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 Solitudine... di Admin
 
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Voglio sentire tutti in una volta i nodi con cui sono stato legato al mondo, ogni volta che la mia vita si e' incrociata con un'altra. Crollare a terra sotto questo felice groviglio

Stefano Benni
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 22/08/2010 @ 23:05:39, in Sport, linkato 634 volte)
OK, l'Albinoleffe ha avuto qualche palla gol in più (tipo una decina).

OK, abbiamo pareggiato con un grazioso regalo di un difensore bergamasco.

Ma a me questa Triestina non è dispiaciuta del tutto: nel primo tempo in particolare, la manovra si sviluppava bene, si lavorava con convinzione sulle corsie laterali e - soprattutto - sono scomparsi quasi del tutto quei "lancia lungo e speremo ben" che l'anno passato avrebbe corrotto anche la pazienza di un monaco francescano.

Note positive e negative insieme, come sempre alla prima giornata di campionato: là davanti mi è piaciuto subito Marchi, generosissimo, uno di quegli attaccanti con i piedi un po' squadrati ma che si sbattono, sbracciano, inseguono, pressano. A centrocampo Lunardini ragiona (non a velocità stratosferica, vero, e da un suo controllo mancato è nato il contropiede del gol dell'Albinoleffe) e Matute ci mette il coraggio, con i limiti tecnici che emergono con l'andar del tempo. Dietro si trema ancora un bel po', e temo che se non arriva un buon centrale entro fine agosto avremo di che soffrire.


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Di Admin (del 22/08/2010 @ 17:54:04, in Fotografia, linkato 3854 volte)
Questa è, insieme, la storia di un fotografo e la storia di una fotografia.

Lee Friedlander è uno di quei personaggi che hanno segnato la storia della fotografia: la sua cifra stilistica è contrassegnata da quella che egli stesso definì "American social landscape", un insieme di paesaggi, nature morte, ritratti ambientati che volevano raccontare l'anima dell'America più profonda, lontana dalle luci delle grandi città metropolitane. Un artista capace di influenzare generazioni di fotografi, e capace di produrre creatività anche dopo l'insorgere dell'artrite e la conseguente limitazione nei movimenti: Friedlander pubblicò anche un libro di fotografie scattate prima e dopo l'operazione di sostituzione del ginocchio.

Insomma, date una occhiata alla sezione di "Masters of Photography" che gli è stata dedicata perchè ne vale la pena.

In tutto questo - ed eccoci alla storia di una fotografia - Friedlander è diventato celebre per una serie di scatti di nudi realizzati nel 1979: nudi in bianco e nero, per i quali l'allora piuttosto indigente fotografo pattuì un compenso di 25$ con una ballerina. Quesgli stessi scatti furono pubblicati nel numero di settembre 1985 della rivista Playboy, e battuti all'asta da Christie's nel 2009 per più di 30.000 $ (se le aggiudicò un italiano, tra l'altro).

Già, perchè nel frattempo Friedlander era diventato un gran fotografo, e la ballerina si era trasformata in una celebratissima popstar: Madonna.




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Di Admin (del 22/08/2010 @ 10:26:16, in Libri - Recensioni, linkato 2553 volte)


Mmmmmmmm.

Non è mai una buona cosa quando una recensione inizia con "mmmmmmm". Vediamo di provare a sintetizzare elementi positivi ed altri che mi hanno lasciato perplesso nella lettura del  fenomeno editoriale estivo italiano.

Trama: francamente banalotta. La portata principale propone essenzialmente sulla storia dell'amicizia fra due ragazze tredicenni e l'insicurezza adolescenziale nell'affrontare il mondo, i sentimenti, il sesso. Come contorno, ci vengono serviti una serie di luoghi comuni piuttosto triti: violenza domestica, crisi economica, i giovani che tirano di cocaina prima della disco o del lavoro, un night che sembra la caricatura dei peggiori bar di Caracas. Sostanzialmente, non se ne sentiva la mancanza.

Personaggi: il focus principale è su Anna e Francesca, amiche per la pelle con accenni lesbo in almeno una delle due. Fin dalle prime pagine, la narrazione è quasi voyeuristica nella descrizione di corpi adolescenti in crescita, perfettamente scolpiti, e raggiunge il suo culmine in una scena di balletto-spogliarello all'interno di un bagno, con finestra agevolmente spalancata agli occhi dei vicini di casa. Attorno a loro, maschietti arrapati come scimmie bonobo, padri maneschi e/o sulla via della delinquenza, le amiche inguardabili ed ovviamente rose dall'invidia.

Ambientazione: non ho potuto fare a meno di seguire le polemiche scatenate dagli abitanti di Piombino dopo il successo del romanzo, ambientato in un ipotetico quartiere degradato della cittadina toscana. Ondate di indignazione per proclamare al mondo che la via Stalingrado descritta nel libro - con pattume sulle scale, siringhe abbandonate, tetri casermoni teatri di violenza - non esiste, e che la vera Piombino è differente. E qui mi tocca supportare la Avallone: ehi, ragazzi, è un romanzo, e in quanto tale l'autore-demiurgo può descrivere quello che è risulta più adatto alla narrazione. Bando agli isterismi.

Provo a chiudere con una venatura di speranza: è chiaro che questo libro è stato spinto decisamente da logiche editoriali e commerciali. Non se ne spiegherebbe gran parte del successo, in caso contrario: proviamo per un attimo a immaginare lo stesso testo pubblicato da una piccola casa editrice e scritto da una anonima sessantaduenne pesarese... Ma la Avallone è giovane, sa scrivere e ha un certo gusto per la parola (bagaglio, immagino, delle sue precedenti esperienze editoriali, indirizzate alla poesia). Dovesse provare a superare la sindrome del successo a tutti i costi e delle ambientazioni facili simil-mocciane, sono convinto che possa essere una buona scoperta per il futuro.
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Di Admin (del 21/08/2010 @ 21:12:34, in Classifiche, linkato 1916 volte)
Qualche novità c'è, spinta forse dagli ombrelloni estivi, ma podio ancora invariato e sempre popolato da finalisti di Premio Strega 2010 e accoppiate di ottimi giallisti.



Posizione n. 10 - “Il tempo che vorrei”, di Volo, Mondadori editore

Fabio Volo plana sulla classifica dei libri più letti con la sua ultima opera, datata 2009. Mi fa piacere: ho goduto della lettura di "E' una vita che ti aspetto", libro forse senza pretese ma invidiabilmente vero.




Posizione n. 9 - “Il palazzo della mezzanotte”, di Zafon, Mondadori editore
Ne avevo festeggiato l'uscita dalla classifica qualche settimana fa, e ce lo ritroviamo di nuovo qui. Ahimè.ò Da evitare.



Posizione n. 8 - “Non esiste saggezza”, di Carofiglio, Rizzoli editore
Ancora fra i dieci più venduti della settimana la raccolta di racconti - per la maggior parte già dati alle stampe - di Carofiglio. Se non avete passato mesi a spulciare riviste online ed ebay alla ricerca di qualsiasi cosa abbia scritto, ne vale la pena. In caso contrario, rischiate seriamente di innervosirvi






Posizione n. 7 - “La caccia al tesoro”, di Camilleri, Sellerio editore
l'ultimo romanzo con protagonista il commissario Montalbano continua a scivolare e precipita al settimo posto.





Posizione n. 6 - “Caterina. Diario di un padre nella tempesta”, di Socci, Rizzoli editore
La storia della figlia ventiquattrenne dell'autore, il giornalista e scrittore Antonio Socci, in coma per un arresto cardiaco, e della sua rinascita. Ammetto di non essere intrigato da queste storie, ma ne comprendo il successo






Posizione n. 5 - “Un giorno”, di Nicholls, Neri Pozza editore
Ma perchè, perchè, perchè sei ancora in classifica?






Posizione n. 4 - “L'ultima riga delle favole”, di Gramellini, Longanesi editore
A questo punto mi sorge un dubbio: ma non è che la melensa quarta di copertina e il trufinissimo sottotitolo non rendono giustizia?





Posizione n. 3 - “Canale Mussolini”, di Pennacchi, Mondadori editore
L'ultimo romanzo di Pennacchi che si è aggiudicato - fra molte polemiche - l'ultimo premio Strega mantiene il terzo posto in classifica. Io lo leggerò a sei mesi di distanza, cercando come al solito di mettere del tempo fra l'attribuzione di un premio letterario e la lettura.






Posizione n. 2 - “Acciaio”, di Avallone, Rizzoli editore
Nella classifica delle vendite la seconda classificata allo Strega supera Pennacchi; considerato che è. Domani ne pubblico recensione.






Posizione n. 1 - “Acqua in bocca”, di Camilleri e Lucarelli, Minimum Fax editore
Resiste l'accoppiata Lucarerelli-Camilleri. Piaccia o no, manierismo o vera collaborazione, è un libro che a me è piaciuto, a prescindere dall'affetto per entrambi gli autori.




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Di Admin (del 20/08/2010 @ 21:39:17, in Blog, linkato 1316 volte)
Sono rientrato dalla passeggiata (passeggiatona) pomeridiana, e nel corso degli ultimi cento passi mi stavo domandando cosa mai avrei postato questa sera.

Indeciso fra una (ennesima) recensione letteraria e un pezzo intitolato "Ma chi decide dove piazzare i bancomat esce diplomato da un corso di sadismo?" - in preparazione da un po' - ho acceso iBook e scaricato la posta e... TAC... eccola qui la storia da raccontare oggi.

Mi scrive C****:

"ciao ho chattato qsta mattina con browserina ke mi ha detto ke dovevo kiedere a te la sua foto. Io nn so xkè non me la poteva dare lei forse nn le ha nel picci. Me la puoi spedire entro domani mattina ke poi provo a chattare ancora kn lei?"

L'ho riletta un paio di volte. La prima volta per tradurla in italiano (ho provato con Google Translator ma non ho ottenuto risultati apprezzati nemmeno selezionando il dialetto Qu - cit. The Interpreter), la seconda per provare a recepirne il significato profondo.

Capirete quanto fossi perplesso, anche perchè custodisco un solo autoritratto scattato da browserina, peraltro sfuocato (la ragazza sta alla fotografia come io sto alla fisica termonucleare). Sono entrato in (su?) msn e - botta di culo, per una volta - browserina era online.

Alf>Ciao! Ti inoltro una mail più strana delle altre
Browserina>si ma veloce che sto studiando

Con un certo senso di colpa - per l'interruzione, mica per altro .- Inoltro la mail e attendo una replica. Che arriva sotto forma di messaggio su msn:

Browserina>Primo: questa mattina non sono entrata in chat perchè stavo studiando
Browserina>Secondo: mi sei antipatico ma non fino al punto di farti scrivere da un torturatore dell'italica lingua. So che ci tieni.
Browserina>Terzo: questa mattina non sono entrata in chat perchè stavo studiando
Browserina>Quarto: ti saluto che sto studiando. Ti autorizzo a mandargli una foto di Rosy Bindi, se vuoi.

Non ho inviato alcun allegato ma replicato serenamente a C***** che browserina non aveva autorizzato alcun invio di foto, e che - peraltro - sarebbe perfettamente in grado di gestirsele in autonomia.

Poi mi son fatto un paio di domande e ho pensato che le possibilità sono:

- qualcuno è entrato in una di quelle chat gratuite in cui non è necessaria iscrizione utilizzando browserina come nick. Il che la rende famosa e le fa assegnare immediatamente il titolo di "Nick che vanta il maggior numero di tentativi di imitazione".

- il povero C***** cercava solo qualche immagine di carne fresca, cosa che faccio immediatamente: seguono le immagini realizzate per il calendario della Eizo, compagnia giapponese che ha scelto questa strada per promuovere in Europa i suoi macchinari radiologici:






Oh, C*****, scusami,ma più nude di così davvero non le trovavo.
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Di Admin (del 19/08/2010 @ 12:49:36, in Libri - Recensioni, linkato 2358 volte)


Lo sapevo io: "Lo specchio di Dio" ha dato una svolta, e sono in serie positiva da almeno 3 libri.

Cosciente del fatto che - con ogni probabilità - sarà "Acciaio" a interrompere questo filotto di ottime letture, mi prendo il tempo per consigliare un libro che non è recente, è piuttosto famoso ed ha il merito di aver ridato fiato ad un vero e proprio filone narrativo: "La svastica sul sole" di quel gran genio di Philip K. Dick.

Si tratta di un romanzo che è citato in tutti i testi che esplorino storia e diffusione delle cosiddette "ucronie": racconti, cioè, che ipotizzino uno svolgimento degli eventi storici differenti da quelli realmente accaduti, e ne provano a tracciare le conseguenze.

Seguendo questa matrice, Dick immagina un mondo parallelo in cui l'Asse abbia trionfato nella Seconda Guerra Mondiale, dividendo di fatto gli Stati Uniti in tre parti: una relativamente indipendente, una sotto il diretto controllo tedesco ed uno asservito al Giappone imperiale. I protagonisti del libro  - due quelli fondamentali, ma il testo è arricchito da personaggi di spessore notevole e che si fatica a definire minori - si muovono in questa realtà completamente totalitaria, in cui finiscono per contrapporsi due tipologie di controllo assoluto: quella più spietata - ovviamente tedesca, con contorno di leggi razziali e campi di concentramento - e quella, più sottile ma ugualmente persuasiva, esercitata dai nipponici.

In questo contesto, è affascinante notare come Dick abbia inserito un elemento "meta-letterario" interessantissimo: nel romanzo è infatti descritta la maniera clandestina in cui circola un testo di storia alternativa, che vorrebbe gli USA e alleati essere usciti vincitori dal secondo conflitto mondiale...

E' un gioco continuo che richiama le pellicole fotografiche, il "negativo" e "positivo" dei rullini di una volta. E per mantenere la metafora fotografica - mi piace tanto : - ) - il merito più assoluto che attribuisco a Dick è quello di aver immaginato sì un mondo dai destini così alternativi, ma senza descrivere scenari di guerra o apocalittici scontri armati: il focus rimane sempre decisamente puntato sulle persone, viste nella loro semplice quotidianità, fra qualche dramma e più semplici tentativi di sopravvivenza.

Insomma, se state pensando a "Fatherland" di Robert Harris (stesso contesto fantastorico e buon giallo, per carità), preparatevi a qualcosa di differente e, a mio modo di vedere, decisamente superiore.
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Di Admin (del 18/08/2010 @ 12:10:15, in Libri - Recensioni, linkato 964 volte)



Ci sono libri in cui si avverte tutta la fatica dell'autore: "In terra consacrata" rivela, in ognuna delle sue appassionanti pagine, l'attività di ricerca, i ritagli di giornali, le nottate passate alla ricerca di informazioni su alcuni dei più controversi episodi della storia d'Italia. A noi profani, abituati a immaginare gli scrittori come personaggi seraficamente in attesa dell'ispirazione, a volte sfugge questo particolare su cui - mi par di ricordare - amava insistere Giorgio Scerbanenco:  scrivere è una dannata fatica, fatta di tentativi, fogli (oggi files) da cestinare, stille di sudore freddo davanti ad una pagina (monitor) bianca. E, come in questo caso, gran ricerca.

Alla base del romanzo la misteriosa scomparsa della figlia di un funzionario minore del Vaticano: l'ispirazione ad uno dei fatti di cronaca più misteriosi degli ultimi cinquanta anni - il rapimento di Emanuela Orlandi - è evidente, come lo sono i riferimenti al "suicidio" di Calvi e alla Banda della Magliana resa celebre da De Cataldo; ed è una ispirazione a cui Barbàra attinge per dare vita ad una trama divorante, che non consente distrazioni e accompagna il lettore pagina dopo pagina senza abbandonarsi mai a facili colpi di scena o a espedienti di carattere visual-cinematografico. Un merito in più attribuito da chi scrivi, che difficilmente digerisce thriller o noir ricchi di espedienti quasi televisivi.

Altrettanto curati e assolutamente intriganti i personaggi delineati da Barbàra, dai due protagonisti alla squadra di poliziotti e magistrati, uno dei quali in pensione dopo essersi dedicato al caso "Orlandi" per un quarto di secolo. A mio modo di vedere, spicca su tutti Valeria che ha, nelle sue evidenti complessità e nella sua storia travagliata, una profondità sconcertante e che finisce per renderla quasi indimenticabile.

Insomma, uno di quei romanzi ti costringe a giocare con il cambio: inizi a divorarlo a velocità impensabile, dimentico delle ore che stanno passando, per poi accorgerti che stai precipitando verso il momento in cui ti abbandonerà, e rallenti per non restare troppo da solo...
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Di Admin (del 16/08/2010 @ 22:06:36, in What the duck!, linkato 742 volte)
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Di Admin (del 16/08/2010 @ 10:06:00, in Browserina - Storie di chat, linkato 1259 volte)
E' colpa mia: mi son lasciato trascinare da altri impegni e il nuovo contributo di Browserina è rimasta colpevolmente nel mio mailbox per troppi giorni.

Sollecitato da un gradevole SMS, mi sono messo al lavoro immediatamente: il cappello introduttivo serviva per scusarmi con brow e, prevenendo possibili critiche, sottolineare che il fatto di non aver oscurato un nick era dettato da pure ragioni editoriali che comprenderete, ed è concordato con l'autrice.

Browserina: a te!
Alf




Cari i miei lettori, oggi si racconta per categorie. Scegliere pure il vostro preferito e segnalatemelo nei commenti!

Iniziamo con: IL BUCOLICO





e proseguiamo immediatamente con: L'OMERICO (il nick non è oscurato per ragioni mitologiche)






Ecco a voi adesso il SONNAMBULO



per poi passare al - piuttosto diffuso - BANALE (uomini, imparate, vi prego, non ne possiamo più delle stesse domande in chat!)




E chiudiamo con il FENOMENO NATURALE




Allora, sono davvera ansiosa di sapere cosa ne pensate per cui... orsù, commento libero! Per questa volta garantisco addirittura la mia presenza nei commenti!
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Di Admin (del 15/08/2010 @ 20:58:56, in Libri - Recensioni, linkato 915 volte)



Capita, raramente ma capita, di scoprire uno scrittore nel momento migliore. E capita di voler far passare del tempo per metabolizzare la cosa prima di volerla diffondere.

Un po' di tempo fa mi ero perso in un saggio dei Wu Ming intitolato "New Italian Epic". Gli autori sono soliti rendere disponibili i loro testi su web (http://www.carmillaonline.com/archives/2008/09/002775.html) e devo esserci capitato sopra subito dopo aver letto "Nelle mani giuste" di De Cataldo. ricordo una nottata intera passata a leggere e prendere appunti, perché in quel saggio trovavo tutte le motivazioni che mi avevano portato a ricercare un certo tipo di letteratura italiana contemporanea in libreria: testi che tracciassero rivoluzioni romanzate della storia del nostro paese o ne ipotizzassero un futuro, in un filone che avevo scoperto con gli stessi Wu Ming e Giuseppe Genna.

Uscii da quella nottata con un paio di occhiaie da giustificare al lavoro (naturalmente vantando conquiste esotiche) ed una serie di nomi e di titoli appuntati sulla Moleskine. Passaggio obbligato in Feltrinelli a tarda serata, e salto triplo per atterrare su "Confine di Stato", di Simone Sarasso.

Mi accorsi che si trattava   e s a t t a m e n t e   di quello che cercavo per un paio di particolari: il primo fu che - trovato miracolosamente posto in metrò a Duomo e iniziato a leggere - sollevai la testa per accorgermi che mi trovavo a Sesto F.S., che avevo bucato la mia fermata di almeno sei o sette e che ero pure passabile di multa, avendo superato il confine urbano della linea rossa.

Il secondo fu che - nonostante la notte in bianco passata in Rete - mi distesi sul letto dopo la cena e continuai a leggere senza fermarmi e senza che il sonno potesse minimamente avanzare alcuna pretesa: "Confine di Stato" mi aveva completamente rapito.

E' passato un po' di tempo, e di Sarasso ho potuto apprezzare anche "Settanta" e "United We Stand" - splendida graphic novel, tra l'altro: finirò per parlarne prima o poi qui sul blog ed anche su Anobii. Ma complice un agosto piovoso e delle mensole quasi vuote, ieri ho ripreso in mano proprio "Confine di Stato", e ho ritrovato la stessa identica magia che mi aveva conquistato alla prima lettura.

Sarasso disegna una storia d'Italia del secondo dopoguerra che ha il fascino dell'autenticità pur senza scostarsi mai dal suo essere finzione: è una dote rarissima, che ho riscontrato soltanto in alcune "storiche" ucronie, ma che all'autore riesce perfettamente. La trama procede spedita tra personaggi difficili da dimenticare - anche per i richiami storici, naturalmente - e momenti di pura cinematografia che catturano improvvisamente: uno stile di scrittura asciutto eppure non povero o essenziale indirizzano verso un finale che apre spunti di riflessione, idee, voglia di saperne di più. In tutto questo l'autore cita, non scimmiotta, testi come "Grande Madre Rossa", con una misura che gli invidio.

Mi rendo conto che non è una novità editoriale, ma trasformatelo in un consiglio: ne vale davvero, davvero, davvero la pena.
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