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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Per chi ha una presenza costante nella (il termine è francamente orribile) blogosfera italiana, Gianluca Neri è un nome decisamente noto: Macchianera.net - questo il nome del suo blog, fondato nel novembre del 2000 - è un punto di riferimento per tutti coloro che si dedicano alla scrittura online, ed organizza annualmente l'MBA (Macchianera Blog Awards), una sorta di Oscar virtuale che premia i più letti e apprezzati weblog italiani. Limitare a Macchianera l'esperienza di autore di Neri sarebbe un affronto per chi, come me, ha imparato a sviluppare un certo gusto per l'ironia ed il sarcasmo-cinico sulle pagine verdoline di Cuore e su quelle fatte di bit di Clarence: entrambe esperienze di cui Neri è stato protagonista. Ho affrontato quindi la lettura de "Il Grande Elenco Telefonico della Terra e pianeti limitrofi (Giove escluso)", edito da Rizzoli, con grande fiducia e, forse, persino qualche eccessiva aspettativa: lo voglio chiarire subito, non sono state affatto disattese. Utilizzando come chiave narrativa la telefonata fra un alieno del 2054 ed un abitante della Terra odierna, Neri sviluppa in un romanzo agile e decisamente originale una lunga serie di umoristiche critiche al nostro modo di vivere, pensare, affannarci; un romanzo pubblicato in progress su facebook che ha evidentemente superato le intenzioni iniziali, riuscendo a sviluppare sul visino di chi legge quel sorriso un po' amaro ma assolutamente cosciente. Evidente e assolutamente dichiarato - fin dai 42 (quarantadue!) capitoli che lo compongono - l'omaggio a Douglas Adams e a quella fantascienza umoristica che ci ha fatto ridere e sognare; ma attenzione, di OMAGGIO si tratta, non di scopiazzatura o di forzata continuazione (e sugli scaffali, ahimè, ce ne sono). Neri mantiene una sua originalità, uno stile di scrittura pulito, in una lettura che dura poco e che non riesci ad abbandonare. Per quanto mi riguarda, decisamente promosso, ed ideale per una mattinata uggiosa, con l'animo un po' triste, e nessuna voglia di concentrarsi su temi troppo profondi ma quella - sanissima - di un puro divertimento letterario. La citazione: "Il fatto è che di punto in bianco, una trentina d'anni fa, Marmelloso Dietro ha preso a girare più velocemente. Nel tempo che prima impiegava per fare un giro su sé stesso, ora ne fa 150. E' successo così, all'improvviso: un'accelerazione da 1 a 150 in 30 secondi. Persone che se ne stavano tranquillamente sedute sul divano di casa davanti alla televisione si sono viste il pianeta scorrergli da sotto il sedere, e si sono ritrovate su un continente dalla parte opposta del pianeta a guardare trasmissioni diverse. Alcuni, più per la fatica di dover trascinare un corpo 150 volte più pesante, sono rimasti lì, dove peraltro i programmi alla tv erano migliori. Altri hanno intrapreso il lungo viaggio del ritorno verso casa: a quel che mi dicono i primi stanno già arrivando.- "Già" in che senso? Sono trascorsi trent'anni!- Certo, perché me la immagino, lei, con 149 amici in groppa, farsi queste lunghe e rilassanti passeggiate...- Va bene, ho capito. Quindi lei dice che i Marmelletri non hanno fatto in tempo a evolversi prima dell'accelerazione, e quindi sono rimasti troppo esili.- C'è anche da dire, a onor del vero, che i Marmelletri sono sempre stati un po' gracili, di natura: anche prima della variazione della gravità la maggiore causa di morte naturale su quel pianeta era lo starnuto."
...quanti di voi hanno pensato di iniziare ad abbracciare una chitarra dopo aver visto Michael J.Fox suonare Johnny B Goode sul palco del ballo "Incanto sotto il mare"? E quanti vorrebbero avere una De Lorean parcheggiata nel garage, anche senza flusso canalizzatore? Siccome non sono abbastanza vecchio da essere andato al cinema nell'85 a vedermi “Ritorno al futuro”, non mi sono fatto scappare l'occasione della proiezione sul grande schermo organizzata per il 25° anniversario di questo capolavoro senza tempo! Non è la stessa cosa, dite? Grande Giove, è perchè non state pensando quadridimensionalmente!!! Il film lo avete presente tutti: io lo conosco praticamente a memoria, non solo mi sono divertito come la prima volta, ma ho potuto anche notare particolari, giochi e rimandi che mi erano sfuggiti. Uno su tutti? Il nome del centro commerciale dove Marty e Doc si ritrovano per il primo esperimento temporale è - all'inizio del film - “Twin Pines Mall”; quando Marty fa cadere uno dei pini durante il suo viaggio nel 1955, la scritta si trasforma in “Lone Pine Mall”. Piccolezze forse, ma che dimostrano come ottimi sceneggiatori siano fondamentali per rendere grande un film. Un aspetto che forse viene dimenticato da produttori e registi troppo presi dagli effetti speciali. Da bravo musicista non posso non farvi notare una piccola inesattezza: la chitarra con cui Marty esegue Johnny B Goode è una Gibson ES 335, entrata in produzione nel 1959: peccato che lui stia suonando nel 1955... Una scelta probabilmente voluta perchè si tratta della chitarra con cui Chuck Berry suonerà il pezzo qualche anno dopo. Se non siete andati al cinema questa volta non disperate: sono sicuro che tra 5 anni si replicherà, e magari potremo recarci in sala con degli skateboard volanti, esattamente come previsto nel capitolo 2! Post Scriptum: La consecutio temporum sarà un bel macello da considerare quando scriverò l'articolo che avete appena letto...Prefazione: Sono certo che i viaggi nel passato non saranno mai possibili, non tanto per i paradossi, quanto piuttosto perchè oggi ci ritoveremmo circondati da uomini del futuro... Chissà, forse un giorno li faremo... e cosa succederà allora? Distruggeremo il continuum spazio-temporale mettendo a rischio l'intero universo? O forse non succederà nulla! comunque...
BASILICATA COAST TO COASTUno squalo si è rivelato essere un mollusco Mi hanno appena svegliata da un sogno lucido: ora ricordo perché per molto tempo sia stata restia a vedere pellicole made in Italy, soprattutto sul grande schermo. Dopo una parentesi illuminata in cui Happy Family e soprattutto Mine Vaganti mi avevano infuso speranza nel cuore e riappacificata con la madre patria, questa pellicola mi ha fatto tornare la pelle d’oca. Vero e proprio fenomeno estivo 2010, rimasto nelle sale cinematografiche da giugno a settembre nonostante le rassegne low cost sotto le fresche frasche o che fosse già noleggiabile in videoteca; la locandina del ciclo “Rivediamoli” (la riproposizione dei film della passata stagione a prezzo stracciato), ha stuzzicato la curiosità che aleggiava da troppi mesi nell’aria. Pellicola che propone un coast to coast tutto particolare: da Maratea a Scanzano Jonico a piedi. Un attraversamento della regione che pretende di essere il viaggio di quattro musicisti dilettanti, che credono fortemente di poter ritrovare sé stessi e di riuscire infine a fare qualcosa per sé e non per compiacere altri. Una dimostrazione di autonomia, una crescita emotiva, una occasione per rinsaldare legami vecchi di una vita con i compagni di avventura, una camminata in luoghi splendidi, troppo spesso sottovalutati, o ancor peggio mai notati, non solo dai vacanzieri. E così ci ritroviamo a seguire, insieme alla improvvisata e poco convinta giornalista/cameraman Giovanna Mezzogiorno, quattro non più giovanissimi uomini che vogliono raggiungere un festival della canzone locale in modo inconsueto. Definito dai recensori “seri” come film picaresco, road movie, poesia in musica, malinconica commedia che segna l’esordio dietro la macchina da presa di qualcuno che si suppone debba conoscere, io ho di fatto assistito ad un lungometraggio pesante e reso interminabile dall’assenza di trama, recitazione e regia. Di “popolano, astuto e imbroglione” vi è decisamente il battage pubblicitario; di strade soprattutto statali e comunali se ne vedono oggettivamente di nuove, nessuno declama poesie e men che meno le palesa a mezzo di altre arti; e la malinconia pervade lo spettatore quando si rende conto della tortura alla quale si sta volontariamente sottoponendo sino al punto di attaccarsi al fast forward (una sola altra volta mi era capitato ed il prodotto era ben differente!) Possiamo promuovere Max Gazzè, di fatto preso in prestito da altra forma d’arte che decisamente gli si confà maggiormente; rimandiamo decisamente a settembre Alessandro Gassmann dato che ancora oggi gode di luce riflessa di cui non sa che farsene (troppo pesante per le sue palestrate braccine?), ma non si possono né sentire né guardare Giovanna Mezzogiorno e soprattutto Rocco Papaleo. Leggo trattasi la prima di attrice tanto apprezzata al nord delle alpi mentre il secondo di cabarettista affermato, collaboratore di Pieraccioni, attore istrionico. Sarà… io non ho visto tutto ciò, quindi rimango col dubbio che siano sopravvalutati e questo sia sentiero ancora troppo impervio per il loro “giovane fisico". Si ascoltano delle buone note (seppur non strabilianti), si capiscono raramente le liriche (ma grazie al cielo esistono i sottotitoli per non udenti), si vedono dei bei paesaggi che talvolta potrebbero essere mozzafiato (è palpabile l’assenza di adeguata fotografia che potesse render loro giustizia), ma ahimè questi sono pregi insufficienti ad ammortizzare anche solo il prezzo del noleggio.
Di Admin (del 16/11/2010 @ 21:59:21, in Blog, linkato 8372 volte)
Superata la boa di metà novembre, le edicole cominciano a farsi calde, i siti web impazzano e le pareti dei benzinai si svuotano: sì, siamo in piena frenesia da calendari 2011! E per quanti fossero indecisi, ho pensato di regalare qualche indicazione; tralasciando, ovviamente, i grandi classici (Pirelli, Max, Playboy e Sports Illustrated sono sufficientemente pubblicizzati sulla "stampa specializzata") e dedicandosi a qualche iniziativa un po' più particolare. Pronti? Bene, quasi obbligatoria l'apertura con il calendario di " Cofani Funebri", una di quelle pubblicazioni in cui le modelle non potranno essere definite "belle e brave", ma "belle e bare" sicuramente sì. Un delicato accostamento tra Eros e Thanatos, direbbe qualcuno sotto l'effetto di un paio di botti di pinot grigio.
Direttamente dalla Svizzera, invece, due calendari che faranno la gioia di maschietti e femminucce: si sono infatti messi in posa davanti all'obiettivo contadini e contadine, confermando in qualche misura la passione per il mondo agreste, balle di fieno, stalle bollenti
Tutto il mondo è paese: in Russia un gruppo di studentesse - tra un consiglio di classe e una sessione di esami - ha avuto la brillante idea di posare per un calendario dedicato al presidentissimo Putin. Naturalmente, si tratta di un puro slancio di passione politica, assolutamente scevro da ipotesi di facilitazioni future di alcun genere, come indica l'inequivocabile slogan "Vladimir Vladimirovich, ti amiamo. Buon compleanno signor Putin"
Lodevole l'iniziativa delle hostess di RyanAir, che nel corso degli ultimi tre anni hanno posato per calendari venduti a bordo e online per beneficenza raccogliendo più di 400.000 euro donati ad una associazione tedesca di supporto all'infanzia. Il prezzo della singola copia del calendario è di soli 10 euro (un calendario low cost, insomma)
Chiudo con una notizia decisamente bollente: sto cercando di convincere browserina a posare per il calendario 2011 di alfonso76.com. Avrò bisogno del vostro supporto, quindi largo all'incoraggiamento nei commenti!
Oggi raccontiamo di un film più “classico”, più da c.d. Blockbuster Night per antonomasia, l’ennesima pellicola tutta suspense e ultimo ritrovato della tecnologia per due ore di pura tensione dirette da il padre della cinematografia del genere: Joe Dante.V. The Hole (ovviamente) 3DTre ragazzi trovano nello scantinato di casa una botola che si rivela essere un buco senza fondo. Una volta aperta i tre impavidi vengono perseguitati dalle loro paure più nascoste. Il grande cineasta Joe Dante torna presentandoci un tipico horror per famiglie, incentrato sulle paure giovanili, con il supporto del 3D. Che Joe Dante sia un grande regista, è fatto noto: è l’ideatore di horror di culto quali “Gremlins”, “l’Ululato”, “Explorer”, “Salto nel Buio”, “Small Soldiers” e tanti altri film che han fatto la storia negli anni ’80. Egli infatti ha creato, sperimentato e si è cimentato in tanti generi diversi tra loro. Il suo ritorno avviene con un’opera “The Hole” colma di citazioni e omaggi a quegli anni. Lo stile con cui gira il film, il modo retrò di approcciare le varie paure dei protagonisti, come se non bastasse, la presenza di rimandi a famosi modelli horror del cinema di quei tempi (un esempio su tutti: il clown malefico che ricorda tanto “Poltergeist”) e le apparizioni di famosi attori in piccoli camei (l’omino delle pizze è Dick Miller mitico personaggio di “Gremlins”) sono solo alcuni esempi. Non stupisce quindi che possa definirsi un “tipico horror per famiglie”: nè troppo infantile nè troppo adulto, unisce lo spavento d’impatto con l’atmosfera carica di angoscia. È una via di mezzo tra il racconto avvincente e l’horror vecchio stile, proprio come erano “Gremlins” (più verso l’horror) o “i Goonies” (più in stile avventura). L’approfondimento psicologico dei protagonisti e del loro modo di affrontare angosce, senso di colpa, violenze subite o , più semplicemente, i pupazzi a forma di clown è lodevole e suscita grande interesse la presenza “dell’ uomo nero”, una delle paure tipiche e classiche che però spesso viene dimenticata per aggrapparsi a mostri ed altre cose fantasiose. In questo film il 3D è abbastanza inutile, pochissime sono le sequenze girate con questo effetto e neppure tanto originali (un palla da baseball, chiodi che escono dallo schermo e poco altro), mi è parso il tipico richiamo pubblicitario e dispiace che un grande autore come Dante si sia piegato a tutto ciò.
Una pellicola in bianco e nero, una Leica (con la conseguente qualità delle lenti) ed uno sguardo capace di andare oltre l'orrore e trasportarlo negli occhi e nella mente di centinaia di migliaia di persone: in due parole, Sebastiao Salgado. E' difficile dedicarsi a questo fotografo brasiliano che ha studiato da economista (!) e ha poi deciso di dedicarsi alla scrittura con la luce senza restare sbalorditi dalla qualità delle sue immagini. Ed è altrettanto impossibile non incappare in una delle immagini di reportage più forti che siano mai state scattate e pubblicate:
Lo so, vi siete chinati in avanti verso il monitor, per cercare di comprendere meglio che cosa siano quelle macchioline sulle pareti della montagna, e forse rifiutandovi di credere che siano effettivamente quello che sembrano. Farò scomparire ogni falsa speranza: si tratta, effettivamente, di uomini. Quelli che alcuni definirebbero "cercatori d'oro", perchè di una miniera si tratta, e che altri - decisamente più opportunamente - vorranno chiamare con il nome più adatto: schiavi. Sono migliaia di uomini che risalgono precarie scale a pioli di legno portando sulle spalle enormi sacchi ricolmi di fango in cui potrebbe nascondersi una pagliuzza, una micro-pepita, un frammento di oro e sogno. Una storia che nasce nel 19° secolo con un primo, fortunoso ritrovamento nella Serra Pelada, e che finisce per scatenare una vera immigrazione da campagne vicine o lontane. Salgado, dalla miseria di Serra Pelada, prende a bastonate la nostra coscienza. Ci sono due aspetti di questa fotografia che mi hanno colpito profondamente. Il primo è l'ambientazione, perchè Salgado ha ritratto un brandello di vita del suo paese. E, decisamente, pensando al Brasile sono molte le immagini che corrono alla mente, e quella di una miniera a cielo aperto da 40 morti al giorno non era tra queste. Da adesso in poi, questa fotografia che sembra una incisione ottocentesca creata per illustrare un canto dell'Inferno a vostra scelta accompagnerà i miei pensieri sudamericani. Ed il secondo? Beh, il secondo elemento che mi ha colpito maledettamente è composto da quattro numerini che accompagnano questa fotografia identificando l'anno in cui è stata scattata. 1986.
Il Vampiro o le confessioni mancate: l’horror a teatroTra Polidori e CvetaevaRegia : Giovanni GuerrieriDrammaturgia : Andrea NanniCast : Silvio Castiglioni, Emanuela VillagrossiGenere : horror Uno spazio metafisico, desolatamente inquietante, elegantemente spoglio, è il perfetto teatro della confessione di due anziani fratelli, il tentativo di svelare il vuoto e il pieno delle loro anime. Dapprima lui, sorretto da un nodoso bastone nel suo lento ed affaticato progressivo approssimarsi allo spettatore fino all’accecamento improvviso che lo sottrae alla nostra vista; e poi lei, affascinante nel suo pallore e nell’elegante vestito di raso turchese, sempre più distante fino alla sua lenta, ma inesorabile scomparsa nell’ombra. La luce e la sua privazione protagoniste indiscusse della pièce insieme ai due bravi attori e al gioco letterario che ha condotto ai monologhi frutto della contaminazione della prosa del segretario di Lord Byron, John William Polidori, e della poesia di Marina Cvetaeva. Le ricerche su internet finalizzate se non a concepire un pensiero originale ed intelligente almeno ad evitare di dire stupidaggini su un tema su cui si sono cimentati fior fiore di autori antichi e moderni, rivelano che dietro l’opera di Polidori, ritenuta il primo racconto di vampiri della letteratura moderna (ed io che pensavo fosse il Dracula di Bram Stoker …), si nasconde lo zampino proprio del grande poeta inglese; sua la sfida lanciata durante un piovoso (guarda caso…) soggiorno ginevrino ( il sottotitolo de Il Vampiro nella versione originale è “A letter from Geneva”) ai compagni di villeggiatura tra cui, udite udite, Mary Shelley che la raccolse rispondendo con “Frankestein”. Che invidiabile consesso e che feconda idea! Il vampiro, un tema più volte riproposto dai corsi e ricorsi storici (saranno forse le congiunture economiche sfavorevoli e i foschi risvolti sociali a proporre oggi in così larga scala su grandi e piccoli schermi vampiri e zombie?) ha innescato molteplici affascinanti letture ed analisi socio-antropologiche e filosofiche, volte a dare ragione dei motivi per cui siamo attratti ed turbati da questa figura a cavallo della sottile linea scura tra morti e vivi. Sicuramente fondati i sospetti sull’eterna attrazione del binomio amore e morte, sangue e sesso. Ancor più condivisibile l’opinione dello scrittore Antonio Scurati citata da un estratto di Repubblica appeso nel foyer e il suo apprezzamento per i vampiri “cattivi” in contrapposizione a quelli “buoni” e socialmente integrati della saga di Twlight raccontati anche da V. nelle sue recensioni cinematografiche che trovate nella sezione dedicata del sito. Se decidiamo di guardare dentro il pozzo nero della nostra metà oscura, abbiamo bisogno della paura e del rischio di soccombere vittime della tentazione e dell’attrazione del male per rivendicare il coraggio e la nobiltà di questo gesto. Il resto sono storielle per adolescenti. Fino al 21 Novembre a Milano, Teatro CRT Salone, via Ulisse Dini 7 http://www.teatrocrt.it
Felice di aggiugere una nota di V. sulla stessa piece teatrale: Spettacolo in cui i piccoli occhietti lucenti del narratore si avvicinano sempre più allo spettatore man mano che i capitoli del racconto avanzano e la storia si fa più avvincente. L’audience rapito totalmente sobbalza dalla seggiola al cambio di scena, quando la prospettiva si ribalta e la parola passa al lato femmineo, all’altra vittima, alla visione più sofferta e sofferente della storia. Colei che incupisce e rende più onirico il racconto, portandolo al culmine, è però svantaggiata dalla maggior stanchezza dell’audience e da una luce più fredda, diffusa e grigia che se da un lato rende lei dominatrice del palco e più eterea, sottolineando la sua appartenenza al regno dei non-vivi alias non-morti, dall’altro affatica maggiormente il pubblico, col rischio che apprezzi di più la prima parte e colui che ha tanto abilmente cadenzato l’opera in soli 50 minuti.Concordo: gran prova di sceneggiatura, regia e recitazione in una location inaspettata, dall’allestimento minimal ma unicamente perfetta.V.
Per puro caso, nella stessa settimana ho ascoltato per la prima volta il tanto atteso “Chinese Democracy” di Axl Rose - che ancora porta il marchio dei Guns 'n' Roses - e l'ultimo lavoro di Slash; il confronto dunque nasce spontaneo, non solo per il legame tra i due musicisti ma anche per una questione di ascolto parallelo. E di certo per me il vincitore assoluto è il buon vecchio Slash, che a fronte di un album un po' troppo asettico e costruito da parte dei “Guns” ci regala una raccolta fresca, varia, spontanea e arricchita da collaborazioni illustri, sin dall'ottima partenza con “Ghost”. La varietà di compagni di avventura che hanno composto l'album con lui dimostra da una parte la grande versatilità di Slash - che passa dal blues alle ballads a ritmiche quasi metal - e dall'altra delineano l'unico parziale punto debole dell'album: la mancanza di unità e di una coerenza globale del disco, caratteristiche direi inevitabili che non diminuiscono minimamente la fruibilità delle singole canzoni. Tra gli ospiti ci sono Rocco de Luca (di cui vi ho già parlato), Kid Rock, Lemmy (il sempre grande leader dei Motorhead), Ozzy Osbourne (eh, ce la fa ancora, anche se non so per quanto...), l'eccellente Miles Kennedy (co-leader degli Alterbridge che ha accompagnato Slash dal vivo nel suo tour) la sorprendentemente rock Fergie dei Black Eyed Peas e M. Shadow degli Avenged Sevenfold, protagonista del pezzo quasi metal di cui sopra. La traccia che mi è piaciuta di meno è decisamente quella - un po' stopposa - con Adam Levine. La menzione d'onore va invece al grande Dave Grohl (Foo Fighters) + Duff McC (un altro ex GnR), che nell'unico pezzo strumentale del disco - che “sinestesicamente” si chiama “Watch This” - si lanciano in una trascinante ed irresistibile cavalcata. Il pezzo che mi ha spinto a prendere il disco invece è la bella e ledzeppeliniana “By the Sword” con A.Stockwale dei Wolfmother, di cui ora vi beccate il link al videoIn definitiva un gran bel disco, una grande conferma per Slash, uno dei chitarristi più famosi del mondo. Ed un motivo c'è di sicuro.
Il grande Balzac dettava in un aforisma che "Il caso è un grandissimo artista". Ed in effetti, quante volte ci siamo stupiti per un concatenarsi di eventi a cui stentavamo di attribuire la patente di "coincidenza"? Più facile pensare ad una insondabile sceneggiatura, in cui - per volere del romanziere - si aprono e si chiudono porte, si incrocia un conoscente in un posto impensabile, si legge lo stesso libro nello stesso scompartimento del treno. La scorsa settimana ho inaugurato la sezione "Pubblicità Progresso", in cui portare amabilmente alla gogna spot televisivi, locandine, brochure il cui contenuto o la cui grafica potessero far sorridere e regalare un momento di divertimento. Poche ore dopo, un amico mi annunciava la ricezione di un volantino nella sua casella di posta dai contenuti inquietanti: tra le occhiate sempre più preoccupate degli astanti, veniva infatti descritto un piccolo capolavoro di marketing. Ne ho immediatamente richiesto copia, poi - complice qualche giorno di assenza e la difficoltà di incrociarci - la consegna è stata differita. Un paio di giorni fa, mi ritrovo a raccontare di alcuni particolari calendari hot per il 2011, ricchi di ragazze nude e dalle curiose ambientazioni: fra tutti, spiccava quello ormai tradizionale dato alle stampe da una impresa di pompe funebri, in cui giovani modelle morte-truccate ammiccano comodamente appoggiate ad una bara di mogano. (a proposito, sulla colonna qui a destra è presente il sondaggio per votare il vostro preferito!) Mi è tornato alla mente il volantino, l'amico Pitt (che ringrazio) si è ricordato di trascinarlo fino alle mie mani, ed eccoci qui. Come si potrà vedere, si tratta di uno stampato di dimensioni non esagerate: ottima scelta, se si considera che non può essere tenuto con due mani, chè una deve necessariamente scivolare verso il cavallo dei pantaloni nel più classico ed abusato dei gesti scaramantici. Ma quello che caratterizza in maniera definitiva questa piccola opera d'arte non sono nè la generosa indicazione su "tavolino e registro firme incluso", nè la seducente prospettiva di avere a propria disposizione - all inclusive - la bellezza di "4 necrofori". Quello che abbiamo immediatamente adorato tutti è il claim posizionato sulla destra, perchè sia assolutamente chiaro che "La morte non fa sconti, MA NOI SI!"
L'altra notte son saltato sulla sedia. Una mail di Mata Hari, evviva!Ehi ma... è una ricetta di Mata Hari. Doppio Evviva!Per dare il benvenuto a questa nuova rubrica, l'orario mi sembra ideale: sarà che la sto rileggendo da un po', con sempre maggior divertimento, e nel frattempo mi assale la fame e la tastiera si sta riempiendo di bricioline?Alf
E’ stato nel corso dell’ultima videoseratina che ci è venuta l’ispirazione. Già. Forse, perché sedevamo di fronte a tristi cartoni di pizza. Buona, calda, ma pur sempre con quel retrogusto mercenario tipico del cibo pronto. E allora … “Dai M.H., tu che sai cucinare, tieni una rubrica per il blog!” E io “Ma, ma… ma dddai, il blog è una roba intellettuale, si parla di fotografia, di cinema, letteratura… vi pare che ci piazzo le mie ricette?” “Sì, dai, dai…” “Ma noo, ma … cosa penserà la gente (per dire una frase del genere vuol dire che sono alla frutta)…” e… ed eccomi qui. Siore e siori, la rubrica più unta del blog. Non mi hanno nemmeno messo il sottofondo folk all’apertura del ricettario, e dire che mi ero tanto raccomandata. Comunque sia, hai un bel pari a nobilitarti con tutte le opere dell’ingegno che si son occupate di cibo, in realtà un soffritto è un soffritto, e l’Ode alla cipolla - Neruda non lo rende meno greve. Quindi, con ben impresso nella mente Pozzetto che apre la tolla di spaghetti in “Il ragazzo di campagna”, ecco a voi la
“RUBRICA DI CUCINA SALVA-INTELLETTUALE SINGLE METROPOLITANO”
ta-daaaaaaa… PASTA MEDITERRANEA 1 - vegRicetta versatile e molto utile, soprattutto con anglosassoni a cena. La tecnica è semplice e rapida, e consente di mantenere il gusto originale degli ingredienti utilizzati, proprio perché si basa sulle consuetudini al di sotto della linea del Volturno (cibo gustoso senza ammazzarsi di fatica). Le dosi che vi do sono per una persona (di buon appetito) e ve le do man mano che servono perché mi annoio a mettere gli ingredienti in fila prima. Mettete a bollire l’acqua in una pentola capace, salatela solo quando bolle. Nel frattempo dividete a cimette un broccolo piccolo, smezzate 5 pomodorini, tritate una cipollina borettana** e uno spicchio d’aglio. Buttate insieme a bollire: 150 gr di pasta fresca del sud (no trofie)*, le cimette, la cipolla. Quando è lessato il tutto al dente, scolatelo e date un giro di olio nel colapasta in modo che non si attacchi tutto, e lasciate lì in attesa. Nella padella usata in precedenza mettete olio, aglio e pomodorini, una presa di sale e un goccino d’acqua, mescolate e fate sobbollire un minuto*** Rimettete la pasta e le verdure nel sughino che si è creato, aggiungete una fettina di ricotta al forno tagliata a dadini, due foglie di basilico spezzettate e una spolverata di origano e di peperoncino. Mescolate e servite. *la pasta fresca pesa molto più di quella secca ** si trovano in molti supermercati e forniscono la quantità di soffritto ideale per una persona sola, evitando quelle mega-cipolle muffe che vagano per il frigo: non si riesce mai a finirle e acidificano tutti i cibi che hanno la sfiga di trovarsi refrigerati con loro. *** è la tecnica migliore per sfruttare l’acqua di vegetazione dei pomodori, che essendo quelli del supermercato, già non sono troppo saporiti… Accompagnate con un bicchiere di Aglianico del Vulture, si trova alla Coop anche in bottiglie da mezzo litro. Burp… alla saluteee!
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