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Jack Folla lo hai conosciuto alla radio, per caso. Di ritorno da una pausa pranzo, in un momento di silenzio, hai acceso l'autoradio e la sua voce ha riempito l'abitacolo. L'auto è quella di un collega. Un ragazzo sano, solido, inquadrato, che non ama i dubbi, le incertezze, i ripensamenti. Nelle discussioni sull'ingiustizia cerca di convincerti che l'essere nati nella parte di mondo in cui non bisogna frugare nelle discariche per mangiare sia dovuto a qualche merito genetico e non ad un incredibile caso fortuito. Il mondo è diviso in perdenti e vincitori e a lui sta bene così. E' convinto di essere dalla parte di chi vince ed è convinto che sia merito suo. Le parole di Jack Folla fanno nascere sul suo viso uno strano sorriso sprezzante. Un pò incerto, però. A te qualcuno invece ha detto, quando avevi sei anni, di non fermarti a guardare il quadro senza pensare a quanti quadri diversi può nascondere, strati di colore, schizzi cancellati. Da allora ti chiedi se ci sono verità di cui non sai nulla. Oscure, nascoste. Un livello del gioco a cui non hai accesso. E allora vai in libreria e porti a casa il libro di Jack, perchè continui a raccontare. Parlare di chi ci programma per consumare, dandoci un mondo di cartapesta e fondali da pubblicità: prati in fiore, galline felici, bimbi sereni. Di chi dalla televisione ci guarda e parla con espressione seria, compunta, di bombe che stanano afghani dalle caverne, come segugi da caccia. Per poi ghignarne, felice, gongolante, nella convinzione di essere protetto dal "fuori onda". Le parole come secchi d'acqua, buttati sul quadro che ci hanno regalato, rivelano gli schizzi nascosti, coperti, mentre il colore cola. E ad un certo punto cominci a vacillare. Volevi sapere, certo, ma dovevi proprio sapere TUTTO? Com'era bella la tranquillità del quadro dai prati in fiore. In fondo cosa c'è che non va? Se tuo figlio scompare, le telefonate dei telespettatori te lo faranno ritrovare. Se tuo marito ti lascia arriverà una valletta guidando un camper e te lo riporterà al ritmo di una canzone dei Beatles. E' rassicurante il sorriso della mamma del mulino bianco, mentre raccoglie le stelle per la colazione di domattina. E allora vuoi chiudere il libro, ma poi ti viene in mente una cosa. Un film, visto da bambina e per questo mai dimenticato. Il protagonista è un altro Jack, simile a questo. Scomodo, insofferente alla menzogna, assolutamente libero. Per fermarlo lo rinchiuderanno in un manicomio, ma anzichè spegnersi la sua voce sveglierà i malati. Sconfitti, useranno il solo modo che hanno di batterlo. Gli daranno la pace di un sorriso sereno, senza domande dubbi o paure. Se vorrai, potrai far finta di non vedere i due segni dell'intervento, che porta ai lati della fronte. Ma tu lo sai, non è il "sorriso deficente",quello che vuoi. E infatti, il libro, non l'hai chiuso. |