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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Una settimana fa ero a spasso con la D300 (ma senza la papera...) e stavo passeggiando in Piazza Duomo. Sarà stato il caldo, ma per un attimo mi sono immedesimato in questa splendida cattedrale gotica, esposta giorno e sera agli obiettivi di cellulofoni a 5 Mpx, compatte digitali di ogni marca e fattezza, reflex da fotoamatori e - tentazione di borseggio - persino corpi e lenti professionali. Ho pensato di provare a fare un po' di scatti in cui il Duomo ci fosse, ma come elemento di sfondo e di contorno, e non come motivo principale dello scatto. Come spesso mi accade, le foto sono rimaste per un po' sulla Compact Flash, e le ho scaricate or ora. Mi rendo conto che è poco più di un esercizio fotografico, ma me piasi.
Milano è così, ogni tanto regala sorprese difficili da immaginare, che si tratti di fenicotteri rosa o di un meraviglioso parco in stile romantico nel pieno centro della città. Con una premessa: il parco teatro delle mie imbarazzanti esibizioni con la reflex di oggi non è un parco comune: è un parco vietato ai maggiori di 12 anni: Quindi, se vuoi visitarlo e goderti uno splendido insieme di acqua, cascatelle, volatili in piena libertà e statue neoclassiche hai tre possibilità: - puoi avere meno di 12 anni, ed entri - puoi avere più di 12 anni ma accompagnare qualcuno che ne ha meno, ed entri - puoi provare a commuovere i sorveglianti Sì, perché confesso che ci ero già stato, o meglio che ci avevo provato; il parco della Villa Reale è posizionato esattamente dietro il PAC, e approfittando delle belle esposizioni che vi organizzano non puoi fare a meno di notarlo, dietro le vetrate. Dopo la prima visita ad una mostra avevo provato a fare il giro e raggiungerlo, restando gelato dal "Dove crede di andare lei?" lanciato da un custode. "La prego, non mi dica che è proprietà privata" "No, è un parco comunale" "???" "Ma lei non accompagna nessuno di meno di 12 anni, quindi non può entrare". Un altro paio di tentativi, settimane dopo, erano stati ugualmente frustrati: la vecchia tattica del "fischietto con gli auricolari nelle orecchie e faccio finta di non sentire" era stata soffocata sul nascere, ed anche quella - ancora più patetica - di fingersi uno straniero ammirato dalla cura del posto non aveva avuto miglior fortuna. "Forbidden!". Pure poliglotti li scelgono. Oggi avevo una missione: io SAPEVO - perchè colleghi che hanno figli avevano spifferato tutto - che lì dentro ci sono delle papere. E DOVEVO fotografarle. Mi sono avvicinato noncurante all'ingresso, si è palesato il custode, ho mostrato la D300, preso in mano il peluche di What The Duck e sparato rapidamente: "La-prego-faccio-solo-due-scatti-devo-fotografare-questa-papera-di-peluche-con-uno-sfondo-di-papere-vere-poi-vado-via-subito-davvero-questione-di-dieci-minuti-ed-è-finito-tutto", tutto in apnea. Una roba da rendere orgoglioso Enzo Maiorca e decisamente perplesso il mio tabaccaio. Non penso che dimenticherò facilmente l'espressione che aveva mentre stringevo il peluche al petto. A ripensarci, è un mezzo miracolo che non abbia chiamato la Croce Verde e si sia limitato a mormorarmi: "E' la scusa più bella che abbia mai sentito da un adulto per entrare. Vada, non ci metta troppo che mi mette nei casini" Ho passeggiato estasiato per i vialetti alberati, annusato aria pura nel pieno centro di Milano, e mi sono beato della vista di due germani reali che si ingroppavano come conigli (considerato la mole di gente che arriva qui googlando "sito ufficiale milly d'abbraccio" mi sento di dover precisare che non è una esperienza eccitante). Il parco è davvero una meraviglia assoluta. Alberi descritti con appositi cartellini e una vista di insieme della villa che la via principale non regala e non fa percepire. E, naturalmente, le ducks.
Tarda mattinata con la bimba nuova, approfittando della neve scenografica e di quel magnifico modello che è il Castello Sforzesco. Lo si tende a dimenticare, di tanto in tanto, quando di chiacchiera dei tesori di Milano: non è il classico castello opulento e dalle ricche stanze, trono intarsiato d'oro e vetrate a picco sui monti o sul mare, è vero. Ma ospita delle collezioni di primo piano, che costa poco visitare (tre euro!) e dove è ancora possibile fotografare (e qui ci sarebbe da aprire una luuuuunga parentesi su muesei e fotografia in Italia, ma soprassiedo). E mi hanno sempre colpito i suoi due sbocchi: uno sulla trafficatissima Piazza Cairoli, e da lì alla passeggiate affollate di Via Dante, Cordusio, Duomo, Galleria. L'altra sul polmone verde di Parco Sempione, quasi se il relax e lo stallo di una passeggiata si contrapponesse alla dinamicità dell'altra.
Altra piccola segnalazione: con una vena di sentimentalismo, oggi Phocus Agency ricorda il decimo anniversario della scomparsa di Fabrizio De Andrè portando in home page una immagine del cantautore genovese. Mi piacciono sia l'iniziativa che, naturalmente, la fotografia.
A Milano capita di tutto. Qualche anno fa, ad esempio, mi sono perso nelle vie che circondano i Giardini di Porta Venezia; basta attraversare la strada, infilarsi sotto l'arco proprio di fronte al Museo di Storia Naturale, e perdersi vagando un po' a destra e un po' a sinistra in una delle zone meno battute dai turisti e più affascinanti della città. Se becchi la giusta combinazione di angolo destro e angolo sinistro, ti ritrovi in una via con una bella ambasciata (consolato?) e, giusto di fronte, una villa protetta da cespugli piuttosto fitti. In realtà, alcuni spazi fra le fronde consentono di vagare con la sguardo al di là della cancellata o, nel mio caso, di infilarci l'obiettivo della macchina fotografica. La prima volta te ne accorgi perchè la gente si ferma e spia meravigliata, esattamente così:
Poi è il tuo sguardo a riempirsi di meraviglia: esterrefatto, ti accorgi che nel pieno centro di Milano c'è una specie di oasi, in cui affacciarsi e in cui lasciar vagare lo sguardo e la mente. Così.
Se non ci stai proprio attento, rischi di mancarla. E rischi di mancarla anche se sai dov'è, via Brisa. Te la studi sulla mappa alla fermata del metrò (io sono sceso a Cordusio), e poi fa due o tre volte via Mercanti e un pezzo di Corso Magenta, e non la becchi mica. Poi cominci a camminare lentamente, analizzi con calma ogni incrocio, anche il più piccolo, e te la trovi lì. Ci entri e, come scrive Micol Arianna Beltramini in "101 cose da fare a Milano almeno una volta nella vita", sei a Roma. Ci sei per i resti di un antico palazzo imperiale, e ci sei per i gatti, che ti riportano alla memoria i mici del colosseo di rodariana memoria. Fai qualche foto, trovi qualcuno con la tua stessa "guida" in mano (un giorno la recensirò con più puntualità, ma è riduttivo definire le "101 cose da fare a Milano" come una semplice guida), immagini. E leggi un cartello in cui si prega di non liberare cani in quello spazio, e che qualche gattino è già stato sbranato. E ti allontani, pensando alla vecchia signora che li nutre e all'imbecille che ci fa scorazzare un rottweiler. Imbecille lui, non il rottweiler.

Stavo completando la seconda missione delle "101 things to do before you're old and boring", concentrandomi sui temi del riciclaggio e dell'attenzione ambientale che compongono la numero 26.
Mi sono fatto un giretto sul web, partendo dalle statistiche locali (a Milano si riciclano 44 kg di carta pro capite all'anno, risultato migliorabile), per arrivare ai blog in cui si sommano consigli e piccoli trucchetti per impattare di meno e risparmiare di più (ricordi la pubblicità sul consumo di energia con gli applausi che partono?)
E' stato un giro sicuramente istruttivo, con punte di tristezza (si mormora di 99 squali su cento scomparsi nel Mediterraneo) e buone notizie ammantate persino di romanticismo. In che senso? Eccoci qui.
Gli esperti concordavano: la tartaruga dello Yangtze era destinata ad estinguersi. E non si trattava di facile allarmismo, ma di drammatica realtà: di questo animale (francamente bruttino, eh, ma cosa vuol dire?) si conoscevano soltanto due esemplari, entrambi di sesso maschile. Difficile pensare ad una prosecuzione della specie, si trattava solo di attendere la loro morte naturale (110/120 anni) per decretarne la definitiva dissolvenza.
Ed ecco che, sopresa!, arriva la notizia tanto attesa: in uno zoo cinese è stato identificato uno splendido esemplare femminile, appena acquisito da un circo (!)
La storia d'amore si compone di: - lui, 102 anni, dei quali almeno 82 passati senza aver mai potuto annusare un pariruolo femminile - lei, 82 anni, vergine
Come poteva finire?
"i due si scambiano gentili colpetti, si seguono reciprocamente. Sono i preliminari dell'accoppiamento, dicono gli esperti, e nel giro di qualche settimana la femmina dovrebbe deporre le uova."
Sono un inguaribile romantico, ma un po' mi si è accapponata la pelle.
Ci siamo noi, orfani di Bruttavita. Bruttavita era una meravigliosa agenda che ha popolato alcune delle mie giornate negli scorsi due anni. Proponeva quotidianamente delle task da completare, con un punteggio associato, e una ricca comunità che sull'esecuzione di quelle task (e di chi le completava) creava momenti di umorismo irresistibile. Tanto per dare una idea, per uno storico delle task che avevo completato grazie a Bruttavita si può fare un saltino qui.Era stato un brutto colpo, ormai quasi cinque mesi fa, scoprire che Bruttavita non sarebbe uscita più. Devo ancora un ringraziamento a chi ha trascorso settimane fra dicembre e gennaio a ricercarla in ogni libreria o cartoleria di Milano. Sono incappato un paio di settimane fa in una serie di siti dedicati a Richard Horne e ai libri che ha edito. Titoli come "101 cose da fare prima di morire" o (ancora inedito in Italia) "101 things to do before you're old and boring", in cui si consigliano - appunto - 101 azioni da intraprendere, al cuin completamento corrisponde il posizionamento di una stella adesiva sulla pagina del task. E il mondo esegue: Cristophe Amanda Adam e avanti così, saltellando di link in link. Orfano di Bruttavita, mi sono procurato (via Amazon) il testo, e inizio stasera a posizionare la prima stellina, avendo da tempo completato la task n. 36 "Start your own blog"...
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