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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Vi svelerò un segreto: la maratona durante il fine settimana aveva lo scopo di farci respirare durante i giorni lavorativi, quindi il nostro lunedì è stato mooolto più tranquillo: solo una retrospettiva ed una abbondante ora di cortometraggi ;) La retrospettiva principale di quest’anno è dedicata alla filmografia di Jim Jarmusch (NB mercoledì 15 alle 20.15 verrà proiettato in anteprima il suo ultimo lavoro). Autore statunitense apprezzatissimo dalla critica, tra il grande pubblico ottiene invece consensi altalenanti a seconda dell’epoca storica. Dando una rapida scorta alla sua biografia online, ho infine scoperto il motivo: voi spedereste un anno accademico facendo ricerche su André Breton ed il surrealismo? Bene, lui l’ha fatto! Comunque, Stranger than Paradise è stato il suo primo lungometraggio (del lontano ma non più di tanto 1984) quindi mi pareva molto in linea col Festival e, ammettiamolo, la curiosità era tanta! In breve: opera in tre atti, in origine pensata (e creata) come corto, realizzata in bianco e nero sulla pellicola avanzata (e regalata) da W. Wenders. Altra particolarità è la musica che proviene sempre da mangiacassette, radio, televisione presenti sulla scena e mai come “colonna sonora”. La storia, secondo lo stesso regista, “is a story about America, as seen through the eyes of ‘strangers’. It’s a story about exile (both from one’s country and oneself), and about connections that are just barely missed.” Con fine umorismo secondo alcuni, noiosa anzi banale secondo altri (Anne Billson del Sunday Telegraph la definì: “So cool that it leaves me cold"), ricca di citazioni (ma è pur sempre un’opera prima), questa black comedy, recitata da attori non professionisti, si presenta amara, retrò, ritmata e talvolta comica quindi tutto sommato non mi è parsa tanto male.
Di Admin (del 16/09/2010 @ 22:05:18, in Blog, linkato 872 volte)
Come ho già raccontato, avere un sito e monitorarne gli accessi è praticamente una cosa sola; e se il numero di pagine viste e i commenti dei visitatori sono - se in crescita - una gran bella soddisfazione, a volte lascia perplessi accorgersi di quanto siano strane le ricerche con cui si approda al mio spazio virtuale da Google e simili. No, perchè alcune delle chiavi di ricerca sono davvero preoccupanti: che cosa sta passando per la testa di questo qui? Poi ci sono ricerche che potrebbero sembrare completamente prive di significato, ma che devo immaginare contengano una chiave di interpretazione recondita: E ci troviamo a chiudere con una serie di ricerche che definirei monotematiche... Come vedrete, siamo visitati da amanti del porno tradizionale, di quello più avveniristico in 3D, e da appassionati di... uhm... specifiche un po' più amatoriali... Si, me lo sto chiedendo anche io: essere un bigolo è la variante hardcore di Essere John Malkovich?
E' stato come un amico che fa una improvvisata. Qualche settimana fa - mentre V. cercava pazientemente DVD per proseguire la campagna di acculturamento cinematografico del sottoscritto - mi sono fatto rapire dal Claudio Bisio in copertina de "La cura del Gorilla", protagonista lo scapestrato indagatore dato alle stampe da Sandrone Dazieri. (ottimo Bisio, peraltro, nell'interpretare entrambe le personalità del Gorilla, e memorabile scena del dialogo dei due davanti allo specchio) Terminare la visione e avere voglia di rileggere un paio dei romanzi di Dazieri è stato automatico; è un po' meno semplice descrivere la mia espressione di stupore nel notare che fra le mura domestiche mancava copia de "Attenti al Gorilla", primo libro della serie. Rapida verifica mentale, e mi son reso conto di come non si trattasse di smarrimento o prestito non restituito, ma che non lo avevo mai letto! Gioiosa fuga in libreria, tuffo sullo scaffale, immersione totale: ho scoperto un Gorilla forse più giovane e meno definito, ma ugualmente intrigante. Fin dal titolo, che costringe al sorriso nel ricordo del divertentissimo pezzo di De Andrè, tutto si innesta con precisione. E la trama - una giostra multicolore di feste a cui fare da security, punkabbestia incarcerati, società bene che nascondono un po' di tutto - regge perfettamente fino alla fine, cominciando a tratteggiare personaggi di contorno che sono tutto tranne che comparse e che saranno protagonisti di episodi successivi. Ho tirato notte rapito e divertito, felice che - solo per me al mondo - fosse uscito un nuovo Gorilla. Ed è stato come un amico che ti fa una improvvisata.

Teatro gremito di curiosi che come me volevano vedere l’ultima pellicola di Jim Jarmusch per comprendere come mai in Italia, nonostante avessero acquisito i diritti, non fosse stato distribuito nei cinema? Probabile, soprattutto dopo aver letto sulla stampa virtuale un egual quantitativo di elogi e stroncature. Di certo non lascia indifferenti. Con il mio bagaglio di pregiudizi avevo fatto pure una scommessa sul tempo massimo di permanenza in sala - tra i 15 ed i 40 minuti – fatto sta che siamo rimasti tutti sulle nostre seggioline sino all’ultimo fotogramma di questo viaggio di un silente killer che, partendo dalla Francia, attraversa la Spagna per compiere la sua missione che lo spettatore scoprirà solo alla fine. I mezzi di trasporto cambiano a seconda dei luoghi, la luce e gli abiti di conseguenza, le famme fatale che forniranno i tasselli del puzzle pure. Thriller incorniciato da una fotografia superlativa, con dovizia di particolari quasi ossessiva, che cattura per due ore lo spettatore talvolta fuorviandolo con indizi fasulli.
Pregevoli camei di varie star hollywoodiane che bilanciano la tanto silenziosa quanto ingombrante presenza del protagonista, interpretato da attore sconosciuto ai più. Tante le citazioni, anche autoreferenziali (secondo uno spettatore in sala, l'abbigliamento era il medesimo di Ghost Dogs – particolare che non son riuscita a verificare, che Youtube non riproponga i fotogrammi giusti?), strumenti musicali in legno dominanti che fanno da spalla ai tanto loquaci contatti del nostro protagonista. Se Stranger Than Paradise proponeva l’America vista dallo straniero, in questa pellicola lo straniero è l’americano che attraversa l’Europa, anzi la Spagna. I temi cari al regista vengono riproposti, ma con evidente maggior maturità rispetto al passato (Dead Man più volte è riaffiorato nella mente). Comprendo che agli europei abbia infastidito che un figlio della terra natia dei film fracassoni sia riuscito a fare una pellicola all’europea, così come che agli americani sia sembrato troppo criptico e lento. Fatto sta che non si è udito neppure uno sparo e alcuni hanno sentito profumo di Leconte…

Nota di Alf: In questi ultimi mesi di visioni un po' più continue di pellicole, mi sono convinto di una banalità assoluta: in un film, ognuno vede un pochino di se stesso, delle sue esperienze, della sua storia. Della sua sensibilità. The limits of control è stata una visione intensa e piacevole, in cui ho apprezzato - e qui conta molto la passione - un aspetto in particolare. Ho osservato infatti quasi stupito ogni scena, accorgendomi che Jarmusch ha utilizzato continuativamente regole d'oro che ho imparato a ricercare (prima) e applicare (dopo) in fotografia: diagonali, uso particolare delle cornici, regola dei terzi. Per molti che frequentano l'arte cinematografica non sarà una sorpresa; per me lo è stata, e ne sono felice.
Metà settembre: festival letterari e prime cinematografiche liberamente ispirate a romanzi di successo contribuiscono ad una ventata di novità. E la classifica dei libri più venduti cambia volto completamente!.
Posizione n. 10 - “Sesto viaggio nel regno della fantasia”, di Stilton, Piemme editore Io la prendo come una buona notizia: la presenza in classifica di un libro per bambini di 6-10 anni fa pensare che i genitori non si limitino ad acquistare l'ultimo videogioco di grido, ed è un piacere. Posizione n. 9 - “La psichiatra”, di Dorn, Corbaccio editore Una ulteriore new entry: un thriller ambientato nelle soffocanti atmosfere di un ospedale psichiatrico, in quello che viene descritto come un "viaggio in un in un abisso di violenza, paranoia e angoscia.". No grazie. 
Posizione n. 8 - “Le valchirie”, di Coelho, Neri Pozza editore Mi tocca ringraziare Coelho: ha scaraventato "Un giorno" fuori dalla classifica.

Posizione n. 7 - “Mangia, prega, ama”, di Gilbert, Rizzoli editore Probabilmente spinto anche dall'omonima pellicola in arrivo nei cinema ed interpretata da Julia Roberts, irrompe in classifica questa tri-ambientata storia di donna poco appagata dalla tranquilla e solida esistenza che conduce

Posizione n. 6 - “Canale Mussolini”, di Pennacchi, Mondadori editore L'ultimo romanzo di Pennacchi che si è aggiudicato - fra molte polemiche - l'ultimo premio Strega scende ancora e si posiziona al sesto posto in classifica. Attendo tascabile.

Posizione n. 5 - “Acciaio”, di Avallone, Rizzoli editore La giovane Avallone - recensita senza troppo entusiasmo, ma con una speranza per il futuro - saluta le prime posizioni sulla spinta dei nuovi ingressi, ma si mantiene saldamente in classifica

Posizione n. 4 - “I segreti del Vaticano”, di Augias, Mondadori editore Dai giorni nostri (il triplice assassinio in Vaticano del 1998, il caso Orlandi, lo scandalo Ior) alla storia dell'unica confessione religiose statualmente organizzata, dalla condizione dei cristiani nel primo secolo d.C. agli artisti impegnati a rendere eterno il Vaticano. Intrigante.
Posizione n. 3 - “I love mini shopping”, di Kinsella, Mondadori editore Sophie Kinsella e la riesplosione degli shopping compulsivi: alle note manie della protagonista si aggiunge la presenza della piccola erede, una scatenata duenne già pronta per le grandi firme...
Posizione n. 2 - “Accabadora”, di Murgia, Einaudi editore Il vincitore del Premio Campiello si inserisce direttamente sul secondo gradino del podio con una storia di antiche tradizioni e nuovi valori ambientata nella Sardegna degli anni Cinquanta.

Posizione n. 1 - “La solitudine dei numeri primi”, di Giordano, Mondadori editore Un po' la spinta del film appena presentato a Venezia, un po' - forse soprattutto - lo sbarco nella collaana tascabile: Giordano torna dopo due anni a impadronirsi della testa della classsifica dei libri più venduti. Già letto e recensito :)

Inizierei con il sottolineare che l'accoppiata "titolo e copertina" è fra le più riuscite che io ricordi negli ultimi anni. La croce bianca in campo rosso non può che richiamare la confederazione elvetica, ambientazione del romanzo; l'aggiunta di una sagoma umana - peraltro incappucciata - la trasforma in una sorta di mirino, con un effetto grafico particolarmente piacevole. Il titolo completa il lavoro e rende l'ultimo romanzo di Andrea Fazioli davvero riconoscibile sugli scaffali della vostra libreria preferita. Poi, certo, non ci si limita alle caratteristiche estetiche: "Come rapinare una banca svizzera" è un sorso di acqua fresca nel panorama del giallo, scevro da ogni derivazione inutilmente noir o forzatamente truculenta. Una trama che ci azzarderemmo a definire delicata, se il termine non facesse pensare ad una solida lentezza, e questa storia di dilettanti della rapina costretti dalle circostanze a mettere in atto il colpo del secolo può essere dipinta in tanti modi, ma non con i temi della lentezza, appunto. In aggiunta a questo, ciò che più convince della scrittura e dei romanzi di Fazioli risiede nei suoi personaggi: primo fra tutti Elia, il detective privato protagonista della storia, ritratto di un'anima che si interroga e si allontana da stereotipi superoministici. Per proseguire con la sua Donna (la maiuscola non è un errore di stampa) e con Jean Salviati, anziano rapinatore trasformatosi in tranquillo e capace giardiniere e costretto dall'amore paterno a riprendere in mano i ferri del mestiere. Poco importa che il finale possa sembrare eccessivamente buonista o improbabile: Fazioli sembra suggerire che le storie - quelle vere - nascono dalle interruzioni delle routine, di qualunque genere esse siano, e che nella ricerca di un affetto perduto ci sia moltissimo della ricerca di noi stessi.
Di Admin (del 20/09/2010 @ 00:21:05, in Mostre, linkato 762 volte)
"StartMilano", iniziativa di apertura di 37 gallerie private di arte moderna e contemporanea, propone interessanti sorprese ma può portare anche a qualche delusione. Il nostro giro è iniziato in via Pisacane dove Camera 16 , dinamica galleria con pochi mesi di vita e tante idee, propone fino al 6 novembre una personale di Indre Serpytyte. Il giovane fotografo lituano esplora un percorso visuale composto da oggetti della quotidianità della burocrazia russa in piena Guerra Fredda: un cappello, risme di carta, documenti d'identità, un telefono sono ritratti con una luce radente che li evidenzia su un drammatico sfondo nero. Camera 16, che dedica le sue temporanee al mondo della fotografia ed ha già prodotto un ottimo catalogo in occasione di "Stories in 3 shots", è decisamente uno spazio da tenere d'occhio per il futuro.
Il tour è proseguito presso " Lorenzelli arte", galleria ad un metro da Porta Venezia che ha deciso di portare in Italia la pop-art di Ronnie Cutrone: un artista che ha attraversato e accompagnato il percorso di Andy Warhol, e che abbiamo avuto il piacere di vedere in sala mentre rifiniva con perfezionismo una sua opera tra scala, pennelli e colori. Davvero una bella esperienza, contornata dalle sue tele: particolarmente convincenti le donne velate con bandiere ed i "rifacimenti" di copertine di dischi celebri, arricchiti da inserti a mo' di collage (imperdibile la zip vera inserita in "Sticky fingers" dei Rolling Stones).
Passiamo alle note dolenti: sostanzialmente inutile la visita alla Galleria Nicoletta Rusconi, che espone una sorta di installazione ed una (una) fotografia su grande formato, contornate da una maglia di metallo. Perplessità. Appena un pochino meglio, ma ampiamente al di sotto di un normale interesse, gli oli su tela del quotatissimo Davide La Rocca, a metà fra pittura, fotografia, videomaking e Photoshop. Riproduzioni di fotogrammi cinematografici celebri ed una interpretazione - ribaltata - di un Caravaggio sono ospitati a CorsoVeneziaOtto.
Album: Greatest Hits Uscita album: 2009 Provenienza artista: U.S.A. Genere: rock – hard rock Links: http://www.foofighters.com Immaginate di essere il batterista in una band. Ora immaginate che questa band diventi improvvisamente famosa, molto famosa. Di diventare il simbolo di un cambiamento nel mondo della musica a livello mondiale. Ora immaginate la fine improvvisa di tutto questo, per un colpo di fucile con cui il vostro amico e leader del gruppo rivolge su se stesso. Cosa fareste voi? Non lo so, ma Dave Grohl dopo la tragica scomparsa di Kurt Cobain non se ne è stato con le mani in mano, ed ha dimostrato di essere capace di lasciare un segno indelebile nel mondo della musica. Lasciato il posto dietro la batteria fonda i Foo Fighters che, dopo un esordio in effetti un po’ opaco nel 1995 con l’omonimo album di esordio, cambiano decisamente rotta con “The color and the shape”. Ed oggi, dopo 6 album sono arrivati al punto di poter pubblicare un ottimo “Greatest hits”, arricchito da due ottimi inediti, "The Wheels" e "Word Forward”,decisamente ben riusciti: il primo è un mid tempo come al solito molto elegante ed orecchiabile, il secondo più intensamente rock, con un ritmo crescente e travolgente. Tutti gli altri brani sono i maggiori successi della band, non necessariamente le canzoni più belle (alcune a parer mio infatti mancano, ma del resto è anche una questione di gusti), ma certamente le più rappresentative dell’evoluzione della band verso un sound più complesso di cui le cui basi melodiche e l’approccio rock sono le basi portanti, il tutto condito con una vena ironica che è sicuramente evidente nei loro video (basta ricordare “Learn to Fly” in cui interpretano in modo esilarante i vari passeggeri e membri dell’equipaggio). Il brano più importante del GH e della loro carriera resta comunque “Everlong”: non solo perché ha aperto tante porte ai FF ed ha dato loro il successo di pubblico necessario a proseguire la loro carriera, ma perché crea un’atmosfera quasi onirica…potrebbe durare 90 minuti e l’ascolterei fino alla fine con identico piacere! A tutti quelli che pensano che la pubblicazione di un “Greatest hits” sia solo un’operazione commerciale rispondo: e allora? Pensate forse di comprarvi la loro intera discografia? Se si bravi, ma lasciate a tutti gli altri la possibilità di “possedere” un pezzo importante del gruppo di Dave Grohl che, nonostante la pesante eredità che ha dovuto gestire, si è conquistato il rispetto di tutti lavorando in modo onesto e dimostrandosi non solo un ottimo chitarrista e cantante, ma anche un compositore di sicuro talento.
Primo giorno di autunno. Potrebbe sembrare una cattiveria ricordare con tre settimane di ritardo il rientro dei vacanzieri dalle località di villeggiatura, e proprio nel giorno in cui l'estate ci abbandona definitivamente. Ma avevamo la necessità di far sbollire la rabbia del nostro povero commesso, e ci è sembrato un bel gesto di riguardo con cui ricompensarlo per le risate - ora sguaiate, ora persino un po' amare - che ci regala.... Alf
Dopo aver raccontato della partenza dei “tanto amati” clienti per le vacanze, ora è arrivato il momento del loro rientro e qui si che sono dolori! Ho infatti scoperto, e senza aver studiato psicologia (!), che se il soggetto “essere umano” viene tolto da una situazione di benessere e relax per riportarlo nello stress giornaliero, emerge una evidente insofferenza verso tutto ciò con cui viene a contatto (detto volgarmente, diviene un grandissimo rompipalle). E quale soggetto userà come valvola di sfogo se non il povero commesso che fa il suo lavoro? Eh già, il commesso, spesso e volentieri, viene visto (soprattutto in questo periodo) non come un essere umano (…Se ci pungete, non sanguiniamo, e se ci fate il solletico, non ridiamo? Se ci avvelenate, non moriamo?) ma come delle macchine senza cuore, il cui unico scopo è spillare denaro. A ogni minima incomprensione o il semplice minuto in più nel riempire il sacchetto degli acquisti è una scusa per iniziare una discussione che va ben oltre la polemica. Qualche esempio? Ok però tenete presente che il corsivo è solo il pensiero recondito  Capita che il cliente dopo aver riconsegnato il film tramite la macchina (e quindi non ci possono essere errori umani) si presenti dicendo “ho preso un film ieri pomeriggio e l’ho riconsegnato stasera, ha scalato troppo a mio avviso”, tu vai a controllare a sistema ed emerge che il film è uscito il giorno precedente alle 15:59 ed è rientrato, il giorno dopo alle 20:00. Comunichi al cliente che ha superato le 24 ore e lui “ma non è vero che l’ho preso alle 16!”. Ehm, il computer non mente e ahimè, caro cliente, che tu sia stato qui alle 16 è certo posto che ero già qui pure io, quindi ti ho visto… non fregarmi! Ovviamente, la replica verrà ripulita dagli insulti, ma ti sentirai rispondere: “si ma non sono passate 24 ore!” ( ma li sai fare i calcoli???) e prosegue con “io non sapevo che le 24 ore si calcolassero dal momento del prelievo del film” - ( E no guarda si calcolano da quando decidi tu!) - quindi continua ”si ma questi prezzi non mi stanno bene” ( che fai ti lamenti dopo? fallo prima, no???). Poi arriva il personaggio che si lamenta dei prezzi del cibo (n.b. da mesi non variano e lui che è cliente fisso dovrebbe averlo notato) che attacca con ”ma che prezzi, ma non è possibile, ma come siete cari”, ( se sei stato al sud dove le cose costano meno, non è che tornando a casa devi fare il figo e farci credere che cambierai l’economia nazionale, perché ti tocca pagare un po’ di più!) ed invece, pazientemente si risponde: “i prezzi non dipendono da me, non so che dirle”, e lui ”e allora che fai? Non fai i prezzi e quindi cosa decidi?” Vorrei tanto replicare che mi piacerebbe decidere chi possa entrare nel negozio e chi no, chi si possa prendere a calci e chi no, e via immaginando... Eccoci al tipo rabbioso: arriva in cassa, consegna la tessera, emerge che deve pagare 5 euro dalla volta precedente e … “ma non è possibile! Siete dei ladri, dei poveracci, io non vi devo niente, è assurdo che vi debba 5 euro. Non ve li do!”. Allora, a nessuno piace sentirsi dare del ladro, soprattutto quando i 5 euro non li intasca; inoltre non capisco la necessità di sbraitare platealmente, come a casa propria, e poi, perché ogni settembre facciamo la stessa discussione?!? Smetterla subito dato che sai benissimo che son da pagare? Dobbiamo questionare tutte le volte? Alla fine il cliente paga, se ne va scocciato ma con la coda tra le gambe dato che si è ricordato che quei soldi li doveva. Da ultimo arriva un cliente che vuole noleggiare un film con un carnet di buoni prepagati. Il problema è che i buoni sono scaduti da 6 mesi (data ben visibile in grassetto nel centro del tagliando). Ora, fossero scaduti da poco, potrei chiudere un occhio, ma ogni movimento deve essere giustificato, quindi con tutta la buona volontà non posso presentare al mio capo un buono scaduto da 6 mesi. Quando lo faccio presente e mi sento rispondere “ma io ho pagato per questi buoni, ora voglio il rimborso!” ( mi domando: ma quando compri lo yogurt al supermarket e non lo bevi per un anno, cosa fai? Lo rendi pretendendo il rimborso?) Ed è con questo dilemma che vi lascio…
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19/05/2013 @ 13.16.42
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