Di Admin (del 22/08/2010 @ 17:54:04, in Fotografia, linkato 198 volte)
Questa è, insieme, la storia di un fotografo e la storia di una fotografia.
Lee Friedlander è uno di quei personaggi che hanno segnato la storia della fotografia: la sua cifra stilistica è contrassegnata da quella che egli stesso definì "American social landscape", un insieme di paesaggi, nature morte, ritratti ambientati che volevano raccontare l'anima dell'America più profonda, lontana dalle luci delle grandi città metropolitane. Un artista capace di influenzare generazioni di fotografi, e capace di produrre creatività anche dopo l'insorgere dell'artrite e la conseguente limitazione nei movimenti: Friedlander pubblicò anche un libro di fotografie scattate prima e dopo l'operazione di sostituzione del ginocchio.
In tutto questo - ed eccoci alla storia di una fotografia - Friedlander è diventato celebre per una serie di scatti di nudi realizzati nel 1979: nudi in bianco e nero, per i quali l'allora piuttosto indigente fotografo pattuì un compenso di 25$ con una ballerina. Quesgli stessi scatti furono pubblicati nel numero di settembre 1985 della rivista Playboy, e battuti all'asta da Christie's nel 2009 per più di 30.000 $ (se le aggiudicò un italiano, tra l'altro).
Già, perchè nel frattempo Friedlander era diventato un gran fotografo, e la ballerina si era trasformata in una celebratissima popstar: Madonna.
Di Admin (del 13/08/2010 @ 14:46:30, in Fotografia, linkato 162 volte)
Le citazioni, si sa, sono spesso un tentativo di ricondurre ad una sola frase un'idea, o una intera esistenza. Per descrivere il percorso fotografico di William Eugene Smith, però, è quasi obbligatorio aprire con una sua affermazione che dice moltissimo della sua capacità di superare i tecnicismi e raccontare, davvero, una storia:
A cosa serve una grande profondità di campo se non c’è un’adeguata profondità di sentimento?
Le immagini scattate da Eugene Smith sono senza distinzioni straordinarie istantanee, e non sorprende che sia considerato uno dei più importanti reporter della storia della fotografia; nella sua collaborazione con "Life" e nelle pubblicazioni e mostre che lo videro protagonista sono immediatamente percepibili uno sguardo davvero diverso da quello di chiunque altro ed una straordinaria umanità. Che abbia ritratto gli sbarchi dei marines nel Pacifico o le conseguenze della intossicazione da mercurio, Smith era davvero in grado di trascinarti dentro un momento irripetibile, e farti sentire parte della Storia.
C'è un reportage per cui Smith è particolarmente celebre: nel 1971 si recò a Minamata, una prefettura giapponese in cui fotografò gli effetti sugli esseri umani dell'inquinamento da mercurio. In questo reportage è compresa l'immagine più famosa di Smith, considerata la "Pietà" della storia della fotografia: la trovate qui.
Non è l'immagine di cui vi voglio raccontare.
Negli anni '40, ovviamente, Smith fu impegnato da reportage fotografici delle operazioni militari statunitensi; imbarcato su una portaerei, prese parte a più di 40 missioni di combattimento, inclusi diversi sbarchi di marines, e riuscì a scattare fotografie dell'invasione di Iwo Jima e dei bombardamenti di Tokio che entrarono nell'immaginario collettivo.
Il 23 maggio del 1945 (attenzione alla data: eravamo veramente agli sgoccioli del secondo conflitto mondiale), Smith fu gravemente ferito dall'esplosione di una granata, e colpito al volto e al collo.
Seguirono due anni dolorosissimi di convalescenza e riabilitazione. Due anni in cui Smith fu sottoposto a diverse operazioni chirurgiche ed in cui finì per interrogarsi sull'opportunità o meno di riprendere in mano una macchina fotografica. Quella che era stata una lontananza forzata a causa delle condizioni di salute si stava trasformando in un rifiuto mentale, impossibile da superare.
Poi, durante una passeggiata in campagna con i suoi due figli - in cui si ritrovò in mano la macchina fotografica quasi senza accorgersene, e caricò meccanicamente la prima pellicola disponibile - Smith scattò questa immagine, comunemente intitolata "A walk to Paradise Garden"
La seconda guerra mondiale era finita, pomposamente potremmo dire che l'umanità stava cercando di affacciarsi su una nuova epoca; la storia personale di Smith e la nascita di un nuovo mondo si intrecciano in una composizione perfetta e non studiata e accompagnata da una scrittura con la luce perfetta, dalle tenebre alla luce. Una foto in cui la profondità del sentimento - come da aforisma in testa al post - è componente essenziale.
Di Admin (del 04/08/2010 @ 07:55:59, in Fotografia, linkato 147 volte)
Fotoamatori di tutto il mondo, lo sappiamo. A volte capita di scaricare le proprie fotografie sul pc di un amico o del lavoro, e di sentirsi orfani della propria versione personalizzatissima di Photoshop.
Gli altri intorno a voi fremono, ma voi vorreste dare almeno una sistematina ai livelli, aggiustare un po' il bilanciamento del bianco ed eliminare un po' di quel fastidioso micromosso? Ecco un elenco di siti che potrebbero fare al caso vostro.
Redigone Partiamo dal più basico possibile: Redigone è uno strumento online efficace per la sola rimozione del fastidioso e celebre fenomeno degli "occhi rossi". carichi il tuo ritratto vampiresco, selezioni la zona degli occhi, e scarichi l'immagine con uno sguardo - finalmente - umano. Utile.
BeFunky Già meglio. Un sito di fotoritocco online che consente la sistemazione di alcuni parametri a cui noi digitaleggianti amiamo prestare attenzione. Esposizione, Saturazione, contrasto, luminosità possono essere controllati manualmente o sistemati utilizzando una serie di impostazioni automatiche. C'è un editor di testi tutto sommato accettabile e strumenti di rotazione e ritaglio molto immediati. E' persino disponibile una interfaccia in italiano. Non male.
MugTug Probabilmente il migliore in assoluto. I valori controllabili si contano a decine, si concede pochissimo spazio a filtri giocosi ed effetti speciali e persino l'interfaccia potrebbe sembrare spartana, ma è perfetta nella sua essenzialità. Un esempio di come potrebbe essere l'informatica del futuro, con la Rete utilizzata non so per backup o storage di dati, ma anche per l'utilizzo di vere e proprie applicazioni. Mi piace un fracco.
Fotobabble Torniamo al fotoritocco divertente: con Fotobabble è possibile caricare una propria immagine e registarci sopra una frase, direttamente dal vostro microfono. Il capolavoro finale può essere condiviso su Facebook o sul vostro sito, come potete vedere qui sotto. Sia chiaro che la foto è mia e la voce anche, quindi aprite a vostro rischio e pericolo.
Lunapic Chiudiamo con Lunapic, uno di quei siti per il fotoritocco online su cui è decisamente più facile indirizzarvi che provare a spiegarne le proprietà. Sintetizzo: si carica la propria immagine, e si sceglie un set di potenziali effetti speciali che vanno dai poster motivazionali agli effetti di luce, il tutto con un semplice clic. Imperdibile la possibilità di "obamizzare" le proprie fotografie, utilizzando filtri che riprendano i temi grafici utilizzati durante la compagna elettorale del presidente USA
Di Admin (del 02/08/2010 @ 07:37:23, in Fotografia, linkato 150 volte)
Non ci crederete, ma le strade per vendere le proprie foto online possono essere le più diverse.
La prima, e forse la più banale, è quella di costruirsi un proprio portfolio di immagini (si consigliano vivamente progetti fotografici sviluppati su un unico tema), e lo si integra con un circuito protetto di pagamenti che ne consenta il download ad alta risoluzione.
L'alternativa, sicuramente più lucrosa, è quella di iscriversi alle cinque/sei agenzie stock più frequentate e di successo e caricare tonnellate di immagini: la fotografia stock è essenzialmente un gioco di grandi numeri, accompagnata dall'arte dell'indicizzazione delle immagini (cioè l'attribuzione di keyword alle proprie immagini), argomento su cui torneremo con uno speciale - sempre che io abbia il tempo di terminarlo :)
I proventi che derivano dall'upload di fotografie su Istockphoto, Fotolia, Dreamstime, Shutterstock, Crestock possono essere minimi in termine di riconoscimento economico per singola foto, ma interessanti sul volume complessivo. E funziona.
C'è una terza, interessante alternativa: si chiama http://www.focalpop.com/ FocalPop e mette in comunicazione direttamente fotografi e potenziali clienti.
Come funziona? Il cliente descrive con precisione quale tipo di immagine sta cercando, quanto sia disposto a spendere ed entro quale data sia necessario caricare la propria immagine. FocalPop provvede ad inviare una notifica ai fotografi iscritti, e cura la selezione delle immagini ricevute prima di presentarle al cliente. Il cliente decide quale sia la fotografia più adatta alle sue necessità, paga, scarica il file in alta risoluzione, e FocalPop procede a girare il pagamento al fotografo, trattenendo una percentuale di commissione. Tutto qui.
Di Admin (del 30/07/2010 @ 22:47:47, in Fotografia, linkato 130 volte)
Ci sono situazioni in cui vale la regola del "trovarsi al posto giusto nel momento giusto". E ci sono fotografie che hanno contribuito a modificare la storia di questo piccolo pianeta.
Questa è una storia che coinvolge entrambi gli aspetti.
Rafael Wollman, argentino, partì da casa con l'intenzione di sviluppare un reportage fotografico sullo stile di vita degli abitanti di un oscuro arcipelago di meno di 12.000 metri quadri, popolato fondamentalmente da pecore e pescatori. In un clima metereologico nemmeno troppo semplice, peraltro.
Il 2 aprile del 1982, mentre in Europa ci si preparava al Mundial spagnolo e gli azzurri affrontavano le critiche di una stampa sportiva inferocita (e pronta a saltare sul carrone dei vincitori sei gol di Paolo Rossi dopo), 5.000 soldati argentini occuparono la capitale delle Falklands. Nell'isola, l'unica macchina fotografica era - con ogni probabilità - quella di Wollman.
Gli ottanta marine britannici resistettero con la forza, prima di comprendere che il suicidio collettivo non era una buona idea e che sarebbe stato decisamente più intelligente alzare bandiera bianca.
Fu in quel momento che Wollman scattò la sua foto più celebrata: mostra un soldato argentino controllare la resa di tre marini inglesi, mani alzate, obbedienti all'ordine di deporre le armi.
Wollman riusci a rientrare precipitosamente a Buenos Aires, dove cominciò a ricevere offerte per le sue immagini ancora prima di averle sviluppate; oggi ricorda che aveva appena fondato un piccola agenzia di stampa con tre colleghi, e che - oltre a riammodernare lo studio - ognuno di essi riuscì a estinguere il mutuo sulla casa.
Difficile trovare una situazione più adatta alla premessa: "trovarsi al posto giusto al momento giusto", una delle regole base delle migliori immagini di reportage. Ma vediamone il seguito: la pubblicazione delle immagini, oggettivamente umilianti, scatenò un'ondata nazionalistica in Gran Bretagna, la "Lady di ferro" non aspettava altro per aumentare la propria popolarità fra i conservatori, gli inglesi organizzarono una imponente task force aeronavale che liquidò qualche mese più tardi non soltanto la guarnigione argentina alle Falklands, ma la stessa dittatura militare che, già traballante, non potè reggere il peso della sconfitta.
La storia di una foto, e una foto che ha - realmente - fatto la Storia.
Di Admin (del 05/07/2010 @ 11:04:33, in Fotografia, linkato 165 volte)
Immaginate un festival di jazz in un paese di 600 anime sperduto nelle montagne carniche. Pensate all'aspra bellezza di quelle terre, a borghi incontaminati e bloccati nel tempo, e a musicisti che le allietano con suoni puri, che provengono dalla pancia e dal cuore. Aggiungeteci un fotografo "rosso de cavei" che guarda il mondo in bianco e nero, e non è un'offesa: non si tratta di non saper cogliere la sfumature, ma del contrario esatto. Si tratta di conoscerle perfettamente, e di saperle eternare in un istante irripetibile, superando il colore. E di proporle al mondo, dentro un volumetto intitolato "I suoni della montagna".
Ho sempre invidiato enormemente chi riesce a raccontare in fotografia sviluppando la magia di uno sguardo in bianco e nero; un po' perchè è la vera "scrittura con la luce", un po' perchè il bianco e nero riesce - utilizzato da artisti dell'immagine - ad ammantare di realtà il mondo ritratto, e a renderlo ancora più universale. Per dirla con una bella citazione di Wim Wenders, "Il mondo è a colori, ma la realtà è in bianco e nero."
Le immagini di Luca d'Agostino sono così: evocative al punto giusto, emozionanti come poche altre, capaci di darti l'impressione di essere lì, e di essere circondato dai suoni e dalle note di una festa musicale, in un evento unico. E non importa se si tratti di un affollatissimo concerto di una rockstar o di un momento di pura jam session in studio di registrazione: la sensazione, fortissima, di essere parte di quella storia è la medesima.
Ma, che tu lo conosca o no, l'assoluta unicità di Luca è nel rapporto con il soggetto fotografato: un cocktail vincente di rispetto per la musica e per il lavoro dell'artista, unita alla complicità che sa instaurare e alla sensibilità di chi quelle note le vive da dentro, con passione e professionalità in ugual misura. Deve essere per questo che fra le foto che ho amato in questo libro c'è uno scatto giocoso di Mauro Otto Ottolini, ripreso mentre si racconta con il trombone davanti alla testa di un cinghiale: un ritratto ambientato perfetto, un bianco e nero che fa sorridere e regala un brivido.
Fatevi un regalo: andate qui e fatevi spedire "I suoni della montagna". Oppure indirizzatevi qui e mettete nel carrello "Tirait!". Vi giuro che ne vale la pena.
Di Admin (del 29/06/2010 @ 22:25:49, in Fotografia, linkato 341 volte)
Un paio di anni fa a Palazzo Reale fu organizzata una mostra che - vado a memoria - si intitolava "L'arte delle donne": venivano esposta opere pittoriche e scultoree di famose artiste, in un tentativo di tracciare proprio una storia dell'arte al femminile.
Mi aveva lasciato perplesso che non fossero presenti fotografie: una scelta che lasciava suggerire che la fotografia non fosse considerata un'Arte, o - in alternativa - che non venisse riconosciuta il contributo fondamentale delle fotografe di sesso femminile nello sviluppo della "scrittura con la luce".
In realtà, sappiamo bene che la storia della fotografia è stata scritta anche dalle donne, che dedicandosi in particolare negli anni 30 e 40 al reportage sociale, diedero un vero e proprio impulso alla interpretazione dell'arte fotografica come capace di raccontare un momento, una sensazione, una emozione, lontana dal puro spirito documentaristico e illustrativo.
E' un pensiero che non poteva non ritornare nella mia mente mentre mi accingo a raccontare la storia di una fotografa e di una fotografia: lei è Lee Miller, una reporter davvero capace che ha legato il suo nome ad uno scatto celebre di cui è il personaggio ritratto, e non l'autrice.
Lee, tra l'altro, inizia la sua carriera come modella, nella New York degli Anni Venti, prima di trasferirsi a Parigi ed affermarsi come fotografa di moda; gli anni sono quelli che sono, e nel 1940 Lee viene ingaggiata da Vogue per coprire i teatri della seconda guerra mondiale, e diventerà famosa per i suoi reportage sulla liberazione di Parigi e per quelli, decisamente più drammatici, che raccontano l'orrore dei campi di sterminio nazisti di Dachau e Buchenwald.
Ed anche l'immagine a cui facevamo riferimento, con Lee Miller davanti e non dietro l'obiettivo, è legata alla liberazione dell'Europa; l'autore dello scatto divenuto icona è l'americano David Scherman, corrispondente di Life che accompagnò la Miller sui vari fronti europei e fini per ritrarla così:
Lee non è in una vasca da bagno qualunque. E' in una vasca da bagno di Prinzenregentplatz 27, Monaco. Non è un appartamento qualunque. Ci abitava un certo Adolf Hitler.
Eccoci qui, Lee è nella vasca da bagno di questo appartamento. Sul pavimento e sulla sedia, una divisa e gli anfibi di tipo militare, a sottolineare ancora una volta come i reporter finiscano necessariamente per condividere tutto con i soldati al fronte, salvo le armi.
Il contrasto fra abito e scarponi consunti e l'eleganza senza tempo del bagno è fortissimo, come è particolarmente intensa la metafora, forse non del tutto intenzionale, di una pulizia corporale in un luogo da cui è derivata una sporcizia universale. Il potere della vita sopra la morte, come commentarono all'epoca, in una foto che ha superato il tempo e che non finisce oggi di attrarre con un fascino senza fine.
Di Admin (del 20/06/2010 @ 15:25:11, in Fotografia, linkato 352 volte)
Sono da sempre sostenitore di una teoria simpsons-centrica dell'universo: c'è molta piú filosofia, storia, scienza in una punta della famiglia piú gialla d'America che in molti manuali, è un dato di fatto.
Ieri sono incappato in un post di thequintessential che pone un ulteriore tassello a supporto di questo teorema e apre un fronte che non avevo identificato e che - per l'argomento in ballo - non poteva essere ignorato su queste pagine: il rapporto fra i Simpsons e la fotografia!
Eh già, perché sembra proprio che nelle puntate delle varie serie - puntate che mi accompagnano tipicamente durante la cena e che non cesso di considerare geniali e divertenti anche alla settima replica - i riferimenti a scatti celebri che hanno segnato la storia della fotografia si sprechino. Qualche esempio:
Una ulteriore conferma di un dato incontestabile: pur essendo apprezzati da bimbi e pre-adolescenti, i Simpsons finiscono per essere infinitamente più intriganti per chi abbia qualche anno in più sulle spalle, magari accompagnato da buone letture, attenzione alla cronaca e - adesso possiamo azzardarlo - una certa cultura dell'immagine
Di Admin (del 11/06/2010 @ 22:52:31, in Fotografia, linkato 170 volte)
Non si fa in tempo a fissare una regola che subito vien voglia di infrangerla; credo sia una storia antica, che affonda probabilmente le sue radici nella divulgazione dei Dieci Comandamenti.
Avevamo concordato che si sarebbe chiacchierato esclusivamente di fotoritocco, di modifiche avvenute quindi a scatto effettuato; non posso però resistere alla tentazione di raccontare due storie che riguardano, in misura diversa, due grandi della letteratura - Walt Whitman e Arthur Conan Doyle - anche se, come vedremo fra poco, non di vero fotoritocco si tratta.
Partiamo dal 1877. Whitman, coraggioso cantore della libertà anche sessuale, autore del celeberrimo “Oh Capitano mio Capitano”, uomo della riconciliazione americana e poeta della natura, racconta spesso nelle sue opere un suo rapporto privilegiato con il mondo animale. Forse per questo motivo, commissiona un suo ritratto al fotografo William Curtis Taylor, e vi compare con una farfalla posata su un dito, quasi in conversazione:
La presenza della graziosa farfalla stride un po’ con l’abbigliamento decisamente invernale del poeta, ma non è tutto: uno studio condotto recentemente su un patrimonio di taccuini appartenuti a Whitman e fortunosamente recuperati ha fatto uscire dall’oblio una sagoma di farfalla di cartoncino, vivacemente decorata, il cui profilo corrisponde perfettamente a quella del ritratto.
Restiamo più o meno in argomento per un episodio simile nel contenuto, ma decisamente più clamoroso anche per la larghissima eco che ebbe su scala internazionale. Utilizzerò uno dei miei cavalli di battaglia: la missiva.
“Carissimo Conan Doyle, come prima cosa, permettimi di ringraziarti per le infinite ore di divertimento che mi hai regalato con il tuo Sherlock Holmes; so che hai iniziato a detestarlo a tal punto da sopprimerlo, ma sappi che l'idea di riprendere a raccontarne le gesta ha avuto tutta la mia approvazione.
Ti scrivo per un altro motivo, di cui - ahimè - non puoi essere informato, se consideriamo che ci hai lasciato nel 1930. Ti sei risparmiato gli orrori della seconda guerra mondiale - infinitamente superiori a qualsiasi cosa tu possa aver immaginato nei tuoi romanzi - ed anche la conclusione di una vicenda che ti ha riguardato da vicino, quella delle cosiddette "Fate di Cottingley".
Ricorderai perfettamente, ne sono certo: correva l'anno 1920 e, da appassionato di esoterismo quale eri, stavi preparando un saggio sull'esistenza delle fate, quando ti imbattesti nelle fotografie scattate da due cugine di Cottingley, un ameno villaggio inglese che ebbe da quel momento il favore delle cronache.
Vi erano ritratte le due cuginette in compagnie di alcune eteree figure giocherellanti:
So che le conosci perfettamente: le hai utilizzate per illustrare un tuo articolo nel 1921 e sono state persino base di un romanzo.
Ho una pessima notizia per te: dopo essere state considerate per anni la prova dell'esistenza di un altro mondo, dopo aver allietato per decenni i sogni di bambini e teosofi, Queste immagini subirono un paio di duri colpi. Nel 1976 un giornalista della Yorkshire Television riuscÏ a riprodurre realisticamente lo stesso effetto, e - soprattutto - nel 1981 una delle due cuginette confessÚ, a pi˘ di 60 anni di distanza, il misfatto: le ragazze utilizzarono le immagini di un libro per ragazzi (Princess Mary's Gift Book), ritagliandole con delle forbici da sarta.
E il puntino che identificasti come l'ombelico dello gnomo, con la tua conseguente teoria sulla riproduzione simil-umana di quelle creature? Ecco, era la capocchia di uno spillo, uno di quelli con cui le sagome erano tenute in piedi.
Ma non preoccuparti, Arthur: come i miei pazienti lettori vedranno nelle pagine successive, non sei l'unico ad essere caduto in una trappola fotografica, e hai dalla tua una attenuante importante: in un'epoca meno influenzata dalle caterve di immagini ed elaborazioni che subiamo oggi, la fotografia era davvero considerata una riproduzione della realtà, veritiera per sua stessa definizione.
Di Admin (del 01/06/2010 @ 08:28:01, in Fotografia, linkato 241 volte)
Nel secolo scorso, la carica di governatore della California non era - sorprendentemente - appannaggio di ex attori di Hollywood, pratica che si andò ad affermare nella seconda metà del Novecento. Incideva, con ogni probabilità, il particolare che i fratelli Lumiere non avessero ancora inventato il cinematografo, ma questa storia - come vedremo - ha una certa continuità con la storia delle immagini in movimento.
Siamo nel 1872, e uno dei due protagonisti di questa storia è Leland Stanford, già Governatore della California. Una figura romanzesca, meritevole di più di un approfondimento; ci limiteremo a ricordarlo come fondatore di un quotidiano (il Washington Herald), organizzatore di una splendida biblioteca a Sacramento, primo imprenditore nel settore dei trasporti ferroviari (nel 1863 gli fu dedicata con piaggeria la Gov. Stanford, una locomotiva tuttora conservata presso il California State Railroad Museum di Sacramento). Per completare il ritratto, il buon Stanford (Gran Maestro massone e senatore USA, in vecchiaia) trovò anche il tempo per fondare l’omonima università californiana, piuttosto celebre fra gli appassionati di sport per la capacità di coltivare e far crescere talenti atletici (alle sole Olimpiadi di Pechino gli atleti medagliati provenienti Stanford University furono - tenetevi forte - 25!).
Stanford, e torniamo così al 1872, era anche un mecenate, particolarmente attento al mondo delle arti e affascinato dai nuovi mezzi; leggenda vuole che per vincere una scommessa si sia trovato a commissionare un lavoro al fotografo Eadweard Muybridge. In sostanza, Stanford era l’unico ad essere convinto che nella corsa di un cavallo ci fosse almeno un istante in cui il quadrupede sollevasse tutte e quattro le zampe da terra, simultaneamente.
Nel 1878, grazie ad una serie di 24 fotocamere posizionate sul rettilineo di un ippodromo e collegate a dei fili che venivano tranciati dal galoppo del cavallo, Muybridge potè produrre l’immagine che segue, e confermare così il sospetto del governatore Stanford.
Inutile osservare che questa l’immagine finì per segnare il naturale ponte fra fotografia e cinema. Immaginate di proiettarle in rapida successione, o torniamo per un attimo nella piena infanzia e pensiamo di stamparle su una serie di foglietti da far scorrere velocemente fra le dita. O ancora, facciamo un giro su Youtube e cerchiamo il video della canzone Lemon degli U2, che è un vero e proprio tributo agli esperimenti fotografici di Muybridge. Già, si parte da qui per arrivare al cinema...
Consentitemi un’ulteriore divagazione: per la prima volta, la fotografia supera la percezione umana, e viene utilizzata per ritrarre la realtà superando i vincoli fisici dell’occhio umano. Davvero una pietra miliare, dunque, e sono certo che abbiate intuito il motivo che mi ha convinto a raccontarvi di questa fotografia storica: alla sua apparizione sulla stampa, l’immagine fu sospettata di frode, il che costrinse lo stesso Muybridge a rispondere con una lettera pubblicata sui maggiori quotidiani del periodo:
“Questa immagine è stata ritoccata come avviene attualmente in tutti i lavori fotografici di prima categoria” (Rebecca Solnit, River of Shadows. Eadweard Muybridge and the Technological Wild West, New York, Penguin, 2004)
In realtà, nell’immagine presentata alla stampa sono state accentuate le ombre e i profili, il volto del fantino è stato incollato, lo sfondo “scientificato” ad arte con l’aggiunta di una scala metrica.