prezioso dizionario e le interpreta quasi fossero tarocchi, specchiando la sua quotidianità nei lemmi che il volume gli regala. E' per una sorta di omaggio, quindi, che questa recensione si apre con una definizione da dizionario e ne sarà intervallata, di tanto in tanto.

"Umanità: s.f.inv., capacità di comprendere e condividere i sentimenti degli altri"

Un personaggio umano, si diceva. Ogni tanto se ne sente il bisogno, effettivamente. Bisogno di uno come te, che si incazza il giusto, non resiste ad un sopruso ma che tenta anche di cavalcare i suoi tempi, lontano da ogni idealismo. Uno che risponde male, ma che si gestisce il capo, accontentandolo a piccoli sorsi con leggere furbizie, vivendo una storia così simile a quella che ci circonda.

"Sensazionalismo: s.m. tendenza di alcune riviste e quotidiani a diffondere notizie di notevole presa sul pubblico, esagerandole in modo eccessivo per colpire l’attenzione dei lettori e aumentare di conseguenza le vendite; mania di stupire, in ogni occasione, il pubblico"

In questa sua prima avventura, e il titolo "Ultime della notte" è felicemente azzeccato, il commissario Kostas Charitos si trova ad indagare su un omicidio eccellente: la morte di una affermata cronista della televisione greca è il pretesto per intrecciare una trama in cui lo scoop a tutti i costi, il gossip malevolo, la demolizione scientifica dell'immagine di una qualunque persona sono davvero protagonisti. E l'omicidio, avvenuto in uno studio televisivo, fa emergere dapprima sporche rivalità senza scrupolo, e nel corso della storia un racconto di traffici inumani e facili corruzioni.

"Considerazione: s.f., osservazione, riflessione: es. ognuno espose le proprie considerazioni"

Pensieri personali: sicuramente una lettura avvincente, ed altrettanto certamente un personaggio di cui innamorarsi, tanto da aver già posizionato sul comodino il secondo romanzo ed essermi felicitato per l'uscita di una ulteriore avventura ("La balia", appena dato alle stampe ed ambientato - e la cosa mi incuriosisce assai - ad Istanbul).

Permane, anche durante la lettura di "Difesa a zona", una mia personalissima e cronica difficoltà nel memorizzare i nomi greci dei personaggi. Ho risolto con piccoli appunti a matita su un post-it e, soprattutto, ribattezzando mentalmente i principali protagonisti...

(n.d.a.: le definizioni sono tratte dal De Mauro Paravia, disponibile su Demauroparavia.it)
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Di Admin (del 30/09/2009 @ 16:17:05, in Browser game, linkato 1306 volte)
Qualche aggiornamento sparso dal gioioso mondo dei browser game.

Hattrick

Nei forum e sui siti dedicati al più giocato manageriale di calcio online si discute da sempre di "random"; l'nsieme di regole matematiche che determina il risultato di una partita è studiato da anni, ma i risultati a sorpresa sono sempre dietro l'angolo, e costituisce - diciamolo - parte del fascino realistico di questo gioco. D'altra parte, capita anche nella realtà che il Bari vada a pareggiare a S.Siro dominando contro il Milan, nonostante i valori tecnici preventivabili alla vigilia.

Questa caratteristica capace di far saltare di tanto in tanto ogni previsione finisce per essere assunta nei forum a vera divinità (il "dio random", appunto( da maledire quando le cose vanno male e a cui appellarsi quando si approssima lo scontro con la capolista, molto più attrezzata di noi. Cercare di "controllare" il random è la massima ambizione di ogni manager di Hattrick: nelle ultime settimane, si sta discutendo di una forma di limitazione che sembra prendere piede.

Fra gli aspetti più devastanti del random c'è infatti la questione infortuni: pur mantenendo allenamenti e resistenza invariati, e rosa immutata, nascono stagioni in cui non ti spacca nessuno neanche a cannonate e altre in cui ad ogni incontro il tuo giocatore più forte finisce azzoppato, a volte irrimediabilmente. L'analisi condotta da alcuni volenterosi parte dal presupposto che i programmatori abbiano impostato un limite massimo di infortunati, per impedire al fato avverso di accanirsi su una squadra: l'idea è quindi quella di comprare sul mercato giocatori molto anziani e già pesantemente infortunati, in modo da rendere la propria rosa "artificiosamente" minata da infortuni e preservare i titolari. E' troppo presto per poter affermare se stia funzionando o meno, di certo l'investimento economico necessario non è troppo oneroso...

MyCity Facebook - Nuovo cittadino e problemi vari...

Mycity si è finalmente arricchita di un nuovo cittadino: il bodybuilder.
Iniziativa lodevole, anche se rimpiangiamo un po' l'occasione persa: implementare uno dei cittadini proposti dalla community nell'area di discussione del gioco avrebbe rallegrato tutti un po' di più.

Come da consolidata tradizione, vi segnalo i valori necessari per poterlo ospitare tra le mura cittadine, che sono i seguenti:

Workforce ≥ 300
Culture ≥ 200
Health ≤ 200

E, sempre dall'area discussioni, faccio mia una richiesta e la faccio rimbalzare fino a qui: ridateci la classifica nazionale!. Da almeno tre settimane la pagina del network nazionale risulta inesistente, ed è un po' una tristezza. Non che ci fossero premi in palio o chissà che altro, ma potersi vantare di essere entrato nella top 100 del proprio paese era divertente, uffa.


eRepublik - Guida
Anche in un browser game così palesemente vicino alla Real Life come erepublik, l'orientamento politico dovrebbe restare distante dagli interessi collettivi.

Ho accolto con favore la formazione del nuovo governo, e delle iniziative che sono state messe in campo per superare la grave crisi economica seguita all'occupazione croata delle nostre istituzioni.

Fra le tante, una che mi sento di segnalare con piacere è la preparazione di una guida per i nuovi giocatori, con una serie di utilissimi consigli (non definiamoli "trucchi") per chi si appresta a diventare un cittadino dell'e-Italia, o lo è appena diventato. La trovate qui: I tuoi primi giorni su Erepublik

L'invito che gli e-italiani lanciano è sempre quello: "andiamo e moltiplichiamoci". C'è sempre un gran bisogno di nuovi cittadini: se posso esservi utile mi trovate qui

Anticipazione
Restate sintonizzati: voci di corridoio che rimbalzano lungo i muri della redazione (?) sostengono che l'editore (?) si sia impegnato a spedire un inviato davvero molto speciale nel dorato mondo di Farmville, un browser game made in Facebook in rapissima ascesa. Semi di frumento, consigli per la coltivazione, sporchi trucchi per rendere la propria farm più produttiva, visti con l'occhio curioso di un nostro amico colto (<-- sì, è un doppio senso voluto, che ci posso fare?)
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Di Admin (del 01/10/2009 @ 23:25:06, in Libri - Recensioni, linkato 2816 volte)


Quando ero piccolo tornavo a casa da scuola e guardavo "Forum". C'era Santo Licheri nel ruolo del giudice saggio e stupito, e due tizi che giravano tra il pubblico con dei piatti poco prima della sentenza. Ogni spettatore aveva un sasso e sceglieva in quale piatto inserirlo, e una volta posizionati sulla bilancia, il numero di voti e la legge di gravità sancivano la vittoria popolare di uno dei due contendenti.

Poi arrivava il giudice e regolarmente dava ragione all'altro; deve essere stato così che ho iniziato ad avere, alla tenera età di otto anni, qualche dubbio sulla magistratura.

Poi diventi grande, ti iscrivi ad Anobii, leggi un libro e devi assegnargli da una a quattro stelline. Fermi tutti. Così, senza sassi, bilancia, Rita Dalla Chiesa?

Allora facciamo che ho appena finito "Il principe della Nebbia" di Carlos Ruiz Zafon, e che devo posizionare i sassi. Vediamo un po'.

Sassolini nel piatto "Da leggere":
- (sasso da un chilo): sarà banale, ma Ruiz Zafon "sa scrivere", intendendo in questa definizione così generica la capacità di catturare il lettore, trascinarlo nelle spire di una storia, costringerlo a dimenticare una commissione incombente e legarlo alla sedie/divano/letto.

- (sasso da sette etti): il romanzo è ambientato in una cittadina marina, affrancando finalmente Zafon dall'impressione di essere uno scrittore eccessivamente legato ad una sola dimensione spaziale, cittadina e barcellonese in particolare.

- (sasso da due etti e mezzo): la definizione dei personaggi e la descrizione deii loro rapporti mi convince sempre un bel po'; non è immadiata, nemmeno in questo caso, l'identificazione del "protagonista", lo sono forse molto di più le dinamiche relazionali. E a me piace.

Sospiro, guardo il piatto della bilancia marcato "Evitare", e ci aggiungo:

- (sassolino da cinquanta grammi): posso condividere sommessamente l'impressione che le nostre case editrici si stiano scannando per dare alle stampe qualunque scritto di Ruiz Zafon? Questo racconto lungo è del 1993, evidentemente si cavalca l'onda di quel gran bel libro che è l'"Ombra del vento".

- (sasso da trecento grammi): è una mia deviazione, lo so. Ma la deriva fantascientifica-onirica non mi fa impazzire, e mi ha strappato uno sbuffo perchè mi auguravo che la trama di evolvesse in una direzione meno fragile.

Riassumo: il piatto più pesante consiglia comunque di dedicare qualche ora a questo testo. E di stelline ne piazzo due, e via così.
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Di Admin (del 02/10/2009 @ 23:21:44, in Blog, linkato 800 volte)
Oggi fa una settimana esatta che ho questo post sul gozzo. E' che le situazioni in cui ci si possa sentire "ricchi" sono ormai limitatissime.

Escludiamo immediatamente la temutissima schermata "Visualizza saldo" del bancomat: dopo aver osservato la mia espressione riflessa da puro "urlo munchiano" in quella occasione, ho pensato che, se non fosse per le restrittive leggi in materia, mi apposterei davanti ad uno sportello automatico con la reflex in mano, pronto a immortalare le espressioni terree e la precipitazione delle gote.

Ce ne rimangono un paio: si compra un gratta e vinci e non lo si scartavetra per due ore, sfiorandolo di tanto in tanto nella tasca cercando di convincersi che sia la volta buona; oppure ci si scaraventa a giocare la schedina del Superenalotto, e si attende con rassegnata pazienza l'estrazione, ipotizzando "si, ma se vinco 60 milioni di euro..." e immaginandosi mentre sei a centrocampo al Rocco e stai presentando ad una moltitudine di tifosi alabardati il piccolo Messi che bacia la maglia e promette di portarci in Cempions Lig.

In quei momenti provo ad assaporare la ricchezza; in quelli, e in un altro che mi è capitato giusto venerdì scorso.

Faccio la spesa fischiettando, svolazzando allegro fra il reparto surgelati (riempito mezzo carrello) e la rosticceria interna piatti-del-giorno-già-pronti (riempita l'altra metà).

Vado alla cassa, pago, mi concedo un luogo comune ("casso, prima dell'euro con 50 sacchi riempivi il baule di una station wagon"), saluto, esco. E mentre aspetto il semaforo, metto via lo scontrino e realizzo che ho accumulato un saldo di 7000 e rotti punti. Ci penso un attimo, e realizzo che in effetti ho visto la successione di sei o sette cataloghi premio (arrivano a casa per posta) senza degnarli di uno sguardo, quindi sono almeno quattro anni che non li tramuto in premi.

Ecco, per un paio di minuti me lo sento: sono ricco.

Arrivo a casa, scartabello fra i vari ripiani delle librerie cercando il prestigioso "Catalogo premi". Naturalmente ne trovo almeno due abbondantemente scaduti, lascio sfuggire una parolaccia, poi tra due riviste di fotografia spunta quello "prorogato fino al dicembre 2010".

Accendo una sigaretta, mi siedo sul divano, sfoglio. Mi preparo mentalmente a poter scegliere fra un catamarano di sedici metri e una vacanza di sette mesi a Bora-Bora. Accarezzo per un attimo l'ipotesi di accaparrarmi una Bentley e venderla su Ebay. Ripasso mentalmente i miei contatti domandandomi a chi potrò vendere il Modigliani.

Realizzo che ho diritto ad un raccogli-briciole elettrico, oppure ad un prestigioso set di tovaglia e tovaglioli, o di poter ordinare una splendida bilancia pesapersone, pile escluse.

Fermi tutti. Ma come? Mi rivedo mentre, settimane o mesi fa, seleziono il Mais Bonduelle ("costa un fracco di più ma mi danno 20 punti"). O mentre accendo un mutuo per un trancio di pescespada ("puttanaccia, son 50 punti in regalo!"). O quella volta che ho trascinato le membra febbricitanti fino al mio super ("potrei farmi mandare la spesa da Internet, ma così almeno accumulo i punti").

Il colpo di grazia è la radiosveglia, che posso assicurarmi se aggiungo ai punti 29-euro-e-novanta. Ma come, ho visto le cassiere invecchiare, festeggiato il matrimonio del capoarea e osservato che l'omino del pesce stava ingrassando, siamo una grande famiglia, e mi chiedete altri 30 euro per farmi svegliare dalla voce di Titti che pigola "Alzati! Mi è semblato di vedele un gatto"?

Grazie al cielo, almeno una bella pensata l'hanno avuta: puoi scaricare i punti per finanziare le attività di organizzazioni non governative che provvedono all'apertura di nuovi pozzi in villaggi africani. Avevo temuto di dover abbandonare l'idea di sentirmi ricco, dare un piccolo, insignificante contributo in quella direzione è più che qualcosa.
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