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 Canzone quasi d'amore - Francesco Guccini... di Admin
 
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Nei libri che ricordiamo c'è tutta la sostanza di quello che abbiamo dimenticato.

Elias Canetti
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 02/09/2010 @ 23:14:56, in Cinema - Recensioni di V., linkato 398 volte)
A meno di ventiquattro ore dalla prima cinematografica - il che certifica definitivamente la proattività di V. ed il mio status di Editore rompipalle - eccoci a voi con la recensione di "The Expendables – I Mercenari". Una piccola nota introduttiva: quello che segue non è uno spoiler, ma qualche indicazione sulla trama è presente. A voi la scelta!




Infine la stagione cinematografica sta ripartendo, non se ne poteva più di cinema chiusi e/o di vedere sfilare in cartellone tutte le proiezioni dello scorso anno!
Io ho aperto le danze in modo roboante in compagnia di Alf, FPU, ma soprattutto di un bel po’ di personaggi che mi hanno regalato due ore di puro delirio.

Vediamo un po’… prima di tutto Sylvester Stallone ha fatto il burattinaio (produttore, sceneggiatore, regista e chi più ne ha più ne metta… probabilmente ha supervisionato pure i costumi!) di un film credo nato in seguito ad una gran rimpatriata dall’alto tasso alcolico in cui, in compagnia di amici/colleghi, ha ricordato i chilometri di pellicole d’azione che tutti quanti avevano in curriculum : - )

Come spalla Stallone si è scelto Jason Statham, col quale si è dilettato per quasi due ore a dar vita ad un fracassonissimo e meravigliosamente fine a sé stesso film, che per noialtri è stato un viaggio nei mitici anni ’80, effetto quest’ultimo amplificato da un montaggio oserei dire vintage. In tutta onestà pure la regia sembrava tale, ma non abbiam capito se l’effetto fosse voluto oppure non siano riusciti ad ottenere di meglio, quindi facciamo finta di niente e passiamo oltre : - )

Jet Li che ironizza sulla sua altezza, Mickey Rourke in compagnia di femmine scollacciate, Dolph Lundgren che si redime, Eric Roberts - il perenne corrotto, Arnold Schwarzenegger e Bruce Willis (solo per citarne alcuni), hanno di fatto interpretato i propri personaggi migliori (con tanto di citazioni ed autoironia – il momento in cui Schwarzenegger nel suo cameo conclude con “sono troppo impegnato” e la replica di Stallone sono imperdibili!) con in sottofondo una degna colonna sonora assolutamente da recuperare.

Volete sapere cosa succede? Secondo voi se a meno di cinque minuti dall’inizio parte già un colpo che letteralmente polverizza il tronco del nemico, siamo di fronte ad una pellicola di grande concetto o ad una di pura evasione in cui il galateo dello scontro fisico regnerà sovrano? Esatto, buona la seconda! Quindi, ci dovremo solo rallegrare se non vedremo scene memorabili, non sentiremo nessun dialogo dal messaggio profondo - tranne un monologo di pochi minuti neanche troppo intensi in cui di fatto M. Rourke richiama il personaggio interpretato in The Wrestler - e le battute seppur banali saran tante e ben riuscite come pure le scene improbabili (degna di menzione quella in cui il sessantenne Sly pretende di rimanere aggrappato dall’esterno ad un idrovolante in fase di decollo)! Questi ipertatuati mercenari a bordo dei loro cavalli di ferro o delle auto d’epoca ribassate sono pur sempre uomini d’onore che in nome della giustizia faranno di tutto: non conosceranno paura e dolore sotto l’incessante pioggia di pallottole customizzate del diametro di una mela, cercheranno di contrastare il nemico in scontri a fuoco che ricorderanno i migliori videogiochi dei tempi andati e correndo contro il tempo faran brillare tonnellate di esplosivo che illuminerà a giorno una delle tante corrottissime isole del centro America sino ad avvilupparla in fiamme spettacolari – come nei migliori film asiatici (omaggio a John Woo?) - che peraltro non sembrano turbare più di tanto gli abitanti del luogo.
 
C’erano quasi tutti e mi domando se Jean Claude Van Damme, Steven Segal e Kurt Russell mancassero all’appello solo perché impegnati su altri set. Speriamo di vederli nel sequel anche se la loro presenza allungherà una delle liste di stunt più interminabile che abbia mai letto in un cinema ;)



 
Di Admin (del 08/08/2010 @ 21:35:36, in Cinema - Recensioni di V., linkato 196 volte)




Se tre persone commentassero contemporaneamente, all’insaputa degli altri, il medesimo film il post come risulterebbe? Giudicate voi… : - )

Il film della discordia è Shutter Island: campione di incassi al botteghino, grande produzione Hollywoodiana, regia decisamente imponente, cast di primo livello e tutti i normodotati che conosco l’han visto e ne son rimasti rapiti. E io? Perso al cinema, al videonoleggio non avevo più speranze (anzi, suggerisco istituzione di una waiting list a supporto di questi casi!) ed alla fine mi è stato omaggiato in fashionissima versione bluray, ma per oltre un mese sembrava vi fosse una maledizione: ogni volta che mi accingevo a visionare la pellicola accadeva qualcosa di più urgente e/o sensato da fare. Ieri ho detto basta. Ore 1.30 del mattino, complice il silenzio tipico delle notti di agosto in città, ho infine fatto partire il lettore che non sapevo ancora mi stesse da giorni e giorni proteggendo.

Ma chi ha pensato lo screenplay credeva che gli spettatori stessero per la prima volta scoprendo il magico mondo della celluloide e del cinematografo??? Ammetto che la fotografia fredda ed impeccabile abbia ben supportato il thriller (perché così è stato catalogato, ma pensa un po’…) e che gli attori sapessero fare il proprio mestiere (e ci mancherebbe altro!), ma usare dal secondo minuto il trucchetto dei rumori in crescendo con esponenziale aumento del volume sino a diventare assordante durante i lunghi primi piani così da far spaventare lo spettatore non è più accettabile da almeno 20 anni! Se poi ripenso alla trama mi viene lo sconforto: talmente debole, ampiamente usata (oh toh, La sindrome di Medea... che novità!), prevedibile che per far diventare un lungometraggio ciò che poteva restare un ammasso di ciack ha attinto dalla filmografia thriller a tinte forti spingendosi sino all’horror! Sia ben chiaro di qualità, però non cercate di convincermi che siano tutti tributi a Gothika, ma soprattutto the Ring quelli che ho visto ieri, perché ho delle difficoltà a crederlo. E mi fermo qui solo per passare la palla ad Alf che nonostante non sia un fanatico del genere non mi pare abbia avuto degli incubi – io non ho ricevuto sos notturni e voi? ;)

Definirmi un "non fanatico" del genere è riduttivo: nella normalità dei casi, ogni aggressione quasi zombesca dietro le spalle del protagonista ed ogni cadavere che apre improvvisamente gli occhi mi avrebbe fatto piagnucolare come un cucciolo di labrador lasciato fuori dalla porta della camera. Il fatto che ognuna di queste scene fosse anticipata con una precisione da prestigiatore mi ha reso il tutto più sopportabile, acuendo al contempo la sensazione che l'originalità non fosse esattamente il punto di forza della pellicola. Nella mia - ridottissima - esperienza di spettatore, ho sentito riecheggiare frammenti di Memento (che mi piacque da morire!) e sospiri di "Twin Peaks", che ricordo invece con lo stesso terrore di Homer Simpson davanti alla tv in questa scena


Massimo rispetto per A. che invece ha gradito lo spettacolo anche se ammette (anzi sottolinea) che si tratti di visione impegnativa:

Film adatto a chi abbia voglia di far funzionare il cervello. Ormai siamo atrofizzati da pellicole “fotocopia” una dell’altra che si differenziano solo per il numero di cadaveri e che spiegano troppo. Qui invece, lo spettatore dovrà faticare almeno un pochino, verrà infatti accompagnato in un viaggio visivo in cui a tratti sarà libero di muoversi da solo. Esistono pochi film non lineari dove per "unire tutti i puntini" bisogna fare cotanta fatica. Questo è un esempio di storia difficile da seguire, poi, magari, si riuscirà ad intuire il finale prima del dovuto, ma vi assicuro che il regista ha fatto bene il proprio lavoro. Consigliato a tutti coloro che sono in vena di serata "impegnata". Nota: film tratto da un bellissimo libro che avevo letto ed il fatto che la trasposizione cinematografica non abbia annullato la bellezza del romanzo è ulteriore punto di forza unitamente alle garanzie che solo nomi come Scorsese e Di Caprio possono dare.
 
Di Admin (del 13/06/2010 @ 13:45:13, in Cinema - Recensioni di V., linkato 530 volte)


In questi giorni a Milano è in corso la rassegna Cannes e Dintorni che ci permette di apprezzare in anteprima film presentati sulla Croisette e che saranno nelle sale prossimamente. Novità di quest’anno è la possibilità di accedervi a prezzo scontatissimo presentando i coupon pubblicati la scorsa settimana nella sezione Milano del quotidiano. Diciamocelo, con due euro vedere l’ultimo film di Stephen Frears è stato un gran colpaccio. Certo, in lingua originale, ma quando una pellicola è ben diretta, lo screenplay intelligentemente ritmato, la fotografia precisa e gli attori sanno fare il proprio mestiere direi che il sottotitolo è più che sufficiente e le risate quando previste sono garantite.

“Tamara Drewe” è il classico ritorno alle origini, che si vorrebbe assumesse sfumature di rivincita, nella bucolica, sempreverde, incredibilmente rilassante campagna inglese. Luoghi in cui siamo nostro malgrado nati, siamo cresciuti meritando un premio per aver superato incolumi l’adolescenza (al massimo abbiamo tirato qualche uovo sul parabrezza delle auto dei rari avventori facendoli sbandare…) ed a causa della quale ancora oggi ci domandiamo come abbiamo fatto a non drogarci prima di essercela data a gambe levate con la scusa degli studi e/o un lavoro nella ben più stimolante city. Perché, parliamoci chiaro, esistono posti magnifici, nei quali sopravvivono ancora fattorie in cui gli artisti si rifugiano con la vana speranza di trovare la creatività probabilmente mai esistita (ingollandosi di biscuits appena sfornati), in cui le mucche non si rendono conto che pascolare sia un lusso e i cui abitanti dispensano saggezza popolare alla bisogna ricordandoci che troppo spesso dimentichiamo quale sia il vero significato della vita, ma nei quali non vorremmo mai vivere. Però, quando il giorno in cui ci toccherà affrontare il nostro passato arriverà, se inaspettatamente dovessimo scoprire di essere l’oscuro oggetto del desiderio e/o lo scomodo ostacolo dei “rifugiati” che credono di averla fatta franca da lavori opprimenti, delle amanti invadenti, delle adolescenti annoiate e di rockstar sbalestrate, cosa faremmo e come ci sentiremmo?

Non stento a credere che anche i più severi critici di Cannes abbiano riso vedendo questa pellicola definita, per una volta correttamente, black comedy, che ironizza con intelligenza (e vena noir dai risvolti grotteschi) sulle più comuni umane debolezze - dall’adolescenza coi suoi amori impossibili alle crisi di mezza età e le sue voglie di lolite, dal successo come affrancazione dalle proprie fragilità all’eccessivo divismo. Il pregio di questo film è decisamente quello di non scadere mai nel volgare o nella banalità senza essere moralista o bacchettone. Direi un perfetto inizio d’estate.
 
Di Admin (del 29/05/2010 @ 15:39:05, in Cinema - Recensioni di V., linkato 621 volte)


Gentile V., avevamo chiuso la recensione del secondo film tratto dalla trilogia Millennium con queste parole: "Per decretare una classifica sui film dovremo aspettare il terzo, ovviamente... se ne sa già qualcosa? No, tranquilla, non ti sto prenotando anche per il terzo episodio, eh, macchè, ma no, cosa mai vai a pensare..."
Ora, se non ho sognato tutto (e - considerato che siamo al confine con l'incubo - lo avrei potuto fare solo addormentandomi dopo mezza tonnellata di peperonata...) sono costretto a chiederti: in un ipotetico podio, in quale posizione metteresti questo terzo capitolo della saga?
Oddio, è la battaglia dei poveri! Meno terrificante parrebbe essere il primo episodio, vuoi per l’effetto novità, vuoi perché comunque è racconto con un capo ed una coda e non impone visione di ulteriore pellicola per conoscere il finale, ma pure perché gli attori erano più credibili, il cambio d’abiti era più frequente, le tinte dei capelli meno improbabili ed il montaggio non sembrava fatto con fobici e scotch da un bambino di otto anni.

Devo confessarti che avevo trovato il terzo tomo il più deboluccio nella serie dei romanzi; scontava una certa esagerazione drammatica, se riesco a spiegarmi, e mi sembra che gli sceneggiatori del film riusciti a fare di peggio. Cosa ne pensi?
Penso che potrebbero usarlo come strumento di tortura!
Inutilmente prolisso, noioso, vuoto, sprovvisto di drammaticità, tensione, ritmo. Lo spettatore per rimanere attento necessita di molta forza di volontà, infatti in sala si potevano contare i “caduti” tra le braccia di Morfeo (e credimi, erano in numero superiore alla media!). Il tutto senza considerare l'effetto sanatorio che mi ha fatto subodorare che anche per un anziano la lettura del terzo tomo sarebbe stata chiedere troppo, tenendo presente che il secondo episodio era del tutto sprovvisto di epilogo...

Ho letto che le colonne portanti di un buon film sono composte da trama, ambientazione, recitazione. Cominciamo da quest'ultima, e spendiamo due parole sugli attori.
Attori? Tu hai visto recitare qualcuno? Io direi che potrebbero essere usati a lezione per mostrare cosa non si deve fare!  Tutti, proprio tutti, inespressivi, al punto da sembrare solo comparse.

;

Possiamo almeno rassicurare i lettori sulla presenza nella pellicola di un paio di scene in cui appaia Noomi Rapace nuda? (si, questa serve anche per i clic)
Mi pare che questa sia la pellicola in cui la si veda più vestita (peraltro con l'immotivata mise punkabbestia che ammorba anche la pessima locandina... N.d'E.), e non vi sono neppure scene osè…

L'ambientazione: produzione europea per un romanzo decisamente nordico. Stoccolma nei libri di Larsson appare come una vera e propria protagonista.
Qui praticamente è un anonimo sottofondo che, se facessimo un'intervista all’uscita dal cinema, la metà degli spettatori non sarebbe in grado di riconoscere, tranne forse per la visione della stazione ferroviaria, forse l'unica scena in cui la città risulta riconoscibile.

E arriviamo al capitolo "trama": mi sento di segnalare che almeno un paio di particolari omessi nella narrazione cinematografica erano tutt'altro che irrilevanti. Ma, più di tutto, le storie di Larsson sono cadenzate da un ritmo perfetto, incalzante al punto giusto e rallentato quando è il momento di frenare. Possiamo aspettarci di meglio dalla prossima produzione a stelle e strisce?
Dato il prodotto iniziale direi di si, certo, avrei preferito partire subito con una grande produzione - sicuramente una americanata  - però per lo meno ben ritmata, piena di suspence, con attori che recitano, urlano, corrono e quant’altro!

Per concludere: nella tua ultima recensione, ho adorato - davvero - la citazione nietzchiana. Trovare una citazione adatta a questa pellicola è una sfida a cui non puoi sottrarti, sai?
V. mi guarda, si gira e va via. A volte il silenzio è più elequente di mille parole.


 
Di Admin (del 27/05/2010 @ 21:38:23, in Cinema - Recensioni di V., linkato 420 volte)


Film che essendo uscito in quel di febbraio mi ero persa, probabilmente privilegiando qualche polpettone che poi ho demolito da questa stessa finestra, e che quindi come da tradizione ho recuperato all’arrivo della stagione estiva quando la distribuzione cinematografica si gode le ferie.

L’ultima prodezza del regista Radu Mihaileanu, apprezzatissimo per Train de Vie (che non ho ancora visto), pare voglia ironizzare con maggior intelligenza possibile sulla situazione russa post guerra fredda, che sembra essere a ben vedere ancora visibile ai giorni nostri. Con l’ausilio delle note del concerto per violino ed orchestra di Tchaikovsky, quasi a ricordarci che quella terra ha dato i natali e/o ospitato non solo dittatori ma molte menti illuminate della cultura, ci viene mostrato uno spaccato popolare delle conseguenze della politica di Breznev. Ne emerge però una immagine gretta, grezza, anacronistica, vergognosa di una società che non ha più molto di glorioso, ma sarà vero?

Ricordando al pubblico i campi di lavoro in cui gli oppositori al regime trascorrevano i restanti giorni della propria esistenza e mostrando un occhio di riguardo per gli artisti (soprattutto ebrei) che son stati spesso agnelli sacrificali di un regime ottuso che doveva controllare tutto ed avere un capro espiatorio a giustificazione delle proprie repressioni, prende forma il racconto di come un manipolo di ex musicisti, oramai emarginati da troppi anni, riesca rocambolescamente a sostituirsi non di meno che ad una decadente orchestra del Bolshoi per riscattarsi in territorio francese del torto subito trent’anni prima. Fa quasi tenerezza, è troppo stereotipato persino nel doppiaggio, strappa qualche sorriso, ma è a tratti difficoltoso da comprendere! Antichi misteriosi ricordi che parrebbero preludio di un finale scontato, si salvano in corner, durante gli ultimi minuti della pellicola, con soluzione che sicuramente ha una ottima leva nel pubblico di matrice cristiana: il senso di colpa del protagonista, quella "cattiva coscienza" che secondo Nietzsche ha origine dal concetto di debito, di compensazione di un danno che qui è la sorte di una violinista che segna la fine di un’epoca ma che a me puzza di estremo rimedio per ottenere il consenso dell’Europa così detta colta.

Per fortuna, che tra lo sconcerto de Il Concerto, a sorpresa (per lo meno per me) troviamo la magnetica e convincente Melanie Laurent recente interprete di Shosanna Dreyfuss nei “Bastardi” di Quentin Tarantino!

Film sopravvalutato o regia che deve crescere?









 
Di Admin (del 13/05/2010 @ 22:30:19, in Cinema - Recensioni di V., linkato 1262 volte)
Per me, che sono un inguaribile romantico, Robin Hood è soltanto uno: la volpe del cartone animato Disney, accompagnato da una meravigliosa volpettina-Marian, dagli occhi penetranti e coda fulva.

Little John? Uno spettacolare orso bruno. Lady Cocca? La dama di compagnia di Marian è una gallina, misteriosamente non concupita dai volpastri. Fra Tuck? Un pio tasso in saio.

Aspettavo quindi con ansia la recensione di V., che si è immolata per la visione in totale anteprima del film che aprirà il prossimo Festival di Cannes. E, come sempre, non ne sono rimasto deluso...

P.S. Abbiamo preparato anche un piccolo sondaggio, che trovate sulla spalla destra del blog.
V O T A T E !!!




Ho preso una decisione, d’ora in avanti farò la commentatrice: non è possibile che tutti i film che ho visto recentemente si commentino in poco più di un paragrafo! Prevedibili? Banali? Oppure sono io in balia di uno stato confusionale senza rimedio? Fatto sta che qualcosa non torna. Facciamo un esempio, ieri mattina sobbalzo dalla seggiola con rischio di severe ustioni alla lettura che con ben due giorni di anticipo i palinsesti dei cinema milanesi offrivano il film che aprirà l’imminente Festival di Cannes, poche ore dopo mi catapulto nella più vicina sala a conoscere il nuovo Robin Hood Versione 4.0 e… ci risiamo!

Sarò io ad avere oramai una gran bella confusione in testa ricordando il giocoso La Leggenda di Robin Hood interpretato da Errol Flynn e l’assai più stucchevole ed inespressivo Kevin Costner nei panni del Principe dei Ladri, in un passato ben più recente, ma fatto sta che mentre ancora stanno scorrendo i titoli di coda di quest’ultima versione della leggenda di Robin Hood io son attanagliata da un dubbio: la oramai consolidata coppia Ridley Scott – Russell Crowe hanno fatto un buon lavoro o un ben ritmato ma colossale “minestrone”?

Vediamo: pellicola di fatto lunghetta, che propone differente visione della storia, cadenzata da una ben ritmata colonna sonora (sta incalzando pure me a scrivere, quindi diamole atto che sia azzeccata), di imperante color verde, in cui galoppano costantemente cavalli bianchi, in groppa ai quali impavidi arcieri dominano una scena spesso assai belligerante, in una Inghilterra alle prese con un incapace neo-Re Giovanni, succeduto al fratello Riccardo morto sulla strada verso casa dopo dieci anni di Crociate in Terra Santa, che opprime e mente, per salvarsi la pelle, ai sudditi sull’orlo della rivolta. Se ci astraiamo per un attimo e sostituiamo i meravigliosi esemplari di purosangue con delle bighe, la verde contea di Nottingham con la rossa terra del centro Italia, le bianche scogliere di Dover con il Colosseo di Roma, abbiamo (ahimè) un Robin Hood decisamente gran condottiero nel rendere inespugnabili le coste della amata terra natia, ma molto (troppo) Gladiatore.

E così sorge il dubbio che, nonostante il prodotto sia buono e la prospettiva innovativa, la pellicola sia clamorosamente banale e io rimango senza parole mentre son cosciente che farà il pienone.





 
Di Admin (del 02/05/2010 @ 22:30:47, in Cinema - Recensioni di V., linkato 313 volte)

Poi dici che non sono spettacolari, questi due.

Dici "Di chi parli?", ti dico "Di V. e FPU".

Che sono andati insieme al cine, e hanno visto "Vendicami", di Johnnie To. Si son guardati e han capito che era il caso di farci sopra una doppia recensione, in cui ciascuno dei due - all'insaputa dell'altro - scrivesse le proprie impressioni sulla pellicola.

E me le hanno mandate nello stesso preciso istante, senza sapere ancora cosa ne avesse scritto l'altro. Escludendo gli sguardi di FPU, che V. ha dimostrato di saper interpretare efficacemente, prevedendo i toni positivi della sua recensione.

L'unico modo per presentarle così affiancate - perchè non sarebbe stato giusto piazzarle una sotto l'altra, se capite cosa intendo - era questo. Mi ha fatto perdere un paio di diottrie e tre cazzotti a fotosciiiop, ma ne valeva - decisamente - la pena.
Andiamo: FPU a sinistra, V. a destra.


 
Di Admin (del 01/05/2010 @ 19:54:05, in Cinema - Recensioni di V., linkato 408 volte)


Ammetto che la mia scelta si sia basata su fattori pratici quali la scadenza dei biglietti gentilmente messi a disposizione dalla generosità dell'Editore (alle 00.00) ed alla centralità della sala cinematografica, però sono anche piuttosto sicura che da qualche parte avessi letto recensione entusiasta in proposito. Molto probabilmente avrei potuto evitare tale clamorosa perdita di tempo stando un po’ più attenta alla non univoca classificazione della pellicola: se pure i recensori per mestiere, a seconda della propria (in)sensibilità, hanno classificato il film come dramma oppure come commedia, qualcosa non quadra, no?



Fatto sta che ho trovato noiosa l’ennesima visione sarcastica della medio borghesia di origine ebraica che popola le coste della Florida (l’hanno già fatta molti altri registi e ben più “illuminati”!), banale, superficiale e quasi confusa l’esposizione delle insicurezze delle persone nel mezzo del cammin della loro vita che continuano a fallire, sono irrimediabilmente goffe e deboli e si intontiscono di farmaci per avere il coraggio di vivere, trascinando nel proprio mondo ovattato anche i figli in età preadolescenziale (avrei dovuto ridere nel vedere una bimba imbottita di ansiolitici con l’approvazione della mamma?); ma soprattutto ho trovato di dubbio gusto per non dire agghiacciante l’ironizzare (?), lo strumentalizzare (?), il banalizzare un argomento tanto delicato come la pedofilia: paragonarla al terrorismo, poi considerarla preludio di omosessualità, quindi coscientemente strumentalizzarla (e giustificarla?) per gli infantili interessi di un adolescente l’ho trovato irritante e per nulla edificante. 



QUINDI … NO, io non perdono il regista, e non riesco a dimenticare questa pellicola e soprattutto trovo il fatto che sia arrivata nelle sale demenziale al cubo.

Ci rendiamo infatti conto che:


1° a qualcuno sono transitate idee simili per la testa,che ha avuto il coraggio di trasporle su carta (in cuor mio spero sia solo il frutto di abbondante abuso di sostanze poco ortodosse) e quindi di proporle come soggetto per un film?

2° qualcun altro ha trovato il delirante progetto seriamente interessante al punto di investirci tempo e denaro nella realizzazione?

3° e la fiducia nel messaggio sia stata tale da ritenere possibile, vincente e soprattutto redditizia una diffusione capillare di questo film non solo nel mercato interno ma pure in altri continenti?




Il mio suggerimento? Se volete evadere per un paio di ore propendete per un ben più sano fumetto come Iron Man che, nonostante non l’abbia ancora visto, son sicura sia tempo speso meglio!





N.B. Per mancanza di lucidità mentale, mi sono perso la proiezione mancando clamorosamente l'appuntamento (tra l'altro, oggi la vedo come una forma di protezione del mio Angelo Custode). Però un commento me lo consento ugualmente: la difficoltà di reperire anche un solo screenshot con cui accompagnare il pezzo la dice lunga. N.d'E.
 
Di Admin (del 30/04/2010 @ 15:03:54, in Cinema - Recensioni di V., linkato 210 volte)


Il titolo dice già tutto: puro horror movie in salsa vintage, siete avvisati!
In questo film sono decisamente presenti tutti gli elementi tipici degli horror anni ‘70: il paesino idilliaco nel mezzo del nulla (in un Stato USA molto ma molto isolato) dove esiste ancora il concetto di comunità e dove le partite di baseball dei bambini sono seguite da tante famigliole felici, che vivono in belle fattorie bianche col granaio e la rimessa degli attrezzi, insomma una via di mezzo fra i quadri di Hopper e le pubblicità del Mulino Bianco.

E un giorno eccolo, arriva il Catatonico e la sua sarà la prima di una lunga serie di morti inspiegabili. Nel giro di 24 ore sembra che la follia sia dilagante e… prima sbarcano i marines e subito dopo – evvai! – eccoli … gli zombie! Occhi affetti da congiuntivite nerosanguinante, saltano fuori da dietro le porte, immancabilmente irrompono in un obitorio con le motoseghe che improvvisamente si accendono di vita propria e si affronteranno armati di coltello in un susseguirsi di scontri con gli instancabili eroi buoni e forse sani fino al rendez-vous finale nell’immancabile, oramai deserto, diner che sorge nel bel mezzo del nulla, ah! Infine, come in ogni movie made in USA che si rispetti, ci sono gli immancabili cromatissimi trucks, il bellone e la bellona in fuga verso la cittadina apparentemente sana e l’oramai abusata apertura al sequel.
 
Il coinvolgimento non aspettatevi derivi dalla realtà di quel che vedrete, ma dalla bravura del regista nel farvi saltare sulla sedia come un tappo di spumante. Null’altro, certo è che se avete meno di trent’anni potreste non essere abituati a questo genere di pellicole tanto in voga qualche decennio fa, mentre i più agée potrebbero trascorrere una piacevole serata down on memory lane anche perché questo remake del capolavoro di Romero è dallo stesso prodotto, quindi il marchio di fabbrica è certificato : - )
 
PS NON lasciate la sala prima che scorrano completamente i titoli di coda!



 
Di Admin (del 20/04/2010 @ 23:00:52, in Cinema - Recensioni di V., linkato 499 volte)
Un paio di settimane fa chiacchieravo con una amica, e - non mi ricordo più se parlando di calcio o letteratura - venne fuori una domanda a cui ci affannammo a trovare risposta: "che cosa è il talento"?

Questa sera ho una risposta da offrire: talento è trascinare un lettore davanti allo schermo, suscitare emozione con una recensione, indurre a riflessioni e far avvertire - direttamente sulla pelle - tutte le sensazioni che un'opera cinematografica può offrire.

Sono felice, felicissimo di poter ospitare ancora una Recensione di V.

A voi.






In riva al mare il cielo è plumbeo, la pioggia quasi sempre battente, il vento costante e graffiante e l’unica casa presente è in ruvido cemento armato alleggerito solo da tanto freddo vetro che rende decisamente non accoglienti gli ambienti ed amplifica, come una lente, al di fuori l’impietosa stagione invernale ed all’interno la sofferenza che aleggia indisturbata. È il regno di dubbi, angoscianti segreti, sogni mai realizzati, disillusioni, passioni sbagliate, persone sfuggenti, colpi bassi, confidenze incomprensibili o truffaldine, di visite inattese o scoperte che era meglio non avvenissero. Così il dubbio cresce le incongruenze aumentano sino a rendere impossibile non improvvisarsi investigatori soprattutto quando il proprio istinto ci allerta dell’imminente pericolo in cui versiamo. E così assurdamente ci ritroviamo ad inseguire quei guai che ci perseguitavano ed ignoravamo fingendo non ci riguardassero  sino ad un attimo prima.

Questo e molto di più nel film scritto e diretto da Roman Polanski che sta riempiendo le sale cinematografiche italiane, spero non per morbosa curiosità di vedere cosa abbia prodotto un regista che nell’ultimo anno è stato spesso in prima pagina sui quotidiani per vicende che esulavano dalle sue abilità di cineasta - In questa epoca definita “del Grande Fratello” il dubbio sorge ahimè spontaneo… Sarebbe però un peccato perché non si godrebbe sino in fondo di quella glaciale fotografia che incornicia quell’atmosfera di Frantic che invece nostalgicamente, o forse dovrei dire magistralmente, rivive grazie ad una regia molto europea e tanto matura che ci valorizza pure un (parrebbe) sempre più poliedrico Ewan Mc Gregor. Volendo si potrebbe definire un thriller vecchio stampo, sicuramente è un costante crescendo di tensione che culmina in un colorato ed inaspettato quanto ironico finale che forse solo gli appassionati di antichi codici e miniature riusciranno a prevedere.
In poche parole, BELLO e basta!

P.S. per incuriosirvi un po’: secondo voi cosa accade al protagonista nell’ultima scena?





 
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09/09/2010 @ 5.43.02
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